Le forze militari in Libia
L'intervento militare, gli interessi internazionali
 
Roma, 14 Mar - (Agenzia Nova) - L’avvio di un intervento militare internazionale in Libia resta un tema di stringente attualità, ma per consentire che la missione prenda forma è necessaria la formazione di un governo di unità nazionale. Con un esecutivo qualificato come interlocutore credibile, il passaggio successivo sarebbe l’invio di una richiesta di intervento al Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite che poi dovrebbe approvare una risoluzione in merito. Tuttavia, in attesa di questo fatidico “via libera”, la comunità internazionale non è rimasta a guardare, in particolare, Francia, Stati Uniti e Regno Unito. Parigi vanta storicamente nell’area importanti interessi strategici ed economico-commerciali, in particolare petroliferi, e vuole evitare a tutti i costi un’espansione dello Stato islamico nel Sahel, dove i militari francesi sono già impegnati nella missione Barkhane, operazione antiterrorismo che raccoglie tutte le sigle attive nell’area da al Qaeda nel Maghreb a Boko Haram, con 3 mila militari operativi dispiegati in tutta la regione. La posizione dei francesi, così come quella egiziana, sembra sempre più appiattita a quelle di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti: sostegno all’Esercito libico del generale Khalifa Haftar, nessun dialogo con la Fratellanza musulmana al potere a Tripoli. Haftar, quindi, gode anche dell’appoggio della Francia, paese peraltro legato da strettissimi rapporti commerciali con i sauditi, in particolare nel settore della difesa.

Da Washington, intanto si lavora su due fronti: l’amministrazione del presidente Barack Obama, giunta alle battute finali, sostiene l’iniziativa diplomatica per la formazione del governo di unità nazionale, ma intanto tiene in stato di allerta i militari del Comando africano (Africom), già attivati in occasione del raid sulla città libica di Sabrata (area nord occidentale) del 19 febbraio. Anche il Dipartimento della Difesa Usa ha prefigurato eventuali scenari bellici: gli Stati Uniti studiano sia “opzioni militari” che “una serie di altri scenari”, per far fronte alla “seria minaccia” rappresentata dallo Stato islamico (Is). Oltre alla guerra all’Is, tuttavia, gli Stati Uniti hanno anche altri interessi in Libia: nel settembre del 2012 l’ambasciatore Usa Chris Stevens rimase ucciso durante un attacco jihadista al consolato di Bengasi. La questione lo scorso anno è tornata all’attenzione del Congresso ed è servita ad attaccare il presidente Obama e l’ex segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, colpita anche dallo scandalo delle email inviate dal suo server privato. Con le primarie in corso e la Clinton che è al momento la principale candidata fra i democratici per il dopo Obama, quest’ultimo aspramente criticato nell’ultimo periodo per la gestione del conflitto siriano, un massiccio intervento in Libia che ponga fine alla minaccia jihadista potrebbe essere più attraente del previsto per Washington.

Proprio sulla base dell’avanzata dell’Is, che ha messo chiaramente l’occhio sui terminal di Ras Lanuf e Mellitah, anche i britannici sembrano pronti a fare la loro parte. Gli attacchi jihadisti agli hub intimoriscono le grandi compagnie come British Petroleum (Bp), presente nella regione centro-orientale del paese. Bp era tornata in Libia nel 2007, dopo un’assenza di oltre 30 anni, siglando un accordo con la National oil company libica che prevedeva un investimento di circa 900 milioni di dollari nella ricerca di gas e petrolio in una fetta di territorio grande quasi quanto il Belgio. La sicurezza di terminal e giacimenti è una questione che preoccupa anche la francese Total, attiva nell’area di Sirte (centro nord) e di al Sharara (sud ovest), e la stessa Eni, che controlla il giacimento di Wafa, al confine con l’Algeria, e l’impianto di trattamento di Mellitah attraverso Snamprogetti. Il Regno Unito, inoltre, può vantare una certa influenza sulle milizie di Zintan, garanti dell’incolumità di Said al Islam Gheddafi, primogenito del defunto rais.
 
 
Le forze francesi
 
Roma, 14 Mar - (Agenzia Nova) - La Francia ha innalzato lo stato d’allerta verso la Libia dal 2014: Parigi ha iniziato a potenziare i datati avamposti e le vecchie basi coloniali situate nei pressi dei confini meridionali della Libia. Il recente scoop di “Le Monde”, tuttavia, conferma la presenza francese anche nel paese nordafricano. Da diversi mesi i francesi sono di stanza nel Fezzan, l’area sud occidentale della Libia, dove non mancano risorse come l’uranio e l’oro. Nella zona operano team di ricognizione provenienti dalle basi di Tessalit, in Mali, a 50 chilometri dalla frontiera algerina; dal Ciad, in particolare da Zouar e dalla base aerea di Faya-Largeau, che i francesi avrebbero reso nuovamente operativa (nel 1986 fungeva da comando delle operazioni durante l’invasione libica in Ciad) e dove sono stati dispiegati i Rafale; e da Madama, nel Niger, dal 2014 una delle basi operative dell’operazione Barkhane. A Madama è stato scavato un nuovo pozzo per l’acqua e rimessa in funzione un’antica pista d’atterraggio. Il valore strategico dell’avamposto è dettato dalla vicinanza del passo di Salvador, situato circa a 200 chilometri a nord, nei pressi della frontiera con la Libia, che funge da rotta di trafficanti di ogni genere. A Madama sarebbero di stanza circa 250-300 militari francesi, fra cui: il secondo reggimento straniero di paracadutisti, un’unità dell'esercito francese composta interamente da personale proveniente dalla Legione straniera; il terzo Reggimento paracadutisti della fanteria di Marina; e le forze speciali del 13mo Reggimento dei dragoni paracadutisti. Elicotteri e aerei da trasporto, oltre a infrastrutture e opere di supporto del genio militare, completano la presenza francese nella base. Da settimane, i francesi avrebbero esteso le operazioni, affiancando alle attività legate alla missione Barkhane delle manovre di contrasto allo Stato islamico.

