Finestra sul Mondo
15.01.2020 - 11:22
 
 
  
Ue, “Handelsblatt”, piano investimenti “Green deal” è assegno scoperto
Berlino, 15 gen 11:22 - (Agenzia Nova) - Il piano per investimenti da mille miliardi di euro entro il 2030 con cui la Commissione europea intende finanziare il “Green deal” è, in realtà, “un assegno scoperto”. È quanto sostiene il quotidiano “Handelsblatt”, spiegando che “i fondi non ci sono” per la Commissione europea. La questione è che gli Stati membri dell'Ue difficilmente aumenteranno i propri contributi al bilancio europeo, necessari a finanziare il “Green deal” e il relativo piano per gli investimenti. A conti fatti, l'esecutivo dell'Ue disporrebbe esclusivamente di 7,5 miliardi di euro. LA Commissione europea intende quindi riallocare circa metà dei fondi strutturali e sociali nei propri piani per l'ambiente e la transizione energetica. In questa sfida, svolgerà un ruolo essenziale anche la Banca europea per gli investimenti (Bei), che aumenterà la spesa in progetti per il clima dal 30 al 50 per cento del proprio volume di finanziamento totale. Secondo la Commissione europea, tra la riallocazione dei fondi strutturali e sociali e l'incremento della spesa da parte della Bei, la politica climatica dell'Ue otterrà risorse comprese tra gli 1,5 e gli 1,7 mila miliardi di euro. Previsioni “che non convincono tutti”, nota “Handelsblatt”. In particolare, per Sven Gielgold, capo della delegazione dei Verdi tedeschi al Parlamento europeo, “la Commissione europea non ha i fondi, ma non osa dirlo apertamente, parla di mille miliardi di euro e dispone soltanto di 7,5 miliardi di euro”.
  
Ue, stampa spagnola, parità nel mondo degli affari rimane "chimera"
Lisbona, 15 gen 11:22 - (Agenzia Nova) - La parità tra uomini e donne rimane una chimera in molte aree, ma soprattutto nel mondo degli affari. Lo scrive oggi il quotidiano spagnolo "Diario Publico" commentando il sondaggio condotto dall'European Women on Boards (Ewob), associazione senza scopo di lucro sostenuta dall'Unione europea, in base al quale solo 30 delle 600 maggiori società europee quotate in Borsa rispettano la parità di genere. In base allo studio, le cui conclusioni sono per il quotidiano "devastanti", nei 17 paesi dell'Ue esaminati le donne occupano posizioni di comando per una media del 27 per cento. Nel dettaglio, nelle società europee analizzate le donne raggiungono una rappresentanza del 33 per cento nei consigli di amministrazione, del 34 per cento nei comitati, del 16 per cento in posizioni esecutive, del 7 per cento nelle presidenze e del 5 per cento come amministratore delegato. Quest'ultima posizione è occupata da donne solo in 28 tra le 600 compagnie prese in considerazione. I dati, commenta il quotidiano "El Pais", rimangono lontani dall'obiettivo di parità fissato dalla Commissione europea al 40 per cento.
  
Germania, avanzo di bilancio record, dibattito nella Grande coalizione su riduzione tasse
Berlino, 15 gen 11:22 - (Agenzia Nova) - L'avanzo di bilancio al massimo storico dei 13,5 miliardi di euro registrato dalla Germania nel 2019 ha innescato un intenso dibattito nella Grande coalizione, l'alleanza tra Unione cristiano-democratica (Cdu) Unione cristiano-sociale (Csu) e Partito socialdemocratico tedesco (SpD) al governo dal 14 marzo 2018. Come riferisce il quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, Cdu e Csu intendono utilizzare il surplus per tagliare le imposte, mentre la SpD propone di impiegare l'eccedenza di bilancio per ridurre il deficit dei comuni a più alto debito e per investimenti a lungo termine nelle infrastrutture municipali. Con Norbert Walter-Borjans copresidente della SpD, Saskia Esken ha definito “pericolosa” una riduzione delle imposte in Germania. “Penso davvero che sia una proposta pericolosa tagliare le tasse ora”, ha dichiarato Esken. Invece della riduzione delle imposte, la copresidente della SpD ha chiesto “un piano di investimenti a lungo termine, indipendente dalla situazione dell'economia, nelle scuole, nelle strade e nel trasporto pubblico locale”. A sua volta, il segretario generale della SpD, Lars Klingbeil, ha affermato: “L'avanzo deve affluire nelle casse dei comuni più deboli dal punto di vista finanziario, nella buona istruzione, nella digitalizzazione e in ambiziose misure per la protezione del clima”. Presidente della Csu e primo ministro della Baviera, Markus Soeder ha, invece, proposto di utilizzare il surplus del bilancio federale per la riduzione del prezzo dell'energia elettrica, da cui trarranno beneficio “sia le imprese sia i cittadini”. Il ministro dell'Economia e dell'Energia Peter Altmaier, esponente della Cdu, ha ribadito la propria intenzione di ridurre l'imposta sulle imprese e di abolire completamente il contributo di solidarietà, introdotto nel 1991 e impiegato principalmente per coprire i costi della riunificazione della Germania. Si tratta di un'aliquota del 5,5 per cento sulla tassa sul reddito. Il 14 novembre scorso, il Bundestag ha approvato la riforma del Soli che, su iniziativa del ministro delle Finanze, il socialdemocratico Olaf Scholz, dispone l'abolizione dell'imposta per il 90 per cento dei contribuenti. Il 6,5 per cento dovrà pagare il Soli sulla base del principio di progressività, mentre il restante 3,5 per cento verserà completamente l'imposta.
  
