Intervista a Gasic
Italia e Serbia, partnership strategica consolidata nel tempo
 

Roma, 04 Nov - (Agenzia Nova) - Le relazioni bilaterali tra Italia e Serbia dal punto di vista politico e diplomatico, con 136 anni di tradizione, ufficializzati con la costituzione del partenariato strategico e attraverso il dialogo intenso e gli incontri ad alto livello, rappresentano una base solida per l’ottimizzazione della cooperazione in tutti i settori. Lo ha detto il ministro della Difesa serbo Bratislav Gasic, nel corso di un’intervista rilasciata ad “Agenzia Nova”. “La cooperazione nel campo della difesa rappresenta l’apice e forse dimostra la maggiore qualità rispetto a tutti gli altri rapporti, il cui legame rappresenta l’amicizia tra i due popoli, più volte riconfermata nel corso della storia. Il punto centrale della cooperazione è da anni nella cooperazione militare, nell’istruzione e corsi specialistici, nella medicina militare e attività di ricerca e informazione”, ha poi dichiarato, ribadendo che una speciale qualità alla cooperazione viene attribuita dagli incontri al più alto livello nel sistema della difesa serbo e italiano. “Ritengo che confermano l’orientamento di entrambe le parti a contribuire, nello spirito di partenariato strategico e attraverso la cooperazione nel campo della difesa, notevolmente al rafforzamento della totalità dei legami. Solamente a partire dall’inizio del 2015, ho avuto tre incontri con il ministro della Difesa della Repubblica Italiana”, ha detto. “Vorrei sottolineare particolarmente lo svolgimento degli incontri regolari a livello di Capo di Stato maggiore, con l’accento sulla cooperazione militare. I risultati di tali incontri si riflettono positivamente sulla qualità della cooperazione nel campo della difesa. E così di anno in anno aumenta il numero di attività bilaterali pianificate, il che colloca l’Italia alla posizione di uno dei partner di maggior rilievo della Repubblica di Serbia nel campo della difesa”, ha aggiunto. Gasic ha detto che l’incoronamento della cooperazione rappresenta senz’altro la partecipazione congiunta nelle operazioni multinazionali, soprattutto l’ingaggio congiunto nella missione delle Nazioni Unite Unifil in Libano. “Riteniamo che questo tipo di cooperazione contribuisce ulteriormente a una migliore intesa nel rafforzamento della fiducia, e al contempo, attraverso l’ingaggio congiunto a livello globale, la Serbia e l’Italia confermano di essere - sostanzialmente e strategicamente parlando - partner anche quando si tratta dell’orientamento verso la responsabilità per la sicurezza internazionale”, ha affermato.

“Dedichiamo particolare attenzione alla cooperazione nel campo dell’istruzione militare, visto che la continua crescita del personale è l’impegno, ma anche la responsabilità di ogni società. Attraverso il sistema di alta istruzione della Repubblica Italiana, ad oggi sono passati 70 rappresentanti del ministero della Difesa e delle forze armate serbe, e nel periodo a venire ci aspettiamo anche una maggiore presenza degli ufficiali italiani ai corsi di specializzazione nella Repubblica di Serbia”, ha affermato il ministro, che ha ribadito come si investa molto sforzo anche sull’ottimizzazione della cooperazione economica militare la quale, a giudicare dalle possibilità e dagli interessi, potrebbe raggiungere il livello della cooperazione commerciale esistente tra i nostri due paesi. “Nelle condizioni di un costante aumento delle minacce per la sicurezza internazionale e della loro imprevedibilità e mobilità, in primo piano si trova l’importanza di una maggiore interconnessione tra i paesi. In questo senso, la Serbia rimane dedita al concetto della neutralità militare, ma cerca di collabora parimenti con tutti i paesi del mondo dediti alla politica di pace, al rispetto del diritto internazionale, dell’integrità territoriale e alla sovranità degli stati”, ha detto il ministro, che ha rimarcato che la Serbia e l’Italia vantano una lunga tradizione di cooperazione, “pertanto mi aspetto che negli anni a venire con l’impegno e l’ingaggio congiunto riusciamo ad affrontare numerose sfide della sicurezza che l’attualità ci impone”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
Nato, Serbia punta a Piano d'azione partenariato individuale
     
