Corno d'Africa
29.03.2018 - 16:04
ANALISI
 
Etiopia: svolta storica, Abiy Ahmed sarà il primo premier di etnia oromo
Addis Abeba, 29 mar 2018 16:04 - (Agenzia Nova) - Dopo una settimana di discussioni, il Consiglio del Fronte democratico rivoluzionario popolare dell'Etiopia (Eprdf), la coalizione al potere nel paese, ha designato il nome del suo nuovo presidente e di quello che sarà il successore di Hailemariam Desalegn nella carica di primo ministro. Si tratta di Abiy Ahmed, 42 anni, già ministro della Scienza e della tecnologia dal 2016 al 2017 proprio sotto il governo Desalegn. Quella di Ahmed è una nomina “storica”, seppur annunciata, dal momento che sarà il primo esponente oromo, l’etnia maggioritaria nel paese, a ricoprire l’incarico di premier dalla fine del regime di Hailemarim Menghistu, nel 1991. Ahmed è stato eletto presidente dell’Eprdf con il 60 per cento circa dei 180 delegati del Consiglio e ora il suo nome sarà sottoposto sabato prossimo al voto del parlamento (dove l’Eprdf ha il 100 per cento dei 547 seggi), prima che venga ufficializzata la sua entrata in carica come capo del governo, come previsto dalla Costituzione etiope. La scelta di Ahmed, che ha vinto la concorrenza di altri sei candidati espressione degli altri gruppi etnici del paese, va così incontro alle pressanti richieste della maggioranza oromo, che da oltre due anni è sul piede di guerra contro le autorità centrali di Addis Abeba, da decenni dominate della minoranza etnica dei tigrè. I lavori del Consiglio, massimo organo consultivo dell’Eprdf, erano iniziati lo scorso 20 marzo dopo le improvvise dimissioni del primo ministro Hailemariam Desalegn, annunciate a sorpresa lo scorso 15 febbraio con l’obiettivo di favorire le riforme e di porre fine alle proteste nel paese, scoppiate nel novembre 2015 in risposta al piano di espansione della città di Addis Abeba nella regione di Oromia. Il piano è stato in seguito abbandonato, ma le proteste dei manifestanti di etnia oromo e ahmara hanno continuato ad infiammare a più riprese il paese, provocando la morte di centinaia di persone. “Le mie dimissioni sono vitali per portare avanti le riforme che condurranno alla pace e alla democrazia”, aveva detto Desalegn in quel frangente.

Le dimissioni dell’ex premier sono peraltro giunte dopo un primo, grosso segnale di apertura nei confronti della popolazione oromo. Lo scorso 3 gennaio, infatti, il governo di Addis Abeba ha approvato un decreto di amnistia nei confronti dei detenuti politici incarcerati dallo scoppio delle proteste. Da allora le autorità etiopi hanno ordinato la scarcerazione di oltre 6 mila detenuti, tra cui il leader del partito di opposizione Congresso federalista oromo (Ofs), Merera Gudina, in carcere dal dicembre 2016 con l’accusa di avere violato lo stato di emergenza, e il segretario generale dello stesso partito, Bekele Gerba, arrestato nel dicembre 2015 con l’accusa di terrorismo, successivamente ridotta a incitamento alla violenza. Ora, con la nomina dell’oromo Ahmed alla carica di primo ministro, questo processo di distensione può finalmente trovare uno sbocco concreto. E non è un caso se l’opposizione, seppure con tutta la prudenza del caso, ha accolto con favore la svolta. In un comunicato diffuso oggi, il leader del Semayawi (Partito blu), Yeshiwas Assefa, ha invitato Ahmed a impegnarsi in un “dialogo globale” con l’opposizione e ha auspicato il rilascio completo dei prigionieri politici. “Quello che serve è una riforma delle istituzioni per far sì che ci sia un governo che scelga. Questo risolverebbe tutti i problemi e crediamo che Ahmed lo sappia”, ha detto Assefa. “Speriamo che (il premier designato) sia all'altezza del compito. Innanzitutto all’interno dell’Opdo (l’Organizzazione democratica dei popoli oromo) c'è stato un migliore senso di comprensione per le richieste della popolazione. In secondo luogo, (Ahmed) sembra avere una visione complessiva delle richieste. Siamo ora in un momento storico per vedere concretizzate quelle speranze”, ha aggiunto il leader dell’opposizione. Anche l'attivista oromo Jawar Mohammed, che vive negli Stati Uniti, si è congratulato con Ahmed in un post pubblicato su Facebook, parlando di una “opportunità unica per la transizione pacifica alla democrazia in Etiopia”. Seppure di età abbastanza giovane, Ahmed è considerato un astuto uomo politico con notevoli competenze accademiche e militari, avendo intrapreso la carriera militare prima di diventare direttore dell’Agenzia per le informazioni e la sicurezza informatica. Nato nella città di Agaro, in Oromia, da una famiglia mista cristiano-musulmana, Ahmed è entrato a far parte dei quadri giovanili dell’Organizzazione democratica dei popoli oromo (Opdo) alla fine degli anni '80.

