Finestra sul Mondo
07.05.2018 - 10:40
  
Germania, la critica di Dobrindt all’“industria anti-rimpatrio” alimenta il dibattito sulle procedure di asilo
Berlino, 7 mag 10:40 - (Agenzia Nova) - Joachim Stamp (Fdp), ministro liberale dei rifugiati del Nord Reno-Vestfalia, chiede maggiore determinazione nella ricerca di soluzioni sul fronte dei rimpatri degli immigrati ierregolari. “Esorto il ministro dell’Interno (il cristiano sociale Horst Seehofer) a convocare immediatamente un vertice sulla migrazione, in modo da fare passi essenziali per accelerare i procedimenti da parte dei governi federale, statali e locali", ha dichiarato al quotidiano “Handelsblatt”. Le ragioni del dibattito derivano dall’operazione su larga scala effettuata dalla polizia in un campo per rifugiati a Ellwangen, dove all’inizio della scorsa settimana un uomo di 23 anni proveniente dal Togo, che doveva essere rimpatriato, era stato fatto fuggire da circa 200 migranti che avevano accerchiato e minacciato le forze dell'ordine. Solo giovedì la polizia ha rintracciato l’uomo e lo ha arrestato. Il ministro federale dell’Interno Seehofer ha parlato di “uno schiaffo” allo Stato di diritto, ed ha anticipato un piano generale per le procedure di asilo e rimpatri più veloci entro la fine di maggio. Il richiedente asilo dal Togo continua a difendersi con mezzi legali contro la sua estradizione in Italia. “La sua estradizione e l’arresto sono illegali, perché ora la Germania è responsabile della sua procedura d’asilo”, ha detto il suo avvocato Engin Sanli venerdì. Secondo il ministero dell’Interno nel Baden-Wuerttemberg, tuttavia, il soggetto dovrebbe essere ricondotto rapidamente in Italia. Il capogruppo dei cristiano sociali Alexander Dobrindt (Csu) in un’intervista con la “Bild am Sonntag” ha espresso la propria contrarietà a quella che definisce “un’industria anti-rimpatrio” attiva in Germania. Coloro che cercano di impedire i rimpatri dei criminali tramite azioni legali non stanno lavorando per il diritto di asilo, ma contro la pace sociale, ha detto il politico della Csu. “È inaccettabile che un’industria aggressiva contro i rimpatri stia deliberatamente sabotando gli sforzi dello Stato di diritto e provocando ulteriori minacce al bene pubblico”, ha dichiarato. Stamp ha a sua volta criticato Dobrindt per i suoi commenti: “Invece delle solite prediche di Dobrindt, abbiamo bisogno di progressi decisivi, ma ponderati. La questione del rimpatrio e del diritto di soggiorno è troppo importante perché venga abusata fino all’elezione dello Stato bavarese per la produzione di titoli di giornali”. L’Unione federale di Polizia ha chiesto che gli stranieri senza autorizzazione di ingresso possano essere respinti direttamente alle frontiere, come sottolineato dal presidente nazionale del Dpoig Ernst Walter. Il primo ministro della Sassonia, il cristiano democratico Michael Kretschmer (Cdu) ha dichiarato alla “Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung” che occorrerebbe ritirare gli aiuto allo sviluppo per quei paesi che non collaborano con le procedure dei rimpatri. Dello stesso parere il ministro dell’Interno bavarese, il cristiano sociale Joachim Herrmann (Csu). Dichiarazioni simili sono state rilasciate alla “Welt am Sonntag” dal primo ministro della Sassonia-Anhalt, il cristiano democratico Reiner Haseloff (Cdu).
  
