Mezzaluna
03.12.2018 - 13:20
ANALISI
  
Libia: saltato l'incontro tra Sarraj e Haftar in Giordania
Tripoli, 3 dic 2018 13:20 - (Agenzia Nova) - E’ saltato l’atteso incontro tra il premier del Governo di accordo nazionale libico, Fayez al Sarraj, e il generale Khalifa Haftar, comandante dell'autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna), che doveva tenersi nel fine settimana ad Amman. Secondo quanto spiegato ad “Agenzia Nova” da Talal Abdullah al Mayhoub, presidente della commissione per la Difesa e la Sicurezza nazionale della Camera dei rappresentanti libica di Tobruk, il vertice “non è avvenuto in quanto Haftar, in Giordania già dall’inizio della scorsa settimana per partecipare ad una serie di incontri con i militari locali, ha lasciato la capitale del regno hashemita poco prima dell’arrivo di Sarraj”. La speranza degli osservatori libici era che, dopo le aperture di Haftar nei confronti del premier di Tripoli registrate alla Conferenza per la Libia di Palermo, il re Abdullah II - che da tempo ospita i libici feriti e li cura - potesse fare da mediatore e arrivare ad un accordo tra le parti.

Il quotidiano qatariota edito a Londra “al Arabi al Jadid” ha dato notizie dell’arrivo ad Amman di Sarraj alla testa di una folta delegazione per la visita ufficiale in Giordania, la prima al livello ufficiale nel regno hashemita. Sarraj ha incontrato il premier giordano, Omar al Razaz, per discutere del debito accumulato con gli ospedali giordani per le cure dei libici feriti. Tripoli ha promesso di pagare nei prossimi mesi 125 milioni di dollari al regno giordano dei 250 milioni di debiti accumulati. Subito dopo i colloqui con Razaz, il presidente del Consiglio presidenziale libico è stato ricevuto dal re Abdullah II. I due hanno raggiunto un’intesa "per l’attivazione degli accordi bilaterali in corso tra i due paesi in campo economico, di sicurezza, di salute e di istruzione”, secondo quanto rende noto l’ufficio stampa del governo di Tripoli.

Ma l’attesa era per l’incontro con Haftar che, secondo il giornale qatariota, era stato organizzato su pressioni internazionali allo scopo di arrivare ad un accordo sul ruolo delle istituzioni militari rispetto a quelle civili in Libia. La base di partenza era la frase attribuita ad Haftar a margine della Conferenza di Palermo: “Non è utile cambiare il cavallo finché non si è attraversato il fiume”, avrebbe detto l'uomo forte della Cirenaica al presidente del Consiglio presidenziale, Fayez al Sarraj. La metafora indica una tregua fino alle elezioni presidenziali e parlamentari che dovrebbero auspicabilmente tenersi entro il giugno 2019. A lasciar ben sperare sulla possibilità di arrivare ad un accordo tra i due, le parole dell’ambasciatore libico ad Amman, Mohammed al Baraghathi, il quale ha postato sul suo profilo Facebook una foto insieme a Haftar scattata mercoledì, 28 novembre: “Incontro con il maresciallo Haftar, capo supremo dell’Esercito libico, e colloquio sul paese e la costruzione dello Stato”, aveva commentato il diplomatico. Durante quel colloquio Haftar si era detto “garante dell’unità nazionale e della sua sicurezza” assicurando “l’impegno ad arrivare a elezioni rispettando lo stato di diritto”, aveva aggiunto l'ambasciatore.

Secondo quanto ha spiegato al Mayhoub a “Nova”, una dei nodi cruciali resta quello delle milizie nell'ovest del paese: "La loro presenza a Tripoli rappresenta un pericolo anche per Sarraj e non si può risolvere il problema se non con la forza. Solo l’Esercito nazionale libico di Haftar oggi è in grado di affrontare questo problema in Libia”. Per questo, a suo giudizio, “dopo la conferenza di Palermo gli italiani stanno capendo che è necessario sostenere l’Esercito libico di Haftar in questa funzione e lo abbiamo visto anche con la decisione della delegazione turca di ritirarsi dalla Conferenza dopo il mini-vertice tra i leader libici. Io spero in un ritorno dell’ambasciatore italiano Giuseppe Perrone a Tripoli, e che quest’ultimo possa convincere il suo paese circa la necessità di aiutare le istituzioni militari libiche”. Le parole del deputato libico, tuttavia, appaiono lontane dalla realtà. Al momento le forze di Haftar non sono presenti a Tripoli e un loro ingresso nella capitale appare francamente difficile. I gruppi armati di Misurata, città-Stato della Tripolitania vicina alla Fratellanza musulmana e ostile ad Haftar, vantano ancora un'influenza molto forte a Tripoli e non permetterebbero mai ad Haftar di entrare nella capitale senza colpo ferire.

