Finestra sul Mondo
09.05.2018 - 10:55
  
Italia, i partiti populisti rifiutano il ruolo di garanzia del presidente Mattarella
Londra, 9 mag 10:55 - (Agenzia Nova) - Sin dalle elezioni del 4 marzo scorso la vittoria del partito populista Movimento 5 stelle (M5s) e della Lega di estrema destra a scapito delle formazioni più moderate e filo-Ue, l'Italia è sembrata sull'orlo di una fase politica molto rischiosa: ora però questo pericolo è diventato ben chiaro quando il presidente della Repubblica Mattarella ha dato fondo alle tradizionali risorse politiche del paese. Lo scrive il quotidiano economico britannico "The Financial Times", in un articolo in cui il suo corrispondente da Roma James Politi commenta le reazioni all'annuncio di Mattarella di voler insediare, l termine di due mesi di trattative infruttuose per la formazione di una maggioranza parlamentare, un governo "neutrale" che resterebbe in carica fino ala fine dell'anno per consentire all'Italia di partecipare a pieno titolo al cruciale vertice europeo di metà giugno, approvare la legge Finanziaria e sventare i possibili attacchi speculativi ai titoli di Stato italiani. Sia il leader del M5s Luigi Di Maio che quello della Lega, Matteo Salvini, racconta il "Financial Tiimes" anno infatti rifiutato la proposta del presidente con parole durissime: a breve termine, spiega il giornalista britannico James Politi, questo significa che l'Italia potrebbe tornare alle urne già quest'anno, una cosa mai successa nei 70 anni di storia dell'Italia repubblicana. Ma le conseguenze del rifiuto dei partiti populisti sono anche più profonde e foriere di problemi, sottolinea Politi: la Presidenza italiana infatti potrebbe aver perso la sua capacità di svolgere un ruolo di ancora di salvezza nei momenti di crisi. In passato i presidenti hanno potuto trarre il paese fuori dai peggiori guai, dal terrorismo interno come dalle crisi dei mercati, utilizzando il proprio potere di persuasione grazie al generale rispetto di cui godevano; adesso però ignorare i desideri di Mattarella è proprio ciò che i populisti italiani vogliono: per anni infatti hanno lamentato che i presidenti sono stati troppo "interventisti" ed avevano ecceduto i loro poteri costituzionali facendo nascere esecutivi "tecnici" o governi non scelti dall'elettorato. Aldilà di ciò che accadrà nelle prossime settimane, conclude l'articolo del "Financial Times", gli investitori internazionali e le cancellerie europee che considerano il M5s e la Lega un pericolo per l'eurozona hanno capito quanto è limitato il potere di garanzia del Palazzo del Quirinale qualora quei partiti arrivassero al governo.
  
Germania, accordo raggiunto tra governo tedesco e Ue sugli impianti di cogenerazione
Berlino, 9 mag 10:55 - (Agenzia Nova) - L’incontro tra il ministro tedesco dell’Economia, il cristiano democratico Peter Altmaier, e il commissario europeo Margrethe Vestager ha dato buoni frutti. È stato infatti raggiunto un accordo di base riguardo la riduzione del prelievo inerente la legge sulle energie rinnovabili (Eeg) che si applica ai nuovi impianti ad alta efficienza con produzione combinata di calore ed elettricità (Chp). Tuttavia l’accordo è limitato agli impianti fino a un megawatt (Mw) e a quelli di più di dieci. Tali impianti in futuro pagheranno solo il 40 per cento della sovrattassa Eeg, tutti gli altri dovranno pagarla per intero. L’accordo conclude 4 mesi d’incertezza. “È un risultato importante per le aziende tedesche”, ha detto il ministro. Tuttavia, non tutte le società sono ugualmente soddisfatte del compromesso. Tra queste l'industria chimica: la mancata esenzione potrebbe portare le società interessate a rinunciare all'auto-generazione. In molti casi, l’elettricità acquistata dall’esterno potrebbe essere meno dannosa per il clima rispetto agli impianti di cogenerazione ad alta efficienza.
  