Roma, 04 Nov - (Agenzia Nova) - Parlando della cooperazione tra Belgrado e la Nato, il ministro ha detto che la Repubblica di Serbia ritiene che il Piano di azione di partenariato individuale (Individual partnership action plan - Ipap) rappresenti un quadro ottimale del partenariato con l’Alleanza. “L’intenzione del nostro paese di accedere a questo meccanismo di cooperazione, che rappresenta il massimo livello di cooperazione con il paese partner che non è orientato a diventare parte della Nato, dimostra la nostra evidente volontà di un ulteriore rafforzamento della cooperazione con l’Alleanza. Ci aspettiamo che l’implementazione dell’Ipap contribuisca all’ulteriore ottimizzazione del nostro sistema della difesa e alla costruzione delle capacità di dare il pieno contributo alla pace internazionale e alla stabilità”, ha detto il ministro. Per Gasic la risoluzione dell’Assemblea nazionale della Repubblica di Serbia sulla preservazione della sovranità, dell’integrità territoriale e dell’ordinamento costituzionale della Repubblica di Serbia del dicembre del 2007, che ha assunto la decisione sulla dichiarazione di neutralità militare rispetto alle alleanze militari esistenti, fino ad eventuale referendum su tale questione, è tuttora in vigore e tutte le istituzioni statali si comportano in accordo con tali disposizioni. “Quanto esposto significa che le forze armate serbe, in accordo con il chiaro orientamento e gli atti normativi in vigore, rimarranno neutrali militarmente parlando. Vorrei sottolineare che il partenariato con i maggiori protagonisti della sicurezza internazionale non intende prendere la parte di qualcuno, ma agire in modo responsabile e impegnarsi nel raggiungimento e promozione della pace internazionale”, ha dichiarato.

Gasic ha ribadito che la Repubblica di Serbia, come membro responsabile delle Nazioni Unite, attribuisce grande rilievo ai valori dell’Onu, e partecipando alle missioni di pace sotto la sua egida sta dando un contributo concreto alla preservazione della pace e della sicurezza internazionali. “La Repubblica di Serbia vanta una tradizione nella partecipazione alle missioni di pace da tempi addietro. Dopo la pausa degli anni novanta del secolo scorso, negli ultimi 13 anni sta ottimizzando continuamente, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, la sua partecipazione alle missioni di pace”, ha aggiunto il ministro, che ha ricordato come l’anno scorso alle missioni multinazionali abbiano partecipato 539 rappresentanti delle forze armate serbe, e che il piano per il 2015 prevede il raggiungimento del numero di 670 rappresentanti. “Attualmente, 328 rappresentanti delle forze armate serbe sono impegnati in 7 missioni di pace dell’Onu e 4 dell’Ue per la gestione delle crisi, prevalentemente in 8 paesi del continente africano e in Medio Oriente. Sottolineiamo soprattutto che la Serbia, in quanto paese candidato all’ingresso nell’Ue, partecipa persino a 4 missioni dell’Unione, e nella missione Eutm Somalia è l’unico paese contribuente che non fa parte dell’Ue”, ha dichiarato il ministro. Gasic ha poi affermato che la Repubblica di Serbia è il leader della Regione ed è altamente posizionata in Europa per quanto riguarda la partecipazione alle missioni di pace dell’Onu.

“Data la lunga tradizione, qualità, qualifica e capacità, dedichiamo particolare attenzione all’ingaggio delle capacità di sistema sanitario militare, che rappresenta il nostro marchio di distinzione in questo campo. In questo senso vorrei ricordare l’ingaggio di un grande contingente di medicina militare delle forze armate serbe composta da due ospedali da campo di livello 2 nella missione di pace dell’Onu nella Repubblica Centrafricana Minusca”, ha detto il titolare del dicastero serbo, che ha rimarcato come delle quattro missioni dell’Ue per la gestione delle crisi, in cui sono ingaggiati i rappresentanti delle forze armate serbe, tre missioni si riferiscono all’ingaggio delle capacità di medicina militare. “La Repubblica di Serbia sta implementando da tempo le disposizioni della Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu – Donne, pace e sicurezza. Ne è la conferma il fatto che su 328 rappresentanti delle forze armate serbe attualmente ingaggiati nelle operazioni multinazionali circa il 10 per cento, ovvero 33 sono donne”, ha detto.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
Cooperazione con paesi partner in operazioni Onu e Ue    
     