Per quanto riguarda infine le attività parlamentari, secondo al Mayhoub non è chiaro quanto sta avvenendo rispetto all'iter di approvazione della riforma delle legge referendaria costituzionale in corso a Tobruk. "C’è stata la votazione la scorsa settimana della modifica dell’articolo 6 che prevede l’istituzione di tre grandi circoscrizioni elettorali presso le tre regioni storiche del paese (Brega, Tripolitania e Fezzan) ma al momento del voto erano presenti solo 104 deputati e il numero legale era di 114 parlamentari”. Con il passare dei giorni, dunque, crescono i dubbi sulla presunta approvazione della Camera dei rappresentanti di Tobruk degli emendamenti costituzionali, tappa fondamentale del percorso tracciato dalle Nazioni Unite. Il 26 novembre, il portavoce della Camera dei rappresentanti, Abdullah Belahiq, aveva annunciato che il parlamento libico con sede a Tobruk avrebbe approvato alcune importanti modifiche legislative che riguardano la struttura del Consiglio presidenziale e le modalità con cui i libici saranno chiamati a votare sulla propria Costituzione mediante referendum. Secondo quanto ha reso Belahiq uno degli emendamenti approvati include in particolare la divisione del paese in tre collegi elettorali. In base alle nuove modifiche, la bozza di Costituzione, per essere approvata, dovrà ottenere un'affluenza pari al 50 per cento più uno dei voti in ognuna delle tre regioni della Libia e almeno un terzo dei voti a livello nazionale.

Sempre secondo Belahiq, sarebbe stato anche deciso di modificare una parte dell'Accordo politico firmato nel 2015 a Skhirat, in Marocco. Gli emendamenti prevedono una riduzione del Consiglio di presidenza da nove membri a tre membri con un premier nominato a parte. Non è chiaro se siano state apportate modifiche anche all'articolo 8 che finora ha bloccato l'intero processo politico in Libia. Tale articolo dispone che le decisioni militari vengano assunte dal Consiglio di presidenza formato da nove membri, limitando l'influenza del generale Haftar. Al Consiglio di presidenza, per effetto dell'articolo 8, spetterebbero infatti il Comando supremo delle Forze armate, la nomina del capo del servizio generale di intelligence, nonché la facoltà di dichiarare lo stato di emergenza. E' noto che Haftar vorrebbe che gli venisse riconosciuto il ruolo di capo delle Forze armate libiche e l'indipendenza del comando militare dalle autorità civili (sul modello dell'Egitto). Il Consiglio presidenziale, da parte sua, rivendica invece la propria autorità in base all'accordo di Skhirat. Non è inoltre chiaro se la sessione del 26 novembre della Camera dei rappresentanti abbia raggiunto il quorum minimo per l'entrata in vigore delle nuove disposizioni.

Il parlamentare libico al Mayhoub è convinto che Perrone, che il 10 agosto scorso è stato richiamato a Roma per gravi rischi legati alla sicurezza della sua persona, “ritornerà presto a Tripoli, forse anche nei prossimi giorni”. Il presidente della commissione Difesa ha spiegato di voler "aiutare" l'ambasciatore italiano, nonostante lo stesso deputato dichiarò Perrone "persona non grata" nel giugno del 2017. Ora, tuttavia, il parlamentare libico sembra aver cambiato idea. "Ho parlato tre giorni fa con il generale libico Khalifa Haftar che è in contatto con il ministero degli Esteri italiano e mi ha riferito che Perrone rientrerà presto a Tripoli”. Rispondendo a un’interrogazione in Senato il 29 novembre scorso, il ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Enzo Moavero Milanesi, aveva detto il governo italiano intende assicurare “nei tempi più rapidi” la presenza di un ambasciatore a Tripoli. Il titolare della Farnesina aveva spiegato che Perrone “non ha partecipato alla Conferenza di Palermo”, pur sottolineando che il lavoro svolto dal diplomatico italiano ha fornito “un contributo importante per la preparazione” dell'evento. L'ambasciatore Perrone, aveva ricordato Moavero, è stato fatto rientrare a Roma il 10 agosto scorso e da allora non ha più fatto ritorno in Libia. “La decisione, presa d’intesa con l’ambasciatore, si giustifica per i gravissimi rischi sulla sicurezza della sua persona segnalati dalle autorità libiche a seguito dei malintesi creati da un'intervista e confermati dalle competenti autorità di sicurezza italiane”, aveva aggiunto Moavero. “Il governo intende assicurare la presenza del capo missione a Tripoli nei tempi più rapidi e segnala che l’attività dell’ambasciata non è mai stata sospesa, è continuata anche in situazioni difficili”, aveva concluso il ministro degli Esteri.

