Finestra sul Mondo
14.05.2018 - 11:16
  
Le sfide che attendono il nuovo governo italiano
Londra, 14 mag 11:16 - (Agenzia Nova) - I due principali partiti populisti italiani sono vicinissimi alla formazione di un governo concordato con una piattaforma comune, ma non si sono ancora messi d'accordo sul nome del primo ministro: il capo dell'anti-sistema Movimento 5 stelle (M5s), Luigi Di Maio, e il leader della Lega di estrema destra, Matteo Salvini, si sono incontrati a Milano sabato e domenica per mettere a punto i dettagli dell'accordo di coalizione che nei prossimi giorni potrebbe portarli al potere; e oggi lunedì 14 maggio ne riferiranno al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale però finora non hanno fornito alcuna indicazione sul nome del possibile candidato alla carica di primo ministro. Accanto alla cronaca del tentativo di coalizione M5s-Lega, il quotidiano economico britannico "The Financial Times" scrive che, se esso riuscirà, sarà messa immediatamente alla prova su diverse questioni-chiave la loro capacità di governare insieme. M5s e Lega sembrano infatti voler puntare su una diminuzione della pressione fiscale e su un aumento della spesa pubblica come principale ricetta per rilanciare la crescita. Se le cose dovessero andar storte, la "luna di miele" di cui finora sembrano godere nei mercati terminerà rapidamente. Anche perché, sottolinea il giornale britannico, presto la Banca centrale europea (Bce) ritirerà l'ancora di sicurezza garantita all'Italia dal programma "quantitative easing" di acquisto di titoli di Stato: se a quel punto i programmi economici del governo M5s-Lega dovessero andare a scontrarsi con le direttive dell'Ue, gli investitori ne sarebbero spaventati e i tassi di interesse dei titoli del Tesoro italiano tornerebbero a impennarsi. Nell'elenco stilato da James Politi vengono poi le scelte di politica industriale che il nuovo governo italiano dovrà fare, a cominciare da quella immediata sull'acciaieria Ilva di Taranto, sul futuro della quale il M5s e la Lega hanno visioni diametralmente opposte. Un nodo a cui in autunno farà seguito la decisione da prendere sulla vendita della compagnia aerea di bandiera Alitalia. La lista delle sfide del nuovo governo si chiude infine con la questione dell'immigrazione: il drastico calo del flusso migratorio proveniente dalla Libia registrato negli ultimi mesi potrebbe invertirsi con l'arrivo della bella stagione nel Mar Mediterraneo, proprio mentre sono in corso negoziati sulla riforma delle regole del diritto di asilo nell'Unione europea. Se ciò si verificasse, e M5s-Lega non riuscissero a ottenere un buon accordo a Bruxelles, allora i loro primi mesi di governo sarebbero certamente minati da una crescente tensione. In un articolo correlato, l'autorevole commentatore di affari europei Wolfgand Muchau sostiene che i motivi di preoccupazione per l'arrivo al potere in Italia di due partiti fortemente euroscettici esistono, anche se non sono immediati. Secondo Munchau infatti le promesse fatte da M5s e Lega in campagna elettorale sono in aperta contraddizione con le regole dell'Ue: a suo parere essi non rischieranno di deludere i propri elettori annacquando le promesse fatte, né però andranno immediatamente allo scontro con l'Europa. Piuttosto Munchau prevede che il nuovo governo italiano in un primo momento tenterà di mostrarsi ligio a Bruxelles, benché di controvoglia; dopodiché a questa fase farà inevitabilmente seguito un periodo di conflitto su questioni-chiave come le regole di bilancio e l'immigrazione: su questi temi, conclude il commentatore del "Financial Times", per l'Europa M5s e Lega sono una sfida molto seria e inedita.
  
