Dieci anni di Kosovo
Il riconoscimento dell’indipendenza di Pristina
 

Roma, 10 feb - (Agenzia Nova) - “Agenzia Nova” Il Kosovo può essere soddisfatto dei tanti risultati raggiunti, a pochi giorni dalla ricorrenza dei dieci anni dalla dichiarazione di indipendenza (17 febbraio 2008), nonostante cinque paesi dell’Ue ancora non riconoscono “il fatto che siamo uno Stato”. Lo afferma il ministro degli Esteri del Kosovo, Behgjet Pacolli, in un’intervista concessa ad “Agenzia Nova”, nel corso della sua visita a Roma. Dopo l’incontro alla Farnesina con il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, definito “eccellente e utile per il percorso di integrazione europea” di Pristina, Pacolli ha partecipato presso la Società Dante Alighieri alla presentazione della sua biografia “Nulla è impossibile”. Il ministro degli Esteri kosovaro è infatti anche fondatore della società di costruzioni internazionale Mabetex, che ha restaurato il Cremlino e costruito molti edifici della capitale del Kazakhstan Astana, e si propone come sostenitore del dialogo nei Balcani per creare un’“anticamera” regionale volta all’integrazione nell’Ue.

“Per me è una cosa meravigliosa che il Kosovo sia indipendente: sono contento di come sono andate le cose nonostante alcuni paesi ancora non ci riconoscono come Stato”, afferma Pacolli nell'intervista ad "Agenzia Nova". Secondo il ministro degli Esteri, “c’è una differenza tra l’indipendenza del Kosovo e l’aspirazione degli altri popoli ad essere indipendenti” in quanto nel caso dell’Alto Adige negli anni Settanta oppure adesso della Catalogna le rivendicazioni “hanno come base una vita regolata e degli standard di vita elevati” per cui le loro sono richieste “lussuose” mentre il “Kosovo per potere esistere doveva essere indipendente, in quanto c’è stato uno sterminio e un conflitto”. “Il Kosovo ha fatto tantissimo in questi anni – sostiene Pacolli -. Dal momento che ha dichiarato l’indipendenza nel 2008 sono passati dieci anni: abbiamo costruito uno Stato, delle istituzioni e abbiamo una legislazione moderna e delle infrastrutture funzionanti”.

 
 
Le sfide aperte verso l’adesione Ue
 

Roma, 10 feb - (Agenzia Nova) - “Agenzia Nova” A suo modo di vedere, il fatto che cinque paesi dell’Unione europea non abbiano ancora riconosciuto l’indipendenza del Kosovo è negativo “ma conosciamo le ragioni” per cui non hanno scelto di fare questo passo. A parte il caso particolare della Spagna, per la quale valgono i timori legati alla legittimazione di spinte secessioniste interne nei Paesi Baschi e nella Catalogna, secondo Pacolli gli altri quattro paesi dell’Ue hanno assunto tale linea per “motivazioni soprattutto religiose” in quanto si tratta di nazioni chiaramente a maggioranza cristiano ortodossa: Grecia, Cipro, Slovacchia e Romania. “Per la Spagna la situazione è un po' diversa”, osserva, anche se va detto che anche la Catalogna rappresenta una “situazione diversa” rispetto al caso del Kosovo. “Ma noi non siamo arrabbiati”, prosegue il ministro dicendosi fiducioso sul fatto che prima o poi ci sarà un allineamento di tutti i paesi Ue sull’indipendenza di Pristina.

"Certamente – aggiunge Pacolli – il mancato riconoscimento da parte di questi cinque paesi Ue ha disturbato il cammino di integrazione europea del Kosovo, ma non così tanto da non poter essere riconosciuto da 115 nazioni al mondo e da non diventare paese membro di 62 diverse organizzazioni regionali e internazionali. Inoltre, con alcune democrazie più grandi abbiamo relazioni ottime: Stati Uniti, Giappone, Canada, paesi europei come Italia, Germania e Francia”. “Ovviamente sarebbe stato giusto accettare questa realtà, in quanto il Kosovo esiste già e non si può fare nulla per cambiarlo”, conclude.

