Mezzaluna
28.12.2017 - 12:19
ANALISI
  
Turchia-Egitto: la visita del presidente turco Erdogan in Africa irrita il Cairo
Il Cairo, 28 dic 2017 12:19 - (Agenzia Nova) - La visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan in Ciad, Sudan e Tunisia è stata accolta con irritazione dall’Egitto, paese schierato con il fronte sunnita guidato dall’Arabia Saudita e opposto all’asse Turchia-Qatar, che sostiene la Fratellanza musulmana. Il Cairo, in particolare, è preoccupata per la presenza militare turca nel porto sudanese di Suakin, sul Mar Rosso, dopo la firma di accordi di cooperazione militare tra Sudan e Turchia. In occasione della visita del presidente Erdogan, nel paese africano dal 24 al 26 dicembre scorso, è stata firmata nello specifico un’intesa per la creazione di un cantiere navale per la costruzione e la riparazione di unità civili e militari e per l’utilizzo dell’isola di Suakin come base della Marina militare turca. Tale accordo fa seguito a quello di tre mesi fa tra la Turchia e la Somalia per l’apertura di una base di addestramento delle forze somale nel paese del Corno d’Africa, dove Ankara tenta di ampliare la propria influenza.

“L’Egitto deve riconsiderare la propria strategia di sicurezza alla luce della presenza turca ai confini meridionali, poiché la Turchia non è un paese amico”, ha detto l'altro ieri, 26 dicembre, il noto conduttore televisivo Lames al Hadidi durante il programma “Homa al Asema”. Al Hadidi ha aggiunto: “Truppe turche che si muovono liberamente ai nostri confini meridionali sono estremamente pericolose, poiché minacciano la nostra sicurezza nazionale alla luce delle affermazioni di Erdogan sul trasferimento dei combattenti dello Stato islamico dalla Siria alla penisola del Sinai. Non si può non rispondere”. Per la verità, il presidente-generale egiziano Abdel Fattah al Sisi ha già risposto indirettamente ad Erdogan, ribadendo che il Sinai è “territorio dell’Egitto” e nessuno deve osare toccare “un singolo granello di sabbia” delle Penisola.

L’intesa militare tra Ankara e Khartoum è stata commentata anche da Javad Kok, membro dell’Istituto turco di studi strategici. In un intervento all’emittente egiziana “Cbc”, Kok ha affermato che “l’attuale governo turco segue un’ideologia religiosa e settaria, non dei valori patriottici”. In tale contesto, la politica “neo-ottomana” di Erdogan “non può essere accettata in Turchia”, ha aggiunto l’analista. In particolare, secondo Kok, una base militare turca a Suakin “con il pretesto di combattere il terrorismo disturba i paesi vicini, tra cui l’Egitto” e peggiora ulteriormente le relazioni tra Ankara e il Cairo, “già indebolite da Erdogan”. Il dispiegamento di forze turche a poche miglia marine dell’Egitto potrebbe, infatti, accrescere l’attrito tra i due paesi innescato dalla deposizione nel 2013 del presidente egiziano Mohamed Morsi, affiliato ai Fratelli musulmani e appoggiato da Erdogan.

Secondo la stampa sudanese, il piano annunciato dal presidente turco Erdogan di riutilizzare l’isola di Suakin, nel Mar Rosso, come fecero gli ottomani nel Quattordicesimo secolo “viene vista come una provocazione in funzione anti-saudita e anti-egiziana”. Parlando a Khartoum, il capo dello Stato turco ha annunciato di aver avuto il via libera da parte dell’omologo sudanese, Omar al Bashir, per l’avvio del progetto di recupero di quell’isola in modo da dare alla Turchia una base d’appoggio nel Mar Rosso. Erdogan ha quindi affermato di voler recuperare l’isola distrutta dai colonizzatori britannici dopo che era diventato un punto di transito per l’impero ottomano nel Mar Rosso. Secondo l’emittente televisiva qatariota “al Jazeera”, Suakin dovrebbe diventare una base di transito per i pellegrini turchi diretti alla Mecca, considerato che si trova proprio di fronte al porto di Gedda, mentre sono state smentite le voci che parlavano della costruzione di una base militare turca.