Ahmed sarà chiamato ad ereditare un paese che negli ultimi anni ha visto una crescita economica tra le più elevate del mondo ma che, al tempo stesso, è lacerato da anni di proteste da parte della maggioranza del paese (le etnie oromo e ahmara rappresentano oltre il 60 per cento della popolazione etiope), sempre più emarginata dalla minoranza tigrina (che rappresenta solo il 6 per cento della popolazione). Ahmed, che gode di un grande seguito soprattutto fra la popolazione giovanile, è visto da molti osservatori come un leader competente e inclusivo. “La nomina di Ahmed rappresenta un'opportunità unica, nel vero senso della parola, se è realmente determinato a raccogliere fino in fondo la responsabilità di guidare l'Etiopia e il suo popolo nella transizione pacifica verso la democrazia”, ha scritto Jawar Mohammed, direttore dell’Oromia Media Network di base negli Stati Uniti, in un post pubblicato su Facebook. Ma Bekele Gerba, rilasciato dal carcere all'inizio di quest'anno, è più cauto. “Ciò che realmente determinerà il destino del paese è quanto le autorità militari e i servizi segreti collaboreranno e obbediranno al nuovo primo ministro, e quanto diventeranno fedeli alla Costituzione”, ha detto Gerda, citato dall’emittente “Bbc”. Una volta entrato in carica, Ahmed si troverà quindi di fronte una serie di sfide enormi, se si considera che solo il mese scorso in Etiopia è stato ripristinato lo stato d’emergenza, proprio in concomitanza con le dimissioni di Desalegn, e che diversi attivisti dell’opposizione sono stati arrestati nei giorni scorsi nel corso di una manifestazione indetta in segno di solidarietà con i prigionieri politici nel paese. Alle proteste oromo, peraltro, si sono sommate negli ultimi mesi gli scontri inter-etnici al confine tra l’Oromia la Regione dei somali, che hanno provocato la morte di almeno 55 persone e hanno costretto almeno 50 mila persone a lasciare le proprie abitazioni. Ahmed ha vinto la concorrenza di altri tre candidati alla presidenza dell'Eprdf e alla guida del governo: Demeke Mekonnen, attuale vicepremier e presidente del Movimento democratico nazionale amhara (Andm), espressione del secondo gruppo etnico del paese (gli amhara, che rappresentano il 27 per cento della popolazione); Shiferaw Shigute, presidente del Movimento democratico dei popoli dell’Etiopia del Sud; Debretsion Gebremichael, del Fronte di liberazione del Tigrè, prima forza politica del paese ed espressione della minoranza tigrina (che rappresenta circa il 6 per cento della popolazione etiope). Ahmed, tuttavia, era il favorito della vigilia in quanto considerato l'unico in grado di porre fine alla grave crisi in corso nel paese, avendo abbracciato negli ultimi anni la maggior parte delle richieste dei manifestanti oromo e facendo così del suo partito il principale fautore delle riforme politiche ed economiche di cui il paese ha bisogno.
 
Agenzia Nova
 
 
 
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