Mezzaluna
28.02.2019 - 16:28
ANALISI
  
Libia: incontro Sarraj-Haftar ad Abu Dhabi, intesa su elezioni
Tripoli, 28 feb 16:28 - (Agenzia Nova) - Si è tenuto ieri ad Abu Dhabi un nuovo vertice, il quinto, tra il primo ministro del governo di accordo nazionale libico e presidente del Consiglio presidenziale, Fayez al Sarraj, e il generale Khalifa Haftar, comandante dell'Esercito nazionale libico (Lna) e uomo forte della Cirenaica. Presenti ai colloqui tenuti nella capitale degli Emirati Arabi Uniti anche diplomatici di diversi paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti. Secondo la Missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil), al termine del vertice è stato trovato un accordo per porre fine alla fase transitoria tramite elezioni. L'incontro è avvenuto ieri sera, 27 febbraio, su invito del rappresentante speciale del segretario generale della Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé. "Entrambe le parti - si legge in un comunicato di Unsmil - hanno concordato durante l'incontro sulla necessità di porre fine al periodo di transizione attraverso elezioni generali, sulle strade per mantenere la stabilità nel paese e per unificare le istituzioni".

Sul fronte politico, intanto, l’inviato delle Nazioni Unite in Libia Salamé è da tempo impegnato nel suo progetto per riunire i libici in una grande Conferenza nazionale che, nelle sue intenzioni, vorrebbe replicare la riunione delle tribù libiche che nel 1951 portò all’indipendenza della Libia sotto Re Idris I. Secondo quanto appreso da “Agenzia Nova”, la conferenza nazionale potrebbe tenersi entro la fine di marzo nella località di Bani Walid, importante città situata 170 chilometri a sud-ovest di Tripoli, vicino Misurata. I clan e le tribù di questa città, in particolare la tribù dei Warfalla, ampiamente sostenuta in passato dal regime di Muammar Gheddafi, hanno recentemente favorito una tregua fra le milizie di Tripoli in seguito agli scontri che hanno causato decine di vittime, facendo slittare la data della conferenza inizialmente prevista tra la fine di gennaio e l'inizio di marzo. Allo stato attuale, tuttavia, né la data né il luogo dell’evento sono stati annunciati.

Le elezioni parlamentari e presidenziali dovrebbero tenersi entro fine anno, ma non è ancora chiaro con quali regole. Il referendum costituzionale che dovrebbe appunto stabilire le basi del voto è attualmente fermo. I libici, infatti, dovrebbero essere chiamati a esprimersi sulla bozza di Costituzione del 29 luglio 2017, il cui articolo più importante - il 106 - stabilisce che “il presidente della Repubblica sarà il Comandante supremo delle Forze armate”. Il vincitore delle successive elezioni presidenziali, che dovranno presumibilmente tenersi nel 2019, acquisirebbe per effetto del suddetto articolo la guida dell’esercito. Il condizionale è d’obbligo dal momento che le regole per andare al voto stabilite dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk (il parlamento monocamerale libico con sede nell’est del paese) sono piuttosto stringenti: quorum minimo del 50+1 nelle tre macroregioni del paese (Tripolitania, Fezzan e Cirenaica) e due terzi al livello nazionale. Ecco perché le "regole" affinché il voto sia riconosciuto, nelle intenzioni dell'Onu, dovrebbero essere concordate nella Conferenza nazionale fortemente voluta da Salamé.

Il portavoce di Sarraj, Mohammed al Sallak, ha dichiarato che nel corso del vertice Haftar “ha accettato che la Libia debba essere uno Stato guidato dai politici”. Citato dall’emittente televisiva “Libya al Ahrar”, Al Sallak ha spiegato che “nel corso del vertice il presidente del Consiglio presidenziale ha ribadito la necessità di salvaguardare l’incolumità dei lavoratori degli impianti petroliferi e di tenerli lontani dagli scontri”. Sempre Sallak ha aggiunto che “i due si sono accordati anche sulla necessità di porre fine alla fase transitoria e sull’unificazione delle istituzioni libiche”. Nel ribadire infine che non c'è una soluzione militare alla crisi libica, Sallak ha detto che il premier di Tripoli ha infine chiesto "di porre fine allo scontro mediatico tra le due parti tramite dei discorsi ostili".

Secondo il deputato libico di Bengasi, Ziyad Dugheim, l’accordo raggiunto tra i due leader libici "è solamente una messa in scena". "Non sono loro che hanno il potere di decidere una cosa del genere. Si tratta di un evento voluto fortemente dagli Emirati Arabi Uniti – spiega il politico libico ad 'Agenzia Nova' – che è avvenuto per accontentare loro, in quanto Abu Dhabi voleva dimostrare di essere protagonista nel dossier libico e di poter prendere il posto di Parigi dopo lo scontro tra Italia e Francia”. Per quanto riguarda l’intesa sulle elezioni, “resta un accordo puramente formale tra chi non ha il potere di farlo e chi non ne ha il diritto. Tutti i libici possono accordarsi sulle elezioni, ma resta una cosa scenica. Solo il parlamento e l’Alto Consiglio di Stato hanno il potere di mettersi d’accordo e indire nuove elezioni”.

