Mezzaluna
19.02.2019 - 15:10
ANALISI
  
Libia: capo guardie El Feel a “Nova”, Haftar può attaccarci da un momento all’altro
Tripoli, 19 feb 15:10 - (Agenzia Nova) - E’ alta la tensione nel campo petrolifero di El Feel, nel sud della Libia, operato dalla compagnia italiana Eni insieme alla National Oil Corporation (Noc) libica con una produzione giornaliera stimata di circa 70 mila barili di petrolio. A destare preoccupazione è in particolare la presenza delle forze del generale libico Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica, nel vicino impianto di Sharara, il campo da 300 mila barili di petrolio al giorno gestito dalla Noc in collaborazione con la spagnola Repsol, la francese Total, l'austriaca Omv e la norvegese Equinor. Intervistato da “Agenzia Nova”, il capo delle Guardie petrolifere che controllano gli impianti di El Feel, Abu Bakr Sugai, ha denunciato il timore di dover affrontare uno scontro armato con le forze dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna). “Al momento negli impianti di El Feel la situazione è sotto controllo con le Guardie petrolifere che garantiscono la sicurezza dei pozzi. Noi facciamo parte delle Guardie petrolifere della provincia del Fezzan e facciamo capo al governo di accordo nazionale libico”, ha precisato Sugai, il quale fa parte anche del clan locale dei tebu.

Ad oggi quindi “gli impianti di El Feel continuano a lavorare e non si sono mai fermati”. Il problema però è che a 100 chilometri di distanza ci sono gli impianti di Sharara, controllati ora da una brigata passata dalla parte di Haftar. “Le forze dell’Lna sono presenti anche nella zona di Ghadwa che dista 60 chilometri da Murzuq dove ci troviamo noi – ha aggiunto – e per questo ci aspettiamo da un momento all’altro che possano arrivare qui gli uomini di Haftar per ingaggiare uno scontro a fuoco”. L’esponente tebu ha precisato ad “Agenzia Nova” che al momento le forze fedeli al generale Haftar “non hanno chiesto la consegna pacifica degli impianti di El Feel”, a differenza di quanto accaduto la scorsa settimana con Sharara, dove la milizia che controllava gli impianti è stata costretta a passare dalla parte dell’Lna per evitare uno scontro interno tra esponenti tuareg.

La presenza in forze degli uomini di Haftar nella regione del Fezzan preoccupa non poco i tebu. A detta di Sugai, “le forze di Bengasi hanno dei contrasti di tipo tribale con noi e ci sono forti ostilità e inimicizie nei confronti dei tebu". Il timore è che le milizie della Cirenaica possano "vendicarsi e prendere il controllo delle regioni abitate dai tebu”. Un imminente attacco ad El Feel è considerato probabile da Sugai, considerato che “solo l’altro ieri c’è stato un nuovo raid aereo su Murzuq” dei caccia fedeli a Haftar. L’esponente tebu ha inoltre denunciato “la presenza di agenti francesi e dei ribelli sudanesi nelle basi aeree di Brak al Shati e Tamanhint”, entrambe controllate dalle forze del Comando generale di Bengasi. Il rischio di nuovi scontri è alto, in quanto “il governo di accordo nazionale libico ha incaricato il generale Ali Kuna di occuparsi del sud dopo i primi scontri delle scorse settimane: eppure Kuna non ha ricevuto alcun sostegno nei fatti (da Tripoli) e al momento si trova con noi a El Feel”, ha concluso Sugai.

Intanto il generale libico Haftar, in qualità di comandante dell’autoproclamato Esercito nazionale libico, ha revocato il divieto di sorvolo dello spazio aereo del sud della Libia imposto nelle scorse settimane, in concomitanza con l’operazione militare condotta dalle sue truppe nel Fezzan. La revoca è arrivata, secondo l’emittente emiratina “al Arabiya”, dopo l’incontro tra Haftar e l’inviato Onu in Libia, Ghassan Salamé, avvenuto ieri a Bengasi. Il capo delle operazioni dell’aviazione libica fedele a Haftar, generale Mohammed al Manfur, aveva affermato poco prima che “anche durante il divieto qualsiasi aereo può atterrare negli scali del sud previa nostra autorizzazione”. Questo divieto di volo aveva creato tensioni nelle scorse settimane per l’arrivo da Tripoli di un aereo nello scalo del sito petrolifero di El Feel.