Francia, riforma pensioni, il testo è arrivato al Consiglio di Stato
Parigi, 15 gen 11:22 - (Agenzia Nova) - Il Consiglio di Stato francese ha ricevuto il 13 gennaio il nuovo progetto di riforma delle pensioni, al quale è stata tolta provvisoriamente la misura riguardante l'età di equilibrio, che fissa a 64 anni la soglia necessaria per ottenere la pensione piena. Al suo posto è stata inserita all'interno dell'articolo 56 la “conferenza dei finanziatori” proposta dal sindacato della Confederazione francese democratica del lavoro (Cfdt), che dovrà stabilire le coperture del sistema pensionistico per il 2027. Il primo ministro Edouard Philipe si è detto pronto ad accogliere le idee delle parti sociali, purché non portino a un abbassamento delle pensioni o ad un aumento del costo del lavoro. In questi cas il premier ha dichiarato che applicherà un “cocktail di misure” contenente anche l'età di equilibrio. Come riferisce il quotidiano “Libération”, i partiti di opposizione denunciano un testo dai contorni ancora vaghi. Nel corso di una visita a Pau, nel sud ovest della Francia, il presidente Emmanuel Macron ieri, 14 novembre, ha rotto il silenzio sull'argomento affermando che la preoccupazione dei francesi su questa riforma è “legittima” perché “nessuno ama i cambiamenti”.
  
Francia, governo cambia atteggiamento su violenze della polizia
Parigi, 15 gen 11:22 - (Agenzia Nova) - Il ministero dell'Interno francese comincia a cambiare atteggiamento nei confronti delle polemiche sorte in questi ultimi mesi sugli episodi di violenza commessi dalla polizia. Lo scrive il quotidiano “Libération”, spiegando che i tanti casi accertati hanno finito per convincere il governo, anche se per il momento non è previsto un cambiamento nella dottrina del mantenimento dell'ordine. Nel momento più teso delle proteste dei gilet gialli, quando alcuni manifestanti arrivarono a saccheggiare l'Arco di Trionfo, il ministro dell'Interno Christophe Castaner si era detto favorevole a un cambio di strategia, che fino a quel momento si basava sul mantenimento dell'ordine a distanza. La polizia ha cominciato così ad impiegare delle unità più leggere, da utilizzare nel “corpo a corpo” contro i facinorosi. La situazione si è tesa ancora di più dopo la nomina di Didier Lallement a prefetto di Parigi nel marzo scorso. I tanti incidenti avvenuti a causa di questa nuova tattica stanno però sollevando molti dubbi. Le critiche provenienti da organizzazioni non governative e da istituzioni internazionali mettono pressione sul governo a poche settimane dalle elezioni municipali previste a marzo.
  