Germania, l’Unione vuole accelerare i rimpatri dei criminali ceceni
Berlino, 9 mag 10:55 - (Agenzia Nova) - Gli immigrati illegali provenienti dalla Cecenia devono essere rimpatriati più velocemente, secondo il capogruppo dell’Unione di centrodestra nel Parlamento tedesco. Da mesi la politica ha lanciato l'allarme in merito alla presenza della criminalità organizzata cecena in Germania. “Il rimpatrio dei ceceni verso la Federazione russa va accelerato, soprattutto per coloro che hanno commesso reati o fanno parte di clan criminali o sono riconducibili alle strutture affiliate alla criminalità organizzata”, si legge nella bozza per la riunione della Cdu e della Csu. Il ministero federale dell’Interno, il cristiano sociale Horst Seehofer (Csu), ha recentemente sottolineato questo ruolo dei criminali ceceni all’interno del crimine organizzato, in risposta ad un’interpellanza parlamentare presentata da Anton Friesen di Alternativa per la Germania (AfD). Di 755 soggetti islamici potenzialmente pericolosi presenti in Germania, a metà aprile 31, secondo il governo federale, sono di nazionalità russa, e 5 tedeschi. Il capo della Protezione della Costituzione del Brandeburgo, Frank Nuernberger, ha messo in guardia contro la minaccia degli estremisti ceceni. Tra i circa 130 islamisti nello Stato tedesco orientale circa 50 provengono dal Caucaso del Nord, e la maggior parte di loro sono ceceni, secondo l'emittente radio “Antenne Brandenburg”. A causa della loro esperienza nelle guerre in Cecenia contro il governo centrale russo o come combattenti nell’Isis in Siria, questi uomini hanno “esperienza di combattimento e possono organizzare complotti”. Sebbene diverse domande d’asilo dei ceceni siano state regolarmente respinte dai tribunali amministrativi, sono necessari diversi anni per portare a termine il processo d’espulsione e in certi casi gli stessi ceceni hanno resistito violentemente al rimpatrio.
  
Francia, il progetto di legge costituzionale approda al Consiglio dei ministri
Parigi, 9 mag 10:55 - (Agenzia Nova) - Il Consiglio dei ministri francese esamina oggi il progetto di legge costituzionale, primo capitolo della riforma delle istituzioni. Lo riferisce la stampa francese, spiegando che il testo include alcune misure come la soppressione della Corte di Giustizia, la riforma del Consiglio superiore della magistratura e una menzione alla lotta contro il cambiamento climatico. A questi provvedimenti, che godono di un consenso quasi unanime, si aggiunge quello riguardante lo statuto della Corsica, sul quale le opinioni sono divise. Il resto della riforma è centrata sui progetti di legge organica e unitaria, che “suscitano una viva preoccupazione in Senato”. Queste misure contengono la riduzione de 30 per cento del numero dei parlamentari, l’inserimento di una dose di proporzionale del 15 per cento alle legislative e la fine del cumulo dei mandati. Secondo il presidente del Senato, Gerard Larcher, ci sarà “una vera riduzione dei poteri de Parlamento”. Larcher esprimerà il suo disaccordo oggi pomeriggio durante un intervento. Il presidente della camera dei deputati, François de Rugy, spera in un “arricchimento” del testo tra fine giugno o inizio luglio. Il governo è pronto a iniziare una “prova di forza” con il presidente della Camera alta dopo alcune concessioni fatte.
  
Gran Bretagna, il governo potrebbe impedire alle aziende britanniche di aiutare il programma satellitare Ue Galileo
Londra, 9 mag 10:55 - (Agenzia Nova) - Si aggrava lo scontro tra la Gran Bretagna e l'Unione Europea intorno al programma di navigazione satellitare Galileo: lo scrive il quotidiano "The Times"; il quale oggi mercoledì 9 maggio scrive che il governo di Londra sta studiando il modo di vietare alle aziende britanniche del settore della difesa di collaborare con il programma europeo; si tratta, spiega il giornale inglese, dell'ultimo sviluppo della diatriba che oppone Gran Bretagna ed Unione Europea sul futuro della collaborazione spaziale dopo la Brexit. Il programma Galileo dovrebbe entrare in funzione nel 2020 ed è concepito per fare concorrenza al Global positioning system (Gps) degli Stati Uniti. Tutto è iniziato quando, nello scorso mese di gennaio, la Commissione europea ha annunciato di voler "tagliar fuori" la Gran Bretagna e le aziende britanniche dalle parti più "sensibili" del programma Galileo: negando cioè il trasferimento in futuro dei dati utilizzabili a fini militari (ad esempio la guida satellitare dei missili da crociera o balistici) o per i servizi di emergenza (sostanzialmente il soccorso in alto mare); e questo nonostante il fatto che la Gran Bretagna partecipi al programma satellitare sin dal suo varo nel 2003 e che finora vi abbia profuso milioni di sterline. Nel mese di aprile poi Bruxelles è andata oltre, suggerendo che dopo la Brexit potrebbe trasferire su Continente alcune lavorazioni-chiave del programma; in risposta, il governo di Londra ha minacciato di impedire al sistema Galileo di utilizzare le infrastrutture per la geolocalizzazione situate nei territori britannici d'oltremare come l'Arcipelago delle Falkland e le isole di Ascensione e di Diego Garcia. Inoltre il governo britannico ha iniziato a studiare la fattibilità di un proprio progetto alternativo di geolocalizzazione satellitare, che potrebbe essere realizzato in 10 anni con la spesa complessiva di 3,7 miliardi di sterline (4,22 miliardi di euro al cambio attuale, ndr) e che avrebbe un costo di gestione di 200 milioni annui (circa 228 milioni id euro, ndr) corrispondente a quanto la Gran Bretagna dovrebbe contribuire per Galileo. Ora poi, rivela il "Times", il ministero del Tesoro di Londra sta anche studiando come poter modificare il sistema di licenze all'esportazione delle aziende britanniche specializzate nelle tecnologie per i satelliti e nella crittografia, per impedirne l'uso all'estero delle loro proprietà intellettuali. Aldilà del braccio di ferro in corso su Galileo, secondo il quotidiano londinese molti nel governo britannico temono che attraverso questa diatriba la Commissione europea, spalleggiata dalla Francia, voglia spingere la Gran Bretagna ad una "hard Brexit" che metterebbe a rischio il futuro della cooperazione in materia di difesa e sicurezza: per questo, spiega il "Times", nelle dichiarazioni ufficiali il governo di Londra continua a ribadire il proprio attaccamento all'impegno nel programma Galileo; pur preparandosi al peggio.
  