Haftar ha dunque ricevuto ieri l’inviato dell’Onu in Libia, Salamé, nella sua base militare a Rajma, nell’est della Libia. La base è il comando generale dell’autoproclamato Esercito nazionale libico e si trova vicino Bengasi. Secondo quanto si legge in una nota apparsa su Facebook sul sito dell’Lna, nel corso dell’incontro sono state affrontate “le questioni che riguardano gli ultimi sviluppi dei fatti in Libia”. Salamé, di recente criticato aspramente dai media vicini ad Haftar, ha discusso con il generale libico di tre temi principali, tra cui la situazione nel sud del paese. Una nota della missione Unsmil diramata tramite i social network riferisce che nella riunione i due hanno discusso “degli sviluppi nel sud, della situazione umanitaria a Derna e dei preparativi per la conferenza nazionale”, oltre che della situazione politica in Libia in generale. La visita di Salamé a Bengasi rientra nei preparativi della cosiddetta "conferenza nazionale di riconciliazione libica", che nelle intenzioni del diplomatico libanese dovrebbe replicare la grande conferenza delle tribù libiche svoltasi negli anni Cinquanta dello scorso secolo.

Salamé ha incontrato anche un gruppo di parlamentari libici nella città di Bengasi. Al centro dei colloqui, spiega ancora l'Unsmil, "il processo politico in Libia e gli scenari possibili futuri”. Prima di questo incontro Salamé è stato ricevuto dal sindaco e dai rappresentanti locali di Bengasi. Al termine di questo giro di incontri è stato annunciato che la missione Onu in Libia riprenderà le sue attività nell’est della Libia. L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia ha incontrato i rappresentanti della municipalità di Bengasi informandoli sulle iniziative che prenderà volte a riprendere le attività della sua missione nell’est della Libia. Salamé ha discusso anche della ripresa del coordinamento tra la missione e le istituzioni locali.

Il ruolo di Haftar, che proprio oggi ha incontrato nella sua base militare fuori Bengasi l'ambasciatore d'Italia in Libia Giuseppe Buccino Grimaldi, sembra rafforzarsi sempre di più. Anche nel sud, dove l'Lna si è ormai insediato in pianta stabile da circa un mese, Haftar è considerato ormai una realtà al punto che una delegazione del comando generale di Bengasi ha compiuto nel fine settimana una visita e un’ispezione all’interno degli impianti petroliferi di Sharara, nel sud della Libia. In particolare gli ufficiali inviati da Bengasi hanno controllato le postazioni militari dei miliziani tuareg che controllano il sito petrolifero e che sono passati di recente dalla parte di Haftar. La delegazione era composta dal capo del comando generale Abdel Salam al Hasi, dal capo militare di Sebha, al Mabruk al Ghazaoui e dal portavoce delle forze dell’Lna, Ahmed al Mismari.

Lo stesso Mismari ha assicurato all’emittente televisiva “al Arabiya al Hadath”: “Riporteremo la stabilità e la sicurezza intorno al complesso petrolifero di Sharara dopo averlo liberato dalle mine e dalle armi ancora presenti”. Al termine della sua visita nel sito petrolifero, l’ufficiale dell'Lna ha spiegato che "in via ufficiale" il sito è stato consegnato "agli enti preposti" e che verrà impedito l'ingresso "di qualsiasi formazione militare, comprese le milizie delle Guardie petrolifere che ne garantiranno la sicurezza dall’esterno”. Sharara è uno dei più importanti complessi petroliferi della Libia ed è composto da 350 pozzi per un’estensione di oltre 40 chilometri.

Sempre nel fine settimana, a Tunisi i rappresentanti dei tebu, dei tuareg e degli Awlad Suleiman del sud della Libia si sono riuniti e seduti intorno ad un tavolo alla luce delle tensioni che si registrano nel Fezzan e che coinvolgono i clan locali. Ad organizzare questo incontro è stato il Libya Institute of Advanced Studies (Lias). All’iniziativa erano presenti anche diplomatici e ricercatori presenti in Tunisia che si occupano di Libia. Nel corso dell’incontro si è discusso della situazione nel Fezzan e del ruolo del tessuto sociale per la ricostruzione della riconciliazione tramite il sostegno alla pace sociale nell’area.
 
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