Corno d'Africa
16.11.2018 - 15:05
ANALISI
 
Eritrea: la revoca delle sanzioni Onu apre nuovi spiragli nel processo di distensione regionale
Roma, 16 nov 2018 15:05 - (Agenzia Nova) - Con una risoluzione approvata all’unanimità, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato lo scorso 14 novembre la revoca delle sanzioni all’Eritrea, imposte nel 2009 per il presunto sostegno delle autorità di Asmara al gruppo jihadista somalo al Shabaab, mentre ha mantenuto quelle imposte alla Somalia. La decisione, ampiamente attesa da settimane, rappresenta un passo avanti molto importante nel processo di distensione regionale nel Corno d’Africa, che già nei mesi scorsi ha conosciuto dei passaggi significativi, uno su tutti l’accordo di pace fra Etiopia ed Eritrea. La risoluzione, presentata dal Regno Unito, prevede in particolare la revoca dell'embargo sulle armi, del divieto di espatrio, del congelamento dei beni e delle sanzioni mirate contro esponenti del governo di Asmara. Oltre a rimuovere le sanzioni e l’embargo, il testo esorta inoltre i governi di Eritrea e Gibuti a lavorare per normalizzare le relazioni e a risolvere la decennale controversia relativa ai confini, chiedendo al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, di riferire al Consiglio sui progressi compiuti entro il prossimo 15 febbraio e, successivamente, ogni sei mesi. Secondo quanto riferito nelle scorse settimane da fonti diplomatiche, la svolta sarebbe avvenuta dopo che gli Stati Uniti si sono convinti a non chiedere il prolungamento delle sanzioni dopo il processo di distensione con l’Etiopia, inaugurato dal processo di pace siglato nel luglio scorso e proseguito con una serie di misure – quali la riapertura delle ambasciate nei rispettivi paesi, il ritiro delle truppe dal valico di confine di Bure, il riavvio dei voli di linea fra Addis Abeba e Asmara, la riapertura dei collegamenti stradali fra l’Etiopia e il porto di Assab, l’accordo raggiunto per la costruzione di un oleodotto che collegherà la città eritrea di Assab con la capitale etiope Addis Abeba – che hanno finito per coinvolgere anche gli altri due paesi della regione: Gibuti e Somalia.

Per quanto riguarda quest’ultima, tuttavia, la risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza, pur lodando gli sforzi del governo federale somalo per ripristinare le principali istituzioni economiche e finanziarie del paese e per mettere in atto misure antiriciclaggio e antiterrorismo, ha espresso preoccupazione per i continui episodi di corruzione e di sperpero delle risorse pubbliche, comprese le “presunte scorrettezze finanziarie” che coinvolgono membri del governo, del parlamento e dell'opposizione. La risoluzione condanna inoltre i continui attacchi di al Shabab e ha espresso preoccupazione per la presenza di affiliati allo Stato islamico in territorio somalo, oltre che per le implicazioni che il conflitto in Yemen produce sulla sicurezza della Somalia. Restano così confermati l’embargo sulle armi a Mogadiscio e il divieto di commercio di carbone, considerata una delle principali fonti di sostentamento per le milizie al Shabaab. La notizia della revoca delle sanzioni all’Eritrea è stata accolta con favore dal governo dell’Etiopia, che si è congratulato con il popolo e con il governo di Asmara e ha definito la decisione come un “passo avanti” significativo verso il processo di distensione regionale. L'Etiopia, si legge nella dichiarazione diffusa dall’ufficio del premier Abiy Ahmed, ringrazia il Consiglio di sicurezza per aver accolto la sua richiesta di revocare le sanzioni all'Eritrea e si congratula con i paesi membri dell'Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad) per questo “sviluppo positivo”, elogiando il loro contributo alla revoca delle sanzioni e ai “cambiamenti significativi che stanno avvenendo nella regione”. La revoca delle sanzioni, prosegue la nota, “avrà effetti di vasta portata nel migliorare la stabilità della regione del Corno d'Africa e nel costruire una pace duratura e la normalizzazione delle relazioni tra i paesi della regione”, oltre a rappresentare “un passo significativo verso l'approfondimento dei legami economici, sociali e culturali di cui godono le nazioni sorelle di Etiopia ed Eritrea”.

