Mezzaluna
25.07.2018 - 11:25
ANALISI
  
Mediterraneo: al via il primo “Study Day” dell’Hub Nato di Napoli, focus su Africa e boom demografico
Castel Volturno, 25 lug 2018 11:25 - (Agenzia Nova) - Si è svolto a Castel Volturno il primo “Study Day” del neo Nato Hub di direzione strategica della Nato sorto presso la Base di Lago Patria (Napoli) dedicato ai fenomeni che riguardano il Medio Oriente, il Nord Africa e il Sahel. E’ stata un’occasione per una giornata di approfondimento e studio sulle “Sfide e le opportunità legate ai cambiamenti demografici in Africa”. Era questo infatti il titolo della giornata di incontri e discussione che si è svolta a porte chiuse alla presenza di esperti e ufficiali della Nato e dei paesi delle regioni interessate. Si tratta della prima iniziativa dell'Hub sorto presso la base Nato Jfc di Napoli ad esito del Vertice di Varsavia del 2016, quando è stata decisa la messa a punto di una struttura che permettesse una migliore comprensione delle sfide e delle minacce provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente. Il Comando Interforze di Napoli ha partecipato a questa iniziativa istituendo presso la propria sede l’Hub di Direzione Strategica della Nato per il Sud, con l’obiettivo di migliorare il livello di consapevolezza e di comprensione delle opportunità e delle sfide della regione e contribuire, nel contempo, all’azione globale di coordinamento delle attività e degli sforzi della Nato. L’Hub ha raggiunto il livello di capacità iniziale il primo settembre scorso. La piena capacità operativa è stata invece confermata durante il Vertice tenutosi a Bruxelles l’11 e 12 luglio 2018.

Ad aprire i lavori è stato l’ammiraglio James Foggo, comandante del Comando interforze Alleato di Napoli. L’ufficiale ha spiegato che “l’Hub è stato creato nell’intento di aiutare l’Alleanza a rispondere alle molte sfide che il nostro sud si trova ad affrontare". Molto rimane da fare, ha detto Foggo, "affinché l’Hub raggiunga il suo pieno potenziale e ci permetta di tener fede al nostro mandato: rafforzare la sicurezza e la stabilità lungo il fianco sud”. L’ammiraglio ha infatti spiegato che “la Nato affronta tutte le minacce a 360 gradi e l’Hub è prova di quanto la Nato sia pronta ed impegnata a far fronte alle sfide e alle opportunità collegate al Sud. Auspico che Jfc Naples abbia un ruolo di punta in questo sforzo”.

Nel corso della riunione si è discusso anche delle tre componenti della Nato: collegamento, consultazione e coordinamento. “Ecco i tre compiti istituzionali che sono stati affidati all’Hub e che questo deve perseguire presso i paesi partner della regione - ha aggiunto Foggo – avvalendosi anche dei contributi e di esperienze esterne che sono essenziali per capire e prevedere gli sviluppi delle situazioni contingenti che interessano la regione. Questa giornata di studio permetterà all’Hub di espandere la propria rete di contatti in Nord Africa e di instaurare relazioni con attori non governativi”. Gli esperti presenti a Castel Volturno “non sono nuovi alla varietà di sfide che il sud pone alla sicurezza. Le minacce sono sia uniche nel loro genere che complesse. Le sfide sono lanciate dalle organizzazioni regionali e dagli attori non statali prevalenti in quegli stati”.

Nel corso dell’incontro si sono affrontate le criticità che la Nato registra nella regione interessata. Foggo, in particolare, ha parlato di “uno spazio non governato caratterizzato da una dilagare di trafficanti di esseri umani, contrabbandieri di armi e signori della Guerra; Stati e istituzioni multilaterali falliti o in via di fallimento che portano all’insorgere di organizzazioni violente di matrice estremistica come lo Stato islamico, Boko Haram o gli Shabab; una corruzione endemica che mina il sostegno popolare alle istituzioni e a procedure istituzionali quali ad esempio le elezioni; larghe sacche di popolazione giovane privata del diritto di voto o disoccupata, pronta a radicalizzarsi; mancanza di modelli positivi; interferenza esterna sotto forma di concorrenza delle grandi potenze che gareggiano per influenzare o per combattere guerre per interposta persona al fine di consolidare posizioni in zone particolarmente ricche di risorse naturali”. Infine l’ammiraglio ha lanciato un monito: “Se non diamo una mano a stabilizzare il sud, la Russia e la Cina prenderanno il nostro posto, come peraltro hanno già fatto in alcuni casi, e i loro obiettivi sono diversi dai nostri”.

