Mezzaluna
16.05.2018 - 14:19
Analisi
  
Yemen: la mediazione saudita risolve la crisi dell'isola di Socotra, ma la tensione resta alta
Roma, 16 mag 14:19 - (Agenzia Nova) - Le tensioni di questi giorni tra gli Emirati e il governo yemenita sostenuto dalla coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita relative al controllo dell’isola strategica di Socotra hanno fatto emergere nuovamente i diversi punti di vista tra Riad ed Abu Dhabi sul futuro dello Yemen. La crisi ha alimentato molte speculazioni da parte degli avversari regionali dei due paesi del Golfo, il Qatar e la Turchia. Attraverso i propri media, soprattutto l’agenzia turca “Anadolu” e l’emittente qatariota “al Jazeera”, Ankara e Doha hanno lanciato diverse accuse contro Riad ed Abu Dhabi, confermando nuovamente il gioco di alleanze regionali nato dopo l’embargo contro Doha avviato nel giugno 2017 da Arabia Saudita, Emirati, Bahrein ed Egitto che sta influenzano la crisi in Yemen e l’Africa orientale. Iniziata il 2 maggio dopo l’invio di un contingente militare emiratino, la crisi per il controllo dell’isola di Socotra, si è risolta solamente il 14 maggio grazie alla mediazione dell’Arabia Saudita. Ieri, fonti emiratine basate sull’isola hanno riferito che il ritiro delle forze militari di Abu Dhabi è iniziato e verrà effettuato in più fasi.

Lo sbarco dei militari emiratini a Socotra ha aggravato i rapporti già tesi tra il legittimo governo yemenita del presidente Abd Rabbo Mansur Hadi e gli Emirati iniziato nel 2017 dopo il sostegno fornito da Abu Dhabi ai separatisti nello Yemen del Sud. Nei giorni scorsi il governo yemenita con sede provvisoria ad Aden ha lanciato pesanti accuse contro Abu Dhabi che avrebbe mire annessionistiche sull’isola che controlla l’accesso al Golfo di Aden e allo stretto di Bab el Mandeb, porta d’ingresso per il Mar Rosso e per il Canale di Suez. La crisi con il governo di Aden ha spinto l’Arabia Saudita a svolgere una difficile mediazione tra le autorità emiratine e quelle yemenite che hanno giudicato lo sbarco di militari di Abu Dhabi sull’isola come ingiustificato, dato che nell’area non sono presenti i ribelli sciiti Houthi.

Riad ha costituito una speciale commissione per gestire la crisi, inviando sull’isola il proprio ambasciatore di stanza ad Aden, Saeed al Jaber, che ha avviato una mediazione con il premier del governo yemenita, Ahmed Bendagher, culminata con un accordo per porre fine alle tensioni con Abu Dhabi che ha convinto le truppe degli Emirati a ritirarsi, sostituite da un contingente militare saudita incaricato di addestrare le forze governative. L’Arabia Saudita, per evitare nuovi contrasti interni alla coalizione araba, mantenendo allo stesso tempo un certo controllo dell’isola, ha lanciato proprio da Socotra un programma di ricostruzione dello Yemen. Come annunciato oggi dal ministro yemenita dei Lavori pubblici e delle Strade, Moeen Abdul Malik, il programma sarà “la pietra miliare” per avviare la ricostruzione nei vari governatorati yemeniti, in particolare sull’isola di Socotra dove prenderanno il via i lavori per promuovere lo sviluppo di tutti settori di vitale importanza nell’arcipelago.

Alle critiche lanciate dal governo di Aden e dai media turchi e qatarioti, Abu Dhabi ha risposto ricordando il grande impegno per garantire lo sviluppo e la ricostruzione dello Yemen, in particolare nell’arcipelago di Socotra. Lo scorso 9 maggio, nel pieno delle tensioni con il governo di Aden, Sheikh Hamdan bin Zayed, rappresentante del governatore nella regione di Al Dhafra e presidente della Mezzaluna rossa degli Emirati, aveva parlato all’agenzia di stampa emiratina "Wam” di "puro impegno umanitario ed etico verso i fratelli" in territorio yemenita. Abu Dhabi, dato il potenziale strategico dell’Isola, ha sostenuto fin da subito la popolazione locale già a partire dal novembre 2015, portando soccorsi e aiuti umanitari dopo le devastazioni causate da un ciclone. L’impegno di Abu Dhabi attraverso la Mezzaluna rossa è proseguito con l’istituzione di una vera e propria città umanitaria per fornire accesso ai servizi sanitari e di istruzione a centinaia di famiglie nelle aree di Estiro, Zahiq e F'arhu. Al culmine della crisi con Aden, gli Emirati hanno più volte giustificato la loro presenza militare a Socotra legandola al sostegno della popolazione. Il ministero degli Esteri emiratino ha denunciato la campagna diffamatoria lanciata da Turchia e Qatar, mirate a colpire la lotta contro i ribelli Houthi sostenuti dall'Iran.

L’episodio di Socotra, in realtà, mostra le due differenti visioni di Arabia Saudita ed Emirati sul futuro dello Yemen. Riad, che opera anzitutto nel nord del paese dove si concentrano le posizioni dei ribelli sciiti Houthi, lavora per mantenere unito il paese, sostenendo con forza il governo Hadi. Abu Dhabi invece propenderebbe per uno Yemen diviso, con gli sciiti nel nord e i sunniti nel sud del paese, posizione che giustificherebbe in questo senso l’appoggio indiretto ai movimenti separatisti protagonisti di una serie di azioni tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018, culminate con l’occupazione del palazzo presidenziale di Aden. La visione degli Emirati, maggiormente realistica sul piano pratico data la situazione nel paese, è però rigettata da Riad che “teme” la nascita di uno Stato dominato dai ribelli sciiti Houthi proprio lungo la sua frontiera. In questo scenario il principale attore restano gli Stati Uniti, che con Donald Trump hanno avviato un vero “game changer” nella regione, mirato a rafforzare gli alleati regionali sul piano politico e militare per scongiurare che nuove divisioni avvantaggino l’Iran. Non a caso già all’indomani delle tensioni tra Aden e Abu Dhabi, il dipartimento di Stato Usa ha diffuso una nota affermando di seguire da vicino la situazione e di lavorare con tutte le parti per “rafforzare la sovranità e l’integrità territoriale dello Yemen”.
 
Agenzia Nova