Anche l’Unione africana ha accolto con favore la revoca delle sanzioni ad Asmara. “La decisione del Consiglio di sicurezza rappresenta un ulteriore passo verso il consolidamento dei recenti, positivi sviluppi nel Corno d’Africa e contribuisce a rafforzare le relazioni fra i paesi della regione”, si legge in una nota del presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki Mahamat, secondo il quale questi sviluppi contribuiscono notevolmente a raggiungere l’obiettivo dell’Unione africana di ‘silenziare le armi’ nel continente entro il 2020 e di promuovere l’integrazione continentale, nel quadro dell’Agenda 2063”. Il presidente della Commissione Ua invita inoltre i leader della regione a “sfruttare questo momento positivo, adottando ogni misura necessaria per risolvere ogni questione nelle loro relazioni e incrementando la loro cooperazione nella ricerca dell’obiettivo condiviso di raggiungere la pace e la prosperità”. In una nota diffusa dal ministero dell’Informazione, anche il governo di Asmara ha accolto con favore la decisione del Consiglio di sicurezza, giudicandola tuttavia “tardiva” e puntando il dito contro la comunità internazionale, accusata di aver dato vita a una “parodia” di giustizia. “Il governo dell'Eritrea accoglie con favore questa tardiva decisione di rimediare all'ingiustizia, quasi un decennio dopo che atti nefasti sono stati presi per inculcare danni indicibili al paese. In questo frangente, il governo esprime la sua gratitudine a tutti gli amici dell'Eritrea che hanno contribuito in diversi modi all'eliminazione delle sanzioni ignominiose”, si legge nella nota, che poi invita la comunità internazionale ad “interrogarsi sul perché delle sanzioni”.

“Mentre voltiamo la pagina di questo capitolo oscuro e ci concentriamo sul futuro, dobbiamo riflettere e fare il punto su ciò che è accaduto: perché l'Eritrea è stata presa di mira? Quali sono state le dinamiche che hanno sostenuto una parodia di giustizia internazionale su questa scala? E qui la risposta è chiarissima. Il triste fatto è che le tre precedenti amministrazioni degli Stati Uniti hanno perseguito una politica sbagliata di sostegno al regime del Tplf (Fronte di liberazione del popolo del Tigré, al potere nel paese prima dell’elezione di Ahmed) nel quadro di un ordine globale unipolare”, denuncia la nota. Il governo di Asmara ha quindi denunciato le continue interferenze straniere nelle questioni regionali che, a suo dire, hanno fomentato conflitti di natura etnica e minato l'integrazione e la cooperazione regionali. “I sintomi e l'eredità di questo malessere sono illustrati in sporadiche riacutizzazioni di conflitti etnici che continuano a colpire l'Etiopia, così come nelle acute frammentazioni sociali che prevalgono oggi in Somalia e nel Sud Sudan. Le complicazioni e gli interventi esterni generati da questa realtà hanno inevitabilmente creato un clima fertile per le forze del terrore e della sovversione”, si legge nella nota, ponendo l’accento sulle conseguenze “nefaste” di questa “politica sbagliata in termini di perdita di vite umane, migrazioni, deprivazione economica e povertà sono state notevoli”. Le autorità di Asmara hanno infine chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di “porre rimedio ai torti commessi, al di là della revoca delle sanzioni”. La decisione del Consiglio di sicurezza è stata salutata dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, come segno di “un vento che soffia nella direzione della pace”.