Germania, il fallimento delle politiche di accoglienza
Berlino, 7 mag 10:40 - (Agenzia Nova) - La politica e la stampa tedesche si interrogano sui fallimenti delle politiche di gestione e controllo dell'immigrazione, specie sul fronte dei rimpatri. Il "Frankfurter Allgemeine Zeitung", in particolare sottolinea il rimpallo di responsabilità tra il governo federale, gli Stati e le comunità. La stampa tedesca inizia a sottolineare il ruolo spesso discutibile di uomini di chiesa, avvocati, giudici, medici e organizzazioni non governative impegnati nel contrasto a qualunque processo di selezione nel merito dei richiedenti asilo. Il prezzo per il fallimento dello stato di diritto è alto, scrive il quotidiano, secondo cui "la superiorità morale rivendicata da alcuni non compensa la dilagante perdita di fiducia in gran parte della società". "Quante volte il cancelliere, la cristiano democratica Angela Merkel (Cdu) ha promesso che i richiedenti asilo respinti sarebbero stati rimpatriati rapidamente? È accaduto l’esatto contrario", scrive il "Faz", secondo cui la permanenza in Germania di 9 immigrati irregolari su dieci equivale di fatto alla vittoria della legge dei trafficanti di esseri umani. L'incapacità del paese di far rispettare le regole, afferma ancora il quotidiano, è ormai ben nota nei paesi d'origine dei migranti. Secondo le stime, ad esempio, oltre 250 mila afghani vivano in Germania, la maggior parte senza il diritto di rimanere. Per quale ragione, chiede il quotidiano, le autorità tedesche sono sorprese di non trovare i richiedenti asilo respinti quando i rimpatri sono annunciati pubblicamente in anticipo? Perché nemmeno la ex guardia del corpo di Osama Bin Laden, che vive a Bochum, può essere rimpatriata pur vivendo di aiuti sociali ed essendo considerata dai salafiti un’autorità religiosa? Secondo il "Faz", i paesi di origine che non collaborano ai rimpatri non dovrebbero più ricevere assistenza allo sviluppo, e coloro che non hanno il diritto di rimanere dovrebbero ricevere solo prestazioni assistenziali, e non denaro.
  
Francia, Air France-Klm entra in un periodo di incertezza
Parigi, 7 mag 10:40 - (Agenzia Nova) - Il gruppo Air France-Klm entra in un “periodo di lunga incertezza”. Lo scrive “Les Echos” dopo le dimissioni del presidente Jean-Marc Janaillac. Il consiglio di amministrazione si è riunito d’urgenza lo scorso sabato per prolungare la presidenza di Janaillac, che resterà al suo posto fino al prossimo 15 maggio, data in cui si terrà l’assemblea generale degli azionisti per svelare una soluzione di “transizione”. Il quotidiano economico sottolinea che questo periodo rischia di prolungarsi a causa delle difficoltà che il gruppo avrà nel trovare un successore. Per il momento nessun candidato figura all’interno dell’azienda. “Il posto è molto esposto e relativamente mal pagato” nota un osservatore. Tuttavia, lo Stato francese avrà l’ultima parola nella scelta del futuro presidente. Il ministro dell’Economia, Bruno Le Maire, ha ricordato che lo “Stato non è lì per riassorbire i debiti” dell’azienda. Il referendum interno ha respinto la proposta salariale presentata per bloccare gli scioperi con il 55,44 per cento de voti. Tra le cause di questa situazione ci sono anche alcuni errori della dirigenza, come l’aumento dei compensi 41 per cento per i membri del comitato di direzione deciso un anno fa.
  
Francia, il primo anno all’Eliseo del presidente Macron
Parigi, 7 mag 10:40 - (Agenzia Nova) - Il presidente francese, Emmanuel Macron, festeggia il suo primo anno all’Eliseo. I quotidiani parigini dedicano ampio spazio all’anniversario ripercorrendo i primi dodici mesi di governo. La stampa è unanime nel porre l’accento sulla personalità di Macron e sull’atteggiamento mostrato in questa prima fase. “Libération” lo definisce come un “presidente di destra”, nonostante si sia candidato presentandosi con un “posizionamento di centro”. Tra gli elettori dei Repubblicani Macron comincia ad avere riscontri positivi. Tuttavia, l’Eliseo respinge “con veemenza” questa etichetta, sostenendo che il “perno della macronia” resta il centro-sinistra. “Le Monde” afferma che dal suo arrivo il capo dello Stato francese “ha installato una pratica verticale del potere” che utilizza spesso una simbologia “monarchica”. Il suo entourage è formato da “una corte di ammiratori” che lo sostengono all’unanimità. “Le Figaro” ricorda le difficoltà che Macron continua ad avere nelle zone rurali e periferiche della Francia, che non si sentono rappresentate dal presidente. Questa sarà la vera sfida per La Republique en marche, il partito della maggioranza presidenziale, in vista del prossimo mandato che comincerà nel 2022.
  
