Mezzaluna
17.11.2017 - 14:52
ANALISI
  
Immigrazione: consigliere Casa reale saudita, Yemen nuovo hub per i migranti come la Libia
Roma, 17 nov 2017 14:52 - (Agenzia Nova) - Lo Yemen rischia di diventare “un nuovo hub per i migranti del Corno d’Africa che intendono arrivare nei paesi del Golfo e in Europa, e questa situazione di instabilità lo rende sempre di più un paese di transito dei migranti e dei rifugiati di diverse parti del mondo diretti in Occidente, alla pari di quello che è diventata la Libia per l’Italia”. E’ quanto ha affermato Abdullah Bin Abdulaziz al Rabeeah, consigliere della Casa reale di Riad e supervisore generale della “King Salman Humanitarian Aid and Relief Center” (KSrelief), intervistato da “Agenzia Nova” al termine della sua visita a Roma che si conclude oggi.

Il funzionario saudita è giunto ieri nel nostro paese a capo di una delegazione di alto livello del governo saudita che comprende funzionari del ministero degli Esteri e della Difesa di Riad. Il consigliere della Casa reale saudita ha incontrato in questi due giorni una serie di personalità politici e di intellettuali in Italia per discutere della crisi yemenita e delle attività che la KSrelief sta svolgendo per aiutare la popolazione del paese arabo. “I ribelli Houthi che controllano Sana’a con un colpo di stato attuato più di due anni fa – ha affermato – hanno danneggiato lo Yemen creando questa situazione di instabilità provocando problemi anche per i paesi vicini. Per l’Arabia Saudita lo Yemen sta diventando un hub del terrorismo e un hub per rifugiati e migranti di vario tipo”.

A Riad sono convinti che “ora in Yemen si stiano ammassando migranti provenienti dal Corno d’Africa per poi entrare in Arabia Saudita e provocare una crisi dei migranti come accade in Europa. Per questo noi come KSrelief cerchiamo di avere un ruolo nell’alleviare le sofferenze di chi si trova in quel paese fermando il flusso dei migranti verso l’Arabia Saudita e verso l’Europa. Per questo Riad lavora per stabilizzare il paese in modo da stabilizzare anche tutta la regione e prevenire danni non solo al suo paese ma anche alla Comunità internazionale. Bisogna evitare che il Yemen diventi un hub per terroristi e migranti. Quello che noi denunciamo è che gli Houthi stanno sfruttando il dramma umanitario che si registra in Yemen per fini politici”. L’Arabia Saudita sta portando avanti un programma “al suo interno dedicato ai rifugiati che prevede un’attenta analisi di ogni singola persona in modo da evitare che arrechi danni alla sicurezza del paese. Solo dopo gli viene concesso di entrare e questo vale per lo Yemen ma anche per i siriani che arrivano dalla Giordania. Non viene impedito loro di entrare ma devono essere controllati. Oggi abbiamo in Arabia Saudita più di 290 mila studenti yemeniti venuti nel paese di recente".

L’obiettivo è anche quello di evitare un uso politico da parte degli Houthi del dramma umanitario in corso in Yemen. Uno degli esempi dell’uso politico della crisi umanitaria secondo al Rabeeah è “quello che sta avvenendo con il dramma della diffusione del colera nel paese. Quello che non dicono è che il colera si è diffuso nelle regioni sotto il controllo del gruppo ribelle. Questo perché hanno fermato le Ong che sono nostri partner e si occupano del campo sanitario. Sono venute meno quindi le misure di prevenzione sanitaria in quelle zone. Il colera non si è diffuso invece nelle aree sotto il controllo del governo legittimo del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi. Noi stiamo supportando l’Onu e le sue agenzie come l’Unicef per risolvere questo problema mentre voi state vedendo girare un video prodotto da quelle milizie, come quello trasmesso dalla britannica Bbc, dove si usa il problema del colera per fare propaganda. Si usano i problemi umanitari per fini politici”.

