Mezzaluna
29.01.2019 - 15:54
ANALISI
  
Libia: Tobruk sospetta "manovre politiche" dietro le dimissioni di Al Mishri dai Fratelli musulmani
Roma , 29 gen 15:54 - (Agenzia Nova) - L'uscita a sorpresa dai Fratelli musulmani del presidente dell’Alto Consiglio di Stato della Libia, Khalid al Mishri, ha suscitato reazioni contrastanti nel paese nordafricano. In particolare non si registra alcun commento da parte dei politici di Tripoli o di Misurata, compresi quelli aderenti alla confraternita islamica, mentre la notizia è stata accolta con freddezza e sospetto da Tobruk e Bengasi. In Cirenaica, infatti, temono una mossa elettorale in vista delle prossime elezioni presidenziali che dovrebbero tenersi entro quest’anno. Secondo quanto ha spiegato ad “Agenzia Nova” Abdel Salam Nasia, esponente di spicco del parlamento libico di Tobruk, “la dipartita di Al Mishri dai Fratelli musulmani non inciderà in alcun modo nella vita politica libica”. Il deputato eletto a Zintan, noto per essere il presidente della commissione di dialogo con il Consiglio di Stato, ha dichiarato che le dimissioni di Al Mishri dal gruppo islamico "non hanno grande importanza e non incideranno in particolare nel processo di riavvicinamento in corso tra la Camera dei rappresentanti e il Consiglio di Stato". Si tratta, a giudizio del parlamentare libico interpellato da "Agenzia Nova", di una "posizione personale, considerato che le istanze della confraternita al momento non sono cambiate rispetto alla crisi libica”.
Il deputato eletto a Zintan, noto per essere il presidente della commissione di dialogo con il Consiglio di Stato, ha dichiarato che le dimissioni di Al Mishri dal gruppo islamico "non hanno grande importanza e non incideranno in particolare nel processo di riavvicinamento in corso tra la Camera dei rappresentanti e il Consiglio di Stato". Si tratta, a giudizio del parlamentare libico interpellato da "Agenzia Nova", di una "posizione personale, considerato che le istanze della confraternita al momento non sono cambiate rispetto alla crisi libica”. Va detto che Al Mishri ha prestato il suo giuramento di fedeltà ai Fratelli musulmani negli anni novanta, quando la formazione operava in esilio essendo fuori legge sotto il regime di Muammar Gheddafi. Il movimento islamico è esploso in Libia dopo la rivoluzione del 2011, ma ad otto anni dalla caduta di Gheddafi sono sempre più forti pressioni internazionali e interne per metterlo fuori legge, come avvenuto nel vicino Egitto.

Diversa invece è l’opinione di un altro deputato, Ziyad Dugheim, eletto a Bengasi e considerato vicino al generale Khalifa Haftar: "Non possiamo non pensare alle dimissioni di Al Mishri senza considerare due fatti importanti: il primo sono le accuse di corruzione rivolte contro di lui e la richiesta di indagini nei suoi confronti avanzate da un suo ex compagno di partito, peraltro a capo degli investigatori impegnati sul caso”, ha detto Dugheim ad "Agenzia Nova". Il secondo fattore ad aver inciso sulla decisione, secondo il parlamentare, “sono le elezioni per la guida del Consiglio di Stato che ci saranno tra due mesi: Al Mishri vorrebbe vincere di nuovo, ma questa volta senza il peso della Fratellanza musulmana e della sua reputazione in Libia”. In entrambi i casi, secondo Dugheim, le possibilità che dietro questa scelta ci sia una manovra politica "sono alte", anche se Al Mishri "non può cancellare la sua identità soltanto con l'annuncio delle dimissioni”.

Ancora differente è la versione di un analista libico, che coincide con quella fornita da alcuni giornali pan-arabi. La decisione di Al Mishri di dimettersi dai Fratelli musulmani sarebbe infatti stata presa su pressioni degli Stati Uniti, come sostiene il giornalista e analista politico libico Ali Wahida sul suo profilo Twitter. "Le dimissioni di Al Mishri dai Fratelli musulmani sono avvenute su spinta degli Usa: era una delle condizioni poste dal Centro per le relazioni transatlantiche perché Al Mishri venisse invitato a un evento che lo vedrà a Washington il 6 aprile prossimo”. All’evento ci saranno anche Sasha Toperich, vicepresidente esecutivo della Transatlantic leadership network, e il deputato del parlamento libico di Tobruk Abu Bakr Baira. Anche il quotidiano panarabo edito a Londra “Asharq al Awsat”, nel commentare la notizia, aveva sottolineato come le dimissioni di Al Mishri siano state rassegnate "prima di un viaggio negli Usa”.

Sempre secondo “Asharq al Awsat”, la decisione è stata presa dopo una riunione tra Al Mishri e i vertici del movimento in esilio in Turchia. “Annuncio le mie dimissioni e il mio ritiro dal gruppo dei Fratelli musulmani, ma proseguirò la mia attività politica e partitica in difesa della libertà di tutti i membri di questo gruppo”, ha detto in un video il presidente dell'Alto consiglio di Stato. "Non sono stati rispettati i principi adottati nel decimo congresso dei Fratelli musulmani, svolto nell'ottobre del 2015 a Tripoli, nel quale si era deciso di lavorare per la riconciliazione di questo paese e si era stabilito che il movimento avrebbe lavorato nel quadro della società civile trasformandosi in una fondazione”.