Gran Bretagna, migliaia di persone alla manifestazione per la libertà di parola guidata da esponenti della destra
Londra, 7 mag 10:40 - (Agenzia Nova) - Migliaia di persone ieri domenica 6 maggio hanno partecipato ad una manifestazione a Londra indetta a difesa della libertà di parola, dopo che Twiter ha bandito per sempre Tommy Robinson, un ex leader del gruppo di estrema destra English Defence League: lo riporta il quotidiano progressista "The Guardian", che pubblica un ampio reportage sulla dimostrazione; l'organizzazione della manifestazione era stata sollecitata proprio da Tommy Robinson, dopo che la scorsa settimana il popolare social media Twitter aveva deciso di bandirlo permanentemente per "condotta odiosa" per aver postato un "tweet" in cui aveva scritto che "l'Islam promuove gli omicidi". I manifestanti hanno sfilato fino a Whitehall (la strada londinese dove sono concentrati i principali ministeri, ndr) dietro uno striscione che recitava "Siamo qui per difendere la vostra libertà di parola": il corteo era partito dallo Speakers’ Corner nel centralissimo Hyde Park, uno luogo assurto ad emblema delle libertà civile che recentemente ha ospitato diverse manifestazioni di estrema destra; ad ingrossarne le fila è stato in particolare, secondo il giornale progressista, l'apporto della Democratic Football Lads Alliance (Dfla), una federazione di gruppi di tifosi ultras del calcio. La manifestazione si è snodata nelle strade del centro di Londra in un clima assolutamente "non minaccioso", scrive il "Guardian", nonostante la presenza di un cordone di poliziotti in assetto anti-sommossa schierato per dividere i manifestanti da alcune centinaia di partecipanti ad una contro-manifestazione anti-fascista. Al termine del corteo i circa 2-3 mila manifestanti hanno ascoltati i discorsi dello stesso Robinson; del leader de Partito per l'indipendenza del Regno Unito (Ukip), Gerard Batten; di Anne Marie Waters, esponente del partito For Britain; del co-fondatore della rivista "Vice" Gavin McInnes; dell'ex direttore del gruppo editoriale online statunitense Breitbart News Network, Milo Yiannopoulos; e di Carl Benjamin, un noto blogger noto su YouTube come Sargon of Akkad. Nel suo reportage, il "Guardian" riporta diverse frasi pronunciate dagli oratori: in particolare Robinson ha detto che "è finito il clima di paura che da 20-30 anni a questa parte ha impedito ai cittadini britannici di esprimersi liberamente contro il politicamente corretto e l'islamizzazione, nel timore di essere tacciati di razzismo".
  
