Mezzaluna
19.10.2020 - 17:04
 
 
ANALISI
  
Migranti: Libia, ministero Interno Gna annuncia chiusura dei centri nel nord del paese
Roma, 19 ott 2020 17:04 - (Agenzia Nova) - Il ministro dell'Interno del Governo di accordo nazionale libico (Gna), Fathi Bashagha, ha intrapreso da più di una settimana una serie di iniziative per arginare il fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei migranti in Libia, colpendo quelle persone e quelle strutture che violano i diritti umani e lucrano su questo fenomeno. In questo quadro, il ministero dell'Interno di Tripoli ha annunciato la chiusura dei centri situati lungo la fascia costiera del paese, nelle città del nord, e la loro sostituzione con siti posti fuori da tali centri. La decisione è arrivata nel corso di un incontro tenutosi presso il dicastero a Tripoli, presieduto dal sottosegretario per l'Immigrazione illegale, Mohamed Al-Shaibani, e alla presenza di diversi esponenti dell'apparato di sicurezza. Durante la riunione, i partecipanti hanno discusso di un memorandum presentato dal capo del Servizio per l'immigrazione illegale, il generale di brigata Mabrouk Abdel Hafeez, riguardante la revisione della struttura dei centri per i migranti e le difficoltà che l'agenzia deve affrontare al riguardo. Durante i colloqui, "si è giunti a un accordo per attuare il piano presentato dal capo del Servizio per l'immigrazione clandestina, ossia chiudere i centri lungo la fascia costiera e chiedere l'aiuto di altri siti fuori dalle città della costa, per cercare di controllare questo fenomeno, effettuando pattugliamenti nel deserto volti a controllare e prosciugare le principali fonti di immigrazione e limitare la diffusione del fenomeno”. Infine, è stato “concordato il necessario sostegno finanziario a tutte queste operazioni e l’esame dei rapporti con le organizzazioni internazionali con cui non vi sono accordi”.

La presenza di questi centri diventa sempre più pericolosa alla luce della diffusione del coronavirus anche in Libia. Non è un caso che l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) abbia avvertito che i migranti nei centri in cui sono collocati in Libia "hanno maggiori probabilità di contrarre malattie infettive, come il coronavirus", a causa dell'affollamento e delle condizioni non igieniche presenti al loro interno. L'Organizzazione internazionale per le migrazioni ha aggiunto in una dichiarazione che "per aiutare ad arginare lo scoppio di malattie infettive, ha fornito formazione sulla prevenzione e il controllo delle infezioni e sulla gestione dei casi di coronavirus a 25 operatori sanitari che lavorano nei centri di detenzione a Tripoli, Zawiya, Zuwara e Dhahr al-Jabal". L'organizzazione ha spiegato che, in collaborazione con il Centro nazionale per il controllo delle malattie, l'organizzazione ha formato 15 membri del team di risposta rapida a Tripoli. La formazione ha coperto i temi della gestione, del tracciamento dei contatti e del campionamento e gestione dei dati.

Solo pochi giorni fa la brigata Rada di Tripoli, che fa capo al ministero dell'Interno, ha arrestato il leader del traffico di esseri umani e di carburante, ricercato a livello internazionale, Abd al-Rahman Milad, soprannominato "Bija". Il suo arresto è stato accolto con favore dalla Missione Onu in Libia (Unsmil) e dalla Francia, mentre alcuni attivisti della città di Zawiya hanno chiesto a Bashagha di arrestare gli altri uomini accusati di tratta di esseri umani, traffico di carburante e crimini contro i libici, simili a Bija, come il cittadino di Misurata e leader della milizia al Sumud, Salah Badi e il contrabbandiere Ahmed Dabbashi, detto "al Ammu".

Solo due giorni fa, inoltre, l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha annunciato il trasferimento di 153 rifugiati e richiedenti asilo dalla Libia al Centro di transito di emergenza in Niger. Si tratta, in particolare, di cittadini provenienti da Eritrea, Somalia, Sudan e Sud Sudan, in tutto 16 famiglie tra cui 15 bambini di età inferiore ai 18 anni. L’Unhcr ha spiegato che il trasferimento giunge dopo una sospensione di sette mesi a causa della pandemia di coronavirus, che ha portato all'interruzione dei voli umanitari dallo scorso marzo. Per queste persone, spiega ancora l’agenzia delle Nazioni Unite, “sono considerate altre opzioni come il reinsediamento con il sostegno dell'Unione europea”. L’ambasciata della Germania in Libia, ha accolto con favore “la ripresa di questo meccanismo che fornisce soluzioni durevoli al di fuori della Libia per le persone più vulnerabili”. Nel 2020, con questo secondo volo, l'Unhcr ha assistito in tutto 501 rifugiati vulnerabili fuori dalla Libia, incluse 221 persone reinsediate in Europa. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite, in Libia sono presenti 45.661 rifugiati e richiedenti asilo, mentre più di 3.400 migranti e richiedenti asilo sono attualmente detenuti in centri di detenzione gestiti dal governo in Libia, “dove le condizioni sono disastrose e molti sono a rischio di gravi abusi”.

Oltre al problema della lotta al traffico degli esseri umani, il Gna ha deciso di "voltare pagina" anche rispetto alle violazioni dei diritti umani. Il capo del Consiglio di presidenza del Governo di accordo Nazionale libico, Fayez Al-Sarraj, ha emesso un decreto con cui ha esonerato il ministro della Giustizia e due suoi funzionari dalla supervisione del comitato formato dalla risoluzione numero 735 del 2019, che è competente per il monitoraggio e la documentazione delle violazioni dei diritti umani, secondo quanto riferito dall'emittente "218 tv". Nella sua introduzione, il decreto di Sarraj indica che il motivo dell'esenzione si basa sulle violazioni amministrative commesse dal ministro che ha causato danni all'interesse pubblico, ha indebolito il lavoro del comitato e lo ha confuso. Il decreto di Sarraj ha invitato i funzionari ad adempiere, entro un periodo massimo di una settimana dalla sua data, a "riparare alle violazioni menzionate nel terzo rapporto della suddetta commissione e mettere in atto il trattamento necessario per tali violazioni, in modo da raggiungere l'interesse pubblico e in conformità con la legge”. Resta, infatti, il problema delle violazioni dei diritti umani in Libia considerato che solo ieri l’Autorità per la ricerca e l'identificazione delle persone scomparse ha recuperato dodici corpi non identificati che si trovavano all’interno di fosse comuni a Tarhuna. Secondo quanto ha annunciato il ministero di Giustizia del Governo di accordo nazionale libico (Gna), la scoperta dei corpi è avvenuta nel quadro del progetto Rabt portato avanti dall’autorità preposta. I corpi sono stati recuperati dopo la scoperta di cinque fosse comuni. Secondo quanto riferito dal ministero della Giustizia, tra i corpi recuperati dalle fosse comuni vi sono "sei uomini bendati e con le mani mozzate". I corpi sono stati riesumati "utilizzando standard scientificamente approvati", ha aggiunto il ministero, sottolineando che prosegue il lavoro di ricerca ed estrazione fino a quando tutti i luoghi individuati come zone di sepoltura sommaria on saranno controllati.
 
 
 
 
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