Le autorità di Parigi non hanno nascosto il loro appoggio alle milizie di Zintan, alleate del generale Haftar, alle quali hanno inviato rifornimenti di armi e medicinali a Gebel Nafusa, in Tripolitania (area nord occidentale della Libia). I francesi hanno garantito anche supporto aereo alle forze di Haftar con i Rafale dell’aviazione militare e inviato team di collegamento a Bengasi, dove l’Esercito libico sta avendo la meglio sulle milizie islamiste. Nelle ultime settimane è stato creato un centro di coordinamento guidato dal colonnello libico Salim al Abdali e dove operano i militari del Comando operazioni speciali, un corpo che prende ordini direttamente dallo Stato maggiore della Difesa francese e che riunisce tutte i reparti speciali delle varie Forze armate, e inoltre elementi dell’intelligence militare e membri del Service Action, unità militare del servizio d'intelligence esterno che svolge prevalentemente attività clandestina nel quadro della lotta al terrorismo e dipende direttamente dal presidente della Repubblica.
 
 
Le forze statunitensi
 
Roma, 14 Mar - (Agenzia Nova) - Dallo scorso giugno gli Stati Uniti hanno condotto tre attacchi aerei contro alcuni leader qaedisti e affiliati all’Is in Libia e al momento sono impegnati a installare ad Agadez, nel nord del Niger, una nuova base per l’impiego di droni che potrebbero essere utilizzati in attività di sorveglianza e pattugliamento nel sud ovest della Libia. Anche gli Stati Uniti stanno supportando il generale Haftar attraverso il Battaglione 22, una milizia che gli Usa hanno iniziato ad addestrare nel 2013 alla base Camp 27 (situata nei pressi di Tripoli), cioè nel cuore del territorio controllato dal governo opposto a quello di Tobruk. Da dicembre il Battaglione 22, formato da circa venti elementi delle forze speciali, è stato trasferito ad al Watiya, una delle più grandi basi aeree della Libia controllata dal governo di Tobruk e utilizzata per contrastare le attività delle milizie islamiste dell’ovest del paese nordafricano. I reparti speciali Usa sarebbero stati inviati sostanzialmente perché il Pentagono sinora era “cieco” sul terreno – nonostante la presenza di altri elementi delle suddette forze speciali a Misurata e Tripoli che starebbero addestrando milizie locali “selezionate” – e non disponeva delle azioni sufficienti per identificare gli obiettivi dell’Is. Non a caso il “New York Times” ha pubblicato alcune indiscrezioni sul piano che i vertici militari Usa hanno presentato alla Casa Bianca: si tratterebbe di 30-40 obiettivi – campi di addestramento, centri di comando, depositi di munizioni e rifugi dei militanti jihadisti – situati in quattro differenti aree del paese che verrebbero colpiti attraverso dei raid aerei, seguendo come esempio quello condotto lo scorso 19 febbraio a Sabrata. L’intervento, comunque, dovrebbe essere organizzato col supporto degli alleati: Italia, Francia e Regno Unito.  
 
Le forze britanniche
 
Roma, 14 Mar - (Agenzia Nova) - Le forze speciali britanniche sarebbero di stanza, invece, in una base nel golfo di Bumba, nei pressi di Derna, anche se non è chiaro se si tratti di Camp Bumbah o dell’aeroporto di Martubah, situato fra Tobruk e Derna. Nell’area nord orientale, tuttavia, lo Stato islamico mantiene una presenza molto forte. I britannici inoltre sarebbero operativi anche a Tripoli e Sabrata, dove agiscono in collaborazione con i francesi, e nei pressi di Tobruk. A sud della città sede del parlamento che dovrebbe votare la fiducia al nuovo governo di riconciliazione nazionale, nella base militare Gamal Abdel Nasser, ci sarebbero degli uomini dello Special Air Service (Sas) dispiegati a gennaio per condurre operazioni contro l'Is. I membri del Sas, inoltre, avrebbero scortato degli agenti dell’MI6 (l’intelligence britannica) a un incontro con alcuni alti rappresentanti libici per discutere di forniture di armi e delle attività di addestramento all’esercito di Haftar e alle milizie impiegate contro i jihadisti. L’indiscrezione era stata confermata anche dal “Telegraph”, secondo cui i corpi speciali britannici starebbero addestrando, col supporto degli statunitensi, le forze armate libiche a Misurata con l’intento di interrompere l’avanzata dei militanti jihadisti.

Sostanzialmente Londra, al momento, punta a fornire addestramento tattico alle milizie locali per formare un vero e proprio esercito di terra che contrasti le attività dell’Is. Il segretario alla Difesa britannico, Michael Fallon, ha annunciato l’invio di 20 addestratori della quarta brigata di fanteria in Tunisia: il contingente aiuterà le forze di sicurezza tunisine a prevenire nuove infiltrazioni dello Stato islamico dalla Libia, un pericolo denunciato da tutti i paesi della regione in caso di intervento militare e che è diventato di stringente attualità a Ben Guerdane (città tunisina a 32 chilometri dal confine libico). L’operato dei militari britannici in Libia gode anche del supporto dei Sentinel, l’aereo ricognitore della Royal Air Force, dispiegati a Cipro nella base di Akrotiri. I Sentinel vengono impiegati in una missione di sorveglianza per ottenere informazioni sulle postazioni dello Stato islamico nei dintorni della città di Sirte, passata da città natale e patria del clan di Muhammar Gheddafi a roccaforte jihadista in Libia.