Gran Bretagna, la banca Barclays colpita dallo scandalo dei pannelli solari
Londra, 7 mag 10:40 - (Agenzia Nova) - La banca britannica Barclays è al centro di un nuovo scandalo finanziario per aver spinto centinaia di famiglie ad indebitarsi per installare pannelli solari sui tetti delle loro abitazioni: lo scrive il quotidiano "The Times", riferendo che il Financial Ombudsman Service (l'ente indipendente di difesa dei consumatori in materie finanziarie, ndr) ha ricevuto circa 2 mila denunce. Sotto accusa, spiega il "Times", sono le pratiche con cui i promotori finanziari della banca convincono le persone a contrarre prestiti convincendole che i pannelli solari si "ripagano da sé" grazie ai risparmi sulle bollette: invece troppo spesso le rate del debito contratto sono abbondantemente superiori non soltanto ai risparmi ottenuti attraverso l'installazione sui tetti delle case, ma anche alle possibilità economiche di migliaia di famiglie che così sono cadute in rovina. Il Financial Ombudsman Service ha accertato che queste persone sono state convinte grazie a "pressanti tecniche di vendita" con l'utilizzo di false informazioni contenute nei depliant o esposte dai commessi viaggiatori. Gran parte delle denunce riguardano soprattutto Barclays Partner Finance, la sussidiaria Creation Consumer Finance per il credito al consumo della banca francese Bnp Paribas e Shawbrook Bank: e il Financial Ombudsman Service ora ha deciso di procedere contro tutti e tre questi istituti di credito. Barclays, ricorda il "Times", è una delle quattro più importanti banche della Gran Bretagna e l'hanno scorso ha macinato profitti per 3,5 miliardi di sterline (circa 4 miliardi di euro, ndr); e come tutti gli istituti di credito, usualmente accantona centinaia di milioni per garantirsi da eventuali cause. Benché le somme coinvolte nello scandalo scoperto dal Financial Ombudsman Service siano assai meno importanti, nota il giornale, la vicenda rischia di comportare un considerevole danno alla banca, sia in termini finanziari che dal punto di vista dell'immagine: in Gran Bretagna sono circa 900 mila le case che hanno installato pannelli solari da quando, nel 2010, il governo ha introdotto dei sussidi per facilitarne la diffusione allo scopo di raggiungere gli obbiettivi di sviluppo delle energie rinnovabili. In media solo il 10 per cento delle denunce arriva sulle scrivanie dei funzionari del Financial Ombudsman Service; ma una eventuale sentenza di condanna riguarderebbe tutti i consumatori scontenti e potrebbe quindi avere conseguenze devastanti: gli istituti di credito infatti potrebbero essere obbligati a rimuovere i pannelli solari a loro spese, a cancellare i crediti ed a rifondere quanto già versato dalle famiglie coinvolte.
  
Catalogna, Puigdemont valuta possibili candidati presidenziali
Madrid, 7 mag 10:40 - (Agenzia Nova) - Il prossima 14 maggio avrà sicuramente luogo un dibattito sull’investitura del prossimo presidente della Generalitat. È questa la convinzione della squadra di Carles Puigdemont, che dovrà però vedersela con il nervosismo dei partner politici nella formazione del futuro governo, come sottolineato dal quotidiano “La Vanguardia”. L’incontro che ha avuto luogo questo fine settimana a Berlino tra Puigdemont e gli esponenti del partito indipendentista Junts per Catalunya (JxCat) è servito infatti per guadagnare tempo e continuare a valutare la rosa dei candidati, probabilmente tre, da proporre durante la riunione del 14 maggio. Nonostante la decisione di sfruttare il ventaglio di possibilità derivanti dalla riforma della legge sulla Presidenza, con l’eventualità di un'investitura telematica, JxCat sa che la legge verrà approvata solo con il via libera del governo centrale spagnolo che probabilmente otterrà l’approvazione del Consiglio di Stato per attuare la strategia contro la possibile elezione di Puigdemont.
  
Usa, la nomina del presidente Trump a capo della Cia ha cercato di ritirare la sua candidatura
Washington, 7 mag 10:40 - (Agenzia Nova) - Gina Haspel, nominata dal presidente Donald Trump nuovo capo della Central Intelligence Agency (Cia) in sostituzione di Mike Pompeo, ha cercato di ritirare la sua candidatura il 4 maggio scorso perché Autorità della Casa Bianca temono che il suo ruolo negli interrogatori di sospetti terroristi possa danneggiarla nel voto di ratifica del Senato. Haspel, riferisce il quotidiano “Washington Post”, avrebbe chiesto alla Casa Bianca di potersi far da parte per evitare, da una parte il passaggio “tumultuoso” della sua candidatura al Senato, dall’altra per non danneggiare la reputazione della Cia. Presi alla sprovvista dalla sua richiesta, la portavoce Sarah Huckabee Sanders e il capo dell’ufficio legislativo della Casa Bianca, Marc Short, si sono precipitati a Langley, in Virginia (quartier generale della Cia) per incontrare Haspel nel suo ufficio. Haspel lavora nella Cia da 33 anni, gran parte dei quali trascorsi come agente sotto copertura. La sua candidatura non è ben vista da alcuni membri del Congresso per il suo ruolo nell’ambito del programma degli interrogatori istituito dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. In particolare, Haspel avrebbe condotto un durissimo interrogatorio di un sospetto terrorista in un carcere segreto in Tailandia, per il quale avrebbe ordinato di distruggere ogni prova di tortura. Recentemente, per presentarla in maniera più positiva la Cia ha desecretato alcune informazioni circa la sua vita che la ritraggono come una spia che ha girato il mondo ed ha autorizzato ex agenti sotto copertura a rilasciare interviste alla stampa. l’Agenzia ha fortemente sponsorizzato la nomina della dirigente per evitare una figura che fosse diretta emanazione della politica.
  