Il Nord Stream 2 conta sull’aiuto di Altmaier
Berlino, 14 mag 11:16 - (Agenzia Nova) - L’economia tedesca è sulla stessa lunghezza d’onda del ministro dell’Economia, il cristiano democratico Peter Altmaier (Cdu), nell'ambito della disputa sul gasdotto Nord Stream 2. “La Ue e la Germania devono svolgere un ruolo di facilitazione. Dopo tutto il gas naturale è destinato all’Unione europea”, ha detto Michael Harms, amministratore delegato del Comitato orientale delle imprese tedesche al quotidiano “Handelsblatt”. Altmaier è partito domenica per il suo primo viaggio in Ucraina e Russia. “Si tratta di garantire l’approvvigionamento energetico all'Europa, compresa l’Ucraina”, ha sottolineato il ministro prima della sua partenza. Sia la Commissione europea sia gli Stati Uniti criticano il progetto, sottolineando che non solo l’Ucraina potrebbe perdere il suo ruolo di paese di transito, ma che attraverso il nuovo gasdotto l’Europa manterrà la propria dipendenza dal gas russo. Margrethe Vestager, commissario europeo alla Concorrenza, ha criticato il progetto. “Abbiamo la strategia comune di attingere la nostra energia da più fonti, e non di affidarci così tanto alla Russia”, ha dichiarato al “Funke Mediengruppe”. “Questo”, ha sottolineato il commissario, “riguarda anche gli interessi della sicurezza”. Il nuovo ambasciatore degli Stati Uniti a Berlino, Richard Grenell, ha rivolto un nuovo avvertimento contro “l’influenza russa”. L’America è “molto preoccupata per il progetto del gasdotto”, ha sottolineato. Nel progetto, tra gli altri, sono coinvolte le compagnie energetiche tedesche Uniper e Wintershall. Ad aprile il cancelliere tedesco, Angela Merkel, dopo aver consultato il presidente ucraino Petro Poroshenko, ha chiarito che il progetto del nuovo gasdotto potrebbe essere portato avanti solo se il ruolo di transito dell’Ucraina sarà salvaguardato. Dall'Ucraina transitano ad oggi circa 90 miliardi di metri cubi di gas naturale russo ogni anno, ma la compagnia russa Gazprom inizialmente aveva stabilito di non far passare più il proprio gas attraverso quel paese. Ad oggi l'azienda offre a Kiev il transito di 10 o 15 miliardi di metri cubi all'anno. Altmaier tratterà anche del tema delle sanzioni previste dagli Stati Uniti. Incontrerà il primo ministro ucraino Vladimir Groisman quest’oggi, mentre martedì incontrerà il primo ministro russo Dmitry Medvedev, nonché con il ministro dell’Energia Alexander Nowak e il ministro dell’Economia Maxim Oreshkin. Il viaggio fa parte di una serie di visite di alti esponenti politici tedeschi nella regione. Il ministro degli Esteri, Heiko Maas, ha incontrato il suo omologo Sergei Lavrov a Mosca giovedì; Il cancelliere Merkel incontrerà il presidente russo Vladimir Putin a Sochi il 18 maggio.
  
Germania, Heiko Maas: un cauto ministro degli Esteri
Berlino, 14 mag 11:16 - (Agenzia Nova) - Il ministro degli esteri tedesco, il socialdemocratico Heiko Maas (Spd) è in carica da due mesi, durante i quali ha moderato la propria linea oltre i limiti della cautela, sostiene il quotidiano tedesco "Handelsblatt". All’inizio ha criticato la Russia per probabili attacchi informatici e per il supposto avvelenamento dell’ex spia nel Regno Unito, ma ora è tornato ad essere più cauto. Non ha detto una parola sulla riforma dell’Unione europea richiesta dal presidente francese Macron. Maas è stato nominato per volere di Andrea Nahles e Olaf Scholz che non vogliono molta “ombra”, ragione per la quale hanno rimosso il predecessore Sigmar Gabriel. Forse è per questa ragione che Maas non ha ancora espresso pensieri in merito al futuro dell’Occidente o su una possibile strategia per l’ulteriore sviluppo dell’Unione europea. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran minaccia di diventare una guerra, l’Europa potrebbe rimanere intrappolata nel fuoco incrociato. Quando, se non ora, il ministro degli Esteri dovrebbe dire la sua? Anche nel suo incontro a Mosca con l’omologo Sergej Lavrov Maas non ha risparmiato critiche alla Russia. Ma Mosca e Berlino vogliono la stessa cosa: preservare l’accordo sul nucleare e fermare la spirale di escalation. Mosca ha un ruolo chiave perché mantiene buoni rapporti con Teheran. Se Lavrov riuscisse a convincere l’Iran a rispettare i termini dell’accordo nonostante la rottura Usa, forse il peggio potrebbe ancora essere prevenuto. Questo potrebbe essere il momento giusto per l’azione di Maas.
  
