I vent'anni di Astana
Una settimana in missione ad Astana
 

Roma, 10 lug - (Agenzia Nova) - “Agenzia Nova” ha preso parte dal 3 al 6 luglio al ricco calendario di eventi organizzato ad Astana per celebrare l’anniversario dei vent’anni dalla fondazione della capitale. La città più giovane del paese ha inaugurato il suo primo Centro finanziario internazionale e ha riunito esperti da diversi paesi del mondo per discutere di finanza e dell’ambizioso progetto cinese della Nuova via della seta, l’iniziativa lanciata nel 2013 dal governo di Pechino per migliorare i collegamenti e la cooperazione tra paesi nell’Eurasia attraverso la costruzione di una rete di infrastrutture di trasporto, di comunicazione e di scambio. L’obiettivo del paese, che nel 1990 ha proclamato la sua indipendenza dall’Unione sovietica, è diventare un hub commerciale e finanziario nell’Asia centrale, approfittando della sua posizione geografica nel cuore dell’Eurasia.

 
 
La Nuova via della seta progetto strategico per il paese
 

Roma, 3 lug - (Agenzia Nova) - Ponte tra Asia e Europa, il Kazakhstan punta a diventare un hub economico nella regione dell’Asia centrale, sfruttando a suo vantaggio il mega progetto cinese della Nuova via della seta (Belt and Road Initiative). Di questo si è discusso nel corso delle conferenze che hanno riunito ad Astana i sindaci di alcune delle città che saranno interessate dal progetto del governo di Pechino, che prevede la costituzione di due percorsi commerciali: un percorso terrestre, comprensivo di tre diverse rotte volte a connettere la Cina con Europa, Medio Oriente e Sud-est asiatico, e un percorso marittimo, diviso in due rotte – una che dalla Cina si snoda attraverso l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e infine si collega all’Europa, l’altra che connette Pechino con le isole pacifiche attraverso il mare di Cina. Un percorso che ricalca le orme della storica Via della seta e che punta a rilanciare il multilateralismo in un periodo in cui, a Occidente, si assiste a un ritorno dei nazionalismi e delle spinte protezionistiche.

In passato, ha detto Peter Stoyanov, ex presidente della Bulgaria, nel suo intervento di apertura della seduta plenaria del Forum, “la Via della seta ha collegato le civiltà europee e quelle orientali, diventando il maggior fattore di avvicinamento tra Europa e Asia attraverso scambi non solo in campo economico, ma anche culturale e scientifico”, ha detto l’ex capo dello Stato, il cui paese figura tra quelli interessati dagli enormi investimenti messi in campo da Pechino. Nei primi otto mesi del 2017 la Cina ha investito lungo la nuova Via della seta 8,55 miliardi di dollari, pari al 12,4 per cento del totale degli investimenti, in crescita del 4,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2016. Investimenti che, secondo le previsioni del gigante asiatico, faranno crescere gli interscambi commerciali del 20 per cento in dieci anni.

In virtù del suo potenziale Astana punta a giocare un ruolo chiave nell’iniziativa della Nuova via della seta. “Astana è il più grande progetto del nostro paese”, ha detto nel suo intervento il sindaco della città, Asset Issekeshev. “Il trend dello sviluppo mondiale mostra che le città giocheranno un ruolo chiave nello sviluppo della cooperazione tra i paesi, e la Nuova via della seta ha un enorme potenziale economico e umano”, ha aggiunto, elencando alcuni dei progressi raggiunti da Astana dalla sua fondazione a oggi: Astana “è una delle città che cresce di più nel mondo in termini di popolazione”. Questa è cresciuta di tre volte in 20 anni, come pure la superficie della città. Cresciuti anche gli investimenti, che sono passati da 256 milioni di dollari nel 1997 a 2,9 miliardi nel 2017, di cui 600 milioni di investimenti stranieri. Aumenta nel paese anche il peso delle piccole e medie imprese, che oggi, ha spiegato il sindaco, sono arrivate a coprire il 57,4 per cento del Pil nazionale.