A prescindere dal valore dell'intesa raggiunta ieri, vale la pena soffermarsi sul ruolo giocato dagli Emirati Arabi Uniti. Non è un segreto che la monarchia degli Al Nahyan abbia fornito sostegno politico, diplomatico, finanziario, logistico e anche militare al generale Haftar. Secondo rapporto delle Nazioni Unite risalente al giugno 2017, le armi utilizzate dall'Lna nella sua campagna militare sarebbero state effettivamente finanziate o smistate dagli emiratini. Recentemente, peraltro, le forze della Cirenaica hanno assunto il controllo dei principali giacimenti sud-occidentali del paese, Sharara ed El Feel (Elephant), quest'ultimo operato dalla compagnia Eni. Non è un caso, forse, che il capo della diplomazia emiratina Abdullah bin Zayed al Nahyan, sia stato di recente a Roma e abbia incontrato il 26 febbraio il vice presidente del Consiglio e ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Occorre ricordare peraltro che Eni ha recentemente rafforzato il suo rapporto con Abu Dhabi grazie ad importanti operazioni strategiche con Adnoc, la compagnia energetica emiratina. Il sostegno di Abu Dhabi ad Haftar si contrappone all'appoggio garantito da un'altra monarchia del Golfo, quella degli Al Thani del Qatar, alle milizie legate alla Fratellanza musulmana. Le stesse milizie che di recente sono state protagoniste degli scontri a sud di Tripoli.

Martedì 26 febbraio, inoltre, Sarraj e il direttore della compagnia petrolifera libica National Oil Corporation (Noc), Mustafa Sanallah, hanno trovato un accordo per la ripresa della produzione nel sito di Al Sharara, il campo da 300 mila barili di petrolio al giorno gestito nel sud della Libia dalla Noc in collaborazione con la spagnola Repsol, la francese Total, l'austriaca Omv e la norvegese Equinor. Secondo quanto reso noto l'ufficio stampa del governo di Tripoli in una nota, Sanallah ha illustrato al premier la situazione del settore petrolifero in generale e degli impianti in particolare. I due hanno discusso di Sharara decidendo di rimuovere lo stato di forza maggiore dopo aver contattato le milizie presenti in loco. La riapertura prevede che la Noc si assuma l'onere di garantire la sicurezza dei lavoratori, evitando il ripetersi degli abusi avvenuti in passato.

La produzione di quello che è il più importante giacimento petrolifero del paese dovrebbe riprendere a breve. Il sito petrolifero di Sharara è “pronto a riprendere la produzione di circa 80 mila barili di petrolio al giorno”, ha rivelato un ingegnere impiegato negli impianti petroliferi al sito informativo libico “al Wasat”. L’ingegnere ha spiegato che per riprendere la produzione i tecnici attendono “solo il via libera” da parte della compagnia libica National Oil Corporation. Gli impianti di Sharara possono produrre a pieno regime 215 mila barili di petrolio al giorno ma sono chiusi da dicembre quando sono stati occupati da miliziani locali che intendevano così esercitare pressioni sul governo di Tripoli.

Mentre Sarraj e Haftar si riunivano ad Abu Dhabi, il portavoce dell'Lna, Ahmed al Mismari, annunciava che “le operazioni militari nel sud non sono ancora terminate”. Parlando ieri sera nel corso di una conferenza stampa a Bengasi, Al Mismari ha spiegato che “le operazioni militari proseguono e attendiamo l’ordine del generale Khalifa Haftar per cessarle”. L’ufficiale ha poi precisato che “l’esercito non combatte contro i gruppi politici ed esponenti tribali nel sud”. Le forze dell’Esercito nazionale libico stanno continuando ad avanzare a est di Murzuq, nel sud della Libia, occupando i villaggi di Taraghem e Fanqal. Secondo quanto ha annunciato l’ufficio stampa dell’Lna, gli abitanti della zona hanno accolto le forze di Haftar "sostenendo la campagna avviata nel Fezzan contro i ribelli ciadiani e le formazioni jihadiste". I due villaggi di Taraghem e Fanqal si trovano a metà strada tra Murzuq e Umm al Aranib, quest’ultima considerata la roccaforte dei ribelli ciadiani nel sud della Libia e una delle poche aree non ancora sotto il controllo di Haftar nel Fezzan.
 
Agenzia Nova
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..