Corno d'Africa
16.03.2018 - 12:54
ANALISI
 
Somalia-Emirati: disputa porto Berbera riaccende tensioni regionali, Mogadiscio teme attivismo di Abu Dhabi nel Somaliland
Roma, 16 mar 2018 12:54 - (Agenzia Nova) - L’accordo tripartito siglato lo scorso primo marzo fra la compagnia emiratina Dubai Ports World (Dp World), le autorità dell’autoproclamata Repubblica del Somaliland e il governo dell’Etiopia per la cessione parziale delle quote del porto strategico di Berbera, sulle coste del Golfo di Aden, ha innescato una serie di reazioni incrociate che affondano le loro radici nelle tensioni esistenti sia a livello regionale sia all’interno delle fragili istituzioni somale. Dp World nel 2016 ha stipulato con il governo del Somaliland un accordo trentennale da 442 milioni di dollari per la gestione esclusiva del porto di Berbera e, in base all'intesa siglata il primo marzo, manterrà una partecipazione del 51 per cento nel progetto, mentre le autorità del Somaliland acquisiranno una quota del 30 per cento e il restante 19 per cento sarà gestito dal governo dell'Etiopia. Tale accordo ha provocato la dura reazione del governo federale di Mogadiscio, che non riconosce l’indipendenza del Somaliland e, di conseguenza, ha negato la legittimità dell’accordo, definendolo “illegale e incompatibile con la Costituzione e gli standard internazionali”. Dando seguito ai proclami, lo scorso 12 marzo il parlamento somalo ha votato all’unanimità contro l’intesa, in attesa che il provvedimento passi ora all’esame della Camera alta prima di essere firmato dal presidente Mohamed Abdullahi “Farmajo”. La risposta immediata da parte delle autorità del Somaliland non si è fatta attendere e il giorno seguente, il 13 marzo, il parlamento di Hargheisa ha approvato all’unanimità l’accordo, criticando le presunte “interferenze” di Mogadiscio nelle vicende interne del Somaliland e condannando “la decisione illegale e aggressiva del parlamento somalo”. A sostegno di quest’ultimo si è schierata nei giorni scorsi la Lega araba, che in un comunicato diffuso l’11 marzo è intervenuta sulla questione esortando le parti a risolvere le questioni sul tavolo “in maniera condivisa” e invitando il governo del Somaliland a rispettare la sovranità e l'unità della Somalia. “Il controllo dei confini terrestri e dello spazio aereo e marittimo sono di competenza del governo federale della Somalia e la Lega araba mette in guardia dall'interferire con la Somalia su qualsiasi questione interna”, si legge nella dichiarazione.

La scorsa settimana anche la compagnia Dp World – che sta lavorando anche alla riconversione del porto di Bosaso, nella regione semi-autonoma del Puntland – ha difeso la legittimità dell’accordo sostenendo che il governo federale di Mogadiscio non abbia alcuna voce in capitolo nella questione. Parlando all’emittente “Dubai Tv”, l’amministratore delegato di Dp World, Ahmad Bin Sulayem, ha ribadito che le autorità emiratine “riconoscono l’indipendenza del Somaliland da 28 anni” e che l’accordo per la concessione del porto di Berbera a Dp World è stato siglato nel 2016 e approvato dal parlamento del Somaliland. “Non ci interessa cosa pensi il governo federale somalo dell’accordo, il Somaliland è un paese indipendente, democratico e stabile da quasi 30 anni, il nostro progetto è stato approvato dal parlamento del Somaliland, quindi il governo somalo non ha l’autorità per fermarlo”, ha detto l’amministratore delegato di Dp World. In precedenza anche le autorità del Somaliland avevano difeso l’accordo, definito “illegale” dal governo federale somalo. In un comunicato diffuso dalla presidenza del Somaliland si legge infatti che l’intesa “non è una novità”, dal momento che si tratta “dell’estensione di un accordo firmato nel 2016 fra la Repubblica del Somaliland e Dp World e approvato dal parlamento”. Ad accrescere le tensioni fra il governo federale somalo e gli Emirati, la cui crescente influenza nei confronti degli stati federati somali indispettisce non poco le autorità di Mogadiscio, è giunta la notizia che il presidente del Repubblica del Somaliland, Muse Bihi Abdi, ha iniziato questa settimana una visita ufficiale a Dubai, dove è accompagnato da una folta delegazione ministeriale con l’obiettivo di discutere la questione con la controparte emiratina. Durante la visita lo stesso Abdi ha annunciato che gli Emirati Arabi Uniti addestreranno le forze di sicurezza del Somaliland come parte di un accordo per la creazione di una base militare nell'autoproclamata Repubblica. La prossima settimana il presidente Farmajo sarà invece in Qatar, suo sostenitore fin dalla campagna elettorale che lo ha portato al potere nel febbraio 2017 e strenuo avversario degli Emirati nello scontro in atto con il blocco dei paesi del Golfo guidati dall’Arabia Saudita.