Nei mesi scorsi, del resto, era stato lo stesso Guterres a spingere affinché cadessero le sanzioni imposte ad Asmara, motivate da una serie di fattori che ora non esistono più. “Se le ragioni che hanno portato alle sanzioni non esistono più, (le sanzioni) diventano automaticamente superate", aveva detto Guterres nel corso di una sua visita ad Addis Abeba subito dopo la firma della dichiarazione di pace. Di decisione “storica” ha parlato anche il rappresentante permanente eritreo all'Onu, Amanuel Giorgio, secondo il quale la revoca delle sanzioni sancisce la fine di un periodo difficile per l'Eritrea e per l’intera regione. “L'accordo di pace tra Eritrea ed Etiopia e l'accordo tripartito tra Eritrea, Etiopia e Somalia hanno segnato l'inizio di una nuova alba”, ha il rappresentante, aggiungendo che ora “è il momento di raddoppiare gli sforzi e di lavorare a stretto contatto con i vicini per costruire una regione in pace con se stessa”. Secondo l’Unione europea, la risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu “offre un'opportunità senza precedenti” per accelerare la riconciliazione e l'integrazione economica per tutti i paesi del Corno d'Africa. I leader stanno superando vecchie tensioni e sbloccando un processo per una nuova era di cooperazione che richiederà la partecipazione di tutti i paesi della regione. Il successo genererà prosperità in tutta la regione, integrerà le economie del Corno d'Africa e creerà fiducia per costruire la pace e l'appartenenza all'interno e tra le nazioni della regione. L'Unione europea conosce bene i vantaggi e le sfide che accompagnano tale processo ed è pronta a offrire la sua esperienza e il suo sostegno. Ci aspettiamo che tutti i partner sostengano e investano in questa storica opportunità di pace e prosperità nel Corno d'Africa", conclude la nota del Servizio per l’azione esterna dell’Unione europea (Seae). A dare un impulso decisivo alla revoca delle sanzioni ad Asmara è stato l’accordo di pace siglato nel luglio scorso con l’Etiopia, cui sono seguite, a cascata, una serie di intese che hanno riguardato tutti i paesi dela regione. Nel settembre scorso, infatti, la capitale eritrea Asmara ha ospitato un vertice trilaterale fra i leader di Eritrea, Etiopia e Somalia che hanno firmato un accordo tripartito di cooperazione che prevede il rilancio della cooperazione politica, economica, sociale, culturale e di sicurezza fra i tre paesi. L’accordo è stato firmato dai presidenti di Eritrea e Somalia, rispettivamente Isaias Afwerki e Mohamed Abdullahi “Farmajo”, e dal premier etiope Abiy Ahmed, i quali hanno concordato di lavorare in stretto coordinamento per promuovere la pace e la sicurezza a livello regionale. La dichiarazione ribadisce “gli stretti legami di geografia, storia, cultura e religione” e “gli interessi vitali comuni” fra i popoli dei tre paesi, e ne auspica il rafforzamento “nel rispetto dell'indipendenza, della sovranità e dell'integrità territoriale” di ciascuno di essi. L’accordo prevede infine l’istituzione di un comitato congiunto ad alto livello per coordinare gli sforzi di cooperazione regionale.

Un secondo vertice trilaterale si è invece tenuto lo scorso 9 novembre a Gondar, nello Stato regionale degli Amhara, nell’Etiopia settentrionale, dove i presidenti Afwerki e Farmajo sono stati accolti dal primo ministro etiope Abiy Ahmed, insieme al quale hanno fatto visita a una serie di progetti di sviluppo. Lo scorso 5 settembre erano stati i governi di Eritrea e Gibuti a siglare un accordo per la normalizzazione delle relazioni diplomatiche, da anni tese a causa della disputa relativa all’arcipelago di Dumeira, nel Mar Rosso, che Gibuti sostiene sia illegalmente occupato dall'Eritrea. Le tensioni hanno raggiunto il loro culmine nel giugno 2008, quando le forze armate dei due paesi si sono scontrate lungo il confine prima che entrambe le parti accettassero l'offerta di mediazione da parte del Qatar e il dispiegamento di una forza internazionale di mantenimento della pace. L’ultimo tassello di questo complicato “puzzle” regionale è stato posto con la ripresa delle relazioni diplomatiche fra Somalia ed Eritrea, finora estremamente tese soprattutto dopo che nel 2009 le Nazioni Unite hanno imposto le sanzioni nei confronti di Asmara con l’accusa di sostenere il gruppo jihadista al Shabaab in Somalia. Il riavvicinamento tra i due pesi è stato sancito con la firma, lo scorso 30 luglio, di una dichiarazione congiunta in cui si ribadiscono i “profondi legami di amicizia” e si sancisce la ripresa delle relazioni diplomatiche, economiche e culturali tra i due paesi. “La Somalia è dotata di una posizione strategica e di vaste risorse umane e naturali. Tuttavia, è stata ostacolata nella realizzazione del suo potenziale a causa di problemi interni e interventi esterni”, si legge nella dichiarazione, firmata da Afwerki e Farmajo in occasione di una storica visita di quest’ultimo ad Asmara, la prima di un capo di Stato somalo in Eritrea dalla sua indipendenza, nel 1991. Pertanto, “l'Eritrea sostiene fortemente l'indipendenza politica, la sovranità e l'integrità territoriale della Somalia, nonché gli sforzi del popolo e del governo somalo per il ripristino della legittima statura del paese e il raggiungimento delle alte aspirazioni del suo popolo”. Fra i punti contenuti nella dichiarazione figurano anche la ripresa di una “profonda cooperazione politica, economica, sociale, culturale, di difesa e di sicurezza”, il ripristino delle relazioni diplomatiche, la promozione degli scambi e degli investimenti bilaterali e culturali e la promozione della pace, della stabilità e dell'integrazione economica a livello regionale. I due leader hanno infine deciso di riaprire quanto prima le ambasciate nelle rispettive capitali dopo circa 15 anni.
 
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