Stati Uniti-Russia, Senato: attacchi hacker a commissioni elettorali in 18 Stati
New York, 9 mag 10:55 - (Agenzia Nova) - La Russia ha effettuato attacchi informatici alle commissioni elettorali in almeno 18 Stati. È il parere espresso dalla commissione speciale sull'intelligence del Senato del Congresso degli Stati Uniti che è stato inserito nella relazione iniziale sui risultati delle indagini sulla presunta interferenza nelle elezioni presidenziali del 2016. In particolare, si sostiene che gli hacker legati alla Russia abbiano "tentato di violare e, in un ridotto numero di casi, siano riusciti a penetrare con successo nel database degli elettori". Allo stesso tempo, il documento sottolinea che le attività attribuite a Mosca non hanno avuto alcun impatto sul risultato del voto. Inoltre, alla Russia viene anche attribuita "una vasta gamma di attività di intelligence volte a minare il processo elettorale". L'inchiesta sulle presunte interferenze della Federazione Russa nelle elezioni presidenziali è stata condotta dal maggio 2017. Al momento, le accuse riguardano 19 persone: cinque cittadini statunitensi; 13 cittadini russi; e un olandese. La Casa Bianca e il Cremlino negano categoricamente tutte le accuse, sottolineando la loro natura infondata. I membri del Congresso sono favorevoli a porre fine al caso, ma l'inchiesta prosegue. Il 27 aprile la commissionedella Camera dei rappresentanti del Congresso statunitense ha pubblicato un rapporto simile, secondo il quale la Russia ha condotto una campagna volta a minare l’esito delle elezioni. Tuttavia, questi rapporti evidenziano la mancanza di prove della "collusione" fra il presidente Trump e le autorità di Mosca.
  
Usa-Iran, presidente Trump annuncia ritiro dall'accordo sul nucleare iraniano
New York, 9 mag 10:55 - (Agenzia Nova) - Il presidente Donald Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare con l’Iran, smontando così un altro pezzodi eredità del suo predecessore, Barak Obama. L’accordo sul nucleare iraniano del 2015 è stato “negoziato in modo pessimo”, ha detto l'inquilino della Casa Bianca, e lascia a Teheran la possibilità di sviluppare armi nucleari a lungo termine. L’accordo “non ha mai portato la pace e mai lo farà", ha aggiunto il presidente, secondo cui al centro dell'accordo “c'è una finzione gigantesca”, ovvero che Teheran persegua il nucleare a fini pacifici. “E’ una menzogna”, ha detto, facendo riferimento ai documenti mostrati il 30 aprile scorso dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Contemporaneamente il capo della Casa Bianca ha annunciato il ripristino delle sanzioni ai massimi livelli per Teheran. In una nota congiunta il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Theresa May e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno sollecitato l’Iran a “continuare ad osservare gli impegni stabiliti dall’accordo” malgrado il ritiro statunitense. L’ex presidente Barack Obama ha definito la decisione del suo successore “profondamente errata”.
  
