Mezzaluna
04.12.2017 - 17:13
ANALISI
  
Yemen: svolta nella crisi, ribelli Houthi uccidono l'ex alleato Saleh
Roma, 4 dic 2017 17:13 - (Agenzia Nova) - Al quinto giorno consecutivo di scontri a fuoco nella capitale yemenita Sana’a, i ribelli fedeli all'imam zaidita Abdelmalik al Houthi hanno ucciso il loro ex alleato Ali Abdulla Saleh, il presidente dello Yemen deposto nel 2011, riuscendo per il momento ad evitare di perdere Sana’a, conquistata nel gennaio 2015. Il cambio di campo annunciato sabato scorso da Saleh, passato dalla parte della Coalizione militare a guida saudita dopo mesi di difficile coesistenza con i ribelli sciiti, aveva fatto temere il peggio per il gruppo sostenuto dall’Iran, ma dopo tre giorni di caccia all’uomo le milizie sciite sono riuscite ad individuare e uccidere l’ex presidente accusato di “tradimento”, mantenendo il controllo della capitale yemenita.

La svolta è arrivata questa mattina quando il ministero dell'Interno delle forze ribelli yemenite Houthi ha annunciato la morte del deposto presidente Saleh. Con un comunicato letto tramite l'emittente televisiva del gruppo "al Masira", rilanciata dall'emittente televisiva satellitare "al Jazeera", si annuncia che "è finita la crisi del tradimento con l'uccisione di Saleh". Durante l'annuncio l'emittente del gruppo filo iraniano mostra un telefono cellulare nel quale si vede un video di una salma che dovrebbe essere quella dell'ex presidente yemenita, video che in queste ore sta circolando anche sui social network. La notizia della morte di Saleh non è stata confermata subito dal partito del Congresso nazionale yemenita, ma circa un’ora dopo.

Le versioni sulla morte di Saleh sono diverse e contrastanti. Certamente il deposto presidente yemenita non è morto all’interno della sua casa nel quartiere al Kuba di Sana’a, come riferito in un primo momento, per l’attacco lanciato dai ribelli Houthi, ma in circostanze diverse in un'area fuori o nei pressi della capitale yemenita. Una delle versioni dell'emittente "Sky Arabia", che cita fonti locali, riferisce che Saleh si trovava vicino al villaggio di Sanhan, poco fuori la capitale, insieme ad altri dirigenti del suo partito. Le stesse fonti riferiscono che l'ex presidente si stava recando verso Mareb. Secondo altre, invece, Saleh stava ripiegando proprio verso Sanhan proveniente da Sana'a. Dopo la sua uccisione uno dei suoi figli, Khaled, è stato catturato. Sanhan era una delle roccaforti del suo gruppo e per questo, secondo gli analisti arabi, è possibile che sia stato tradito.

Secondo quanto ha riferito un portavoce del gruppo sciita filo iraniano, intervenuto in diretta televisiva sull’emittente qatariota “al Jazeera”, Saleh “è stato ucciso mentre si trovava all’interno di un convoglio di auto in movimento nell'area di Sana’a, vicino al suo compound”. L’esponente sciita ha affermato che “è morto dopo un violento e lungo conflitto a fuoco. Con lui c’erano anche altri dirigenti del partito del Congresso ma non sappiamo quale sia il loro destino”. Su un’altra emittente televisiva “al Hadath”, interveniva quasi contemporaneamente un dirigente del partito del Congresso nazionale yemenita, Ali al Bakhati, che ha anche partecipato al dialogo nazionale prima del golpe dei ribelli sciiti di due anni fa.

Molti analisti arabi hanno paragonato la morte dell’ex presidente yemenita a quella del colonnello libico Muhammar Gheddafi. Secondo al Bakhiti “Saleh è morto combattendo sul fronte di battaglia e non all’interno della sua casa”. Il politico yemenita ha negato che il suo gruppo cesserà le ostilità contro i ribelli Houthi, affermando che “la sua morte rafforzerà la nostra lotta”. Poco prima i ribelli sciiti avevano ucciso un altro dirigente del partito, Aref al Zuka, ed avevano assaltato la casa di Tareq Mohammed Abdullah Saleh, figlio di un fratello di Saleh, nel quartiere “politico” di Sana’a, dove la battaglia è stata più violenta e dove secondo i residenti si contando decine di vittime. Gli stessi residenti riferiscono che la casa del nipote dell’ex presidente è stata bombardata dai caccia della Coalizione poco dopo l’assalto degli Houthi.

