Corno d'Africa
16.01.2020 - 17:19
 
 
ANALISI
 
Infrastrutture: passi avanti fra Egitto, Etiopia e Sudan su diga Gerd, ma strada verso accordo finale è ancora lunga
Roma, 16 gen 17:19 - (Agenzia Nova) - L’intesa siglata nella notte scorsa a Washington dai ministri degli Esteri e delle Risorse idriche di Egitto, Etiopia e Sudan sul controverso progetto di riempimento della Grande diga della rinascita etiope (Gerd) rappresenta un passo avanti significativo, ma non risolutivo, nell’annosa questione che vede contrapposti in particolare Egitto ed Etiopia, coinvolti in una crisi diplomatica che negli ultimi mesi ha conosciuto un crescendo di tensioni e reciproche accuse. Quello raggiunto nella notte con la mediazione del segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Steven Mnuchin, e del presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim, è un’intesa provvisoria che – in attesa dell’accordo finale che dovrà essere stipulato entro due settimane – accontenta apparentemente entrambe le parti: l’Etiopia, da una parte, ottiene l’avvio del riempimento (in più fasi) del bacino idrico della diga durante la stagione delle piogge, a partire dal mese di luglio; l’Egitto e il Sudan, dall’altra, ottengono la garanzia di misure adeguate di mitigazione in caso di periodi di siccità prolungati. Al netto delle rassicurazioni, pare comunque evidente che l’Etiopia abbia ottenuto l’obiettivo principale, ovvero l’avvio del riempimento della diga. Nel frattempo i ministri dei tre paesi terranno altri colloqui tecnici e legali prima di una nuova riunione in programma il 28 e 29 gennaio prossimi a Washington, in occasione della quale è prevista la firma dell’accordo finale.

Come recita il comunicato finale diffuso al termine della riunione, il riempimento della diga dovrebbe iniziare a luglio e garantirà il rapido raggiungimento di un livello di 595 metri sul livello del mare e la prima generazione di elettricità, fornendo al contempo misure adeguate di mitigazione per l'Egitto e il Sudan in caso di periodi di siccità prolungati. La dichiarazione non fa tuttavia menzione del nodo vero della controversia, ovvero la velocità di riempimento della diga: l'Etiopia vuole farlo in sei anni, ma l'Egitto ha proposto un periodo di almeno 10 anni, temendo che un periodo più breve influenzerà il flusso a valle del fiume Nilo, su cui si basa per il 90 per cento delle sue risorse idriche. È su questo punto, che nei mesi scorsi ha innescato una vera crisi diplomatica fra Il Cairo e Addis Abeba, che le parti saranno chiamate a trovare un accordo. Quanto alle fasi successive del riempimento, si legge nella dichiarazione, saranno effettuate “secondo un meccanismo da concordare sulla base delle condizioni idrologiche del Nilo Azzurro”, mentre verranno istituiti “un meccanismo di coordinamento e disposizioni efficaci per la risoluzione delle controversie”. Nel comunicato i ministri riconoscono inoltre “i significativi benefici regionali che possono derivare dalla conclusione di un accordo sulla Gerd in relazione alla cooperazione transfrontaliera, allo sviluppo regionale e all'integrazione economica” per migliorare la vita delle popolazioni dei tre paesi e hanno ribadito il loro comune impegno a concludere un accordo.

Una prima reazione sull’intesa è giunta dall’ambasciatore egiziano ad Addis Abeba, Osama Abdel Khalek, che su Twitter l’ha definita “un passo nella giusta direzione”, precisando che “è stato raggiunto un accordo sui parametri in merito al riempimento della Gerd. Il 28 e 29 gennaio sono date cruciali per raggiungere un accordo globale. Con un duro lavoro costante e in buona fede, sono obbligato ad essere ottimista”, ha aggiunto. La realizzazione della diga, che sarà costruita dall’italiana Salini, ha innescato un duro scontro diplomatico fra Egitto ed Etiopia: Il Cairo teme infatti che la diga, annunciata nel 2011 e in costruzione sul Nilo Azzurro al confine fra Etiopia e Sudan, limiterà le forniture di acque del Nilo dalle quali è quasi interamente dipendente la sua popolazione di oltre 100 milioni di persone, mentre Addis Abeba nega che la diga minerà l'accesso dell'Egitto all'acqua e afferma che il progetto è cruciale per il suo sviluppo economico, con cui diventerebbe il più grande esportatore di energia dell'Africa con una capacità prevista di oltre 6 mila megawatt (Mw). La diga – che una volta avviata sarà la più grande dell’Africa con un costo complessivo stimato di 4 miliardi di dollari e una capacità di 6.450 megawatt (Mw) per un volume totale di 74 mila metri cubi – è già completata all'80 per cento e si prevede che sarà completata entro il 2022.