Iran, Mogherini: l’Ue determinata a rispettare l’accordo
Madrid, 9 mag 10:55 - (Agenzia Nova) - L’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea (Ue), Federica Mogherini, ha deplorato la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare l'adesione degli Usa all’accordo multilaterale sul nucleare dell’Iran, siglato nel 2015, e ha affermato che i paesi membri sono invece determinati a rispettarlo. "L'accordo sul nucleare con l'Iran è il culmine di dodici anni di diplomazia. Appartiene a tutta la comunità internazionale. È stato in esecuzione e sta servendo al suo scopo, che è quello di garantire che l'Iran non sviluppi armi nucleari. L'Ue è determinata a preservarlo", ha dichiarato la Mogherini. La notizia è stata ripresa dai principali quotidiani spagnoli che aggiungono come l’Alto rappresentante abbia inoltre inviato un messaggio al popolo iraniano chiedendo di non permettere a nessuno di distruggere l’accordo, perché rappresenta "uno dei più grandi successi mai realizzati dalla comunità internazionale". Secondo il quotidiano “Abc”, ora tocca alle capitali europee agire per salvare l’accordo. Teheran intanto ha lasciato intendere che lo abbandonerà se gli europei non riusciranno a "colmare il vuoto" lasciato dagli Usa, specialmente dal punto di vista economico, con la ripresa delle sanzioni statunitensi nei confronti dell'Iran. "Francia, Germania e Regno Unito deplorano la decisione statunitense. Il regime internazionale per la lotta contro la proliferazione nucleare è in pericolo", ha avvertito il presidente francese Emmanuel Macron in un tweet a nome dei tre Stati europei co-firmatari e garanti del patto. Nel frattempo, Bruxelles esorta l'Iran a mantenere i suoi impegni, per consentire la supervisione della sua attività nucleare e verificare che non abbia scopi militari, in cambio della promozione degli investimenti europei nel paese.
  
Nucleare iraniano, la Francia preoccupata per le conseguenze provocate dall'uscita degli Usa dall'accordo
Parigi, 9 mag 10:55 - (Agenzia Nova) - Il presidente francese, Emmanuel Macron, non vuole che la scelta di far uscire gli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano presa dal suo omologo americano, Donald Trump, porti a una crisi regionale e internazionale. È quanto afferma la stampa francese, ricordando come fino all’ultimo Parigi abbia cercato di convincere Washington ad evitare questa mossa. L’Eliseo ha fatto sapere che Macron si è intrattenuto al telefono con Trump ieri pomeriggio. La Francia è preoccupata per il futuro del programma nucleare iraniano dopo il 2025, anno in cui scadranno le clausole del trattato. Lo stesso vale per il programma balistico. Secondo “Le Monde” si tratta di un “momento di verità per la diplomazia macroniana”. Londra, Parigi e Berlino “fanno blocco” contro la decisione di Trump, che era ormai attesa dopo la visita di Macron negli Stati Uniti. La proposta francese riguarda essenzialmente il periodo che seguirà al termine dell’accordo. Pur riconoscendo i limiti del trattato, la diplomazia francese in questi ultimi anni si è sforzata di non “mischiare” i problemi, mantenendo piani distinti per i diversi temi. Prima di partire per l‘Australia, Macron ha telefonato al suo omologo russo, Vladimir Putin, per spiegargli il progetto di Parigi.
  
Argentina, continuano le pressioni sulla moneta nazionale e il presidente Macri chiede appoggio al Fmi
Buenos Aires, 9 mag 10:55 - (Agenzia Nova) - Nel mezzo di una nuova e fortissima pressione contro la moneta locale e del crollo dell'indice azionario, il presidente argentino Mauricio Macri ha emesso un messaggio nel quale ha annunciato che lui stesso ha avviato trattative con il Fondo monetario internazionale per ottenere una linea di credito preferenziale per affrontare l'attuale volatilità dei mercati. "Salvataggio finanziario" lo hanno già definito i principali mezzi stampa locali, che sottolineano anche il "ritorno" al finanziamento del Fondo monetario come una forte analogia con la crisi del 2001 culminata con una dichiarazione di default. "Pochi minuti fa ho parlato con il direttore del Fmi, Christine Lagarde e mi ha confermato che oggi stesso inizieremo a lavorare su un accordo, ha dichiarato Macri. "Questo ci permetterà avanzate nel nostro piano di crescita e sviluppo fornendoci un sostegno per affrontare lo scenario globale ed evitare crisi come quella che abbiamo avuto", ha aggiunto Macri nel breve comunicato. "Questa politica dipende molti dal finanziamento estero", ha proseguito il presidente argentino, "durante i primi due anni abbiamo contato con un contesto globale favorevole, ma lo scenario sta cambiando", aveva detto come premessa. L'annuncio è stato fatto quando la divisa locale era arrivata a svalutarsi un ulteriore 6 per cento nonostante il fortissimo aumento del Tasso ufficiale di sconto, arrivato fino al 40 per cento, disposto dalla Banca centrale lo scorso venerdì. Nella giornata di oggi è risultato evidente inoltre che neanche gli annunci riguardo ad un piano di consistenti tagli alla spesa pubblica sono stati sufficienti a placare i movimenti speculativi contro l'Argentina.