Mezzaluna
30.04.2019 - 11:50
ANALISI
  
Yemen: reportage dal fronte di Sana'a, a 20 chilometri dalla capitale in mano ai ribelli Houthi
Mareb, 30 apr 11:50 - (Agenzia Nova) - L'esercito yemenita fedele al governo riconosciuto dall’Onu del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi si trova a 20 chilometri di distanza dalla capitale Sana'a, controllata dal 2014 dai ribelli sciiti Houthi. Lo ha appurato "Agenzia Nova", che ha visitato oggi il fronte più avanzato dell'esercito yemenita, supportato dalla Coalizione militare internazionale a guida saudita. Il fronte si trova nel distretto di Naham, che fa parte del governatorato di Sana'a. Alcuni mesi fa i soldati fedeli al presidente Hadi sono riusciti dopo una violenta battaglia a strappare un'altura considerata strategica che sovrasta una vallata, quella di Barrani, e di fronte, su altre montagne, ci sono gli avamposti dei ribelli filo-iraniani. Il fronte di Sana'a si trova a due ore di auto dalla città di Mareb, nel nord-ovest dello Yemen, saldamente in mano al governo, e vede impegnati migliaia di soldati yemeniti con il sostegno della Coalizione.

Solo cinque giorni fa ci sono stati violenti scontri con un pesante bombardamento di razzi Katiusha da parte dei ribelli sciiti sulle postazioni governative. I militari fedeli al presidente Hadi possono contare anche sull'appoggio delle tribù locali, le quali sono sempre state ostili verso le milizie sciite, al punto che nel 2015, nel momento della loro massima espansione in Yemen, hanno impedito agli Houthi di entrare a Mareb fermandoli a 10 chilometri dalla città. E' per questo che tutti i residenti che riescono a fuggire da Sana'a trovano riparo in questa zona, che dai 600 mila abitanti di tre anni fa ne conta ora circa 3 milioni. Questo fenomeno sta provocando una rapida espansione della città, con interi quartieri in costruzione per far fronte all'arrivo dei profughi (circa 900 mila al momento) da Sana'a e dalle altre aree controllate dagli Houthi.

Secondo il generale yemenita Ahmed Hassan Jibran, comandante delle operazioni sul fronte di Sana'a e consigliere dello stato maggiore dell'esercito yemenita, l'esercito yemenita "è pronto ad entrare a Sana'a”, ma per evitare di coinvolgere i civili l’avvicinamento procede lentamente. Parlando ad "Agenzia Nova" dal fronte di Naham l'ufficiale ha spiegato: "Siamo arrivati su questa altura strategica nella zona di Naham alcuni mesi fa, dopo una violenta battaglia. Ci troviamo lungo la strada che porta da Mareb a Sana'a e ormai siamo a soli 20 chilometri dall'obiettivo, ma avanziamo lentamente perché i ribelli Houthi usano i civili come scudi umani". Il generale ha denunciato anche il fatto che i ribelli “sono bene armati ed equipaggiati”. Gli Houthi sono in possesso, tra le altre cose, “di visori notturni, missili e altre apparecchiature sensibili al calore umano che riescono a colpire con precisione”, ha detto Jibran. Non solo: i ribelli hanno anche carri armati e mezzi blindati. “Si tratta di armi fabbricate in Iran e portate in Yemen allo scopo di rafforzare gli Houthi dopo il golpe compiuto nel 2014", ha affermato il generale Jibran, uomo di fiducia del capo di Stato maggiore yemenita, Abdullah al Dakhli e del ministro dell'Interno, Mohammed al Maqrashi. "Questa - ha aggiunto il generale yemenita - non è l'unica area del nostro fronte su Sana'a: più a nord abbiamo un altro fronte aperto, ma questo è quello più avanzato al momento che ci porterà presto nella capitale".