La grande sfida dei nostri tempi, ha continuato Issekeshev, è l’urbanizzazione. Nel 2050 “il 70 per cento della popolazione kazaka vivrà nelle città”. Per parte nostra “stiamo lavorando per trasformare la città in un centro turistico e culturale”. L’obiettivo “è attrarre investitori, ma soprattutto talenti, perché senza talenti non si può promuovere lo sviluppo”. L’iniziativa cinese della Nuova via della seta può contribuire in modo sostanziale a questo ambizioso progetto, dando allo stesso tempo un importante contributo alla riduzione della povertà nella regione, come sostenuto da Thore Vestby, vicepresidente dell’organizzazione no-profit Mayors for peace (Sindaci per la pace) e membro del parlamento norvegese. Dopo cinque anni dal lancio del progetto, “la Nuova via della seta ha ottenuto il supporto di oltre 100 paesi ed è diventata una forza globale, che può contribuire a ridurre la povertà, riducendo di conseguenza l’emergere di conflitti”, ha dichiarato il deputato norvegese, che si è spinto fino a proporre di assegnare il premio Nobel per la pace al presidente cinese Xi Jinping.

Presenti all’evento anche rappresentanti del governo di Pechino, tra cui Li Zhonghang, segretario generale della Camera di commercio internazionale per la via della seta. Il Kazakhstan, ha dichiarato, “è un luogo molto importante per la cooperazione internazionale”. Non a caso “è qui che nel 2013 il presidente Xi Jinping ha lanciato l’iniziativa della nuova via della seta”, diventata oggi una “piattaforma per la cooperazione internazionale”. Sostenibilità, sviluppo tecnologico e digitalizzazione sono state alcune delle parole che hanno dominato i vari panel. “L’interconnessione tra i paesi della via della seta funzionerà solo se i collegamenti nelle città saranno funzionali e sostenibili”, ha dichiarato Mohamed Mezghani, segretario generale di Uitp (Associazione internazionale del trasporto pubblico), mentre Rae Kwon Chung, consigliere del segretario generale delle Nazioni Unite sulle questioni che riguardano il cambiamento climatico, ha invitato a mettere l’accento sulla sostenibilità ambientale dei progetti in cantiere. “L’Asia centrale subirà molto gli effetti del cambiamento climatico, un grande rischio, che provocherà un aumento degli spostamenti di popolazione. Le città delle Nuova via della seta devono essere pronte a queste sfide”, ha dichiarato il consigliere Onu, che ha invitato a investire soprattutto in smart grid e eco-villaggi, così da affrontare in modo sostenibile la sfida dell’urbanizzazione crescente.

 
 
Non solo snodo commerciale ma anche hub finanziario
 

Roma, 5 lug - (Agenzia Nova) - Il Kazakhstan punta a diventare non solo un hub logistico ma anche finanziario nella regione dell’Asia Centrale. Con questa ambizione si è tenuta il 5 luglio la cerimonia di inaugurazione del Centro finanziario internazionale (Aifc), il cui obiettivo è attrarre investitori da tutto il mondo e fare della capitale "la Singapore" dell’Asia centrale. Il Centro finanziario internazionale di Astana, istituito per decreto nel 2015, diventerà un hub finanziario nella regione dell’Asia Centrale, ha detto il presidente del Kazakhstan, Nursultan Nazarbayev, parlando in apertura della cerimonia di inaugurazione dell’istituto finanziario, situato nell’area che lo scorso anno ha ospitato Expo 2017. L’inaugurazione dell’Aifc “apre una pagina unica nella storia dell’indipendenza di questo paese”, ha detto il capo dello Stato. L’idea di creare un centro finanziario internazionale “è nata dalla necessità di rispondere a nuove esigenze e avviare riforme per aumentare la competitività del paese”. In questi anni “abbiamo studiato l’esperienza di altri centri finanziari nel mondo, come Dubai o Singapore, da cui l’Aifc ha preso le migliori pratiche”.

Gli operatori “avranno accesso non solo al capitale del Kazakhstan ma dell’intera regione”, ha detto Nazarbayev, elencando alcuni dei provvedimenti messi in campo per attrarre investitoti internazionali: l’adozione della common law e dell’inglese come lingua ufficiale delle operazioni, l’istituzione di una corte di arbitrato composta da giudici provenienti dal Regno Unito, benefici fiscali fino a 50 anni, un regime monetario, dei visti e dei permessi lavorativi semplificato. A questo si aggiunge la creazione dell’Astana International Exchange (Aix), in partenariato con Shanghai Stock Exchange e Nasdaq, che hanno fornito la piattaforma tecnica. L’Aix servirà da piattaforma principale per la privatizzazione di alcune compagnie di proprietà dello Stato nei settori minerario, metallurgico, energetico, Oil & gas e dei trasporti. Il centro “preserverà gli interessi di tutti gli investitori”, ha dichiarato Nazarbayev.