Francia, ferrovie Sncf: governo nega progetto di privatizzazione
Parigi, 14 mag 11:16 - (Agenzia Nova) - Parigi nega che esista un progetto governativo di privatizzare Sncf, la compagnia ferroviaria nazionale scossa da uno sciopero del personale che si protrae da nove settimane contro un contestato progetto di riforma. Lo ha ribadito questa mattina ai microfoni dell'emittente francese "Rmc" il deputato de La République en Marche (LaRem) Jean-Baptiste Djebbari, relatore del disegno di legge sulla riforma della compagnia. «No, la Sncf non sarà privatizzata », ha detto Djebbari negando l'accusa dei sindacati francesi - "Sud Rail" in testa -, per i quali il governo fa il doppio gioco e sventola lo spauracchio della privatizzazione della compagnia ferroviaria. Il governo porterà in Senato una modifica del progetto di legge « per garantire la non trasferibilità delle azioni della Sncf » Un modo, commenta "Le Figaro", per rassicurare i sindacati, scottati da un documento di lavoro rivelato nel weekend da "Le Parisien" e che sembrava aprire la porta alla privatizzazione. Nel frattempo, i lavoratori delle ferrovie sono chiamati alle urne per decidere sul testo. "Per essere molto chiari, ciò che abbiamo scritto (durante l'esame del testo in prima lettura nell'Assemblea nazionale, ndr) è che " il capitale è interamente di proprietà dello Stato", una formula che in effetti, ha ammesso Djebbari, è più forte della non trasferibilità. "Ma poiché non vogliamo lasciare spazio alla fantasia della privatizzazione", ha aggiunto, "scriveremo 'inaccessibilità', ha detto, specificando di aver discusso con il ministro dei Trasporti Elisabeth Borne. Quest'ultimo aveva cercato domenica di spazzare via i timori dei ferrovieri pubblicando un tweet in cui assicurava che "le tre società Sncf, SncfMobilités e SncfRéseau, sono e rimarranno al 100 per cento pubbliche e non trasferibili". Il timore di un progetto governativo di privatizzazione è stato diffuso nel weekend dal quotidiano "Le Parisien", che rivelava una e-mail che descrive una riunione tenuta il 4 maggio alla presenza di quattro dirigenti di Sncf, nel quale questo punto sembra rimesso in questione. "Questa è una violazione della fiducia", ha commentato Erik Meyer, segretario federale di Sud Rail, uno dei sindacati impegnati nel contenzioso. "Il governo ha promesso che il 100 per cento della società rimane pubblico mentre vediamo che se ne prepara la privatizzazione e lo smantellamento". Dopo queste rivelazioni, Sncf ha pubblicato una smentita, non negando l'esistenza della riunione in questione, ma ricordando che l'incontro non rientrava in fase decisionale.
  
Francia, attacco di Parigi riapre dibattito su persone schedate come soggetti sensibili
Parigi, 14 mag 11:16 - (Agenzia Nova) - L'attacco parigino di sabato riapre il dibattito sui "fiché S", gli schedati dalle autorità di polizia francese come soggetti sensibili. Lo scrive il quotidiano francese "Le Figaro", annunciando la nuova polemica. Già a destra, si legge, le voci si alzano a chiedere il motivo per cui, nonostante i molti casi simili, "non si fa nulla in Francia, per indurire il regime applicato a chi è sospettato di simpatie terroristiche", persone già schedate al fine di valutare la loro pericolosità e causare ancora più vittime. Per le autorità di polizia, una carta "S" non è una condanna, ma un avvertimento. Delle oltre 20.000 persone schedate, continua Le Figaro, quelle legate all'islamismo radicale sono circa 12.000. Azimov è arrivato in Francia con i suoi genitori nei primi anni 2000. È cresciuto a Nizza, poi a Strasburgo, nel noto quartiere di Elsau, dove vive una grande comunità cecena. Nel 2004, la sua famiglia beneficia dello status di rifugiato. La madre ottiene la nazionalità francese sei anni dopo. Ciò consente al figlio di diventare francese lo stesso anno. La domanda di naturalizzazione del padre, separata dalla moglie, viene rifiutata. "Era nato in Cecenia, ma è cresciuto e ha formato la sua personalità, le sue opinioni e le sue convinzioni nella società francese", ha commentato il presidente ceceno Ramzan Kadyrov.
  
