Sviluppo rurale
Promuovere gli investimenti per sconfiggere la fame
 

Roma, 14 set  (Agenzia Nova) - I redditi di 2,5 miliardi di persone nel mondo dipendono ancora direttamente da piccole aziende agricole che producono l’80 per cento dei cibo consumato in Asia e nell’Africa sub-sahariana, per questo motivo concentrarsi sullo sviluppo agricolo e rurale è essenziale, ma per sconfiggere la povertà servono anche politiche e investimenti mirati a trasformare le aree rurali dei paesi in via di sviluppo. È il messaggio di fondo che emerge dal Rapporto sullo sviluppo rurale 2016, pubblicato dal Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) e presentato oggi alla Farnesina alla presenza, tra gli altri, del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, del viceministro dell’Economia, Enrico Morando, e del presidente dell’Ifad, Kanayo Nwanze. Il rapporto è un appello ai responsabili politici e agli esperti dello sviluppo affinché vincano la guerra globale contro la povertà. Alla sua stesura hanno collaborato studiosi autorevoli, che hanno analizzato le esperienze di sviluppo rurale in oltre 60 paesi in via di sviluppo. Questa ricerca approfondita fornisce una base solida, su cui autorità e istituzioni possono fondare le proprie decisioni riguardo alle politiche e agli investimenti da adottare.

 
 
Gentiloni: "Sviluppo rurale è sfida decisiva per il mondo"
     
Roma, 14 set - (Agenzia Nova) - Lo sviluppo rurale è una sfida decisiva per il futuro dei paesi in via di sviluppo e per il il destino di centinaia di milioni di poveri nel mondo, ma anche per l'Italia e per l'intera comunità internazionale. Lo ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni intervenendo questa mattina alla presentazione del rapporto Ifad sullo sviluppo rurale, alla Farnesina. "L'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ha fra i suoi obiettivi quello di raddoppiare la produttività e il reddito dei produttori nelle aree rurali e rappresenta una sfida decisiva, visto che i tre quarti delle persone che vivono in condizioni di povertà e insicurezza alimentare vivono nelle aree rurali", ha detto Gentiloni. Allo stesso tempo, ha proseguito il titolare della Farnesina, "non si può uscire dalla povertà solo attraverso l'urbanizzazione, altrimenti il rischio è di creare nuovi squilibri e tensioni". Diventa quindi decisivo "puntare sull'ownership locale, portare innovazione sul territorio e fare in modo che le aree rurali riprendano in mano l'intera catena alimentare. L'Italia può dare il suo contributo in tanti modi: attraverso il ministero degli Esteri, dell'Economia e la sua Cooperazione allo sviluppo, ma anche attraverso la partecipazione attiva del sistema economico italiano, che può far valere il suo know-how in settori legati strettamente ai processi di trasformazione dell'agricoltura. L'Italia non è attiva nei paesi in via di sviluppo per sfruttare le risorse dei territori ma per fare cooperazione e per condividere e trasferire tecnologia contribuendo allo sviluppo rurale", ha concluso Gentiloni. 
 
Come sottolineato dal presidente dell’Ifad, Nwanze, “il rapporto segna un cambio di prospettiva, collocando il settore rurale nel quadro più ampio dello sviluppo del paese e dimostra la necessità di un approccio molto più integrale e olistico nei confronti dell’economia, per garantire il benessere di milioni di persone che vivono nelle aree rurali”. Negli ultimi cinque anni, ha poi aggiunto Nwanze, sono stati realizzati "progressi sostanziali" nel contrasto alla povertà, tuttavia nel 2016 ci troviamo di fronte ad un mondo molto più complesso di quello di cinque anni fa a causa dei cambiamenti climatici, delle migrazioni di massa e dell'insicurezza crescente. "La quota di povertà si è contratta dal 44 del 1990 al 12 per cento per del 2012, eppure ancora 800 milioni di persone nel mondo soffrono la fame. Mantenere le promesse contenute nell'Agenda 2030 è un impegno universale, per realizzare il quale occorre porre l'accento sulla popolazione rurale", ha detto il presidente dell’Ifad. Per raggiungere tale obiettivo "la crescita è importante, ma ancora di più lo sono le politiche: la differenza la fanno i governi. Una trasformazione rurale inclusiva può rilanciare le opportunità di centinaia di migliaia di persone, ma per far sì che tutto ciò avvenga occorre costruire partenariati per lo sviluppo sostenibile per tutti, serve la giusta strategia in ogni paese, adottando un approccio inclusivo", ha aggiunto Nwanze. Sul ruolo della trasformazione rurale e del tema delle migrazioni, ad essa strettamente connessa, ha posto l’accento il viceministro Morando. "Il rapporto constata che lo sviluppo rurale non è fenomeno isolato ma fa parte di un processo più strutturato. I singoli paesi devono intraprendere azioni decise, facilitando l'accesso alla terra, alle tecnologie di produzione, ai mercati e ai processi decisionali", ha detto Morando, secondo il quale il tema dello sviluppo rurale s'intreccia strettamente con la questione migratoria. A provocare i flussi migratori, ha spiegato il viceministro, è spesso l'urbanizzazione disordinata che determina esodi confusi. "Partiamo dalla necessità di riconoscere che l'ingente flusso migratorio non è un evento eccezionale ma presenta un carattere strutturale e riguarda l'Ue nel suo complesso. Occorre pertanto promuovere importanti investimenti nei paesi d'origine e di transito che siano finanziati da 'project bond' a carico dell'intera Ue. Il rapporto ci conferma la fecondità di questo approccio", ha concluso il viceministro. 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

