La nuova difesa georgiana
La cooperazione fra Italia e Georgia e i rapporti con la Nato
 
Roma, 1 lug - (Agenzia Nova) - Il successo nella cooperazione bilaterale con l’Italia in ambito militare è una garanzia per la futura collaborazione nell’ambito Nato. Queste le parole del ministro della Difesa georgiano, Tinatin Khidasheli, in un'intervista ad "Agenzia Nova". In visita ufficiale a Roma, Khidasheli ha incontrato il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, con cui ha avuto un'ampia discussione sui possibili meccanismi di cooperazione bilaterale fra Italia e Georgia. Fra i due paesi ci sono diversi progetti in programma, fra cui opportunità di addestramento per ufficiali georgiani nelle accademie militari italiane, o la partecipazione dell’Italia nell’applicazione del Pacchetto sostanziale Georgia-Nato. “Abbiamo inoltre avuto l’assicurazione che l’Italia verrà coinvolta nello sviluppo della Scuola per la creazione di istituzioni di difesa, che ha aperto lo scorso 28 giugno, con la Germania a guidare il progetto e la partecipazione di Paesi Bassi, Italia e Slovacchia; questa Scuola rappresenta uno strumento fondamentale per la Georgia e ringraziamo il ministro Pinotti e il suo dicastero per il sostegno”, ha spiegato Khidasheli.

 

Altri progetti riguarderanno la cooperazione fra i centri d’eccellenza qui in Italia e le organizzazioni congiunte Georgia-Nato, così che ci siano sempre maggiori scambi fra istituzioni di alto livello, come il Nato-Georgia Joint Training and Evaluation Centre, per integrare il più possibile Tbilisi nella struttura dell’Alleanza atlantica. “Dopo il summit Nato di Varsavia ci sarà un nuovo quadro operativo, che renderà tali legami più fruttuosi. Abbiamo avuto un incontro molto interessante con il ministro Pinotti, come già era successo a Bruxelles, e il successo nella cooperazione bilaterale con Roma è una garanzia per la futura collaborazione nell’ambito Nato”, ha aggiunto Khidasheli. 

 

Il ministro georgiano si è poi soffermato sul percorso di avvicinamento di Tbilisi all’Alleanza atlantica. La Georgia, che sin dalla dissoluzione dell’Unione sovietica è stata uno dei primi paesi a stabilire relazioni con la Nato, non ha ancora ricevuto un invito ufficiale da parte dell’Alleanza per diventarne stato membro. “Purtroppo è così, e non ci sono mai state spiegate le ragioni concrete per cui non abbiamo ancora ricevuto un invito ufficiale ad entrare nella Nato. Da parte nostra, stiamo seguendo un percorso molto lineare e chiaro, con un’agenda in cui le riforme hanno un ruolo preponderante. Si tratta di riforme che sono state proposte e decise all’interno del nostro sistema politico”. In questo processo, come sottolineato da Khidasheli, la Georgia sta cercando di comportarsi quanto più possibile come uno studente diligente, “così che nessuno possa accusarci di qualche mancanza o negligenza nel nostro percorso verso lo status di paese membro dell’Alleanza atlantica”. Allo stesso tempo, secondo le parole del ministro, Tbilisi sta contribuendo in maniera intensiva alla sicurezza e alla stabilità globale, partecipando a missioni ambiziose in Afghanistan e nel continente africano. “Questo è un processo che speriamo possa mostrarci dei progressi significativi già dal vertice Nato di Varsavia. In vista dei prossimi incontri condotti sotto l’egida dell’Alleanza, dovremo essere ancora più convincenti sull’importanza di avere la Georgia come membro della Nato piuttosto che semplice partner dell’organizzazione”, ha aggiunto il ministro Khidasheli. 

 
 
La Georgia e la minaccia russa
 
Tbilisi identifica la Russia come una fonte di instabilità nella regione dell’Europa orientale. In relazione alle recenti dichiarazioni di Mosca, che ha annunciato di voler seguire con attenzione le prossime elezioni parlamentari georgiane in ottobre, la risposta del ministro Khidasheli è stata molto chiara. “La Russia ha delle ambizioni politiche e spera di poter ottenere con le prossime elezioni in Georgia quello che non è riuscita a raggiungere con la guerra del 2008. Posso assicurare che, sfortunatamente per loro e fortunatamente per la Georgia, tutto questo non accadrà, specialmente finché la presenza di Mosca sul territorio georgiano sarà così forte, così pesantemente percepita” ha spiegato il ministro.

 

Il soft power russo, ha aggiunto Khidasheli, non potrà avere grande successo in Georgia fino a quando i carri armati russi si muoveranno dentro i confini del paese, e si vedranno bandiere russe sui mezzi che si spostano per le strade. “L’opinione pubblica georgiana e le scelte politiche del paese non verranno influenzate dal soft power di Mosca”, ha ribadito il ministro di Tbilisi. In riferimento alle azioni russe e al recente inasprimento del conflitto fra Armenia e Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh, ci si potrebbe chiedere quale sia l’opinione georgiana sui conflitti in fase di stallo nelle regioni dell’Ossezia del sud e l’Abcazia. “Non vedo rischi provenire da queste due aree, almeno in termini di conflitto”, ha risposto Khidasheli, che ha poi aggiunto: “Il governo georgiano sta facendo del suo meglio per prevenire ogni crisi; la politica di rafforzamento della fiducia reciproca e di pacificazione messa in atto con il forte coinvolgimento dei nostri alleati internazionali funge da garanzia contro l’eventuale insorgere di scontri”. Ogni cosa è possibile quando si ha a che fare con un paese come la Russia, ha poi ribadito il ministro georgiano, aggiungendo però di non prevedere escalation militari o guerre in Ossezia del Sud e Abcazia.

 

Affrontando il tema dell’industria militare, il ministro georgiano ha ricordato come il paese caucasico, senza considerare il periodo sovietico, abbia visto diverse ondate di riforme nel settore della difesa, e in questo momento stia vivendo una fase di successo, grazie alla firma di diversi contratti, piuttosto importanti per gli interessi della Georgia, siglati fra compagnie del paese e altri stati. “Siamo ancora impegnati nello stabilire una posizione in questo mercato internazionale, e ovviamente qualsiasi tipo di sostegno che possiamo ricevere a livello strutturale o organizzativo è più che benvenuto. Stiamo comunque parlando di qualcosa che ha più a che fare con il settore privato e commerciale che con quello pubblico, ed è importante mantenere una separazione chiara dei due piani”, ha concluso Khidasheli.