Finestra sul Mondo
18.05.2018 - 11:13
  
L'Italia può provocare il crollo dell'euro e il collasso dell'Unione europea
Londra, 18 mag 11:13 - (Agenzia Nova) - Il quotidiano conservatore britannico "The Telegraph", da sempre apertamente schierato contro l'euro e l'integrazione europea, soffia sul fuoco della polemica tra l'establishment Ue e i partiti italiani Movimento 5 stelle e Lega che stanno tentando di formare una coalizione di governo a Roma: due diversi articoli apparsi nell'edizione in edicola oggi venerdì 18 maggio che sottolineano la contrarietà delle cancellerie europee all'ipotesi di governo italiano M5s-Lega e i rischi che esso rappresenta per l'Unione europea. In un'analisi firmata dall'autorevole commentatore Ambrose Evans-Pritchard, il "Telegraph" riferisce della reazione rabbiosa della Germania alle anticipazioni sul programma in corso di elaborazione da parte della dalla coalizione ribelle che intende governare l'Italia ignorando le regole dell'Unione europea sui bilanci pubblici e sovvertendo i trattati fondativi dell'euro: si tratta di idee, scrive il giornale conservatore britannico, che rischiano di provocare un drammatico scontro con la Banca centrale europea (Bce). L'articolo cita le parole del professore Clemens Fuest, direttore dell'influente istituto tedesco IFO, secondo cui la Bce e le autorità Ue non possono restare impassibili mentre i neo-anarchici del Movimento 5 stelle e i nazionalisti anti-europei della Lega portano avanti politiche rivoluzionarie che mettono a rischio la stabilità dell'unione monetaria; la Bce, secondo il professore Fuest, potrebbe persino essere costretta a tagliare all'Italia diverse linee di credito. Il direttore dell'IFO si riferisce in particolare alla possibilità che Francoforte interrompa i trasferimenti "Target2" fatti alla Banca d'Italia nell'ambito del sistema europeo interno di pagamenti: se mai questo suggerimento venisse accolto, scrive il "Telegraph", questo porterebbe la crisi tra Italia e Ue a vertici mai visti finora in Europa. In un altro articolo di analisi, il commentatore nota con compiacimento come, mentre per la classe politica della Gran Bretagna la Brexit sia diventata un'ossessione che assorbe tutta l'attenzione e offusca qualsiasi altro argomento, dal punto di vista invece della Germania, della Francia e di Bruxelles il divorzio britannico è solo una delle crisi che stanno investendo l'Unione europea, e nemmeno la più grave: attualmente, nota il quotidiano conservatore britannico, il punto di maggior frizione all'interno dell'Ue è rappresentato appunto dalla possibile nascita in Italia di una coalizione governativa M5s-Lega; un tale esecutivo italiano, si augura il commentatore Jeremy Warner, potrebbe innescare l'inizio del crollo dell'Eurozona e forse persino del collasso dell'intera Unione europea.
  
Le tre sfide della Banca centrale europea
Berlino, 18 mag 11:13 - (Agenzia Nova) - Il presidente della Banca centrale europea (Bce), Mario Draghi, sembra dubitare della capacità dei mercati di comprendere le mosse dell'Eurotower, nonostante l'attenzione che viene riservata a queste ultime. “Le banche centrali sono tra le istituzioni meno conosciute al mondo”, ha detto Draghi mercoledì durante una conferenza a Francoforte, citando l’economista statunitense Alan Blinder. Ciononostante, le banche centrali sono diventate dopo la crisi finanziaria i veri "arbitri" del sistema finanziario globale. Dopo la crisi, la Bce non solo ha ridotto i tassi d’interesse a un livello mai raggiunto, ha acquistato titoli per oltre duemila miliardi di euro ed ha posto sotto la propria supervisione le maggiori banche dell'eurozona. La crisi è stata ora ampiamente superata, tuttavia Mario Draghi vede tre nuove sfide per il futuro ruolo della banca centrale. Il primo la tipologia di moneta da adottare per il futuro. Il secondo la stabilità dei prezzi da ottenere attraverso rapporti economici chiari e politiche macroeconomiche valide. Infine, una maggiore unità con l’introduzione dell’unione bancaria come quadro comune per le banche nell’area valutaria.
  