Regno Unito, candidati a guida Labour corteggiano voto sindacati
Londra, 15 gen 11:22 - (Agenzia Nova) - Nella seconda fase della corsa alla leadership del Partito laburista, i cinque candidati rimasti in lizza si trovano a corteggiare l'appoggio dei sindacati. Come spiega il quotidiano "The Guardian", in base alle regole stabilite dal Comitato esecutivo nazionale (Nec), massima istanza decisionale del Labour, per accedere alla fase finale e vedere il loro nome sulla scheda che sarà sottoposta al voto degli oltre 500 mila iscritti al partito, i candidati devono superare un nuovo ostacolo, ottenendo il sostegno di almeno il 5 per cento degli iscritti. Per superare questa ulteriore selezione, i concorrenti alla guida del Labour devono farsi appoggiare ufficialmente da 33 sezioni locali del partito o da tre organizzazioni affiliate, due delle quali devono essere sindacati dei lavoratori. I sindacati affiliati al Partito laburista sono dodici, ma solo cinque hanno un numero sufficiente di aderenti per consentire ai candidati di superare l'ostacolo. Soltanto l'Unison, che rappresenta i dipendenti della pubblica amministrazione è il più grande sindacato britannico con circa 1,3 milioni di aderenti, si è già schierato. L'Unison ha, infatti, deciso di appoggiare Keir Starmer, il moderato europeista che si propone anche come garante per la sinistra laburista. Proprio grazie all'appoggio sindacale, Starmer è considerato il favorito a succedere al leader dimissionario Jeremy Corbyn. Tutti gli altri sindacati devono ancora schierarsi, inclusa la federazione dei lavoratori dei trasporti Unite che con oltre 1,2 milioni di aderenti è la seconda organizzazione dei lavoratori nel Regno Unito. La candidata della "continuità corbynista" Rebecca Long-Bailey sembrava aver acquisito l'appoggio di Unite, ma poi il segretario generale del sindacato Len McClusky ha fatto marcia indietro e ha fatto sapere che la sua federazione deve pensarci. Con modalità diverse, da oggi e fino alla fine del mese di gennaio i sindacati incontreranno i cinque candidati rimasti in corsa per la guida del Labour, li ascolteranno e ne vaglieranno programmi e possibilità di vittoria finale per poi infine schierarsi. Le previsioni sono che l'ultima fase della competizione vedrà quattro candidati. Le votazioni si concluderanno il 2 aprile prossimo e il vincitore finale sarà proclamato il 4 aprile.
  
Tlc, Regno Unito, Johnson resiste a pressioni Usa contro Huawei in 5G
Londra, 15 gen 11:22 - (Agenzia Nova) - Il primo ministro britannico Boris Johnson resiste alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti per impedire che l'azienda di telecomunicazioni cinese Huawei partecipi alla realizzazione della rete 5G del Regno Unito. Secondo quanto riferisce oggi il quotidiano "The Times", questo passo di Johnson creerà tensioni tra Londra e Washington. Intanto, per il "Times", è venuto meno uno dei maggiori ostacoli alla decisione di consentire a Huawei di entrare nel 5G britannico. Avrebbe, infatti, cambiato idea il cancelliere allo Scacchiere Sajid Javid, che nello scorso anno, da ministro dell'Interno, era riuscito a impedire all'allora premier Teheresa May di decidere a favore di Huawei. Nel governo britannico, rimangono contrari a Huawei nel 5G soltanto i ministri dell'Interno, Priti Patel, e della Difesa, Ben Wallace. In questi giorni a Londra è presente una folta delegazione degli Usa, formata da alti funzionari del Consiglio nazionale per l'economia e dell'Agenzia nazionale per la sicurezza, che nei loro colloqui ai massimi livelli stanno esercitando forti pressioni sul governo britannico per convincerlo del pericolo rappresentato da Huawei. Secondo la Casa Bianca, aprire il 5G all'azienda cinese sarebbe una "completa pazzia" perché consentirebbe ai servizi segreti della Cina di accedere dalla porta principale ad una fondamentale piattaforma tecnologica dell'economia moderna. Gli Stati Uniti accusano, infatti, Huawei di condurre attività di spionaggio per il governo cinese. Per tale motivo, gli Usa hanno chiesto ai propri alleati di escludere l'azienda di telecomunicazioni cinese dalla realizzazione delle rispettive reti 5G.
  
Spagna, Ivan Redondo, "gran visir" del governo Sanchez
Madrid, 15 gen 11:22 - (Agenzia Nova) - Uomo strategico, fedele comunicatore, "gran visir" al soldo del capo del governo spagnolo, Pedro Sanchez. E' tutto questo Ivan Redondo, consigliere di Sanchez riconfermato ieri dal Consiglio dei ministri del nuovo Esecutivo con un ruolo rafforzato: oltre a mantenere il ruolo di capo del Gabinetto della Presidenza, al giovane 39enne è stato infatti attribuito anche l'incarico di segretario di Stato per la comunicazione. La stampa spagnola dedica oggi un'ampia copertura alla sua figura, precisando che Redondo fungerà da interlocutore tra le due anime al governo, il Psoe e Podemos, e che pur non avendo un portafoglio ministeriale avrà il compito di creare il primo ufficio nazionale di prospettiva e strategia nazionale a lungo termine. A lui viene in qualche modo assegnata la promozione dei risultati governativi, una mossa che insieme al ruolo di fedele consulente di Sanchez lo rende a tutti gli effetti "il numero due" della nuova squadra spagnola. Un ruolo che sui media locali sembra esercitare al contempo fascino e timore.
  
