Mezzaluna
22.07.2019 - 17:26
 
 
ANALISI
  
Libia: tensioni a Tripoli per l'assalto finale di Haftar, mistero su aereo atterrato in Tunisia
Tripoli, 22 lug 17:26 - (Agenzia Nova) - Si registra un clima di forte tensione a Tripoli per il susseguirsi di annunci, da parte dei media vicini al generale Khalifa Haftar, dell’arrivo della cosiddetta “ora zero”, che dovrebbe segnare l’offensiva finale per la conquista della capitale libica. La notizia, data da diversi media arabi nel fine settimana e rilanciata anche oggi, non è però stata confermata ad “Agenzia Nova” da fonti del Comando generale di Bengasi. Eppure che qualcosa stia cambiando in città lo si percepisce da una serie di episodi avvenuti in questi giorni. Il coordinamento dei giovani della zona sud di Tripoli, che fa capo alle forze di Haftar, ha diffuso una nota nella quale chiede a tutti i giovani della capitale di “aspettare l’ordine di avanzare con le forze armate per la battaglia finale”. Il comunicato, a firma del coordinamento, esorta i giovani della capitale libica "ad affrontare qualsiasi scontro armato, mettendo in sicurezza i quartieri residenziali e proteggendo i beni pubblici contro i fuori legge”. Si parla anche della necessità di “rafforzare il coordinamento interno per evitare che sorgano formazioni armate all'interno dei nostri quartieri”.

Un altro episodio riguarda la decisione del governo di Fayez al Sarraj di scarcerare l’ultimo premier del regime di Muammar Gheddafi. Alcuni osservatori locali hanno interpretato questa mossa come un tentativo, da parte di Sarraj, di avere dalla propria parte gli apparati del passato regime. Il risultato però è quello di aver creato una serie di malumori tra i suoi alleati. Dure critiche nei confronti del Governo di accordo nazionale libico (Gna) sono giunte da parte di diverse forze di Misurata, alleate proprio dell'esecutivo di al Sarraj, per la decisione della magistratura di scarcerare per motivi di salute l’ultimo premier del regime di Gheddafi, al Baghdadi al Mahmoudi. In particolare, il Consiglio militare di Misurata e la cosiddetta “Unione dei rivoluzionari del 17 febbraio” definiscono la decisione di rilasciare l’ex gerarca libico come “una pugnalata alle spalle nei confronti della rivoluzione”. Il documento, diffuso dal portavoce della brigata al Sumud, Hamida al Jur, aggiunge che “si tratta di un tradimento nei confronti del sangue versato dai martiri del 17 febbraio e una violazione della legge”.

Anche l’Alto Consiglio dei berberi in Libia ha annunciato di non riconoscere la decisione presa dalle autorità giudiziarie tripoline di scarcerare al Mahmoudi: “Si tratta - si legge in una nota - di una decisione di carattere politico che contrasta con la legge libica. Siamo rimasti stupiti dalla decisione di liberare al Mahmoudi, condannato a morte per il sostegno diretto offerto alla repressione della rivoluzione del 2011 e per aver incitato ad assaltare la città berbera di Zuara, compiendo crimini di guerra”. Per il Consiglio , “al Mahmoudi resta un ricercato nelle zone berbere della Libia e chiediamo alle autorità di arrestarlo”. Lo scorso 20 luglio, il ministero della Giustizia del governo di accordo nazionale di Tripoli ha annunciato il rilascio per "motivi di salute" dell'ultimo premier dell'era Gheddafi. "La decisione di rilasciare Mahmudi nasce da motivi di salute, per consentirgli di continuare a ricevere le cure fuori dall'istituto detentivo", ha spiegato il ministero. Mahmudi ha servito come premier della Libia dal 2006 al 2011. Fuggito a Djerba, in Tunisia, era stato arrestato per attraversamento illegale della frontiera dalle autorità tunisine che nel 2012 lo hanno estradato. Nel 2015 un tribunale di Tripoli aveva emesso una condanna a morte a suo carico.

Dal punto di vista prettamente militare, l’unica vera novità è il decreto con il quale il generale Haftar, comandante dell'Esercito nazionale libico (Lna), ha rimosso il generale Abdul Salam al Hassi dal comando della Sala operativa di Tripoli. Al suo posto è stato nominato il generale Al Mabrouk al Ghezwi, ex il comandante e governatore della regione militare di Sebha dell’Lna, nel sud-ovest della Libia. L’ufficiale ha anche servito come comandante della zona militare di al Kufra, nel sud-est del paese per quasi tre anni, dopo aver prestato servizio come sindaco della città di al Kufra.

A Tripoli invece il ministro dell'Interno del governo libico di accordo nazionale (Gna), Fathi Bashagha, ha discusso con l’esponente della Camera dei rappresentanti, Al Sadiq al Kahili, degli ultimi sviluppi della guerra contro l'Lna. Il ministero dell'Interno ha affermato che "l'incontro ha anche affrontato le posizioni arabe e internazionali nei confronti di questo attacco, che mira a militarizzare lo Stato e restituirlo alla regola di una persona", ha aggiunto il ministero. Al Kahili dirige un gruppo di membri di deputati presenti a Tripoli come corpo "parallelo" alla Camera dei rappresentanti di Tobruk, diretto invece da Aguila Saleh.

Non è del tutto chiara invece la vicenda di un aereo militare L-39 libico che ha effettuato un atterraggio di emergenza in Tunisia. Il comando delle operazioni di Agedabia dell’Esercito nazionale libico del generale Haftar, l'uomo forte della Cirenaica che assedia Tripoli dal 4 aprile scorso, sostiene che il velivolo apparterrebbe alle forze del Governo di accordo nazionale. Secondo quanto si legge in una nota apparsa sul profilo Facebook del comando dell'Lna di Agedabia, il pilota dell'aereo è "il colonnello Faraj al Ghariani", atterrato con una manovra di emergenza nella provincia di Medenine, nel sud della Tunisia, "violando lo spazio aereo tunisino". Poco dopo ha risposto il portavoce dell’operazione Vulcano della rabbia delle forze del Gna di Tripoli, Mustafa al Jamai: “Quell’aereo non appartiene alle nostre forze, né abbiamo in dotazione un L-39: nessuno dei nostri caccia è uscito oggi in missione”, ha fatto sapere Al Jamai tramite il sito informativo libico “al Mutawasat”.

Secondo quanto appreso da "Agenzia Nova" da fonti tunisine, sarebbe stato un problema tecnico al sistema di Gps ad aver costretto l’aereo militare L-39 libico ad effettuare questa mattina un atterraggio di emergenza in Tunisia su una strada nella zona di Jaref Lahmer, nell'area di Beni Ghezaiel, nella parte settentrionale della provincia tunisina di Medenine, a ridosso del confine con la Libia. In base alle prime rivelazioni fatte dal pilota libico alla Guardia nazionale tunisina, il guasto avrebbe fatto perdere la rotta al velivolo costretto poi ad un atterraggio di emergenza a causa della mancanza di carburante. Al momento, secondo le fonti contattate da “Nova”, non è ancora chiaro se a bordo del velivolo di addestramento erano presenti uno o due piloti. Tuttavia, secondo alcuni testimoni oculari, due piloti sarebbero stati arrestati dalla Guardia nazionale mentre tentavano di smantellare l’armamento in dotazione all’aereo, tra cui missili aria superficie. Per ora le autorità tunisine stanno mantenendo uno stretto riserbo sulla vicenda.
 
Agenzia Nova
 
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