La creazione ad Astana di un Centro finanziario internazionale sopperisce alla mancanza di istituti simili nella regione, ha dichiarato a “Nova” il viceministro degli Esteri kazakho Roman Vassilenko, parlando a margine della cerimonia di inaugurazione. “Il principale obiettivo dell’Aifc è diventare l’hub finanziario dell’Asia centrale, per fornire servizi che al momento non sono disponibili nella regione e non sono mai stati forniti prima”. Il centro “includerà l’Astana International Exchange, dove avranno luogo alcune delle principali offerte pubbliche iniziali (Ipo) di alcune delle maggiori compagnie kazakhe, che verranno parzialmente privatizzate”. Ma l’Aifc “sarà anche un hub per finanziare progetti di sviluppo e infrastrutturali lungo la Nuova via della seta”. Non a caso, il Fondo della Nuova via della seta ha firmato un accordo per ottenere lo status di azionista dell’Astana International Exchange. L’intesa segue la firma di un memorandum di cooperazione sulla Nuova via della seta firmato in Cina durante una visita del presidente kazakho Nazarbayev.

Il centro, ha aggiunto il viceministro, “sarà basato sulla common law anglosassone, uno dei migliori sistemi legali per proteggere gli investitori”. Ciò ha comportato modifiche alla Costituzione per consentire l’uso di un doppio sistema legale nel paese. Inoltre “la lingua in cui verranno condotte le varie operazioni sarà l’inglese e la Corte di arbitrato di Astana sarà composta da giudici del Regno Unito”. Tutti fattori che, sommati ai vasti benefici fiscali previsti, dovrebbero convincere gli investitori a “fare di Astana i loro trampolino per fare affari nell’Asia centrale”. Il Kazakhstan “non vuole limitarsi a fare da hub logistico per la Nuova via della seta ma vuole anche sfruttare il suo potenziale per diventare l’hub finanziario dell’Eurasia”.

Ad oggi, l'Aifc e i suoi partner stanno lavorando sulle seguenti aree finanziarie chiave: un programma per accelerare lo sviluppo di tecnologie finanziarie ed e-commerce, normative per le tecnologie finanziarie e un centro di sviluppo per un'economia non monetaria. Un focus particolare verrà riservato alla finanza islamica. Alla cerimonia di inaugurazione è intervenuto anche il presidente della Banca islamica di sviluppo (Idb), Bandar Hajjar, il quale ha dichiarato che il suo istituto supporta gli obiettivi del governo kazakho e che la nascita dell’Aifc rafforzerà la cooperazione tra il Kazakhstan e i paesi membri della Idb. Nel corso degli Astana Finance Days è stata annunciata la firma di un memorandum di cooperazione tra l’Aifc e il Dubai Multi Commodities Centre (Dmcc), autorità governativa per lo sviluppo commerciale e finanziario di Dubai. L’accordo impegna le parti a sviluppare piattaforme per la cooperazione e lo sviluppo di servizi finanziari e professionali.

 
 
La sfida è mantenere un equilibrio tra i diversi partner economici
 

Roma, 4 lug - (Agenzia Nova) - Il governo del Kazakhstan punta a garantire un equilibrio nei suoi rapporti con i vari partner economici, come rimarcato dal viceministro degli Esteri, Roman Vassilenko, durante un incontro con i giornalisti internazionali. “Sviluppare le relazioni economiche e politiche con la Cina è necessario per il beneficio di tutti”, ha detto il viceministro, rispondendo a una domanda sulla crescente influenza cinese nel paese. La Cina “sta diventando infatti uno dei maggiori investitori nel paese, insieme a Unione europea e Stati Uniti”. L’obiettivo, ha detto, “è garantire un equilibrio tra tutti questi attori”. Nel settore petrolifero e gasiero, per esempio, “gli investimenti sono arrivati anche da altri paesi, con Usa, Italia e Francia tra i maggiori investitori”. L’obiettivo è mantenere una "struttura diversificata” nel rapporto con gli attori economici, ha dichiarato Vassilenko.

Il viceministro si è poi soffermato sulle caratteristiche che fanno del paese uno snodo ideale per il commercio tra Europa e Asia. Dalla sua indipendenza “il governo kazakho ha costruito 2.400 linee ferroviarie e 4 mila chilometri di strade, per beneficiare della sua posizione nel cuore dell’Eurasia e facilitare le connessioni est-ovest”, ha dichiarato il viceministro, sottolineando che lo sviluppo maggiore ha riguardato il settore dell’infrastruttura ferroviaria. A questo si aggiungono gli “accordi firmati con le società che operano nel settore ferroviario nei paesi della regione, al fine di sintonizzare i prezzi e facilitare le operazioni per chi vuole trasportare prodotti in Europa”. Quest’anno 400 mila container transiteranno per il Kazakhstan, ha chiarito il viceministro. Un numero che raddoppierà il prossimo anno fino a raggiungere 1,5 milioni di container nel 2020.