Intanto in Libia si registra un importante avvicinamento nelle posizioni da parte dell’Alto Consiglio di Stato libico e della Camera dei rappresentanti di Tobruk. Lo rivela il consigliere Ahmed Lanqi al sito web informativo libico “al Wasat”: “Siamo arrivati ad un alto grado di comprensione reciproca e questo ci fa pensare che siamo alla fine delle divisioni e dello scontro istituzionale”. Questa situazione, ha aggiunto il consigliere, “faciliterà anche il lavoro dell’unificazione del potere esecutivo e la formazione di un nuovo Consiglio presidenziale e di un governo”. L’Alto Consiglio di Stato libico è l’organo consultivo di Tripoli, nato con gli accordi politici di Skhirat e formato in buona parte da ex deputati del Congresso generale nazionale, il parlamento libico nato nell'agosto del 2014 e dissolto nell'aprile 2016. L’istituzione tripolina fa da “contraltare” alla Camera dei rappresentanti di Tobruk, il parlamento monocamerale libico che si riunisce in Cirenaica. Secondo la “road map” tracciata dall’inviato delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, i membri delle due istituzioni devono cercare di trovare un’intesa per modificare l’accordo politico attuale e arrivare ad elezioni parlamentari e presidenziali.

Questo riavvicinamento tra le due camere della Libia, insieme alla situazione tesa che si registra a Tripoli, potrebbe essere alla base dei tentativi di trovare un accordo tra Sarraj e Haftar. A Tripoli infatti la situazione è ancora tesa. Solo ieri un gruppo di manifestanti ha protestato davanti alla sede del Governo di accordo nazionale libico di Tripoli, riuscendo ad assaltare le mura esterne. Uno degli impiegati del governo libico ha riferito che i manifestanti hanno protestato davanti ai suoi uffici in via al Sikka per poi decidere di entrare all’interno del perimetro della sede del governo. Circolano in queste ore su Facebook le foto della manifestazione promossa dai lavoratori di alcune società private locale che chiedevano un miglioramento delle condizioni economiche e di impiego. Al momento non si registrano reazioni da parte del governo di Tripoli.

Si sono registrati inoltre la scorsa settimana a Tripoli una serie di episodi di violenza nonostante il nuovo piano per la sicurezza concordato con la missione Onu in Libia. Secondo l’emittente televisiva “al Arabiya”, sono otto gli omicidi definiti “misteriosi” registrati di recente in città. L’ultimo è quello che ha ucciso un esponente di spicco delle Forze speciali di deterrenza (Rada) che fanno capo al ministero dell’Interno, in un agguato. Prima ancora sono stati uccisi tre esponenti della Brigata dei rivoluzionari di Tripoli, sempre legata al ministero dell’Interno, vicino all’aeroporto di Mitiga, mentre un civile è stato ucciso davanti ad un caffè del quartiere al Andalus. E’ stato il Consiglio nazionale per i diritti umani a contare 8 omicidi avvenuti solo la scorsa settimana a Tripoli denunciando l’escalation di violenze in città. Situazione difficile anche a Misurata, dove ieri un attivista del Movimento dei giovani di Misurata, Suleiman al Beidawi, è sfuggito ad un tentativo di omicidio nella zona di al Dafnia della sua città, nell’ovest della Libia. Ignoti hanno infatti aperto il fuoco contro la sua auto nel pomeriggio. L’attivista è rimasto solo lievemente ferito nell’attentato. Al Beidawi è oggetto di minacce di morte a causa del suo attivismo politico.
 
Agenzia Nova
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..