Mezzaluna
04.10.2018 - 15:46
ANALISI
  
Libia: economista al Akari a "Nova", le riforme economiche sono la priorità del governo Sarraj
Tripoli, 4 ott 2018 15:46 - (Agenzia Nova) - Una volta placati gli scontri tra le milizie rivali nella parte sud di Tripoli, iniziati il 26 agosto scorso, ora il governo del premier libico Fayez al Sarraj è chiamato a portare a termine il suo ambizioso programma di riforme economiche. Si tratta di un piano già presentato in passato e che si prefigge l'obiettivo di risolvere la situazione di crisi finanziaria del paese che dura da anni. Le riforme rappresentano una tale priorità per Sarraj che il premier ha rinviato ai giorni successivi persino la presentazione del piano per la sicurezza e la formazione di forze regolari di polizia per Tripoli. Già nelle scorse settimane il premier libico aveva parlato del suo piano di riforme economiche, che comprende l’introduzione di una tassa sul cambio delle valute pregiate per salvare la moneta locale dal tracollo, oltre all'erogazione di un sussidio di sostegno alle famiglie di 500 dollari all’anno. Sarraj dovrà procedere con cautela e in modo bilanciato nell’applicazione sul terreno del suo programma di riforme economiche e del piano di sicurezza, prima che scoppi una nuova guerra tra i gruppi armati di Tripoli: cosa che se dovesse accadere prima delle prossime elezioni potrebbe rappresentare la fine della sua esperienza politica.

Le autorità di Tripoli stanno valutando, in particolare, l’introduzione di una nuova imposta del 183 per cento sulla vendita di valuta estera. La nuova disposizione è valida per i cambiavalute ufficiali, “ma non si applica al tasso di cambio del mercato nero ormai predominante”, sottolinea il quotidiano “Libya Herald”. Il prelievo sarà imposto dalla Banca centrale della Libia tramite le banche commerciali che operano in Libia e che trattano direttamente con i clienti in valuta estera. La moneta libica è scambiata ufficialmente a 1,38 dinari con il dollaro statunitense, in netto contrasto con il tasso medio del mercato nero delle ultime due settimane pari a 6,40 dinari. Le nuove misure, secondo “Libya Herald”, comporterebbero una forte svalutazione della divisa libica che verrebbe scambiata a 3,90 dinari per un biglietto verde statunitense. Il nuovo prelievo fiscale in valuta estera non si applicherà agli assegni familiari annuali in dollari statunitensi, ma ai salari dei lavoratori stranieri. Il pacchetto di riforme economiche annunciato lo scorso 12 settembre dal Gna prevede in aumento dell'assegno familiare annuale di circa 500 dollari nel 2018. La spesa dovrebbe essere compensata da una riduzione delle sovvenzioni statali per carburanti, alimenti, medicine ed elettricità.

Le nuove disposizioni, secondo il "Libya Herald”, includono anche un tetto massimo di 10.000 dollari statunitensi per cittadino, probabilmente attraverso i servizi di trasferimento di denaro Western Union o MoneyGram. Sarà vietata, inoltre, l'apertura di lettere di credito a entità statali per l'importazione di prodotti già introdotti nel paese dal settore privato; unica eccezione saranno i beni "essenziali e strategici" che verranno definiti da un comitato tecnico "ad hoc". L’attivazione di queste riforme è stata sollecitata anche dall’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, dopo i recenti scontri tra le milizie rivali a Tripoli. Secondo il diplomatico Onu, infatti, le violenze sarebbero direttamente correlate al collasso economico libico La risoluzione della crisi economica in Libia, a detta di Salamé, è fondamentale per risolvere anche i problemi politici e di sicurezza nel paese. Nel suo recente briefing al Consiglio di sicurezza dell'Onu, Salamé ha dichiarato i recenti avvenimenti in Libia derivano da una lotta tra milizie rivali per spartirsi le entrate dello Stato.