 
 
Nuova via della seta opportunità anche per imprese italiane
 

Roma, 6 lug - (Agenzia Nova) - Il progetto cinese della Nuova via della seta (Iniziativa Belt and Road) rappresenta una importante opportunità per il Kazakhstan e i paesi dell’Unione europea, come l’Italia. Nel quadro dell’Iniziativa Belt and Road “il Kazakhstan si propone di essere paese di transito ma anche soggetto partecipe”, ha detto in un’intervista ad “Agenzia Nova”, l’ambasciatore italiano ad Astana, Pasquale D’Avino. La Nuova via della seta, che punta a creare un collegamento tra Cina e Europa attraverso il Kazakhstan, la Russia e il Caucaso “apre non solo l’opportunità di creare infrastrutture, ma offre anche, grazie a queste infrastrutture, delle opportunità di commercio molto importanti, come nel caso dell’agrobusiness”.

La Nuova via della seta “può offrire al paese l’opportunità di esportare la sua produzione agricola, come grano, frutta, verdura ma soprattutto carne, trovando uno sbocco in un mercato di 1,5 miliardi di persone come quello cinese, che invece ha un deficit alimentare”. In questo senso, ha continuato D’Avino, “la Nuova via della seta fa del Kazakhstan non solo una zona di transito ma offre un’opportunità di intrecci commerciali economici e di investimento strategici molto importanti, e questo vale sia per la zona est del paese che per la zona ovest”. È il caso del Mar Caspio, “un mare che ha sempre avuto una funzione strategica, e che ora può tornare ad avere una funzione di passaggio, favorendo lo sviluppo delle città costiere del Kazakhstan”. Uno sviluppo che “potrà portare alla nascita di nuove aziende, attratte dalle opportunità offerte”.

Si tratta, ha detto ancora il diplomatico, di una “partita importante”, che l’Unione europea è chiamata a giocare come soggetto unico se vuole fare fronte alle sfide. Il riferimento è al timore, espresso da più parti, che l’iniziativa Belt and Road possa portare a un’egemonia di Pechino sui mercati europei. Il piano Marshall in Europa, ha ricordato D’Avino, “ci consentì di evitare la tragedia dello stalinismo, ma giocò a favore del dominio americano nel mondo”. Pensare che i paesi europei “possano giocare la loro partita da soli in un mondo globalizzato in cui i soggetti si chiamano Cina, Russia e Stati Uniti è una visione frutto di una crisi momentanea che passerà”. Occorre, ha aggiunto, “saper guardare lontano, perché solamente come Europa possiamo sederci a questo tavolo e non avere paura degli altri soggetti”.

L’Unione europea, d’altronde, “è un partner importante per il Kazakhstan, in quanto contribuisce a diversificare la sua economica, offrendo un modello di sviluppo diverso da quello dei due grandi vicini: Cina e Russia”. “A nostro sfavore gioca il fattore geografico: siamo lontani e non abbiamo voli diretti, né una consuetudine con questo popolo”. Tuttavia “l’Ue è il primo partner commerciale del Kazakhstan nel suo insieme”. Il petrolio, che rappresenta una fetta importante dell’economia del paese, “viene estratto dall’italiana Eni, dalla francese Total, dalla anglo-olandese Shell e dalla statunitense Chevron”, un dato che fa dell’Ue un soggetto “assolutamente indispensabile”. Inoltre “siamo noi europei ad avere costruito il grosso delle infrastrutture della città di Astana”. L’Italia, in particolare, “è il primo partner commerciale europeo, ma lo è soprattutto per l’oil & gas”. Adesso “abbiamo l’ambizione di partecipare a questa seconda fase della vita di questo paese, che ambisce a entrare nella lista dei primi 30 più sviluppati”. Ciò “significa che ci saranno settori di investimento nuovi, diversi dall’oil & gas, come quello dell’agrobusiness”, ha detto l’ambasciatore, ricordando che “questo è un paese musulmano molto moderato, con una interessante industria vinicola nel sud”. Un’opportunità per gli imprenditori italiani del settore.