Non è un segreto che Erdogan e al Bashir abbiano discusso di come sviluppare una industria militare in comune. L’isola di Suakin era stata scelta dal sultano ottomano Salim I nel 1517 come base nella zona, distrutta dopo l’arrivo dei britannici nel 1899 e la costruzione di Port Said in Egitto. Il progetto è importante per la Turchia non solo per la rievocazione di un passato glorioso nella regione, ma anche per un ritorno nel Mar Rosso con un ruolo centrale alla luce dell’apertura di una base aerea militare a Mogadiscio. Anche dal punto di vista commerciale questo porto potrebbe avere un ruolo importante essendo il più vicino tra quelli sudanesi al porto di Gedda, in Arabia Saudita. Il Mar Rosso è infatti il corridoio per il quale passano 3,3 milioni di barili di petrolio al giorno ed è un valico fondamentale per il commercio tra i paesi asiatici come Cina, India e Giappone e l’Europa. Una delle cause della guerra che va avanti da tre anni nel vicino Yemen è proprio il fatto che un gruppo come quello Houthi filo iraniano controlli un porto così importante come quello di al Hodeida che si affaccia sul Mar Rosso, nell’ambito dei tentativi iraniani di avere una propria forza in quella regione.

Anche gli Emirati Arabi Uniti sono arrivati in quella regione con l’apertura di una propria base militare a Berbera, capitale del Somaliland, dopo quella aperta in Eritrea. La mappa delle basi militari e dei domini nel Mar Rosso è notevolmente cambiata nel corso dell’anno, anche a causa della rinuncia da parte dell’Egitto delle isole di Tiran e Sanafir a favore dell’Arabia Saudita. Dell’importanza strategica e dei piani per il futuro dell'isola di Suakin si è discusso lo scorso 25 dicembre nella riunione che si è svolta a Khartoum tra i capi di Stato maggiore di Sudan, Turchia e Qatar. Secondo quanto riferisce l’emittente televisiva “al Jazeera”, il capo di Stato maggiore qatariota, generale Ghanem Shahin, si è intrattenuto in colloqui con il presidente sudanese, Omar al Bashir, e il suo capo di Stato maggiore, generale Imadu Eddin Adui, nel corso di una visita di una delegazione militare del Qatar in Sudan per alcuni giorni. Tema dell’incontro è stato lo sviluppo della cooperazione militare tra i due paesi. In particolare si è discusso della possibilità di tenere esercitazioni congiunte dopo quelle che si sono svolte di recente nell’est del Sudan. Sono previste quindi esercitazioni congiunte di livello superiore nei prossimi anni.

Nell’ultimo decennio Doha ha elargito sotto forma di donazioni e prestiti centinaia di milioni di dollari a sostegno dei progetti di sviluppo delle infrastrutture sudanesi. La tempistica di questa visita dei vertici militari qatarioti a Khartoum sembra non essere casuale. Non a caso lo Stato maggiore turco ha diffuso una nota per ricordare che l'altro ieri i suoi ufficiali hanno partecipato ad una riunione congiunta con quelli sudanesi e qatarioti a Khartoum. Il ministero della Difesa qatariota ha annunciato peraltro l’arrivo a Doha di un nuovo contingente dell’esercito turco, che va a rafforzare la presenza militare di Ankara nell’emirato. Il gruppo giunto nei giorni scorsi nella base aerea militare al Ubeid si unirà agli altri militari turchi distanza nella base militare Tariq bin Ziyad a sud di Doha. I nuovi arrivati terranno corsi di formazione con le forze armate del Qatar per potenziare le capacità militari congiunte. Si tratta di manovre militari che rientrano nell’accordo sottoscritto tra Doha e Ankara nel 2014 finalizzato ad elevare le capacità difensiva dei due eserciti. Sono circa 3 mila i soldati turchi in Qatar, la cui presenza si è rafforzata dopo lo scoppio della crisi diplomatica il 4 giugno scorso con Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Egitto.

Il presidente Erdogan, intanto, ha avuto modo di far parlare di se anche in Tunisia, dove al termine dell’incontro con l’omologo tunisino Beji Caid Essebsi ha fatto il saluto “Rabia” (quattro in arabo), divenuto uno dei simboli dei Fratelli musulmani dopo gli scontri avvenuti nell’estate del 2013 al Cairo tra i sostenitori del deposto presidente egiziano Mohammed Morsi e le forze di sicurezza egiziane. Il gesto di Erdogan ha suscitato la risposta del presidente Essebsi che durante la conferenza stampa congiunta ha esordito affermando: “In Tunisia abbiamo solo una bandiera, né due, né tre, né quattro”. Erdogan è giunto l'altro ieri sera in Tunisia alla guida di una delegazione che vede la presenza del ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, della Difesa Nurettin Canikli e dell’Economia, Nihat Zeybekci, e di oltre 150 imprenditori. Alla visita in Tunisia ha preso parte anche il capo di Stato maggiore della Difesa turco, generale Hulusi Akar. La visita nella capitale della Tunisia conclude un tour di Erdogan nel Continente africano che ha toccato Ciad e Sudan.
 
Agenzia Nova
 
 
 
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