Merkel reagisce con calma alla denuncia dell'Ue sull’inquinamento atmosferico
Berlino, 18 mag 11:13 - (Agenzia Nova) - Il cancelliere tedesco, la cristiano democratica Angela Merkel, ha reagito con calma alla denuncia della Commissione europea sull’aria sporca nei centri urbani. “L’attuazione deve essere effettuata a livello locale”, ha dichiarato la Merkel ieri a Sofia dopo la conclusione del vertice Ue-Balcani occidentali, con riferimento alla responsabilità delle autorità locali e regionali. Ritiene che per la Germania questo sia un “ottimo modo” per migliorare l’aria nelle città. La Commissione europea ha deciso di denunciare la Germania e altri cinque Paesi (fra cui l’Italia) per l’aria sporca in molte città davanti alla Corte di giustizia europea (Cge). Si tratta del superamento dei valori limite per gli ossidi di azoto, che vanno rispettati in tutti i Paesi dell’Unione dal 2010. Nel 2017 sono stati superati in 66 città tedesche e molto chiaramente in 20 comuni. La Commissione ha anche avvertito la Germania e altri Paesi di nuovo a causa delle reazioni troppo titubanti relative allo scandalo del diesel della Volkswagen. Il ministro dell’Ambiente, la socialdemocratica Svenja Schulze, ha chiesto un rapido retrofitting delle autovetture diesel “a spese dei costruttori di automobili”. Contro il retrofit tecnico c’è stata una resistenza sia da parte dell’industria automobilistica che da alcune parti del governo federale. Il ministro federale dei Trasporti, il cristiano sociale Andreas Scheuer, ha respinto le ammonizioni della Commissione europea per la gestione tedesca dello scandalo diesel in Vw. “Nessun altro Stato membro ha adottato misure così complete e rigorose come la Germania”, ha dichiarato giovedì. La Commissione europea accusa il governo federale di non aver punito Volkswagen per la manipolazione dei livelli di inquinanti nelle auto diesel. Inoltre, il governo non avrebbe monitorato a sufficienza le case automobilistiche affinché rispettino le normative.
  
Ue, il presidente Macron chiede al cancelliere Merkel maggiore impegno
Parigi, 18 mag 11:13 - (Agenzia Nova) - Durante il vertice europeo sui Balcani a Sofia, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha lanciato un appello al cancelliere tedesco, Angela Merkel, affinché si mobiliti per l’Europa. Lo riporta “Le Figaro”, sottolineando che il titolare dell’Eliseo ha parlato con una “franchezza inusuale”, chiedendo alla leader tedesca di “raccogliere le sfide” europee. Da canto suo, Macron ha incontrato il premier ungherese, Viktor Orban, in un faccia a faccia avvenuto a porte chiuse. Il quotidiano ricorda che le prossime elezioni europee del 2019 saranno un test rischioso per il presidente, che non è ancora riuscito a mantenere le sue promesse nel campo europeo. Macron, la Merkel e la premier inglese, Theresa May, sono arrivati insieme al vertice, anche se hanno evitato una conferenza stampa congiunta. Il quotidiano nota come questa immagine rappresenti un punto di forza e unione nel “braccio di ferro” con Washington. Nel corso dell’evento, i ventotto paesi membri hanno confermato alcuni principi generali riguardanti i principali dossier internazionali. Macron ha giudicato positivamente la fermezza mostrata dall’Ue dinnanzi alle minacce del presidente statunitense, Donald Trump, sulle esportazioni di acciaio e alluminio.
  
Francia, si prepara la manifestazione del 26 maggio contro il presidente Macron
Parigi, 18 mag 11:13 - (Agenzia Nova) - Una cinquantina tra associazioni, partiti politici e sindacati si sono riuniti ieri nella sede del sindacato della Cgt, poco fuori Parigi, per discutere della prossima manifestazione contro il governo del presidente Emmanuel Macron, prevista per il 26 maggio. “Le Monde” scrive che “all’appuntamento mediatico” mancava il segretario della Cgt, Philippe Martinez. L’avvicinamento ad associazioni e partiti rappresenta un punto di svolta per il sindacato, visto che negli ultimi venti anni ha sempre rifiutato ogni alleanza. A margine della conferenza stampa, Catherine Perret, numero due della Cgt, ha sottolineato che la sua organizzazione “non chiede e non chiederà mai la destituzione di Macron”.
  
