Corno d'Africa
28.06.2019 - 16:22
 
 
ANALISI
  
Italia-Africa: Del Re a “Nova”, missione in Etiopia tappa cruciale per promuovere partnership “paritaria”
Roma, 28 giu 16:22 - (Agenzia Nova) - Il primo Forum imprenditoriale Italia-Etiopia è stato “un successo” e rientra nella strategia di instaurare un rapporto “paritario” di partnership con i paesi africani, nella consapevolezza che “lo sviluppo dell’Africa corrisponde al nostro” e che le due cose “devono andare necessariamente di pari passo”. Ne è convinta la viceministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Emanuela Del Re, che in un’intervista rilasciata ad “Agenzia Nova” ha tracciato un bilancio della sua recente missione effettuata in Etiopia e in Somalia alla guida di una nutrita delegazione istituzionale e imprenditoriale composta dai rappresentanti di oltre 40 aziende italiane. “La missione è stata un successo e ha riaffermato un approccio olistico al rapporto bilaterale con l’Etiopia, tanto che tutto il sistema Italia si è mosso per andare in visita in un paese amico che costituisce per noi da diverso tempo una priorità assoluta. Abbiamo potuto agevolare un incontro diretto fra più di 40 aziende italiane, istituti finanziari, banche (oltre a Cassa depositi e prestiti e Sace): un approccio di questo tipo è già di per sé un successo. L’Etiopia, peraltro, è un paese con cui abbiamo una facilità di rapporti straordinaria, anche per questo l’interlocuzione con la controparte etiope è stata estremamente fluida e produttiva. Il primo Business forum è andato molto bene e credo ce ne saranno molti altri”, ha affermato Del Re.

Una missione, quella ad Addis Abeba, che ha avuto come focus principali i settori dell’agro-business, delle infrastrutture e del pellame, ambiti in cui “vantiamo già una forte presenza in Etiopia”. È il caso, ad esempio, di Salini-Impregilo “che sta costruendo la più importante diga del paese” (la Grande diga della rinascita etiope, che una volta completata sarà la diga più grande d’Africa con i suoi 1.800 metri di lunghezza, 155 metri di altezza e un volume complessivo di 10,4 milioni di metri cubi), o della fabbrica di Calzedonia di Macallè, nella Regione dei Tigrè, “che ho visitato” e che rappresenta “un fiore all’occhiello del nostro sistema imprenditoriale non soltanto perché dà lavoro, ma anche perché crea un volano sociale importante: dopo cinque anni di attività è ormai capace di produrre operai specializzati in grado di creare una classe media locale, consentendo al paese di avere una mobilità sociale verticale”. Ma è il caso anche delle numerose imprese agricole italiane, “che hanno costruito, e aiutato a costruire insieme ai partner etiopi, sistemi integrati con delle filiere virtuose”, e delle esperienze “consolidate e sostenibili” in ambito conciario “che hanno consentito di creare numerose start up”.

Negli scambi con la controparte etiope si è discusso anche del progetto infrastrutturale che collegherà Addis Abeba e la città eritrea di Massaua, il cui studio di fattibilità dovrebbe essere finanziato dall’Italia. “Siamo in attesa di avere indicazioni chiare da ambo le parti sul percorso esatto e sulla tipologia opportuna (ferrovia o autostrada) che possa rispondere a loro bisogni. È in atto un lavoro costante da parte dei nostri uffici tecnici, delle direzioni generali e delle ambasciate, che stanno avendo un’interlocuzione costante a conferma della solida amicizia fra i due paesi”, ha detto la viceministro, che ha poi tenuto a sottolineare “l’entusiasmo” espresso dagli imprenditori etiopi, per i quali gli investimenti diretti esteri rappresentano “una linfa vitale”, specialmente in un paese la cui economia è cresciuta attorno al 10 per cento nell’ultimo decennio. Durante il Business forum, ha proseguito Del Re, “non sono state firmate delle intese direttamente ma naturalmente c’è la prospettiva per farlo. Abbiamo già moltissimi memorandum d’intesa in corso e questa è stata l’occasione per dare uno sprint ulteriore. Il compito del ministero degli Esteri è quello di offrire una piattaforma di dialogo e di scambio: il nostro modello punta a favorire rapporti fra tutti i settori della società, in particolare sul piano del rapporto pubblico-privato”.