Il KSrelief invia ogni giorno convogli umanitari nel paese che però, come denuncia il funzionario saudita, “subiscono minacce di ogni genere da parte dei ribelli. A Mareb ad esempio hanno lanciato un missile contro un nostro camion. Hanno poi arrestato tutti i nostri impiegati dei centri di Sana’a e di Sada. Noi cerchiamo di lavorare e di portare aiuti nelle regioni controllate dagli Houthi ma loro ostacolano il nostro operato. Nonostante questo noi non intendiamo fermare il nostro lavoro e affrontiamo il pericolo spendo che dobbiamo alleviare le sofferenze della popolazione locale”. Una causa di questa crisi in Yemen “è l’alta presenza di armi contrabbandate dall’estero. La Coalizione svolge attività di controllo in mare per fermare il traffico di armi, ma ferma solo le navi il cui carico supera le 100 tonnellate. Questo vuol dire che tutte le navi dirette in Yemen piccole e con carichi leggeri non vengono controllate. Alcune piccole imbarcazioni riescono quindi a penetrare le maglie dei controlli portando in Yemen componenti dei missili balistici che vengono poi assemblati. Si tratta di armi che arrivano dall’Iran e che riteniamo facciano scalo sulle coste della Somalia, nelle aree al di fuori del controllo del governo”.

Si chiede quindi anche all’Onu “di lavorare per controllare le navi dirette in particolare al porto di al Hodeida se davvero contengono aiuti umanitari o se invece portano armi”. E’ per questo che al momento il porto di al Hodeida è l’unico ancora chiuso da parte della Coalizione araba, non essendoci una garanzia di controllo sulla merce in arrivo, mentre sono stati riaperti i porti in mano al governo di Hadi come Aden, Mukalla e Mokha chiusi il 4 novembre scorso per precauzione dopo il lancio di un missile balistico dallo Yemen verso Riad.

Parlando ieri nel corso della tavola rotonda tenuta a Roma dal titolo: “Il partenariato per una pace sostenibile in Yemen”, al Rabeeah ha denunciato che “le milizie ribelli sciite Houthi hanno tra le loro fila “20 mila bambini soldato. Alcuni di loro sono morti e sono stati commemorati come martiri dal gruppo armato”. Il funzionario saudita ha spiegato che la sua organizzazione “è stata tra le prime ad intervenire sul fenomeno del colera che si sta diffondendo nel paese aiutando l’Unicef con 33 milioni di dollari e con progetti bilaterali con il ministero della Sanità yemenita e con l’Organizzazione mondiale per la Sanità. Ci sono anche 103 progetti attivi in Yemen a favore delle donne e 80 per i bambini. Per questi ultimi abbiamo avviato programmi per riportare a scuola e recuperare i bambini usati come soldato dalle milizie Houthi che attualmente sono 20 mila”.

Al Rabeeah ha aggiunto che “apprezziamo il sostegno offerto dal governo italiano alla popolazione dello Yemen”, nello stesso tempo ha sottolineato che “quello offerto dall’Arabia Saudita che è un dei maggiori finanziatori con circa il 70 per cento dei contributi offerti tramite l’ospitalità di profughi dal paese vicino. Sono 561 mila i profughi yemeniti presenti in Arabia Saudita e 262 mila i siriani, mentre dalla Birmania sono arrivati 242 mila rifugiati. Questo nonostante in Yemen la popolazione sia di 27 milioni di persone dove però sono 20 milioni quelli che necessitano di aiuti umanitari.

Nel 2017 le esigenze di aiuti umanitari in Yemen sono state di 2,3 miliardi di dollari e l’Arabia Saudita ha donato 238 milioni di dollari. Negli ultimi anni l’Arabia Saudita è stato uno dei paesi che si è impegnato negli aiuti internazionali alle crisi nel mondo con più di 8,27 miliardi di dollari dal 2015. Sono 162 i progetti portati avanti in Yemen con 85 Ong partner. Dal 2015 al 2017 solo ci sono stati 13 progetti di educazione, 73 sanitari ed altri di tipo logistico e di aiuto a entrare in Arabia Saudita”. Per quanto riguarda i porti che ricevono gli aiuti, il 43 per cento arrivano a Aden, il 23 per cento ad al Hodeida e il 14 per cento ad al Mukalla. Al Rabeeah ha anche denunciato “il fenomeno degli aiuti inviati in Yemen e sequestrati dalle milizie Houthi” e delle vittime provocate “dalle mine piazzate nelle aree civili che provocano centinaia di feriti”. Per quanto riguarda le conseguenze in Arabia Saudita della guerra nel vicino Yemen, il funzionario dell’organizzazione umanitaria ha parlato dei “missili balistici lanciati contro il regno saudita che hanno causato finora la morte di 95 civili e 828 feriti. I missili hanno colpito delle scuole nel sud del paese”.
 
Agenzia Nova
 
 
 
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