Mezzaluna
17.07.2020 - 09:31
 
 
ANALISI
  
Libia: il ministro Lamorgese a Tripoli da Sarraj mentre la Camera rinnova le missioni all'estero
Roma, 17 lug 09:31 - (Agenzia Nova) - Nel giorno in cui la Camera dei deputati approva le missioni estere, con qualche distinguo nella maggioranza sulla missione in Libia, la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, si è recata ieri in visita a Tripoli per la prima visita ufficiale all'estero post-coronavirus. Ad accompagnare la titolare del Viminale il capo di gabinetto del dicastero dell’Interno Matteo Piantedosi; il capo della Polizia e direttore generale della pubblica sicurezza, Franco Gabrielli; e il direttore dell'Agenzia informazioni e sicurezza esterna, generale di corpo d’armata Giovanni Caravelli. La delegazione italiana è stata accolta all’aeroporto Mitiga di Tripoli dall’ambasciatore d’Italia, Giuseppe Buccino, e dal viceministro dell’Interno del Governo di accordo nazionale (Gna), Khaled Mazen. Le autorità libiche hanno riservato al ministro un trattamento da Vip: la delegazione è stata infatti ricevuta dal capo del Consiglio presidenziale e premier del Gna, Fayez al Sarraj, alla presenza del vicepresidente del Consiglio presidenziale, Ahmed Maiteeq; del ministro degli Affari esteri, Mohamed Siala; del ministro dell’Interno, Fathi Bashagha; del vicepresidente dell'Agenzia per la sicurezza interna, il generale Ibrahim al Sadiq al Shaqaf; dell'ambasciatore di Libia presso l'Unione europea, Abdel-Hafed Qaddour; del direttore del dipartimento europeo presso il ministero degli Esteri, Haji Dahan.

Dopo la sessione plenaria nell’ufficio-bunker di Sarraj nella base navale di Abu Seta, Lamorgese ha tenuto un incontro bilaterale con l’omologo Bashagha, uomo forte della “città-Stato” di Misurata, la “Sparta” libica sede dell’ospedale militare da campo installato dall’Italia durante la battaglia contro lo Stato islamico a Sirte. Sul tavolo i temi del contrasto ai flussi migratori illegali e della lotta al terrorismo, ma anche il ritorno delle aziende italiane nel paese nordafricano, l'aiuto fornito dagli italiani nella rimozione delle mine e il blocco dei pozzi di petrolio. Durante l’incontro con Sarraj, si legge in un comunicato stampa diffuso dal Gna, “si è discusso degli ultimi sviluppi in Libia e di una serie di questioni comuni, la più importante delle quali è il dossier della cooperazione in materia di sicurezza, che comprende a sua volta lo sviluppo di capacità, la lotta alle migrazioni illegali, alla tratta di esseri umani e al contrabbando”. Nei colloqui si è altresì parlato "dei passi preliminari per il ritorno delle aziende italiane in Libia, nonché del continuo contributo dell'Italia nel processo di bonifica delle mine a sud di Tripoli", spiega ancora il Gna in una nota. L'incontro ha toccato anche la questione della chiusura dei terminal petroliferi e "la necessità che riprenda la produzione di petrolio, che rappresenta la ricchezza dei libici e la fonte di reddito".

L’approfondimento con Bashagha ha consentito di parlare anche delle modifiche al Memorandum d'intesa fra Italia e Libia del 2017. Lo scorso 2 luglio, il Viminale ha ospitato il primo incontro del comitato tecnico misto italo-libico per negoziare le modifiche al Memorandum d'intesa fra Italia e Libia del 2017. La prossima riunione dovrebbe risolvere quanto resta da limare, ma una data ancora non è stata fissata. L’intesa firmata il 2 febbraio del 2017 dall’allora premier italiano Paolo Gentiloni e il capo del Consiglio presidenziale libico Fayez al Sarraj ha una durata triennale, ma l’Italia ha optato per il rinnovo subordinato a modifiche: la volontà di non rispettare più l’intesa doveva essere manifestata per iscritto entro il 2 novembre, ma le autorità italiane hanno deciso di non avvalersi di questa possibilità. Al contrario, il governo di Roma ha scelto di proseguire la collaborazione con i libici con la possibilità di modificare il testo tramite uno scambio di note, durante il periodo della sua validità, quindi entro i prossimi tre anni. Gli emendamenti dovrebbero includere maggiori garanzie per quanto riguarda il rispetto dei diritti dei migranti detenuti in Libia e la graduale chiusura dei centri di detenzione. Le modifiche dovrebbero inoltre essere concordate nelle riunioni del comitato misto composto da un numero di membri uguale tra le parti, “per individuare le priorità d’azione, identificare strumenti di finanziamento, attuazione e monitoraggio degli impegni assunti”, come previsto dall’articolo 3 del Memorandum.


