Intervista a Laura Boldrini
 
La crisi dei migranti è "una brutta parentesi" ma l’Ue ha le risorse per uscirne
 

Spalato (Croazia), 16 apr - (Agenzia Nova) - La crisi dei migranti rappresenta una "brutta parentesi", ma l'Unione europea "ha gli anticorpi per riprendere in mano la situazione". Lo ha dichiarato oggi la presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, in un'intervista ad "Agenzia Nova" in seguito alla conferenza dei presidenti dei parlamenti dei paesi aderenti all'Iniziativa adriatico-ionica che si è svolta oggi a Spalato, in Croazia. "Siamo chiamati a dare risposte complicate a problemi molto complicati, e chi pensa di rispondere a tali problemi in modo semplice e utilizzando slogan, inganna l'opinione pubblica”, ha detto la Boldrini. La presidente della Camera ha poi affermato che i problemi attuali “sono di stampo trans-nazionale ed è per questo motivo che si devono trovare delle soluzioni condivise, almeno al livello dell'Unione europea, ma anche più ampio".

Tali sfide riguardano "il cambiamento climatico che rappresenta un problema che supera i confini nazionali, al pari del terrorismo, altra minaccia che non ha confini in quanto colpisce tutti, senza differenze, e si espande attraverso il web". Questa minaccia "coglie tutti impreparati in quanto è difficile individuare chi la mette in atto". Il mondo si trova inoltre davanti "alla grande sfida" sorta in seguito alla crisi dei rifugiati: “Abbiamo visto come noi Paesi membri, all'interno delle istituzioni europee, non siamo stati in grado di trovare una soluzione condivisa". La Boldrini ha affermato che "si tratta di un serio problema per l'Ue e per tutti gli Stati membri, che alla fine si sono arresi, hanno deciso di alzare bandiera bianca e nel fare questo hanno chiesto, da un lato, alla Grecia di svolgere il lavoro più complicato, e dall'altro, di esportare la gestione dei rifugiati fuori dall'unione, ovvero di delegare, di sub-appaltare questo problema a uno stato esterno, la Turchia, che non ha gli strumenti giuridici e legali per gestire il fenomeno".

La Turchia continua infatti ad applicare la riserva geografica alla Convenzione di Ginevra del 1951, non avendo firmato il Protocollo relativo allo status di rifugiato del 1967. Nel fare questo, spiega la presidente Boldrini, "l'Europa dimostra tutta la sua debolezza e io penso che le barriere non soltanto non risolveranno i problemi, ma ne creeranno dei nuovi” e questo approccio dimostra che se la "la politica si affida a questi strumenti significa che non ha più delle risorse efficaci. Per me questo è motivo di grande preoccupazione". Per questa ragione, secondo la Boldrini, è necessario trovare "la volontà e le energie per riprendere in mano la situazione". La presidente della Camera ha espresso la speranza comunque che "si tratti di una breve parentesi". L'Unione europea "ha fatto delle proposte e continua a farne, ma gli Stati membri devono poter rispondere adeguatamente".

 

  La presidente della Camera, Laura Boldrini

E’ stata presentata una proposta che prevede il ricollocamento e la creazione di "hotspot", ricorda la Boldrini, ma "anche chi ha preso l'impegno all'interno dell'Unione europea non vi ha dato seguito". Oggi "la gestione è sulle spalle di cinque paesi: la Grecia e l'Italia, come punti d'ingresso; e poi l'Austria, che rispetto al numero degli abitanti ha un numero altissimo di rifugiati; la Germania che ne ha accolti più di tutti; e la Svezia. Tuttavia anche gli altri Stati devono fare uno sforzo aggiuntivo". La Boldrini ha detto che "se ogni Stato facesse la propria parte, non avremmo una crisi dei rifugiati, ma si parlerebbe della gestione di un flusso". Se siamo di fronte a una crisi, spiega la presidente, "è perché in molti, in troppi, hanno voltato le spalle".

Secondo la Boldrini, infatti, non si può essere paesi membri dell’Ue solo per ottenere dei fondi, “ma perché si condividono i valori e i principi, e un valore fondamentale è la solidarietà, che in molti sembrano avere dimenticato". La presidente della camera ha inoltre affermato di "non essere pessimista" e di "sperare che si tratti di una brutta parentesi, un'ombra sulla nostra reputazione". L'Unione europea, a detta della Boldrini, "ha gli anticorpi per riprendere in mano il nostro presente e il nostro futuro, perché non possiamo rinunciare a quello che siamo stati storicamente, il polo di civiltà giuridica per il resto del mondo". Si tratta di un patrimonio che "non possiamo permetterci di perdere". Per questo motivo, ha spiegato la Boldrini, "ho preso l'iniziativa per creare un'Europa più forte al livello di parlamenti, per fare una dichiarazione che rilanci questi valori, e penso che non soltanto i governi debbano fare la loro parte, ma anche i parlamenti e i cittadini".

Agendo in questo senso, ha detto la presidente, "i parlamenti si devono organizzare e ritrovarsi attorno a dei principi e a dei valori”, ma soprattutto “dare voce ai cittadini senza averne paura". La Boldrini ha spiegato che, proprio per questo motivo, ha avviato sul sito web della Camera dei deputati una consultazione pubblica che "con sette domande chiede ai cittadini italiani che cosa non gli piace di questa Europa e come vorrebbero l'Europa 2.0". La presidente Boldrini ha concluso affermando che si sentirà “più forte”, soprattutto dopo avere avuto la risposta dei cittadini su cosa c’è da fare”. Consultazione pubblica, lavoro dei governi e dei parlamenti servono, a detta della Boldrini, "per costruire una nuova Europa: più politica, più integrata, perché ci dobbiamo sentire parte dello stesso spazio".

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