La versione più accreditata alla fine della giornata è quella secondo la quale il deposto presidente yemenita e leader del partito del Congresso sarebbe stato “giustiziato a sangue freddo con dei colpi di mitra ravvicinati”. A riferirlo è una fonte yemenita citata sempre dall’emittente televisiva “Sky Arabia”. I miliziani Houthi che hanno bloccato il convoglio "hanno fatto scendere Saleh dall’auto e gli hanno sparato a sangue freddo”. L'ex presidente si trovava insieme ad altri dirigenti del suo partito, come Aref al Zukka e Yaser al Awadhi. Il primo è riuscito a fuggire mentre il secondo è stato ucciso. La foto di al Awadhi sta girando in queste ore sui social network. Uno dei colpi di pistola con cui è stato ucciso l’ex presidente era mirato alla testa. La salma di Saleh è stata portata nell’ospedale militare di Sana’a insieme a quella degli altri dirigenti del partito uccisi con lui. Sembra che gli Houthi lo abbiano seguito con un convoglio armato e lo abbiano bloccato in prossimità della sua roccaforte a Sanhan. Fonti del partito del Congresso riferiscono che il testamento lasciato da Saleh sarebbe quello di proseguire la lotta contro gli Houthi in caso di morte.

Rispetto al conflitto in corso a Sana’a e iniziato mercoledì scorso, 29 novembre, la situazione sembra non sia cambiata. Si continua infatti a combattere in particolare nel cosiddetto quartiere “politico” di Sana’a. La guerra dei miliziani del partito del Congresso contro le milizie sciite Houthi “continua a Sana’a nonostante la morte del presidente Saleh. La sua morte non è la morte dello Yemen”. E’ quanto ha annunciato un dirigente del partito del Congresso nazionale yemenita, Yaser al Yamani, intervistato dall’emittente televisiva “al Hadath”. “Annunceremo nei prossimi giorni chi sarà a guidare la lotta contro Houthi. Il terrorismo iraniano non vincerà anche se faranno saltare in aria le nostre case”, ha detto dirigente del partito yemenita, riferendosi alle distruzioni delle abitazioni dei dirigenti del partito del Congresso avvenuti in questi giorni. Diverse fonti confermano che Saleh è stato ucciso mentre con il suo convoglio di recava nella sua roccaforte di Sanhan; altre fonti riferiscono che era Saleh diretto a Mareb dove ci sono le forze del presidente Abde Rabbo Mansur Hadi. Nel corso del conflitto a fuoco avvenuto a Sanhan è stato catturato il fratello di Saleh, Mohammed Abdullah Saleh, e sono stati catturati diversi dirigenti locali del partito del Congresso tra cui quello di Sanhan. Non è chiara la sorte del nipote di Saleh, Tareq Abdullah Saleh.

Il portavoce delle milizie sciite yemenite Houthi, Mohammed Abdel Salam, ha accusato gli Emirati Arabi Uniti di aver spinto l'ex presidente, Ali Abdullah Saleh, a rompere l'alleanza col suo gruppo ritornando con la Coalizione araba a guida saudita e il governo del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi. In un messaggio apparso su Twitter, il portavoce del gruppo ribelle yemenita ha affermato: "Sono stati gli Emirati che hanno portato Saleh a fare questa fine". Nella giornata di ieri infatti gli uomini di Houthi hanno assaltato la vecchia abitazione di Saleh nel quartiere di al Hasaba di Sana'a. In un video girato dai ribelli sciiti e mostrato sulla loro emittente "al Masira" sono stati mostrati i documenti che sarebbero stati trovati nell'abitazione di Saleh e tra questi vi sarebbe una lista con i nomi di persone che avrebbero beneficiato di aiuti da parte di Abu Dhabi.

Le milizie Houthi hanno “respinto un complotto ordito da milizie traditrici e agenti del nemico”. E’ quanto ha affermato l’imam Abdel Malik al Houthi nel corso di un messaggio trasmesso dall’emittente televisiva del suo gruppo “al Masira”, in diretta. Si tratta del primo discorso pubblico dopo l’uccisione dell’ex presidente e ex alleato Ali Abdullah Saleh. “I nostri uomini sono riusciti a non farsi prevalere e a sfuggire a questo complotto – ha affermato - mi complimento con le nostre forze di sicurezza che hanno respinto questo complotto di queste forze criminali. Mi complimento con le tribù per aver fatto altrettanto”. Rispetto al partito del Congresso e ai suoi militati, il leader sciita ha affermato che “sosteniamo la posizione responsabili di quegli uomini nobili del partito del Congresso. Oggi siamo riusciti a far cadere un complotto di queste dimensioni che rappresentava una nuova minaccia per lo Yemen. Da questo complotto dobbiamo prendere molte lezioni perché ha preso di sorpresa molti del popolo yemenita”.