     
Frigenti: "Stimolare investimenti per migliorare benessere popolazioni rurali"    
     

Roma, 14 set - (Agenzia Nova) - Nessuna trasformazione può avvenire senza intervento pubblico, di qui la necessità di concentrarsi sull'aspetto politico e di stimolare gli investimenti per migliorare il benessere delle popolazioni rurali. Lo ha dichiarato oggi il direttore dell'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), Laura Frigenti, intervenendo questa mattina alla Farnesina alla presentazione del rapporto Ifad sullo sviluppo rurale. "Molto è stato scritto sul tema dello sviluppo rurale ma ci si è soffermati poco sul ruolo della produttività. Bisogna progettare interventi che rispondano a una visione molto più ampia per fare in modo che le persone non sentano la necessità di migrare", ha detto la Frigenti. 

Secondo il direttore generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Pietro Sebastiani, dal processo di trasformazione rurale devono trarre beneficio tutti, facendo in modo che i piccoli agricoltori siano "promotori del cambiamento, non vittime. Il rapporto costituisce uno strumento prezioso di conoscenza" e rappresenta "un'importante base strategica e teorica non solo per l'azione dell'Ifad ma per tutti gli attori". Per promuovere lo sviluppo rurale occorre che "le donne siano al centro del processo, che i giovani possano esprimere a pieno il proprio potenziale e che sia attribuita una forte attenzione alla tutela delle identità, dei saperi tradizionali e alla preservazione della biodiversità agraria". In questo senso, ha proseguito Sebastiani, serve "stimolare la produttività e la modernizzazione", nella consapevolezza che la trasformazione rurale si accompagna a un processo di cambiamento dell'economia. Le iniziative di cooperazione devono pertanto assumere una logica intersettoriale, in modo da favorire un effetto moltiplicatore dell'efficacia degli interventi", ha aggiunto il diplomatico, citando l'esempio di un progetto realizzato in Burkina Faso, e replicato in Sudan, che promuove strumenti di micro-finanza locale per consentire alle donne di ottenere credito attraverso fondi appositamente costituiti. "Le aree rurali - ha proseguito Sebastiani - non sono spazi a sé stanti ma rappresentano un sistema complesso di cui fanno parte anche le aree urbane. Sviluppo rurale e sviluppo urbano non sono affatto in competizione fra loro: quest'ultimo è sostenibile solo se si rafforzano i collegamenti con le campagne. Lo sviluppo rurale - ha concluso il direttore generale - può infine avere un ruolo straordinario nell'affermazione della democrazia e dei diritti e può contribuire a realizzare gli obiettivi contenuti nell'Agenda 2030".
 
 
Il  Rural Development Report 2016  
     
Roma, 14 set - Il rapporto si colloca nel contesto di un mondo in rapida trasformazione, con una domanda sempre crescente di alimenti, la migrazione verso le città in aumento e l’impatto del cambiamento climatico e del degrado ambientale, e fornisce un’analisi approfondita delle sfide da affrontare in ogni regione e paese. Lo studio si concentra in particolare sull’impatto, in termini di riduzione della povertà, della trasformazione strutturale e della trasformazione rurale. Tra le varie conclusioni che emergono dal rapporto, la constatazione che la maggior parte dei paesi che hanno registrato un processo rapido di transizione verso l’eliminazione della povertà hanno diversificato la loro economia e potenziato il proprio settore agricolo; la necessità di creare posti di lavoro nelle aree rurali che attualmente è importante quanto promuovere la crescita; la riaffermazione dell’importanza dell’agricoltura per lo sviluppo economico, a prescindere dallo stadio di trasformazione strutturale raggiunto; la centralità della disponibilità di risorse e dell’accesso ai servizi finanziari per una trasformazione duratura delle condizioni di vita di quanti vivono nelle aree rurali. Il rapporto conclude che, affinché lo sviluppo rurale possa essere sostenibile a livello sociale, economico e ambientale, le politiche devono essere inclusive e devono riuscire a coinvolgere le popolazioni povere, e spesso emarginate, delle aree rurali nei flussi economici dominanti. Questo è l’unico modo per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e per eliminare la povertà assoluta e la fame.