Uno dei maggiori problemi della popolazione yemenita degli ultimi quattro anni, ed in particolare dei bambini, è la necessità di cure mediche e di cure riabilitative successive. I bambini sono quelli che hanno maggior bisogno di cure e di protesi in quanto in buona parte vittime delle mine anti-uomo lasciate dai ribelli sciiti Houthi dopo essersi ritirati dalle zone da loro occupate. E' per questo che la fondazione umanitaria King Salman Relief (KsRelief) ha finanziato la creazione di un centro per la produzione di protesi e la riabilitazione all'interno dell'ospedale di Mareb, in collaborazione con la Ong "Medici attraverso i confini" che ha inviato sul posto alcuni specialisti siriani. Uno di questi è Ammar al Asari, di 29 anni, il quale dopo essersi formato in Turchia ha deciso di andare in Yemen per aiutare la popolazione locale. "Ci sono diverse similitudini tra la situazione in cui versano i civili in Siria e in Yemen”, ha spiegato il medico ad “Agenzia Nova”. “Dal 2017, anno di fondazione del nostro centro, abbiamo accolto 1.800 persone ed abbiamo dato protesi a 780 di loro. Al momento – ha aggiunto Al Asari - non abbiamo però un bilancio ufficiale perché ogni giorno accogliamo due o tre casi di persone che necessitano di protesi". Il centro infatti ha una piccola fabbrica con degli operai locali i quali, grazie al sostegno economico della KsRelief, producono ogni giorno protesti per i pazienti yemeniti. E' questo il caso di Saleh, un bambino di nove anni della provincia di al Baidha, nel nord dello Yemen, il quale ha calpestato una mina mentre giocava fuori dalla sua casa perdendo così una gamba, e che ha ricevuto di recente una protesi da questa struttura.

La situazione dei profughi in Yemen sta quasi per esplodere in particolare a Mareb, 120 chilometri a est di Sana’a, dove si sono riversati gli abitanti della capitale riusciti a fuggire dopo il golpe che ha portato i ribelli Houthi al potere nel 2014. Secondo quanto ha spiegato ad “Agenzia Nova” il rappresentante del campo profughi Al Mil dell’organizzazione umanitaria KsRelief, Kamal Mohammed, "in questa provincia ci sono quasi 900 mila profughi e prevediamo che presto arriveranno ad essere un milione: noi da soli abbiamo difficoltà a sfamarli e ad aiutarli tutti". Parlando durante un incontro nel campo profughi - chiamato anche Al Sanaani perché ospita 540 persone tutte fuggite da Sana'a - Mohammed ha spiegato che la King Salman Relief sta provvedendo a portare quintali di cibo e beni di prima necessità ogni settimana per aiutare i profughi.

“Abbiamo anche aperto un ospedale – ha detto Mohammed - ma abbiamo bisogno del contributo di tutti perché sono sempre di più gli abitanti della capitale yemenita che tentano in ogni modo di fuggire per non vivere sotto l'oppressione del gruppo ribelle”. Secondo l’esponente della KsRelief, i miliziani Houthi sono in evidente difficoltà perché fanno “sempre più ricorso ai bambini soldato per mantenere le sue posizioni militari”. L’organizzazione umanitaria saudita distribuisce solo in questo campo 47 quintali di cibo ogni settimana e sta preparando dei progetti per allargare i suoi interventi in favore dei profughi yemeniti.

La guerra civile in Yemen è in corso dal 2015. A seguito dell’occupazione del nord del paese, compresa la capitale Sana’a da parte dei miliziani filo-iraniani Houthi, il presidente Abd Rabbo Mansour Hadi e il suo governo, attualmente con sede provvisoria ad Aden, hanno chiesto l’intervento dei paesi del Golfo, in particolare Arabia Saudita ed Emirati, che nell’aprile del 2015 hanno formato una coalizione militare per sostenere le forze governative nel conflitto. Houthi era in origine il nome di un clan dello Yemen, e non di una setta o un gruppo religioso. In seguito, un movimento di combattenti ribelli chiamato Ansar Allah ha adottato questo come nome ufficiale, dopo che il loro fondatore e principale capo, Hussein Badreddin al Houthi, venne ucciso nel 2004, portando alla cosiddetta insurrezione Houthi.
 
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