Durante la missione in Etiopia non si è discusso solo di affari. La viceministro ha fatto visita anche alla Regione dei Tigrè, nel nord del paese, dove ha incontrato i rappresentanti dell’Agenzia per gli affari dei rifugiati e dei rimpatriati (Arra) e dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) a Scirè, per poi fare visita al campo profughi di Hitsats, alla città di Adua (dove ha visitato le scuole Kidane Meheret del progetto di cooperazione decentrata Tvet e l’ospedale locale), allo stabilimento Calzedonia di Macallè, al Centro dei salesiani Tvet (Iveco-Tessile) e al progetto Since (Stemming Irregular Migration in Northern and Central Ethiopia), dove ha avuto anche dei colloqui con i rappresentanti delle organizzazioni della società civile presenti sul posto. Ma soprattutto, la visita ha previsto una tappa al Parco archeologico di Axum, dal 1980 nella lista del patrimonio dell’umanità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura (Unesco). “La visita al sito di Axum è stata un’esperienza molto bella, oltre che di grande valore simbolico e politico (nel 2008 l’Italia restituì la stele all’Etiopia dopo averla sottratta nel 1935), e dimostra la volontà di contribuire al rafforzamento dell’identità storico-archeologica del paese”, ha osservato Del Re, che ha definito la regione il “cuore pulsante” della nazione etiope. L”’Italia, del resto, contribuisce allo sviluppo etiope anche con iniziative culturali: è il caso, ad esempio, della mostra fotografica ‘Passaggio in Eritrea e in Etiopia’, inaugurata in mia presenza (e in contemporanea al Macro di Roma) e che mette insieme artisti e fotografi italiani ed etiopi attraverso tante prospettive diverse (religiosa, sociale, naturalistica)”, ha aggiunto la viceministro, annunciando l’intenzione di organizzare un’altra missione di sistema specificamente dedicata al turismo, settore che vanta “potenzialità enormi”.

Oltre ad emergere nel panorama africano come una delle economie più dinamiche e a più alto tasso di crescita demografica e urbana, tuttavia l’Etiopia è un paese ricco di contraddizioni e al cui interno permangono fortissime tensioni, come dimostra il tentativo di colpo di Stato avvenuto proprio in concomitanza con la visita della Del Re. Quanto sta accadendo in Etiopia, secondo la viceministro, è una diretta conseguenza dello “sforzo riformatore” del premier Abiy Ahmed, che dalla sua entrata in carica un anno fa ha iniziato a costruire una “nuova architettura politica, sociale ed economica” che sta toccando i già “precari equilibri interni” al paese ma che alla fine finirà per rafforzarlo. “È chiaro che quando si cominciano a fare riforme e a riorganizzare lo Stato si toccano equilibri che per un breve periodo avevano raggiunto una qualche stabilità, comunque precaria. Abiy sta cercando di costruire, proprio perché consapevole di questa fragilità di equilibri regionali e interni al paese, una nuova architettura politica, sociale ed economica che sta dando molti frutti sul piano economico ma che certamente richiede ancora un grandissimo lavoro per quanto riguarda le riforme, tuttavia già in atto. Noi come Italia siamo molto fiduciosi nel fatto che Abiy sarà capace di mettere in atto questo progetto di riforma totale del paese”, ha commentato la viceministro.