La Gran Bretagna si prepara a inviare altre centinaia di soldati in Afghanistan
Londra, 18 mag 11:13 - (Agenzia Nova) - La Gran Bretagna sta preparando piani per l'invio di altre truppe in Afghanistan, accogliendo le pressioni in tal senso esercitate dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump: lo rivela il quotidiano "The Times", solitamente molto attento alle questione militari; una delle opzioni allo studio, scrive il giornale inglese, prevede l'invio sul teatro afgano di altri 400 uomini destinati a rafforzare la missione Nato di addestramento dei soldati governativi afgani, e così praticamente raddoppiare l'attuale contingente britannico in quel paese. Il "Times" ricorda che, dopo la fine delle operazioni di guerra condotte dalle forze dei paesi della Nato, diverse aree dell'Afghanistan sono tornate sotto il controllo dei ribelli Talebani; e che, in risposta a questa situazione sul terreno, gli Stati Uniti hanno annunciato l'intenzione di tornare a rafforzare la propria presenza militare nel paese, inviando altri 3.500 soldati inquadrati in unità di combattimento. Attualmente sono circa 11 mila i militari statunitensi presenti in Afghanistan; e 600 i soldati britannici, sostanzialmente concentrati nella capitale Kabul: a questi si aggiungono 4 mila uomini di diversi contingenti di paesi alleati della Nato. Un eventuale aumento delle truppe britanniche in quel paese sarebbe un sostanziale cambiamento strategico, considerando che finora i vertici militari della Gran Bretagna avevano offerto di contribuire solo con personale logistico e con il temporaneo dispiegamento di una portaerei nell'area dell'Oceano Indiano; e dimostrerebbe che sono andate ad effetto le pressioni esercitate dalla Casa Bianca per un maggior coinvolgimento della Gran Bretagna in particolare e degli altri paesi Nato in generale. Il governo britannico non ha ancora preso una decisione definitiva in merito, scrive il "Times"; che tuttavia cita fonti del ministero della Difesa secondo cui la premier, Theresa May, intenderebbe annunciare l'invio di nuove truppe in occasione del prossimo vertice della Nato, in programma l'11 e 12 luglio a Bruxelles: a quella riunione parteciperà anche il presidente Usa Trump subito prima di recarsi a Londra per la sua prima visita ufficiale in Gran Bretagna. L'aumento della presenza di truppe occidentali in Afghanistan, d'altro canto prevede il "Times", non sarà l'unico motivo di tensioni a prossimo vertice Nato: i paesi europei in particolare si aspettano ulteriori pressioni da parte del presidente Trump; il quale, sin dal suo insediamento, non ha cessato di chiedere che tutti i membri dell'Alleanza Atlantica facciano di più per la difesa comune, portando ad almeno il 2 per cento del Pil nazionale gli investimenti per la Difesa.
  
Estradizione Puigdemont, pubblico ministero tedesco avverte che sarà “meticoloso”
Madrid, 18 mag 11:13 - (Agenzia Nova) - Lo studio legale che rappresenta l’ex presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont, in Germania ha presentato ieri un ricorso al Tribunale di regionale dello Schleswig-Holstein per chiedere la revoca del mandato d'arresto emesso dal giudice della Corte Suprema spagnola Pablo Llarena. Lo riferiscono i quotidiani spagnoli “El Mundo” e “La Vanguardia” che specificano come sia passato solo un giorno dalla decisione del Belgio di negare l'estradizione degli ex consiglieri Toni Comín, Lluís Puig e Meritxell Serret sulla base di un vizio di forma che ora l'avvocato di Puigdemont, Wolfgang Schomburg, cerca di riproporre anche davanti alla giustizia della Germania. “La Vanguardia” aggiunge inoltre come il giudice della Corte Suprema Pablo Llarena, abbia deciso di anticipare la decisione della Germania su Puigdemont inviando una lettera con la quale si invita la giustizia tedesca, per "evitare malintesi", a notare che l'atto di accusa circa il reato di ribellione includeva già il mandato di arresto per i fuggitivi. Llarena spiega infine che l'atto d'accusa contro l'ex presidente catalano alla base del mandato d'arresto europeo (Oed), rilasciato lo scorso 23 marzo, "è equivalente a un mandato di arresto e, pertanto, soddisfa i requisiti della decisione quadro sul Mandato di cattura europeo".
  