Mentre Lamorgese visitava Tripoli, l'Aula della Camera ha aprovato, anche con il sì dell'opposizione, la risoluzione di maggioranza sulle missioni internazionali all'estero con 453 voti favorevoli, nessun voto contrario e 9 astenuti. Tuttavia, per quanto riguarda la missione in Libia, e, in particolare al supporto alla Guardia costiera locale, l'Aula ha dato il via libera con 401 voti favorevoli, 23 contrari e 2 astenuti. Un voto che registra la defezione di diversi deputati della maggioranza, come Laura Boldrini, Nicola Fratoianni e Matteo Orfini. Una “frattura” nella maggioranza che era attesa, ma sulla quale l’opposizione punta i riflettori. Per il capogruppo Lega in commissione Difesa della Camera, Roberto Paolo Ferrari, "ancora una volta la maggioranza si spacca sull'autorizzazione alle missioni militari internazionali. Viene certificata la dissoluzione della maggioranza in politica estera e di difesa", ha spiegato in una nota. Da parte sua, invece, il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha espresso soddisfazione per "la votazione coesa del Parlamento che si è conclusa ieri mattina alla Camera sulle missioni internazionali. Per la viceministro degli Esteri, Marina Sereni, "la novità più rilevante per quanto riguarda la Libia – ha spiegato – è rappresentata dalla Missione Eunavformed Irini, di cui abbiamo la responsabilità del Comando generale, e che ci vede impegnati con assetti marittimi, satellitari e aerei allo scopo di garantire il rispetto dell'embargo sulle armi, indispensabile per raggiungere un cessate il fuoco durevole e credibile, e riavviare il dialogo politico tra le parti libiche”.

La viceministro ha aggiunto: “In questa direzione stiamo lavorando e lavoreremo per la sostanziale modifica del Memorandum of Understanding, così come ci richiede anche la risoluzione parlamentare approvata, e per favorire l'accesso delle organizzazioni internazionali nei centri per migranti in Libia, con l'obiettivo di un loro superamento anche attraverso canali umanitari per l'evacuazione dei rifugiati in essi presenti, con particolare riguardo alle categorie più vulnerabili. Altrettanta attenzione sarà dedicata alla formazione del personale libico anche per quanto riguarda le operazioni di sminamento". Complessivamente con la prosecuzione delle missioni già in essere e l'attivazione di alcune nuove, autorizzate coerentemente al dettato costituzionale nel quadro dell'azione delle Organizzazioni sovranazionali, l’Italia “consolida e conferma il suo impegno per sconfiggere la minaccia terroristica e contrastare il traffico di esseri umani, per costruire condizioni di stabilità e sicurezza nelle aree di conflitto, in particolare ai nostri confini, e per promuovere la pace e il rispetto dei diritti umani", ha concluso la Sereni.

Parlando ieri ad "Agenzia Nova", un ufficiale della Guardia costiera libica di Tripoli, Muhammad al Hani, ha affermato che il Memorandum d'intesa fra Italia e Libia del 2017 "non contraddice i diritti umani" e si prefigge di "arginare il fenomeno migratorio sulla base delle nostre capacità, che sono limitate alle risorse disponibili". Secondo Al Hani la Libia è "vittima" del fenomeno dell'immigrazione clandestina e non ha la capacità di affrontarlo da sola. "La soluzione di base è sostenere l'Africa sub-sahariana, che è il fonte dei flussi migratori e non una zona di transito come la Libia", ha detto Al Hani. L'ufficiale ha sottolineato che i centri di detenzione nella Libia occidentale sono affollati di migranti provenienti da diversi paesi del mondo, mentre il numero di imbarcazioni intercettate nel Mediterraneo è in aumento ogni giorno. Al Hani ha detto che il mese di giugno ha assistito a un notevole aumento dei tentativi di emigrazione attraverso il Mediterraneo verso l'Italia e il resto d'Europa, nonostante lo scoppio della pandemia da coronavirus. Al Hani ha previsto un incremento delle partenze dato che i mesi di luglio, agosto e settembre vedono ogni anno numerosi tentativi di traversata del Mediterraneo centrale sfruttando il bel tempo.

L'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) ha registrato un netto aumento del numero di migranti fermati e rimandati in Libia nel primo semestre 2020: 5.775 migranti contro i circa 3.800 dello stesso periodo del 2019. In tutto l’anno scorso sono 9.225 i migranti fermati e riportati a terra dai guardacoste libici. In Italia, secondo i dati diffusi dal Viminale, sono sbarcati finora 9.771 migranti, in netto aumento rispetto ai 3.186 sbarchi dello stesso periodo del 2018, ma ancora lontano dai 17.827 migranti registrati nello stesso periodo del 2017. Da giovedì scorso, 9 luglio, vi sono stati ben 2.208 sbarchi sulle coste italiane. In particolare giovedì (9 luglio) sono sbarcati 138 migranti, venerdì (10 luglio) altri 689, sabato (11 luglio) 362, domenica (12 luglio) 209, lunedì (13 luglio) 349, martedì (14 luglio) 337 e mercoledì (15 luglio) 124. Il dato relativo ai primi 15 giorni del mese di luglio (2.821 sbarchi) è superiore ai dati dell’intero mese di luglio 2019 (1.969) e di luglio 2018 (1.831).
 
 
 
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