Usa, processo impeachment potrebbe protrarsi oltre discorso su Stato dell'Unione
Washington, 15 gen 11:22 - (Agenzia Nova) - I senatori Partito repubblicano statunitense si attendono che il processo di impeachment a carico del presidente Donald Trump si protragga oltre la data dell'annuale discorso sullo Stato dell'Unione (Sotu), fissata per il 4 febbraio prossimo. Lo riferisce "The Hill", precisando che la previsione arriva mentre i leader della Camera si preparano a votare domani, mercoledì 15 gennaio, l'invio degli articoli di impeachment al Senato, i cui membri si attendono che le dichiarazioni di apertura si tengano martedì prossimo, a due settimane dal discorso sullo stato dell'Unione del 4 febbraio. I Repubblicani del Senato affermano di voler un processo di impeachment relativamente rapido, con pochi o nessun testimone per la squadra legale di Trump o per i responsabili dell'impeachment della Camera. I membri del Gop (Grand Old Party, i Repubblicani) hanno affermato di aspettarsi che la prima fase del processo di impeachment durerà circa due settimane. Dopo la prima fase, i senatori dovranno ancora decidere se chiamare o meno testimoni aggiuntivi e, infine, votare per condannare o assolvere l'attuale inquilino della Casa Bianca.
  
Usa-Cina, tregua commerciale vicina, resta nodo tecnologia
New York, 15 gen 11:22 - (Agenzia Nova) - Gli Stati Uniti e la Cina stanno per dichiarare una tregua dalle ostilità commerciali che si protraggono da oltre un anno, con la firma di un accordo iniziale alla Casa Bianca nella giornata di oggi. Le due potenze continuano però a fronteggiarsi per il primato tecnologico, un fronte che permarrà come elemento di tensione nelle relazioni bilaterali. L'attenzione immediata dell'amministrazione del presidente Usa Donald Trump, osserva il "Wall Street Journal", è concentrata sull'inasprimento delle restrizioni per la compagnia Huawei, il colosso della tecnologia per le telecomunicazioni che la Casa Bianca e il Congresso considerano una minaccia alla sicurezza nazionale. Fonti a conoscenza del dossier hanno riferito che il dipartimento del Commercio ha recentemente inviato all'Ufficio di gestione e bilancio nuovi regolamenti che eliminerebbero gran parte delle scappatoie concesse sino alle aziende statunitensi per continuare a fare affari con Huawei. Alcuni parlamentari ed esperti di sicurezza nazionale affermano che i software di Huawei consentirebbero ai leader cinesi di spiare gli Stati Uniti, un fatto ripetutamente negato dalla compagnia. Anche i falchi cinesi al Congresso hanno spinto per limitare le vendite a Huawei, e alcuni stanno persino chiedendo a Washington di sovvenzionare le aziende statunitensi che lavorano sulla tecnologia wireless 5G di prossima generazione. All'inizio di questa settimana, una serie di alti funzionari statunitensi, tra cui il viceconsigliere per la Sicurezza nazionale Matt Pottinger, ha esercitato pressioni sul Regno Unito per impedire agli operatori di rete locali di utilizzare apparecchiature di Huawei e di altri fornitori cinesi nelle loro reti 5G. Una decisione da parte di Londra è prevista a breve. Più in generale, la scorsa settimana il consiglio di Sicurezza nazionale ha chiesto al dipartimento del Commercio di mettere a punto regolamenti per limitare le vendite di qualsiasi tecnologia statunitense in Cina. Se i tentativi dovessero andare in porto, quasi tutte le esportazioni di tecnologia verso Huawei in particolare, e la Cina in generale, richiederebbero licenze di esportazione. Secondo le stime dell'Associazione dell'industria dei semiconduttori, nel 2018, circa il 36 per cento dei ricavi delle società di semiconduttori statunitensi, ovvero 75 miliardi di dollari, proveniva dalle vendite in Cina.
 
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