Le milizie Houthi “hanno tentato sin dall’inizio di fermare il complotto evitando le divisioni ma l’altra parte cercava sempre di sfuggire e di evitare che si sventasse questo complotto. Ora però voltiamo pagina. Abbiamo chiesto al capo di queste milizie criminali di smettere dal compiere i suoi crimini e lo abbiamo fatto con rispetto con un linguaggio nazionalistico e responsabile. Alcuni di loro hanno capito che queste attività ci avrebbero solo indebolito”. Houthi si chiede, facendo riferimento a Saleh “come sia possibile che per tre anni ha parlato contro i raid stranieri sullo Yemen e poi ora li appoggiava”. Rispetto alla rivolta delle milizie di Saleh, Houthi ha rilevato come “i paesi che ci aggrediscono abbiano sostenuto le loro operazioni con una serie di raid aerei”.

Intanto questa mattina il presidente yemenita, Abd Rabbo Mansour Hadi, che in serata interverrà per commentare quanto accaduto oggi, ha dato il via ad una nuova offensiva militare contro i ribelli sciiti Houthi denominata “Sana’a araba”, che prevede la mobilitazione delle sue forze nel nord e nel sud dello Yemen in direzione della capitale, per sostenere alla Guardia repubblicana fedele a Saleh. L’operazione coincide con l’invio dei sette brigate da Mareb verso la capitale per aprire un nuovo fronte a Khalal e a Nahm contro le forze ribelli. Intanto la Coalizione araba a guida saudita ha lanciato un appello alla popolazione della capitale saudita, chiedendo di allontanarsi ad almeno 500 metri di distanza dagli obiettivi degli Houthi che saranno obiettivo dei raid aerei nelle prossime ore.
 
Agenzia Nova
  
Yemen: chi era l’ex presidente Ali Abdullah Saleh ucciso dagli Houthi
Roma, 4 dic 2017 17:13 - (Agenzia Nova) - L’ex presidente yemenita Ali Abdullah Saleh, ucciso oggi con un colpo di arma da fuoco alla testa dai ribelli sciiti Houthi, suoi ex nemici ed ex alleati, era nato il 21 marzo 1942 nel villaggio di Bait el Ahmar controllato dal clan Sanhan, circa 20 chilometri a sud-est della capitale Sana'a. Apparteneva alla più grande federazione tribale dello Yemen, la tribù degli Hashid. Spesso presentato come l’unico uomo in grado di tenere insieme il paese, Saleh è stato l’unico presidente a governare nello Yemen riunificato nel 1990, dal momento che l’attuale presidente riconosciuto dall’Onu, Abd Rabbo Mansour Hadi, non è ancora riuscito ad insediarsi a Sana’a, la capitale del paese controllata dai ribelli dal settembre 2014. La sua prima carriera era stata soprattutto militare e aveva combattuto per il governo repubblicano nella guerra civile dello Yemen del Nord, che contrappose la monarchia sostenuta dall'Arabia Saudita contro i repubblicani sponsorizzati dall’Egitto.

Abbandonata la carriera militare nel 1978, Saleh aveva scelto di entrare in politica diventando il presidente dello Yemen del Nord. Rivelatosi un politico astuto, nonché un abile conoscitore delle dinamiche tribali, Saleh era riuscito a consolidare il potere all'interno del Congresso generale del popolo (Gpc), venendo rieletto nel 1982 e di nuovo nel 1988. Nel 1990 era riuscito a diventare il primo presiedente dello Yemen riunifico, dopo il crollo del sud comunista a seguito del collasso dell’Unione sovietica. Pochi anni dopo, tuttavia, le spinte autonomistiche di Aden (la “capitale” del sud dello Yemen frustrata per la marginalizzazione economica del governo settentrionale di Sana’a) avevano portato allo scoppio di una guerra civile nel 1994. L’esperienza autonomista del sud, tuttavia, era stata schiacciata in poco tempo, ponendo Saleh nuovamente al timone dello Yemen unificato.

Saleh era stato un alleato dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein, e la sua decisione di appoggiare l'Iraq durante la prima Guerra del Golfo aveva avuto gravi conseguenze per l'economia dello Yemen. L'Arabia Saudita, infatti aveva risposto espellendo oltre un milione di lavoratori yemeniti dal regno, privando innumerevoli famiglie yemenite di rimesse vitali per la fragile economia di Sana’a. Dopo gli attacchi dell'11 settembre, Saleh aveva cercato di accreditarsi come un importante alleato negli Stati Uniti, tentativo coronato con una visita ufficiale a Washington nel 2007 e un incontro con l’allora presidente George W. Bush alla Casa Bianca. Saleh aveva concesso agli aerei e ai droni statunitensi di colpire i bersagli di al Qaeda sul suolo yemenita, in cambio di decine di milioni di dollari di aiuti statuentesi. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva accusato Saleh di aver accumulato con atti di corruzione fra i 32 e i 60 miliardi di dollari in 33 anni al potere.