Al Mishri ha ricordato che i Fratelli musulmani in Libia hanno lavorato in clandestinità fino al nono congresso, che si è svolto a Bengasi nel novembre del 2011, alla vigilia della caduta del regime di Gheddafi, e che il movimento aveva operato fino a quel periodo solo come ente benefico “lontano da qualsiasi slogan o posizione che colpisse l’unità nazionale”. L’annuncio arriva mentre la Camera dei rappresentanti di Tobruk starebbe per presentare un progetto di legge presentato da 20 deputati che chiedono l’inserimento dei Fratelli musulmani tra le formazioni terroristiche in Libia.

Sempre secondo “Asharq al Awsat”, i deputati del parlamento libico non credono nella sincerità degli intenti di Al Mishri e ritengono che si tratti “solo di una manovra politica”, messa in atto due giorni dopo un messaggio che il presidente dell’Alto Consiglio di Stato ha indirizzato al presidente del parlamento, Aguila Saleh, nella quale ha chiesto una nuova riunione tra i vertici delle due camere libiche sulla riforma del Consiglio presidenziale. Al Mishri, fra i leader storici del partito Giustizia e costruzione, braccio politico dei Fratelli musulmani, è stato nominato presidente dell’Alto Consiglio di Stato lo scorso aprile.

Nato a Zawiya nel 1967, Al Mishri ha completato gli studi in Economia all’Università di Bengasi e, secondo alcune fonti, all'epoca della sua elezione era considerato uno dei più estremisti nel partito, anche se disponibile al compromesso con il generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica e nemico giurato di Misurata e di Tripoli. L’Alto Consiglio di Stato libico è l’organo consultivo di Tripoli, nato con gli accordi politici di Skhirat e formato in buona parte da ex deputati del Congresso generale nazionale, il parlamento libico nato nell'agosto del 2014 e dissolto nell'aprile 2016. Lo stesso Al Mishri è un ex deputato del Congresso generale nazionale. L'organo consultivo libico fa da “contraltare” alla Camera dei rappresentanti di Tobruk, il parlamento monocamerale libico che si riunisce in Cirenaica. Secondo la “road map” tracciata dall’inviato delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, i membri delle due istituzioni devono cercare di trovare un’intesa per modificare l’accordo politico attuale e arrivare ad elezioni parlamentari e presidenziali entro il 2019.

Peraltro il 23 gennaio scorso diverse decine di persone hanno partecipato a Tripoli a una manifestazione in piazza Algeria, nel centro della capitale libica, contro la formazione dei Fratelli musulmani libici e il partito Giustizia e costruzione, accusandolo di “distruggere il paese e provocare divisioni”. Secondo quanto riportano i media libici, i manifestanti hanno accusato la formazione islamica di essere “dietro le divisioni che hanno colpito negli ultimi mesi Tripoli”.

I Fratelli musulmani, organizzazione sociale e politica fondata in Egitto da Hassan al Banna nel 1928 e che conta ancora oggi milioni di sostenitori, sono uno dei più antichi e influenti gruppi islamisti del Medio Oriente. Ufficialmente, hanno rinunciato alla violenza decenni fa: nel 2011 hanno conquistato democraticamente il potere in Egitto con Mohamed Morsi, deposto poi dalle Forze armate nel 2013. Il Cairo ha poi bandito tutte le attività dei Fratelli musulmani. incluso il partito Libertà e giustizia che è fuorilegge. Gruppi affiliati alla Fratellanza sono parte integrante del sistema politico in paesi come Marocco, Libia, Qatar, Tunisia, Turchia e Sudan.

Subito dopo le dimissioni dai Fratelli musulmani, il presidente dell’Alto Consiglio di Stato libico ha iniziato ad interessarsi in particolare della situazione nel sud della Libia, dove il generale Haftar sta estendendo la sua influenza, avendo le sue truppe preso il controllo di Sebha. A tal riguardo, Al Mishri ha convocato una riunione con i presidenti delle commissioni permanenti per discutere della situazione di sicurezza nel sud della Libia e della nomina dei nuovi capi militari del Fezzan. Nel corso della riunione - si legge in un comunicato diramato dall’Alto Consiglio di Stato di Tripoli pubblicato su Facebook - è stato discusso anche “il rafforzamento della cooperazione col governo di accordo nazionale e con i paesi vicini a sostegno degli apparati militari libici”. Il tema della nomina di un capo militare per il Fezzan viene affrontato a due settimane di distanza dall’avvio dell’offensiva delle forze di Haftar a Sebha. Subito dopo, Al Mishri ha chiesto al governo libico di “difendere l’integrità del territorio nazionale, in particolare i confini e gli obiettivi sensibili del sud”. Rivolgendosi in una missiva al governo del premier, Fayez al Sarraj, Al Mishri ha rivelato di “aver ricevuto notizia della presenza di forze dei ribelli ciadiane e sudanesi e di terroristi dello Stato islamico nel sud, oltre che del diffondersi di bande di trafficanti di esseri umani e di rapitori”.
 
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