“Russiagate”, legali del presidente Trump alzano i toni con procuratore Mueller
New York, 7 mag 10:40 - (Agenzia Nova) - Il team legale del presidente Donald Trump ha alzato i toni delle negoziazioni con il procuratore speciale Robert Mueller. Una mossa che per il quotidiano “Wall Street Journal”, serve a ritardare ulteriormente l’esito dell’inchiesta già sotto pressione per l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato, a novembre 2018. Rudy Giuliani, ex sindaco di New York che recentemente si è unito al gruppo dei legali che assistono il presidente, ha ventilato oggi la possibilità che Trump rifiuti di riconoscere il mandato di comparizione ricevuto e ha ammesso di essere riluttante a consentire a che il capo della Casa Bianca renda testimonianza, temendo quella che ha definito una “trappola” che porterebbe il presidente a cadere nel reato di falsa testimonianza sotto giuramento. Una decisione che darebbe il via ad una battaglia legale che potrebbe arrivare davanti alla Corte suprema. Giuliani ha anche lasciato aperta la porta alla possibilità che Trump, se obbligato a presentarsi davanti al Gran giurì, invochi il quinto emendamento per rifiutarsi di testimoniare. Intanto il tempo è prossimo alla scadenza per il procuratore Mueller. Mancano sei mesi alle elezioni di metà mandato e l’inchiesta di Mueller sulle interferenze russe nelle presidenziali del 2016 potrebbe entrare in un cono d’ombra in cui le sole opzioni in campo sarebbero presentare i risultati dell’indagine o attendere e continuare a procedere dopo il voto. Per il procuratore non esiste una vera e propria data di scadenza, ma la consultazione elettorale di novembre si pone come una cesura politica. Nella prossima estate dovrà “congelare” l’inchiesta in modo da non influenzare il voto degli elettori.
  
Colombia, caso Odebrecht: usata compagnia spagnola per occultare 9 milioni di euro in tangenti
Madrid, 7 mag 10:40 - (Agenzia Nova) - La compagnia di costruzioni brasiliana Odebrecht, che ha riconosciuto di aver accettato 600 milioni di euro in tangenti da politici di una dozzina di paesi, avrebbe usato anche una società spagnola per occultare i pagamenti illegali di quasi 9 milioni di euro. Della vicenda parla il quotidiano spagnolo “Abc” che riferisce come la società con sede a Madrid, presieduta da Jose Diaz Vecino, avrebbe siglato un contratto con la società Odecrecht S.A. il 7 luglio del 2009 a Bogotà, capitale della Colombia. L’amministratore delegato della società avrebbe assicurato a “Abc” che il contratto in questione sarebbe falso e la relazione contrattuale sarebbe relativa a un altro tipo di lavori, dei quali però non ricorda i dettagli. Il contratto in questione, secondo gli inquirenti, prevedeva il concorso di Odebrecht in una gara per la costruzione di più di mille chilometri di autostrada tra Bogotà ed El Caribe. Diaz Vecino ha riconosciuto il contratto; a suo dire, però, non sono stati pagati tali importi, ma solo "una piccola somma della quale non mi ricordo e non sono del tutto sicuro".