Secondo l’economista libico Mohammed al Akari, i provvedimenti adottati dal Governo di accordo nazionale libico (Gna) in cooperazione con la Banca centrale di Tripoli hanno il principale obiettivo di limitare lo sviluppo del mercato nero nel paese e di promuovere la valuta locale rispetto al dollaro: "Anche se le riforme economiche sono una richiesta che viene dal popolo, soprattutto in questa fase che sta attraversando il paese, ci sono molti dubbi sulla possibilità di riuscita di queste iniziative portate avanti da Sarraj, oltre al fatto che ci sono molte persone che le contestano e ritengono che siano solo una soluzione temporanea per nascondere una catastrofe”. Parlando ad "Agenzia Nova”, al Akari ha aggiunto che “i provvedimenti aiuteranno anche e soprattutto a fermare il mercato nero della valuta ed avranno comunque riflessi politici che ricadranno sui cittadini”. Questo, secondo l'economista, nonostante le resistenze all'interno delle istituzioni bancarie del paese. "Provvedimenti di tale portata sono l’unica soluzione da adottare per poter cambiare la situazione economica attuale e migliorarla. Noi in passato abbiamo chiesto riforme come queste, ma il governatore della Banca centrale, al Sadiq al Kabir, le ha sempre rifiutate”.

La Banca centrale di Tripoli ha invece dato ora il suo assenso al piano di riforme di Sarraj, anche se sono ancora tanti gli ostacoli da affrontare, tra cui l'unità dello stesso istituto libico che al momento è diviso tra Tripoli e Baida, dove ha sede il governo non riconosciuto dalla Comunità internazionale. La Banca centrale si trova anche di fronte alla sfida di dover garantire la liquidità ai cittadini e alle banche sapendo che il valore della valuta scambiata al di fuori del settore è superiore a 35 miliardi di dinari (circa 21,80 miliardi di euro secondo il tasso di cambio attuale). Al momento l'istituto creditizio di Tripoli non ha diffuso alcun documento o comunicato sul meccanismo delle riforme economiche, la fornitura di liquidità o la possibilità di recuperare parte del valore delle banche. Il volume della spesa pubblica durante l'anno in corso, secondo i dati ufficiali, raggiungerà i 24 miliardi di dinari (14,95 miliardi di euro), mentre le riforme programmate non includevano la razionalizzazione delle spese.

La più grande sfida per il Gna e della Banca centrale di Tripoli al momento resta la realizzazione di queste riforme economiche, essendoci ancora molti alla riuscita della "road map" tracciata dall’Onu per andare alle elezioni e formare un nuovo governo. L’economista libico esperto di questioni bancarie ricorda che “questi due enti (Gna e Banca centrale) ricevono continue pressioni a livello locale e internazionale in favore della realizzazione di queste riforme: per questo il prossimo passo del governo sarà quello di avviare un piano sicurezza per la capitale che servirà a dare slancio alla ripresa economica della città”. Secondo gli altri analisti libici, il piano economico e gli adempimenti adottati da Sarraj, su pressioni internazionali, incideranno poco sulla stabilità dei mercati prima dell’appuntamento delle prossime elezioni.

Lo stesso Sarraj ha parlato ieri di “passi avanti positivi nelle riforme economiche, nonostante le difficili condizioni del paese”. Parlando nel corso della conferenza annuale del centro nazionale per lo sviluppo del sistema sanitario, Sarraj ha affermato: “Siamo fiduciosi del fatto che i nostri sforzi collettivi siano in grado di sviluppare il sistema sanitario e assicurarne il successo. Stilare un piano è un passo importante, ma non basta se questo non viene attuato. Sono necessari finanziamenti e c’è bisogno di tempo per riformare il sistema sanitario”. A giocare un ruolo centrale in questo cammino di riforme è però la compagnia petrolifera nazionale. La National Oil Corporation (Noc) ha dovuto giustificare il mancato raggiungimento della quota di produzione di un milione di barili al giorno registrato nel 2017 con la mancanza di sicurezza in Libia. Rispondendo alle osservazioni della Corte dei Conti di Tripoli, che aveva accusato la Noc di non aver prodotto la quota necessaria di greggio provocando una riduzione delle entrate nelle casse dello Stato, la compagnia si è difesa affermando che "nel 2017 abbiamo prodotto solo 878 mila barili al giorno a causa della situazione della sicurezza che ha provocato una continua chiusura dei giacimenti, oltre agli oleodotti che sono stati spesso colpiti da attacchi".

La Noc parla infatti "della continua chiusura degli oleodotti provenienti da siti importanti come il giacimento di al Sharara, al Fil e al Hamada". Il secondo motivo di questo basso livello di produzione è legato al "mancato finanziamento del settore con i fondi dovuti". La Noc lamenta di aver ricevuto dal ministero del Tesoro un miliardo di dinari libici a fronte del bilancio che ne prevede 1,4 miliardi all'anno. La Noc ha annunciato giovedì scorso che le entrate derivanti dalla vendita del petrolio (che è l'unica fonte finanziaria dall'estero) negli ultimi sette mesi di quest'anno sono state di un miliardo di dollari e che in base alla legge la somma è stata consegnata alla Banca centrale.

