La Fyrom prova a ripartire
I socialdemocratici tornano al governo dopo 11 anni
 

Skopje, 15 maggio  (Agenzia Nova) - Dopo l'ufficializzazione dei risultati, la Commissione elettorale nazionale (Sec) ha confermato che l’Organizzazione rivoluzionaria interna-Partito democratico per l’unità nazionale macedone (Vmro-Dpmne) ha ottenuto il maggiore numero di seggi nelle elezioni parlamentari dell’11 dicembre 2016 con due deputati in più rispetto al principale rivale, l’Unione socialdemocratica di Macedonia (Sdsm). Secondo i risultati delle elezioni il Vmro-Dpmne - guidato dall’ex premier Nikola Gruevski, che ha governato nel paese dal 2006 – ha ottenuto poco più del 38 per cento delle preferenze pari a 51 seggi in parlamento. L’Sdsm ha preso invece il 36,8 per cento dei voti pari a 49 seggi in parlamento. Tale risultato non è stato però sufficiente per il partito Vmro-Dpmne per formare un nuovo governo, e il tentativo da parte di Gruevski di creare una coalizione è fallito lasciando spazio ai rivali del Sdsm. Per i conservatori questo risultato ha certificato un netto calo delle preferenze, mentre il partito Sdsm è riuscito a raccogliere molti voti approfittando della frammentazione esistente all’interno delle forze politiche della minoranza albanese. Nessuno dei due maggiori partiti politici ha ricevuto un mandato elettorale tale da raggiungere la soglia minima di 61 seggi per ottenere la maggioranza in parlamento (120 seggi formano il monocamerale di Skopje).

 

Il presidente del parlamento uscente, Trajko Veljanoski, ha presieduto la sessione costitutiva del parlamento lo scorso 30 dicembre, a 20 giorni dalle elezioni dell’11 dicembre scorso. Dopo la il tentativo fallito da parte del Vmro-Dpmne per formare un nuovo governo, il presidente macedone Gjorge Ivanov ha procrastinato per mesi la decisione di concedere il mandato al leader del Sdsm Zoran Zaev. Il timore è stato legato alla volontà da parte di Zaev di creare una coalizione con i partiti della minoranza albanese, scenario che sarebbe stato secondo i conservatori "un rischio per la sovranità e l'indipendenza della Repubblica di Macedonia". Dopo oltre due anni di perdurante crisi politica, i partiti della Fyrom sono stati chiamati – in particolar modo dalla comunità internazionale – a un atto di responsabilità che garantisca maggiore stabilità al paese balcanico. Le resistenze da parte di Ivanov sono state infine superate, dopo che Zaev ha fornito delle "garanzie scritte" con la concessione del mandato al leader del Sdsm che nel mese di maggio ha formato un governo, seppure con una maggioranza risicata in parlamento. La nomina di un rappresentante della minoranza albanese, Talat Xhaferi, al ruolo di presidente del parlamento ha suscitato duri scontri lo scorso 27 aprile nel monocamerale di Skopje.
 
 
 
Partiti della minoranza albanese decisivi per il nuovo governo
     
Skopje, 15 maggio - (Agenzia Nova) - L’esito particolarmente incerto delle elezioni parlamentari ha conferito un peso decisivo per la formazione di una maggioranza in capo ai partiti della minoranza albanese; il ruolo chiave sembra rimanere nelle mani del partito Unione democratica per l’integrazione (Dui), nonostante si tratti del partito che ha subito il più consistente calo dei consensi passando dai 19 seggi del 2014 agli attuali 10. Questo risultato negativo del partito guidato da Ali Ahmeti - che ha fatto parte della discussa coalizione di governo uscente con Gruevski (sin dal 2008) - ha determinato un’ ulteriore frammentazione dell'elettorato albanese con altri tre partiti della minoranza etnica nella Fyrom che hanno conquistato seggi in parlamento: movimento Besa 5; Alleanza per gli albanesi 3; Partito democratico degli albanesi (Dpa) 2.
 
 
Dopo mesi di negoziati con i partiti della minoranza albanese, nonostante il venire meno negli ultimi giorni del sostegno del movimento Besa, Zaev ha confermato di avere i numeri per formare il governo. Tramite il sostegno di Dui e Aa, ai 49 seggi del partito Sdsm si aggiungono rispettivamente dieci e tre deputati andando a comporre la maggioranza parlamentare di 62 seggi; l’unica emersa dalle elezioni anticipate di dicembre, fermamente difesa dall’Unione europea e dagli Stati Uniti. Forte di questo sostegno Zaev ha formato un nuovo governo orientato a rilanciare il percorso di integrazione euro-atlantica di Skopje, arenatosi a causa della crisi politica prolungata che si è sommata allo stallo determinato dalla mancanza di una soluzione all'annosa disputa sul nome aperta con la Grecia. La ferma opposizione del Vmro-Dpmne e il precario equilibrio con i partiti della minoranza albanese sembrano porsi come i potenziali elementi in grado di minare le possibilità di successo del nuovo governo guidato dal Sdsm.
 
La formazione del governo è stata criticata dai conservatori all'opposizione, anche in considerazione del fatto che nel corso dei negoziati per la formazione del nuovo esecutivo persino il premier dell’Albania, il socialista Edi Rama, ha richiamato tutti i partiti della minoranza albanese a Tirana. La stampa locale ha riferito che Rama ha invitato le forze politiche della minoranza ad adottare una linea comune. Il premier Rama ha detto di augurarsi che le forze politiche albanesi “trovino la forza per mettere al centro delle loro agende politiche l’accordo di Ocrida (Ohrid), quale denominatore comune, e che uniscano la voce per chiedere che il programma del nuovo governo - indipendentemente da chi lo guiderà - rispetti la cornice dell’accordo". In ogni caso, le resistenze legate alla "piattaforma albanese" sono state superate dall'esigenza di formare un governo: a quasi sei mesi dalle elezioni il paese balcanico ha scelto la strada del cambiamento, con l'alternanza al governo dopo dieci anni di esecutivi a guida Vmro-Dpmne.