Ovviamente, “nel momento in cui si vanno ad intaccare dei ruoli prestabiliti di alcuni gruppi sociali o etnie specifiche in particolari regioni che hanno un certo tipo di risorse, è chiaro che possano esserci delle reazioni”, ha proseguito Del Re, dicendosi tuttavia convinta che il premier etiope “uscirà rafforzato da questa esperienza” dal momento che “sta vivendo un momento particolarmente favorevole in cui ha già dimostrato di voler avere un rapporto molto diretto anche con etnie e regioni che potevano rivendicare magari un non riconoscimento del loro ruolo storico, come ad esempio il Tigrè. Abiy sta facendo una politica molto saggia di unità e riconoscimento di ciascuno”, ha aggiunto la viceministro. Naturalmente “nessuno nasconde le ombre: Abiy è perfettamente consapevole dei problemi, ha parlato più volte anche con il premier (Giuseppe) Conte dei problemi impellenti, di ciò che manca e dei modi in cui il nostro paese può contribuire a permettere che alcune risorse diventino volani economici importanti. Noi possiamo discutere delle strategie per risolverli sulla base della nostra esperienza secolare in alcuni settori, che mescola sapientemente tradizione e innovazione con identità locale”, ha osservato Del Re, secondo cui il paese sta conoscendo delle fasi di assestamento “molto dolorose”, ma non per questo “dobbiamo perdere lucidità nel sostenere un uomo che ha portato grande innovazione ed è riuscito inoltre a dare una grandissima svolta storica ad un capitolo dolorosissimo come il rapporto con l’Eritrea”.

Oltre all’Etiopia, la missione della numero due della diplomazia italiana ha toccato anche la Somalia. Qui Del Re ha partecipato alla cerimonia di consegna dei primi diplomi di laurea dell'Università nazionale somala dopo la riapertura nel 2014. Un progetto, finanziato dall’Italia, che è stato reso possibile “con enormi difficoltà e sforzi” grazie alla “grandissima buona volontà degli insegnanti e del rettore e ad una spinta emotiva e professionale assolutamente encomiabile. Per questo motivo l’Italia non poteva mancare”, ha detto la viceministro, dicendosi “molto emozionata dal vedere questa gioventù felice, fiorente e piena di volontà di affermarsi”. La cerimonia ha visto la partecipazione anche del presidente somalo Mohamed Abdullahi “Farmajo”, con il quale Del Re ha avuto una “proficua conversazione bilaterale” e che come capo dello Stato “sta dimostrando di avere una fortissima sensibilità per la promozione sociale delle persone”. In Somalia, ha osservato, “esistono diverse università finanziate con fondi privati che però sono confessionali". Nel caso dell'Università nazionale somala, "va sottolineato invece l’aspetto di assoluta laicità, equità e libero accesso agli studenti, nel pieno rispetto del modello italiano che in questo caso costituisce un valore aggiunto”.

Nonostante i progressi, la Somalia resta un paese alle prese con enormi problemi sul piano della sicurezza e della stabilità interna, tanto che l’obiettivo di tenere le prime elezioni generali a suffragio universale nel 2020 non è per nulla scontato. “Tutti auspichiamo un processo democratico che porti stabilità in Somalia. (Nella mia visita) ho potuto constatare una grande volontà di superare i problemi di sicurezza, ma non c’è dubbio che al Shabaab rappresenti un elemento di disturbo grave e di incertezza costante che comporta un’enorme difficoltà di agire con tranquillità soprattutto in campo politico”. L’Italia, da parte sua, ha sempre sostenuto il processo di ricostruzione dello Stato somalo e “siamo vicini alla popolazione non solo sul piano dello sviluppo ma anche su quello della sicurezza con le nostre forze presenti nel paese”. Inoltre, ha proseguito Del Re, “stiamo formando diversi corpi di sicurezza somali facendo in modo che abbiano un approccio di stampo europeo e italiano per garantire la sicurezza necessaria a svolgere anche le operazioni più semplici. Vanno comunque sottolineati i successi importanti conseguiti sul campo delle forze di sicurezza somale che, oltre a saper sconfiggere al Shabaab, hanno dimostrato di saper assicurare anche la gestione del territorio”.

