Mezzaluna
02.05.2018 - 19:46
Analisi
  
Medio Oriente: visita regionale segretario Stato Usa conferma posizione risoluta di Washington contro Iran
Roma, 2 mag 19:46 - (Agenzia Nova) - La prima visita all’estero del segretario di Stato Usa, Michael Pompeo, che ha toccato Europa, Arabia Saudita, Israele e Giordania ha delineato con forza la nuova linea di Washington per quanto riguarda la politica estera e i rapporti con i propri alleati. I temi al centro del viaggio iniziato lo scorso 26 aprile e che si è concluso lo scorso 30 aprile in Giordania, a soli due giorni dal giuramento come segretario di Stato avvenuto oggi, sono stati la Russia, l’Iran e il conflitto israelo-palestinese. Se i rapporti con gli alleati Nato e la posizione sulla Russia sono in linea con quelle del suo predecessore, Rex Tillerson, l’approccio sui dossier mediorientali risulta profondamente diverso dalla precedente gestione e in accordo con la posizione del presidente Donald Trump. In Arabia Saudita e Israele, Pompeo ha sposato la retorica dell'amministrazione Trump contro l'Iran, dando un forte sostegno a Israele e all'Arabia Saudita nella lotta all’influenza iraniana nella regione e confermando l’unità di vedute tra il dipartimento di Stato e la Casa Bianca sulla necessità di uscire dall’accordo sul nucleare iraniano.

La convergenza di vedute tra dipartimento di Stato e Casa Bianca è emersa anche nella cerimonia per il giuramento di Pompeo, definito dal presidente Trump, come “un vero patriota”. In una serie dichiarazioni rilasciate a margine della cerimonia, Pompeo ha lodato il percorso intrapreso da Trump, in particolare la linea dura sull’Iran: "Questa amministrazione è operativa da soli 15 mesi e abbiamo fatto progressi eccezionali parlando della verità sulle sfide che affrontiamo, affrontandole a testa alta", ha detto Pompeo. "Stiamo affrontando tutti i tipi di ostilità da parte dell’Iran e stiamo decidendo i prossimi passi” per il Piano globale d’azione congiunto (l’accordo sul nucleare iraniano), ha dichiarato Pompeo.

Il viaggio in Europa e Medio Oriente di Pompeo ha posto le basi per il nuovo corso del dipartimento di Stato, presentando una linea profondamente differente da quella del predecessore Rex Tillerson, spesso in contrasto con le posizioni di Trump. Nelle tappe a Riad e Tel Aviv, Pompeo ha chiesto un'azione internazionale concertata per punire l'Iran per i suoi programmi missilistici e altre che destabilizzano la regione. La linea dura è stata accolta favorevolmente dagli alleati, in particolare in Israele, che considera l'Iran la sua più grande minaccia. Non a caso, il 30 aprile, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, ha presentato alla stampa i documenti raccolti relativi al programma atomico segreto di Teheran, offrendo un chiaro pretesto a Washington per non confermare la sollevazione delle sanzioni il prossimo 12 maggio. "Restiamo profondamente preoccupati dalla pericolosa escalation delle minacce dell'Iran verso Israele e la regione e dalla sua volontà di dominare il Medio Oriente", ha detto Pompeo dopo un incontro di quasi due ore con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. "Gli Stati Uniti sono con Israele in questa lotta", ha aggiunto.

La politica maggiormente incisiva contro Teheran è stata accolta con favore dall’Arabia Saudita, il principale alleato arabo di Washington. Riad è il paese che più sta patendo la forza militare di Teheran, soprattutto dopo l’aumento dei lanci di missili balistici in territorio saudita da parte dei ribelli yemeniti filo-iraniani Houthi, contro i quali Riad ha ingaggiato una guerra in corso ormai dall’aprile del 2015. Il ministro degli Esteri saudita, Adel al Jubeir, ha detto al termine dell’incontro con Pompeo che il regno "appoggia la politica dell'amministrazione Trump contro l'Iran e i tentativi per migliorare i termini dell'accordo sul nucleare”.

A Riad, Pompeo ha dichiarato che l'Iran "destabilizza l'intera regione" e ha anche invitato i sauditi e i loro vicini a risolvere la controversa disputa con il Qatar, che secondo il capo della diplomazia statunitense sarebbe particolarmente deleteria per la stabilità nella regione, offrendo all’Iran la possibilità di aumentare la sua influenza in Siria e Yemen. "E’ nell'interesse di tutti che gli Stati del Golfo capiscano tutti come stare insieme", ha detto Pompeo ai giornalisti mentre si recava in Israele. "Abbiamo una sfida comune in Iran, penso che tutti lo riconoscano. Speriamo che possano comprendere come risolvere tra loro questa disputa”, ha dichiarato l’ex capo della Cia, facendo riferimento allo scontro che dallo scorso 5 giugno 2017 contrappone Arabia Saudita, Emirati, Bahrein ed Egitto al Qatar, quest’ultimo accusato di sostegno al terrorismo e di rapporti ambigui con l’Iran.

Il viaggio di Pompeo ha fornito anche un chiaro segnale della risolutezza dell’amministrazione Trump di proseguire i piani per spostare l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, nonostante le critiche degli alleati regionali, con in testa Arabia Saudita e Giordania. Proprio ad Amman, tappa finale del suo viaggio, il segretario di Stato Usa ha voluto mandare un messaggio chiaro alla leadership palestinese, che dopo la decisione del trasferimento dell’ambasciata ha di fatto tagliato i rapporti con Washington. “Crediamo che gli israeliani abbiano il diritto di difendersi e li sosteniamo”, ha detto Pompeo durante la conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri giordano, Ayman Safadi. Il segretario ha sostenuto che gli Stati Uniti non prenderanno posizione sui confini di Gerusalemme, ma ha aggiunto che sono disponibili a sostenere la soluzione dei due Stati se le parti lo vorranno.
 
Agenzia Nova