Usa, Gina Haspel confermata nuovo capo della Cia
Washington, 18 mag 11:13 - (Agenzia Nova) - Il Senato statunitense ha ratificato oggi la nomina di Gina Haspel a nuovo capo della Centrale Intelligence Agency (Cia). Lo riferisce il quotidiano “Washington Post”, precisando che diversi senatori del Partito democratico si sono convinti a sostenerla, malgrado le preoccupazioni circa il suo ruolo nei brutali interrogatori condotti nei confronti di sospetti di terrorismo dopo l’11 settembre 2001. La stessa Cia aveva fortemente caldeggiato la conferma della nomina, tramite figure come John Brennan e Leon Panetta che, secondo il “Wp” avrebbero personalmente contatto almeno cinque dei senatori democratici riluttanti a sostenere Haspel. Haspel non è mai stata vicina al presidente, diversamente dal suo predecessore, Mike Pompeo, ma è riuscita in parte ad influenzare la posizione del presidente nei confronti della Russia. La candidatura di Haspel, la prima donna a guidare l’Agenzia, è stata a lungo dibattuta per alcune zone d’ombra che caratterizzano il suo profilo. Il funzionario della Cia, che ha 61 anni, ha trascorso gran parte della sua carriera come agente sotto copertura. Durante le audizioni i senatori democratici hanno lamentato l’assenza di un dossier completo circa le sue attività. La Cia ha desecretato parte del suo curriculum, svelando che l’Alto dirigente ha iniziato la sua carriera in Africa, poi è passata a seguire operazioni nell’ex Unione Sovietica e quelle antiterrorismo. Tra le perplessità sulla sua candidatura, quelle sollevate dagli anni 2003-2005, quando Haspel era responsabile di centri di detenzione segreti, dove, in virtù del programma post attacchi dell’11 settembre, almeno un detenuto è stato sottoposto al waterboarding (annegamento), che gli Stati Uniti considerano ora una forma di tortura. Haspel sarebbe responsabile anche di interrogatori particolarmente violenti rispetto ai quali aveva disposto la distruzione delle prove.
  
Energia, presidente Trump preme su Germania affinché abbandoni progetto di gasdotto con Mosca
New York, 18 mag 11:13 - (Agenzia Nova) - Il presidente Donald Trump sta facendo pressioni sul governo tedesco affinché freni il progetto di gasdotto Nord Stream 2 con la Russia in cambio di soluzioni che evitino una guerra commerciale transatlantica. Autorità statunitensi, riferisce il quotidiano “Wall Street Journal”, avrebbero confermato che nell’incontro dello scorso aprile tra Trump e il cancelliere Angela Merkel si è parlato del progetto Nord Stream 2, il gasdotto che trasporterebbe gas in Europa passando per il Mar Baltico. Se la Germania si tirasse fuori, la Casa Bianca sarebbe disponibile ad avviare colloqui per un nuovo accordo commerciale con l’Unione europea. In tempi recenti, i dazi statunitensi su acciaio e alluminio hanno messo in allarme soprattutto l’industria automobilistica tedesca. Oggi Sandra Oudkirk, diplomatico statunitense a Berlino, ha detto alla stampa che un progetto energetico con la Russia potrebbe essere sottoposto a sanzioni da parte degli Usa. Il Cremlino ha reagito tramite il portavoce Dmitry Peskov, che ha definito i tentativi statunitensi “uno sforzo volgare di impedire un progetto energetico internazionale che ha un ruolo importante nell’ambito della sicurezza energetica”. Il portavoce ha aggiunto che “gli americani cercano rozzamente di promuovere i propri produttori di gas”. Per Washington l’accordo renderebbe l’Ucraina e altri alleati Ue più vulnerabili alle pressioni di Mosca. Per le Autorità tedesche gli Stati Uniti premono per spodestare la Russia come principale fornitore di gas all’Europa.
  
Sanzioni a Iran e Venezuela potrebbero far crescere rivali degli Usa
New York, 18 mag 11:13 - (Agenzia Nova) - Il presidente Donald Trump sta cercando di convincere la Cina, l’India e altri paesi a unirsi alle sanzioni statunitensi contro il petrolio iraniano e venezuelano. Ma i due giganti del greggio, osserva il quotidiano “New York Times”, competono negli stessi mercati, e danneggiarne uno significa favorire l’altro, mentre penalizzare entrambi equivale a far aumentare in maniera potenzialmente incontrollabile i prezzi del petrolio. Se le elezioni venezuelane di domenica confermeranno Nicolás Maduro alla presidenza, le Autorità Usa hanno già previsto un inasprimento delle sanzioni, incluse misure che renderebbero più difficile per il paese esportare il suo greggio. L’amministrazione Trump sta anche lavorando alla riduzione delle esportazioni di Teheran, punendo, tra gli altri, anche le banche di paesi che non ridurranno le importazioni di petrolio iraniano. Cina e India sono i maggior acquirenti di greggio dell’Iran, oltre ad acquistare il 40 per cento delle esportazioni del Venezuela. I due paesi asiatici ed altri non avranno altra scelta che sostituire i barili persi con quelli provenienti dall’Arabia Saudita o da altri membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) in grado di sostenere grandi quantità, o ancora, dalla Russia, tra i maggiori esportatori di greggio.