Il tramonto di Saleh aveva avuto inizio con la primavera araba del 2011, poco dopo l’estromissione dell’ex presidente tunisino Zine el Abidine Ben Ali. Le proteste iniziate all'Università di Sana’a si erano propagate in diverse altre città yemenite, avendo come epicentro la città meridionale di Taiz. Diversi ufficiali militari di alto rango avevano abbandonato Saleh dopo una repressione particolarmente brutale delle proteste il 18 marzo, quando almeno 50 manifestanti erano rimasti uccisi. Le manifestazioni inizialmente guidate da studenti e giovani erano cresciute fino a comprendere gran parte dell'opposizione dello Yemen, unendo a nord gli Houthi (ribelli sciiti che hanno combattuto una lunga guerra con Sana’a) e il Movimento del Sud, il gruppo secessionista nello Yemen Meridionale.

Saleh aveva cercato di negoziare una via d’uscita con l’opposizione, chiedendo prima di formare un "governo di unità" e un comitato per la revisione della costituzione, cercando poi di consegnare il potere ad un governo civile: entrambe le richieste erano state respinte. La crisi aveva spinto anche i paesi limitrofi a negoziare una transizione pacifica del potere. Una prima proposta negoziata dal Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg) aveva concesso a Saleh l'immunità dall'azione giudiziaria in cambio del ritiro dalla vita politica. Proposta, tuttavia, respinta per ben tre volte dall’ex presidente e accettata solo dopo mesi di proteste. Il governo di Saleh era considerato uno dei più corrotti al mondo. "Negli ultimi decenni - riferiva l’ambasciata Usa a Sana’a in un rapporto del 2010 - è emerso un sistema di grande corruzione che poggia sulla combinazione fra istituzioni statali deboli e una struttura dell’élite frammentata, in cui gli alleati sono ricompensati e le altre élite pacificate con grandi patrimoni”.

La parabola discendente di Saleh era coincisa con il calo riserve petrolifere yemenite. La produzione petrolifera del paese aveva raggiunto il picco nel 2001 e da allora è sempre stata in calo. Si ritiene che alcuni dei disordini tribali che Saleh aveva dovuto affrontare poco prima della sua estromissione fossero dovuti alla sua incapacità di "diffondere la ricchezza" come negli anni Novanta. Dopo mesi di proteste nel 2011, il regno di Saleh aveva avuto ufficialmente fine dopo 33 anni di potere con la firma di un accordo con il Consiglio di cooperazione del Golfo. Tuttavia, pochi anni dopo, Saleh era “risorto” alleandosi con i combattenti sciiti Houthi nel 2015, dopo che la sua abitazione era stata colpita dagli attacchi aerei della Coalizione militare araba a guida saudita.

L’insurrezione dell’imam zaidita Abdelmalik al Houthi iniziata sotto la presidenza Saleh ha visto un exploit nel 2014, quando i ribelli hanno preso il controllo della capitale dello Yemen, Sana’a, marciando verso Aden. In risposta ai progressi militari degli Houthi, gruppo considerato un braccio armato dell’Iran, una Coalizione di stati arabi guidati dall’Arabia Saudita ha lanciato una campagna militare nel 2015 per espellere i ribelli e ripristinare il governo dello Yemen. Nel 2016, durante l'anniversario della rivoluzione sciita, Saleh ha fatto una rara apparizione in pubblica a una manifestazione di Sana’a, presentandosi nelle vesti di mediatore. "Tendiamo la mano della pace, la pace dei coraggiosi", aveva detto Saleh.

Le divisioni tra i ribelli sciiti yemeniti Houthi e gli esponenti del partito Congresso generale del popolo, guidato dal deposto presidente Saleh, hanno visto una brusca accelerazione lo scorso 26 agosto. Durante uno scontro a fuoco nel quartiere di Joula al Masbahi di Sana’a tra i miliziani sciiti e le guardie del figlio del deposto presidente Saleh, Salah, che guida la Guardia repubblicana, è rimasto ucciso Khaled al Razi, leader politico e comandante militare vicino all’ex presidente. Il messaggio di Saleh ai funerali di Al Razi aveva aperto dubbi sulla tenuta dell’accordo sottoscritto in precedenza per porre fine agli scontri tra le due formazioni ribelli. Da mesi Saleh lanciava appelli all’imam Houthi per una maggiore condivisione del potere.
 
Agenzia Nova
 
 
 
TUTTE LE NOTIZIE SU..