Gran Bretagna, i servizi segreti chiedono all'Europa di mantenere la cooperazione dopo la Brexit per fronteggiare la minaccia della Russia
Londra, 14 mag 11:16 - (Agenzia Nova) - I servizi segreti britannici chiedono ai leader dell'Unione europea di mantenere alto il livello di cooperazione anche dopo la Brexit per fronteggiare la minaccia rappresentata dalla accresciuta aggressività della Russia: lo riportano in apertura delle loro prime pagine i due principali quotidiani conservatori britannici, "The Telegraph" e "The Times"; i quali riportano i testo, rilasciato in anticipo alla stampa, dell'appello che il capo del controspionaggio britannico (MI5), Andrew Parker, oggi lunedì 14 maggio lancerà ai colleghi dei paesi europei riuniti a Berlino per una conferenza sulla sicurezza comunitaria. Si tratterà della prima volta che un capo dell'MI5 britannico parlerà in pubblico fuori dalla Gran Bretagna: l'eccezionalità del fatto, sottolineano all'unisono i due quotidiani, rimarca l'importanza che le autorità britanniche danno alla cooperazione europea in materia di sicurezza e la preoccupazione che la Brexit rischi di indebolirla, in un momento in cui i negoziati sul divorzio della Gran Bretagna sono in dirittura d'arrivo in vista del cruciale vertice di metà giugno dei capi di Stato e di governo dell'Unione Europea; nel corso della stessa riunione di oggi a Berlino il capo negoziatore dell'Ue sulla Brexit , Michel Barnier, dovrebbe presentare le linee-guida della visione elaborata dalla Commissione europea appunto in materia di sicurezza comune. Secondo le anticipazioni fornite alla stampa britannica dunque, Andrew Parker oggi dirà che "le aggressive e pericolose attività militari e dei servizi segreti russi" dovrebbero spingere l'Occidente ad isolare la Russia facendone un "parìa" della comunità internazionale e difenderà il principio di una partnership tra Gran Bretagna ed Europa in materia di sicurezza come "vitale nell'incertezza del mondo odierno", e che quindi è "più che mai necessario rafforzare" questa cooperazione. Il capo dell'MI5 ribadirà anche le accuse alla Russia di essere dietro al tentato assassinio con un agente nervino dell'ex spia sovietica Sergei Skripal e di sua figlia Yulia, avvenuto il 4 marzo scorso nella città britannica di Salisbury e punterò il dito contro la "cortina di menzogne, di mezze verità e di mistificazioni" diffusa dalla "macchina della propaganda" russa dopo quell'episodio che ha segnato il punto più basso delle relazioni tra la Russia del presidente Vladimir Putin e l'Occidente e che ha portato all'espulsione di un centinaio di diplomatici russi da parte dei paesi dell'Unione Europea e della Nato in segno di solidarietà nei confronti della Gran Bretagna.
  
Spagna, crisi storica di Pp e Psoe a causa della nascita di nuovi partiti
Madrid, 14 mag 11:16 - (Agenzia Nova) - Le preferenze politiche dei cittadini spagnoli stanno subendo un rovesciamento storico. Lo riferisce il quotidiano spagnolo “El Pais” che sottolinea come i due partiti che hanno governato la Spagna dal 1982 fino a oggi, il Partito popolare (Pp) e il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe), stiano attraversando per la prima volta in 35 anni una forte crisi a causa della nascita di nuove formazioni politiche come Ciudadanos e Podemos. “El Pais” riporta i risultati delle statistiche effettuate da Metroscopia per il mese di maggio che evidenziano come il partito guidato da Albert Rivera, Ciudadanos, sarebbe di gran lunga quello più votato con il 29,1 delle preferenze elettorali. In seconda posizione si collocherebbe Podemos, che in caso di elezioni immediate si aggiudicherebbe il 19,8 per cento dei voti mentre il Pp scenderebbe al 19,5 per cento e il Psoe all’ultimo posto con il 19 per cento. I risultati dell'indagine, realizzata tra il 7 e il 9 maggio, non lasciano perciò spazio a dubbi ed estendono il trend tracciato lo scorso autunno: i vecchi partiti spagnoli calano, i nuovi crescono. Se la tendenza dovesse continuare nei prossimi mesi, la sconfitta dei partiti tradizionali alle elezioni del 2019 potrebbe essere storica.
  