 
 
I rapporti con la Serbia e il conflitto degli anni Novanta
 

Roma, 10 feb - (Agenzia Nova) - “Agenzia Nova” Passando poi ai rapporti con la Serbia, Pacolli sostiene che il dialogo deve registrare un rilancio nei prossimi mesi nonostante i recenti fatti avvenuti a Mitrovica Nord con l’uccisione del leader serbo kosovaro Oliver Ivanovic. “La Serbia non deve necessariamente riconoscere l’indipendenza del Kosovo, ma non deve fermare il cammino di Pristina verso l’Europa”, dichiara Pacolli in quanto “noi accettiamo la Serbia come un fatto esistente molto importante per la pace e la stabilità nei Balcani e sabbiamo che Belgrado può contribuire molto in questa direzione” e quindi “dovrebbero accettare il fatto che il Kosovo è uno Stato indipendente”. “Se si parte da questo fatto, anche il dialogo sulla normalizzazione dei rapporti dovrebbe andare meglio”, afferma Pacolli secondo cui “il 2018 sarà un anno decisivo” per il dialogo tra Pristina e Belgrado in modo da “affrontare gradualmente i temi importanti a beneficio concreto dei cittadini”.

Passando al tema dell’iniziativa parlamentare per l’abolizione del Tribunale speciale sui crimini dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck), Pacolli chiarisce che in ogni caso non verranno danneggiati i rapporti con gli alleati internazionali. “Penso che il Kosovo non danneggerà i rapporti con la comunità internazionale, in quanto la maggioranza dei cittadini kosovari non vuole questo ma vuole che il Tribunale speciale faccia giustizia”, evidenzia Pacolli osservando tuttavia che la genesi di questo organismo, con sede a l’Aja ma istituito nel 2015 tramite una legge kosovara, “forse non è stata giusta” in quanto “avrebbe dovuto trattare anche altri crimini” e non solamente i fatti avvenuti nell’anno e mezzo conclusivo del conflitto nei Balcani. “La competenza del Tribunale speciale – spiega - sarebbe dovuta andare anche più indietro nel tempo, in modo da non limitarsi soltanto ai membri dell’Uck ma anche ad indagare sugli altri che hanno commesso crimini durante il conflitto nei Balcani”. Ma – ribadisce -, anche se una revisione della legge istitutiva sarebbe auspicabile, “non possiamo fare niente e adesso dobbiamo accettarlo così come è: il Kosovo deve rispettare tutti gli obblighi presi a livello internazionale”.

A parere di Pacolli, inoltre, il fatto che un’eventuale assenza dell’Unione europea nella regione dei Balcani potrebbe essere colmata dalla Russia è un “problema reale”. “Penso che l’Europa non deve smettere di essere presente nei Balcani, ma anzi dovrebbe aumentare tale presenza in quanto questo territorio è della Nato e dell’Europa. Quindi non è positivo andare in casa degli altri a dettare le regole”. Infine, Pacolli accenna al tema della liberalizzazione dei visti nell'Ue per i cittadini kosovari. Secondo il ministro degli Esteri di Pristina, la mancata liberalizzazione dei visti preclude ai tanti giovani kosovari la libertà di muoversi e di viaggiare. E la mancata liberalizzazione dei visti è stata legata dall’Ue alla ratifica dell’accordo sui confini con il Montenegro, un passaggio che il parlamento del Kosovo non riesce a compiere a causa dell’atteggiamento dell’opposizione. In ogni caso, Pacolli conclude con una nota positiva, parlando della di un “processo graduale” e da fondare sul dialogo regionale. A tale proposito, il Kosovo ha già avuto quest’anno due incontri intergovernativi con l’Albania, uno con l’ex Repubblica jugoslava di Macedonia (Fyrom) e probabilmente ne avrà uno entro la fine dell’anno proprio con il Montenegro.