Quando si parla di Somalia occorre sempre “agire sul doppio binario sicurezza-sviluppo”, ha ricordato la viceministro, citando i progetti di sviluppo finanziati dall’Italia anche sul piano multilaterale (ad esempio il progetto “Swalim” con la Fao). “Il destino della Somalia deve essere nelle sue mani, ma l'Italia è al suo fianco concretamente sia sul piano della sicurezza che su quello dello sviluppo”, ha aggiunto. Oltre alla minaccia costante rappresentata da al Shabaab, tuttavia, negli ultimi mesi la Somalia è stata attraversata da crescenti tensioni fra le autorità centrali di Mogadiscio e gli Stati regionali, che stanno finendo sempre più nell’orbita delle monarchie del Golfo (Emirati in primis), le quali puntano a inserirsi nelle divisioni interne per espandere la loro influenza in un’area strategica come quella del Golfo di Aden. “L’influenza dei paesi del Golfo – e degli Emirati in particolare – in Somalia è normale, così come quella cinese, in quanto si tratta di potenze regionali e globali. L’Italia adotta un approccio estremamente attento alle presenze straniere basato sull’apertura e sul dialogo, nella convinzione che più c’è dialogo più si può avere conoscenza reciproca. In caso contrario decadono tutte le opportunità di poter incidere e agire”, ha osservato Del Re, secondo cui “attraverso un adeguato lavoro diplomatico possiamo indirizzare anche una presenza così ingombrante come quella emiratina nella regione a beneficio di tutti”.

Da parte italiana il ruolo degli Emirati, come quello di qualsiasi paese del Golfo, “è estremamente ben accetto nella misura in cui questo apporto possa anche considerare l’esperienza e la conoscenza italiana delle dinamiche interne del Corno d’Africa e di altre dinamiche del Nord Africa particolarmente vicine all’Italia per motivi storici e politici”, ha aggiunto la viceministro. Più in generale, allargando lo sguardo al continente africano nel suo insieme, sembrerebbe che l’Italia – dopo anni di colpevole ritardo – abbia riscoperto negli ultimi anni l’importanza strategica dell’Africa, come dimostrano le numerose visite effettuate dalle massime autorità italiane nei paesi del continente (la stessa Del Re ha in programma nuove missioni nel continente fra settembre e novembre, probabilmente in Senegal e Angola). “Un ritorno all’Africa non poteva non accadere per un’infinità di motivi: l’Italia vanta relazioni storiche straordinarie con il continente e, più che ritorno, si tratta di un nuovo impulso che risponde a un cambiamento storico in atto in questo momento”. Un nuovo impulso che, secondo Del Re, si delinea su più fronti: quello dell’aiuto, “che si avvale di un approccio olistico da parte delle istituzioni e delle Ong che intrattengono rapporti, mettono in piedi progetti, portano avanti idee”; quello politico, sotto il cui punto di vista “ci si rende conto che il fenomeno migratorio è doloroso non solo per i paesi di arrivo, ma soprattutto per i paesi di partenza”.

L’Africa è un “continente imprescindibile per i destini del mondo, offre classi politiche molto interessanti e preparate, competitive e presenti in moltissime agenzie Onu e multilaterali. Noi abbiamo ancora un’immagine dell’Africa un po' favolistica che va cancellata, dal momento che si tratta di un continente in fortissima crescita – demografica, economica, intellettuale – che può dare al mondo un contributo assolutamente fondamentale”. Il continente africano, ha proseguito Del Re, offre un “capitale umano africano straordinario e numerosissimo che darà un grande contributo al mondo, ma che noi dobbiamo cominciare a curare fin da adesso poiché un giorno ci servirà”. In questo senso, l’interesse italiano verso l’Africa “è rimasto sempre costante ma adesso ha tinte più forti e i paesi africani “vanno considerati partner alla pari con cui dobbiamo discutere non soltanto del loro destino ma anche del nostro, sviluppando un concetto di partnership che ci deve far essere consapevoli del fatto che si cresce insieme. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che lo sviluppo dei paesi africani corrisponde al nostro e che le due cose devono andare necessariamente di pari passo, altrimenti si avranno risultati disastrosi sul piano globale. Bisogna lavorare insieme per un futuro comune”, ha concluso.
 
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