L’Hub strategico della Nato sorto a Napoli quindi oltre a queste preoccupazioni “deve costantemente migliorare la nostra consapevolezza della situazione”, ha aggiunto l’ufficiale statunitense. “E’ di vitale importanza, per noi, disporre di un sistema di allarme precoce per quegli Stati la cui stabilità si regge su fondamenta fragili, basate sul controllo piuttosto che sul consenso o anche sul doppio strumento tipico delle autocrazie di lunga durata come sussidi e sorveglianza”. Parlando invece nel corso di una conferenza stampa del problema dei migranti, Foggo ha spiegato che “abbiamo il dovere di tentare di migliorare la vita i milioni di persone che vivono in condizioni difficili nel Sahel, in Nord Africa e in Medio Oriente".

"Se non agiamo - ha detto ancora Foggo - i migranti continueranno a raggiungere l’Europa e gli estremisti continueranno a deviare i giovani verso la criminalità e il terrorismo. L’Hub lavora per risolvere un problema che è prettamente internazionale. La Nato ha capito tre anni fa nel vertice di Varsavia che doveva dare un nuovo impulso alle sue attività se voleva affrontare le sfide nel sud. La soluzione alla quale si pensò fu l’Hub che avrebbe permesso alla Nato una migliore comprensione dei problemi. Si tratta di un progetto a lungo termine che si trova nella sua fase iniziale e abbiamo preso contatto con i leader di diverse organizzazioni e degli esperti del Medio Oriente e dell’Africa. Dopo meno di un anno crediamo che l’hub abbia raggiunto un livello di coinvolgimento tangibile per portare conoscenza e saggezza ai leader della Nato”.

Il generale Roberto Angius, direttore dell'Hub, ha invece spiegato che “in questi mesi l’hub è stato coinvolto in molti eventi e contatti: tra i più importanti quello con l’Unione africana (Ua) per incrementare i rapporti con la Nato e l’Ua". La scorsa settimana, ha detto Angius, ci sono stati incontri con i rappresentanti africani capire quali progetti sviluppare per il futuro. "Il contributo dell’Hub è stato fondamentale per riaccendere le relazioni. Stiamo espandendo la rete dei contatti con le organizzazioni internazionali e non governative: non parliamo solo di nazioni ma di organizzazioni. Abbiamo partecipato a convegni con l’Ocp del Marocco. Abbiamo avuto meeting con l’Ue, la Croce rossa internazionale, l'Osce e Medici senza frontiere. Stiamo usando anche i social media e sistemi di video conferenza. Vogliamo contribuire a migliorare la comprensione del punto di vista degli altri, di chi vive in Africa e Medio Oriente, per non imporre il nostro punto di vista”.

Rispetto al problema della migrazioni illegali, secondo l’ufficiale italiano, “si tratta di un fenomeno che è sempre esistito ed è un fattore che ci fa capire le origini di determinate cause e per questo ci riuniamo come nell’Hub Study Day, che è il primo nostro evento. Cominciamo con uno dei grandi argomenti che è il problema demografico in Africa con l’esplosione che nei prossimi decenni che porterà a raddoppiare la popolazione africana. Il Senegal raddoppierà nei prossimi anni, così come la Nigeria diventerà il secondo paese più popolato del mondo dopo la Cina nel 2050”. Riguardo la polemica sul soccorso dei migranti in mare, l’ammiraglio statunitense Foggo ha spiegato che “c’è un'espressione che accomuna le varie marine del mondo che è: 'Salvare le vite in mare'. Quando un marinaio civile o militare incontra in mezzo al mare una barca che sta affondando ha l’obbligo di aiutarla e di salvare le vite. Le marine lavorano in autonomia e possono decidere come procurare questo aiuto. Possono chiamare altre imbarcazioni per prendere a bordo le persone che sono sul punto di morire: questa è un'attività che è stata condotta negli ultimi anni sia dalla Marina statunitense che europea".

Sul tema dell’immigrazione è intervenuto infine anche il generale Luciano Portolano, capo di Stato maggiore del Joint Force Command di Napoli. “Il problema dei migranti - ha detto - non è della sola Marina o dell’Esercito ma investe in maniera omnicomprensiva diverse istituzioni. Io credo che l’Italia abbia approcciato al problema sotto una forma omnicomprensiva nell’ambito del 'Comprehensive approach', in maniera da risolvere nel migliore dei modi un problema che non solo investe l’Italia, ma tutti i paesi del Mediterraneo”. Per il generale, quindi, il governo di Roma sta facendo "sforzi incredibili per coinvolgere tutte le entità preposte alla risoluzione del problema, per individuare una soluzione ottimale a qualcosa che investe il Mediterraneo e che potrebbe causare fenomeni di instabilità in tutta l’Europa”.
 
Agenzia Nova
 
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