Usa-Israele, clima teso all’apertura della nuova ambasciata statunitense
New York, 14 mag 11:16 - (Agenzia Nova) - L’inaugurazione della nuova ambasciata statunitense mantiene fede ad una promessa fatta dal presidente Donald Trump durante la campagna elettorale, ma accresce le tensioni attorno ad un’altra promessa, quella della pace in Medio Oriente. Lo scrive il quotidiano “Wall Street Journal”, precisando che la nuova sede diplomatica aprirà lunedì 14 maggio a Gerusalemme. Una decisione che ha attirato le critiche di Autorità europee e arabe poiché potrebbe ostacolare qualsiasi futuro negoziato di pace. I palestinesi si rifiutano di incontrare i rappresentanti della delegazione dell’amministrazione Trump e affermano di non riconoscere più gli Stati Uniti come mediatore dei colloqui di pace con Israele. Le autorità statunitensi questo fine settimana hanno promesso di voler proseguire con il piano segreto per assicurare quello che il presidente ha definito “l’accordo definitivo” per la pace in Medio Oriente. Apparentemente il piano è pressoché terminato e l’amministrazione attende solo il momento più opportuno per svelarlo. “Il processo di pace non è affatto morto”, ha dichiarato il segretario di Stato Mike Pompeo all’emittente “Fox News”. “Ci stiamo lavorando incessantemente, speriamo di conseguire anche in questo caso un successo”. La comunità internazionale non riconosce Gerusalemme come capitale di Israele, una constatazione alla quale John Bolton, consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca ha opposto, intervistato domenica dall’emittente “Abc” la sua considerazione: “Penso che riconoscere la realtà aumenti sempre le opportunità di pace”. L’inaugurazione della nuova ambasciata ha richiesto sei mesi di preparazione e circa 400 mila dollari di spese di ristrutturazione. Si attendono proteste davanti alla nuova sede da parte dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Tra i critici della decisione anche il re Salman dell’Arabia Saudita, il re Abdullah di Giordania e il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi, tutti fedeli alleati degli Stati Uniti.
  
Cina-Usa, ambasciatore cinese Cui mette in guardia da “cortina di vetro” tra i due paesi
Pechino, 14 mag 11:16 - (Agenzia Nova) - L’ambasciatore cinese a Washington, Cui Tiankai, ha messo in guardia nel fine settimana dai tentativi di alcuni soggetti negli Usa di erigere una “cortina di vetro” tra Stati Uniti e Cina, e ha esortato a rafforzare il dialogo bilaterale per superare il “deficit nella capacità di comprensione reciproca”. Cui è intervenuto all’evento “Quarant’anni di relazioni usa-Cina” organizzato a Washington dal Center for Strategic and International Studies (Csis), che ha riunito 200 tra politici, imprenditori, accademici e giornalisti per discutere “le vicissitudini delle relazioni quarantennali (tra Usa e Cina) e le sfide che si prospettano in futuro”. Nel corso del suo intervento, l’ambasciatore cinese ha dichiarato che Cina e Stati Uniti sono uniti da obiettivi strategici comuni, e che nel corso degli anni hanno visto crescere la cooperazione nei campi bilaterale, regionale e globale. Secondo Cui, la storia prova che gli interessi comuni alle due potenze sono maggiori rispetto alle divergenze. L’ambasciatore ha aggiunto che Pechino non desidera contendere la “supremazia globale” degli Stati Uniti, anche se alcuni recenti interventi del presidente cinese Xi Jinping sembrano esprimere il concetto contrario. Pechino, ha detto Cui, intende piuttosto lavorare a fianco degli Stati Uniti per un nuovo tipo di relazione “non conflittuale e non antagonistica, basata sul rispetto reciproco e il mutuo beneficio”. Sarebbe ingenuo, ha detto Cui, pensare che la buona fede possa servire da solo fondamento per le relazioni tra due paesi, ma sarebbe ancor più pericoloso se la politica estera di un paese fosse definita “dall’ostilità, dalla paura e dal sospetto”.
  
Argentina, domani giorno chiave per l'economia sotto le intemperie del cambio
Buenos Aires, 14 mag 11:16 - (Agenzia Nova) - Martedì 15 sarà un "giorno chiave" per l'economia argentina, alle prese con gli allarmi dettati dalla forte svalutazione della moneta nazionale. Lo scrive il quotidiano "La Nacion" ricordando che per quel giorno, "segnato in rosso nel calendario", la Banca Centrale dovrà affrontare la scadenza di un'importante quota di titoli, "che metterà alla prova la fiducia del mercato e le aspettative degli investitori rispetto alla situazione economica". I numeri delle operazioni "sono di impatto. In un solo giorno si devono rinnovare i titoli "Lebac" (Lettere della Banca centrale ad altissima redditività e a breve termine) per un importo pari all'equivalente di oltre 28 miliardi di dollari. Un portafoglio pari al 52,5 per cento dello stock totale dei titoli emessi dalla banca. Negli ultimi dieci giorni Buenos Aires ha dovuto fare fronte a una severa impennata del cambio del dollaro: per prima si è mossa la Banca centrale con una due iniezioni del biglietto verde sul mercato, poi con successivi interventi sul tasso di sconto. Quindi pè intervenuto il governo, promettendo una riduzione del deficit fiscale per il 2018 portandolo dal 3,2 al 2,7 per cento del Prodotto interno lordo. Infine ha aperto una trattativa con il Fondo monetario internazionale (Fmi) per un finanziamento destinato ad affrontare in via "preventiva" la crisi.