In una recente intervista concessa all'agenzia specializzata “S & P Global Platts” a margine della riunione del comitato di monitoraggio Opec / non Opec tenuta domenica 23 settembre ad Algeri, il presidente della Noc Mustafa Sanallah ha detto che la produzione di petrolio greggio in Libia ha raggiunto il picco degli ultimi cinque anni, portando nuove entrate nelle vuote casse del paese nordafricano, ma ulteriori passi in avanti dipenderanno dalla stabilizzazione della sicurezza e dalla capacità di attrarre investimenti esteri. La Libia ha raggiunto un picco di 1,28 milioni di barili al giorno, il massimo dall'agosto 2013, e spera ancora di aumentare la produzione a oltre 2 milioni di barili al giorno entro il 2022, ha aggiunto Sanallah. Secondo le stime di “Platts”, l’output della Libia ad agosto è stato pari a 940 mila barili di petrolio al giorno, con una media mensile di circa 900 mila barili al giorno da inizio anno, passando da un minimo di 670 mila barili di luglio a un massimo di 1,03 milioni di barili di febbraio.

Il gruppo Opec / non Opec sta rivedendo la politica sui tagli alla produzione in vista dell’entrata in vigore delle sanzioni statunitensi sull’Iran a novembre e alla luce della crisi economica che attanaglia il Venezuela. Sanallah ha detto che la Libia è pronta ad aiutare il Cartello a immettere più barili di greggio sul mercato, a patto però che nel paese nordafricano la situazione di sicurezza migliori. "La carenza di offerta potrebbe esercitare pressioni al rialzo sui prezzi del petrolio e potrebbe richiedere ai membri dell’Opec di colmare il gap", ha affermato Sanallah. "La Libia è in grado di soddisfare parte di quella domanda di mercato aggiuntiva, ma deve bisogna mantenere le condizioni di sicurezza", ha detto ancora il numero uno della compagnia petrolifera libica.

Il responsabile della Noc ha detto che sono in corso colloqui con diverse compagnie petrolifere internazionali per aumentare l’output, il personale e gli investimenti in tutto il paese. Sanallah si è recentemente recato in Spagna per incontrare i vertici di Repsol, partner chiave nel campo di Sharara (nella regione meridionale Fezzan), il più grande giacimento petrolifero della Libia con una produzione pari a circa 340 mila barili di petrolio al giorno. "Siamo pronti ad accogliere nuovi partner internazionali in Libia e a riavviare le operazioni con coloro che sono stati costretti a partire a causa del conflitto", ha detto Sanallah. Lo scorso marzo, la compagnia petrolifera francese Total aveva manifestato la volontà di aumentare la sua presenza in Libia offrendo 450 milioni di dollari per acquisire il 16,33 per cento delle concessioni di Waha (nella zona della Mezzaluna petrolifera, in Cirenaica) dalla compagnia Marathon Petroleum. L'approvazione finale dell'accordo tarda però ad arrivare, alimentando le speculazioni sul prezzo (considerato forse troppo basso) e la possibilità che la Noc possa fare una controfferta.

Sanallah, da parte sua, ha detto che il ritardo è causato dall’escalation della violenza e dell’instabilità a Tripoli: solo due settimane fa, un attacco terroristico contro la sede della Noc nel centro della capitale ha causato la morte di almeno due dipendenti. "La scorsa settimana si è tenuta riunione della commissione incaricata di seguire questo tema", ha detto il numero uno di Noc, parlando dell'accordo Total-Waha. "La valutazione commerciale dell'accordo è stata completata e il Consiglio di presidenza (l’organo esecutivo libico di Tripoli) dovrebbe ricevere una comunicazione il prossimo mese". Secondo le stime di "Platts", l’operazione darebbe a Total accesso a riserve superiori a 500 milioni di barili di olio equivalente, con una produzione immediata di circa 50.000 barili di olio eque olio equivalente al giorno dalle concessioni di Waha. La produzione delle concessioni di Waha è di 300 mila barili al giorno, ma dovrebbero salire a 400 mila entro il 2020. Noc intende anche aumentare la sua presenza negli Stati Uniti con il lancio di un ufficio a Houston. "Questo faciliterà investimenti multimilionari in infrastrutture, attrezzature e trasferimento di conoscenze necessarie" nel settore petrolifero della Libia, ha detto ancora Sanallah.
 
Agenzia Nova
 
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