La riunione di Washington si è tenuta dopo che il quarto e ultimo incontro ministeriale, ospitato la scorsa settimana ad Addis Abeba, si era concluso senza alcun accordo, dal momento che l’Egitto aveva presentato una nuova proposta che chiedeva all'Etiopia di riempire la diga in un periodo di tempo compreso fra i 12 e i 21 anni e di compensare il deficit cumulativo dell'acqua del Nilo utilizzata per il riempimento della diga. La proposta era stata respinta dall'Etiopia che l’aveva ritenuta “inaccettabile” e aveva a sua volta proposto un piano di riempimento basato su un arco di tempo compreso fra i quattro e i sette anni e l’adozione di misure per mitigare l'incidenza di una siccità prolungata durante il periodo di riempimento e di funzionamento della diga. Secondo quanto riferito al termine della riunione dal ministro etiope Seleshi Bekele, l'insistenza della delegazione egiziana sull'accettazione dell'intera proposta ha impedito il raggiungimento di un accordo, accusa prontamente respinta dal Cairo, secondo cui i colloqui non hanno portato ad alcun progresso proprio “a causa dell’intransigenza” di Addis Abeba. Le schermaglie si sono protratte fino a pochi giorni dalla riunione di Washington, quando il ministro delle Risorse idriche egiziano Mohamed al Sabaei ha accusato l’Etiopia di voler operare in maniera “unilaterale” la diga e di non essere interessata ad alcun negoziato. “L’Etiopia non è interessata alle trattative sulla Gerd. Cerca di riempire e operare unilateralmente la diga, cosa che viola il diritto internazionale. L’Egitto – ha proseguito il ministro – si è impegnato in buona fede nei negoziati a partire dal 2014 per raggiungere un accordo equilibrato”.

Nel caso in cui non si riuscisse a concludere un accordo globale sulla Gerd – ipotesi da non escludere vista l’enorme diffidenza che permane fra le parti – queste ultime potrebbero invocare l'articolo 10 della Dichiarazione di principi del 2015, in base alla quale “se le parti coinvolte non riescono a risolvere la controversia attraverso colloqui o negoziati, possono chiedere la mediazione o sottoporre la questione ai loro capi di Stato o ai primi ministri”. La proposta di nominare un mediatore esterno, del resto, era stata avanzata anche dall’Egitto, e in particolare dal ministro degli Esteri Sameh Shoukry, che aveva ventilato l’ipotesi che questo mediatore potesse essere la Russia. Nei giorni scorsi il premier etiope Abiy Ahmed ha invece chiesto la mediazione del Sudafrica e del suo presidente Cyril Ramaphosa in occasione della sua recente visita a Pretoria. “Per quanto riguarda Cyril Ramaphosa, è un buon amico sia per l'Etiopia che per l'Egitto ed è il prossimo presidente dell'Unione Africana. Ha le carte in regola per mediare una discussione tra le due parti e risolvere pacificamente la questione perché la pace è il fondamento di tutto qui in Africa. Ecco perché può mediare come fratello tra Etiopia, Egitto e Sudan. Sono sicuro che giocherà un ruolo significativo nel darci un approccio vantaggioso per tutti”, ha detto Ahmed. Ramaphosa, dal canto suo, non ha escluso tale ipotesi, affermando che “è positivo che entrambi i paesi (Etiopia ed Egitto) sono disposti a discutere della questione e a trovare soluzioni. Ho avuto una breve discussione con il presidente (Abdel Fatah) al Sisi il quale mi ha garantito che è disposto a discutere con l'Etiopia e lo stesso è stato fatto dal primo ministro Ahmed. Credo che sia possibile trovare una soluzione perché i due paesi sono grandi paesi e il fiume Nilo è importante per entrambi. Deve esserci un modo per far coincidere gli interessi e per trovare soluzioni. Quanto a noi, siamo disposti a svolgere un ruolo per facilitare qualsiasi accordo che possa essere elaborato e continuiamo a sostenere la ricerca di soluzioni pacifiche tra i paesi del nostro continente”, ha aggiunto il presidente sudafricano. Lo scorso 6 novembre i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan, riuniti a Washington, avevano concordato un crono programma in base al quale un accordo definitivo sulla questione del controverso riempimento e funzionamento della Gerd sarebbe dovuto avvenire entro il 15 gennaio. Il primo round di colloqui è avvenuto a Washington lo scorso 14 novembre.
 
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