Proprio da Riad, intanto, potrebbe arrivare una mediazione nella disputa tra Mogadiscio, da una parte, e Abu Dhabi e Hargheisa dall’altra. A rivelarlo è stato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri somalo Ahmed Isse Awad, che in un’intervista rilasciata all’emittente “Voice of America-Somalia”, pur senza citare direttamente Riad, non ha negato il coinvolgimento dei sauditi. Le relazioni tra Somalia ed Emirati sono tese dal momento che Mogadiscio ha scelto di rimanere neutrale nella crisi esplosa nel giugno scorso fra Arabia Saudita ed Emirati (insieme a Bahrein ed Egitto), da una parte, e Qatar dall’altra. Il governo federale somalo mantiene formalmente una posizione neutrale in questo scontro, ma di fatto sostiene più o meno apertamente il Qatar, avendo messo a disposizione il suo spazio aereo alla Qatar Airlines per ovviare alla chiusura dello spazio aereo di Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, i cui governi hanno in passato esercitato ripetute pressioni sulle autorità federali somale perché prendessero una posizione di netta condanna nei confronti di Doha. Il paese del Golfo sta subendo dallo scorso 5 giugno 2017 un boicottaggio economico e diplomatico da parte del cosiddetto "quartetto" arabo formato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto che accusano il Qatar di sostenere il terrorismo e di interferire negli affari interni dei paesi del Golfo e arabi. Finora, almeno ufficialmente, il presidente Farmajo sembra aver resistito alle pressioni emiratine, tuttavia ha finito per vedersi sempre più isolato dalla maggior parte degli stati della federazione, quasi tutti schierati su una linea filo-saudita, in particolare il Somaliland. Proprio a Berbera, peraltro, gli Emirati hanno avviato i lavori per la costruzione di una base militare nell’ambito di un accordo che prevede, tra le altre cose, la formazione militare e la fornitura di attrezzature alle forze armate del Somaliland). La crescente influenza esercitata dagli emiratini negli affari interni della Somalia è finita nel mirino di diverse organizzazioni non governative, tra cui la Commissione per il monitoraggio delle Nazioni Unite, con sede a Ginevra, che in un comunicato pubblicato nel mese di dicembre ha invitato il Consiglio di sicurezza dell’Onu ad intervenire per contrastare il “ruolo sovversivo degli Emirati Arabi Uniti in Somalia”, che si tradurrebbe in numerosi episodi di corruzione e di sabotaggio della mappa politica del paese del Corno d’Africa.

Secondo l’organismo, Abu Dhabi “interferisce apertamente negli affari interni della Somalia e ha dispensato pagamenti a politici e parlamentari per incitarli contro il governo federale, in flagrante violazione del rispetto della sovranità degli stati”. A complicare ulteriormente la disputa in atto c’è poi il ruolo giocato dall’Etiopia. In base all’accordo firmato il primo marzo, infatti, al governo di Addis Abeba spetterà il 19 per cento delle azioni del porto di Berbera, il cui controllo consentirebbe all’Etiopia di soddisfare, almeno parzialmente, il suo storico obiettivo strategico di ottenere uno sbocco sul mare, venuto meno dopo l’indipendenza dell’Eritrea nel 1993. Sempre secondo quanto previsto dall’accordo, il governo di Addis Abeba investirà anche in progetti infrastrutturali per sviluppare il Corridoio di Berbera come porta commerciale della regione. L’accordo per l’ampliamento del porto di Berbera, che prevede la costruzione, entro i prossimi 10 anni, di un terminal della capacità di 200 mila container l’anno e l’equipaggiamento tecnico di 650 metri di banchina marittima, include infatti anche la costruzione di una strada che collegherà la città somala all’Etiopia, in maniera tale da consentire l’approvvigionamento dei beni ad Addis Abeba. Considerato un asset strategico situato sulla costa meridionale del Golfo di Aden, all’ingresso del Mar Rosso e del Canale di Suez, il porto di Berbera assicurerebbe così all’Etiopia, che al momento dipende interamente dall’enclave di Gibuti per garantirsi un collegamento con le coste del Golfo di Aden, un secondo accesso al mare d’importanza cruciale se si considera che l’economia del paese viaggia con una crescita annua vicina alla doppia cifra e che le autorità etiopi prevedono di far transitare il 30 per cento delle importazioni dal porto somalo contro l’appena 5 per cento attuale.
 
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