Roma, 04 Nov - (Agenzia Nova) -

In merito alla partecipazione alle operazioni multinazionali dell’Onu e dell’Ue, la Repubblica di Serbia è a favore della cooperazione con i paesi partner e dello sviluppo delle capacità delle forze armate serbe e di altre forze della difesa. “L’Italia svolge senz’altro il ruolo importante in questo campo e l’ingaggio congiunto dei nostri militari nelle operazioni multinazionali dell’Onu e dell’Ue rappresenta l’incoronamento della cooperazione militare bilaterale. La nostra congiunta partecipazione alle operazioni multinazionali è iniziata nel 2012, con l’invio di un team di medici militari alla nave italiana ingaggiata nell’operazione dell’Ue, Atalanta, contro i pirati”, ha aggiunto. Il ministro ha sottolineato come “attualmente partecipiamo congiuntamente all’operazione di pace dell’Onu, Unifil, in Libano, dove un plotone delle forze armate serbe per il pattugliamento è impiegato all’interno del contingente italiano nel settore Ovest, nel quale l’Italia è la nazione leader. “Inoltre, un ufficiale di comando delle forze armate serbe dovrebbe imbarcarsi sulla nave della Marina militare italiana, nella quale sarà collocato il comando delle forze dell’operazione dell’Ue, Atalanta, contro i pirati”, ha affermato. Gasic ha poi dichiarato che oltre a quanto indicato, il ministro della Difesa Italiano Roberta Pinotti, aveva invitato alla partecipazione congiunta nell’operazione dell’Ue nel Mediterraneo relativamente alle attuali migrazioni dalla Libia, e la decisione su questo sarà assunta quando la missione sarà “inaugurata” per i paesi non membri dell’Ue. “Con il ministro Pinotti ho parlato della cooperazione militare bilaterale, di un eventuale aumento dell’ingaggio congiunto nelle operazioni multinazionali, ma anche di tutte le questioni di rilievo per l’ottimizzazione della totalità della cooperazione tra i nostri due paesi”, ha affermato il ministro serbo, aggiungendo che la Serbia sta programmando di innalzare l’ingaggio nelle operazioni multinazionali ad un livello superiore.

"La politica estera e di sicurezza della Repubblica di Serbia si basa sulla collaborazione immediata, vicina, a lungo termine e sul rafforzamento della fiducia dei paesi della regione e del mondo. Nell’attuale ambiente strategico caratterizzato dall’interdipendenza, imprevedibilità, nonché da sfide estremamente complesse, dai rischi e dalle minacce per la sicurezza degli stati e dei cittadini, la Repubblica di Serbia è a favore del rafforzamento dell’impegno e dello sforzo per la stabilizzazione e mantenimento della pace e sicurezza internazionale”, ha aggiunto Gasic. Il ministro della Difesa serbo ha poi affermato che l’attuale crisi dei migranti ha un’altra volta confermato che la sicurezza è una e indivisibile. “Dinanzi alle sfide contemporanee e le minacce si cancellano i confini nazionali e si estinguono le capacità nazionali di risposta, il che impone la necessità di collegare più fortemente gli stati nel campo della sicurezza e della difesa”, ha aggiunto Gasic, secondo cui anche se il flusso costante dei migranti apre numerose questioni economiche, sociali e sanitarie, nella soluzione del problema dei migranti tutti dobbiamo dimostrare più solidarietà, tolleranza, buona volontà e un approccio più umano. “Quando si tratta della reazione della Serbia a un eventuale peggioramento della situazione relativamente a successivi sviluppi della crisi, vorrei sottolineare che la Serbia ha cercato ad oggi ad agire in quanto membro responsabile della comunità internazionale, offrendo l’aiuto e il supporto al gran numero di migranti in linea con la legge e secondo i massimi standard mondiali, cosa che non cambierà nemmeno nel periodo venturo”, ha affermato il ministro.

“In questo contesto e relativamente alla decisione di alcuni paesi di interpellare, nella soluzione della crisi di migranti, anche l’Esercito, sottolineo che i documenti strategico-dottrinari nonché normativi e giuridici della Repubblica di Serbia definiscono chiaramente il ruolo e la missione dell’Esercito della Serbia nel prestare aiuto alle autorità civili e alla popolazione nelle situazioni di emergenza, nonché in altre circostanze in cui sono a rischio vite umane e la salute della popolazione sul territorio del nostro paese”, ha dichiarato, sottolineando come il ministero della Difesa e le Forze Armate serbe si attengano coerentemente alla politica statale e implementino con dedizione tutte le decisioni dei vertici politici del paese. “Tali posizioni rappresentano l’imperativo anche per l’efficienza del sistema della difesa e in questa situazione, quando stiamo affrontando la maggiore crisi di migranti dopo la seconda guerra mondiale e quando, insieme agli altri elementi dello stato, ci stiamo impegnando in modo straordinario al fine di offrire condizioni umane e supporto al popolo che fugge dagli orrori della guerra e dalla morte e cerca l’accoglienza prevalentemente nei paesi dell’Unione Europea”, ha affermato Gasic. Il ministro ha inoltre detto che le capacità del dicastero della Difesa e delle forze armate serbe sono impegnate nell’accoglienza e nelle prestazioni sanitarie offerte ai migranti, nonché nella formazione e nell’organizzazione della vita nei centri di accoglienza. “Per quanto riguarda i rapporti con l’Ungheria e le sue forze armate, come è ben palese, la Repubblica di Serbia, e soprattutto il sistema della difesa, vantano una collaborazione pluriennale. Tali rapporti hanno fatto sì che le misure che sta intraprendendo sul suo confine la parte ungherese non comportino nessuna necessità di reazione da parte del sistema della difesa della Repubblica di Serbia”, ha aggiunto.