Mezzaluna
11.10.2017 - 11:08
ANALISI
 
Libia: le ingerenze di Haftar in Tripolitania minacciano il dialogo guidato dall'Onu
Roma, 11 ott 2017 11:08 - (Agenzia Nova) - Il presidente del Consiglio di Stato libico, Abdulrahman al Sehwili, è sempre più preoccupato per il ruolo che il generale Khalifa Haftar sta assumendo anche in Tripolitania. Fonti a lui vicine, citate dal giornale panarabo con sede a Londra “al Arabi al Jadid”, riferiscono che il Consiglio di Stato ha informato la missione dell’Onu in Libia circa la possibilità di non prendere parte alla prossima seduta del dialogo sulla modifica dell’Accordo politico con il parlamento di Tobruk, a causa del conflitto a fuoco andato avanti per tre settimane a Sabrata. Per partecipare al dialogo, le cui riunione sono state sospese la scorsa settimana per poi riprendere la prossima, il Consiglio di Stato chiede che le Nazioni Unite “esercitino pressioni nei confronti del parlamento affinché fermi gli scontri a fuoco che si registrano da alcune settimane in Tripolitania”. Solo se si dovesse confermare questa volontà di Tobruk di “porre fine ai combattimenti” allora il Consiglio di Stato sarebbe disposto a riprendere il dialogo.

La stessa fonte ritiene infatti che il generale Haftar stia cercando di infiltrarsi nell’offensiva della “Cabina di regia” delle operazioni contro lo Stato islamico, che ha estromesso di fatto le milizie della brigata 48 e di Ahmed al Dabbashi da Sabrata. “Il generale non rivendica direttamente la conquista di Sabrata – spiega la fonte di Tripoli – in modo da poter continuare a ordine manovre di tipo militare in Tripolitania senza subire pressioni”. Per questo ci sarebbero “molti membri della commissione per la modifica dell’Accordo politico del Consiglio di Stato che chiedono di sospendere le sedute di dialogo col parlamento, visto che nessuno ha finora costretto Haftar a preferire la soluzione politica”.

Il presidente del Consiglio di Stato libico ha denunciato infatti che “esponenti delle autorità libiche ostacolano il dialogo tra il parlamento (di Tobruk) e il Consiglio di Stato”. Parlando con l’inviato turco in Libia, Amarallah Ichlir, presso la sede dell'Alto Consiglio di Stato a Tripoli, Sehwili ha consegnato un messaggio per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ed ha ricevuto piene assicurazioni da parte del rappresentante di Ankara sul sostegno del suo paese alle trattative in corso per modificare alcuni articoli dell’Accordo politico sulla base della "road map" presentata a New York dall’inviato dell’Onu, Ghassan Salamé. Sehwili ha confermato attraverso una nota pubblicata su Facebook che “le modifiche all’Accordo politico sono necessarie per porre fine alle divisioni e creare un governo unitario in Libia”.

In un colloquio con i giornalisti italiani avvenuto a Roma venerdì scorso, 6 ottobre, Sehwili ha detto che Haftar non riuscirà nel suo intento di sfruttare gli scontri esplosi nella città costiera della Libia occidentale per cercare di estendere il suo dominio in Tripolitania. “Questi scontri sono iniziati da circa due settimane con problemi locali che sono poi sfociati in qualcosa di più grande. Ci sono elementi esterni che intervengono in supporto di questa o quella parte, acuendo così la crisi”, ha detto Sehwili. “Il signor Haftar, che non riconosco come leader militare, ha cercato di sfruttare la situazione per aumentare il suo controllo nell’ovest, ma penso che sarà molto difficile per lui ottenere quello che vuole", ha spiegato ancora Sehwili, affermando che le due principali milizie di Sabrata (la Brigata 48 e la Cabina di regia per le operazioni contro lo Stato islamico) facciano entrambe capo al Consiglio presidenziale di Tripoli.

Secondo l’analista politico libico Adil al Bira “il parlamento e Haftar continuano a mischiare le carte per sostenere il loro intento di avere un controllo militare della Libia tramite una serie di accordi e alleanze con gli ufficiali e le milizie armate della Tripolitania. La recente ambizione di Haftar di conquistare Sabrata è ambivalente: sia politica che militare. Si tratta di una città strategicamente molto importante che vale la pena conquistare”. Sempre secondo l’analista libico, “gli oppositori del Consiglio di presidenza controllano Warshfana nell’ovest e il sud di Tripoli. Controllare Sabrata vuol dire isolare sempre di più la capitale, che per la sua posizione geografica è già abbastanza isolata rispetto al resto del paese, in particolare da quei villaggi che invece sono disposti a sostenerla in caso di conflitto militare con Haftar. Al momento Tripoli è quasi circondata da Haftar”. Dal punto di vista politico invece, il politologo citato dal giornale panarabo considera “Sabrata importante per Roma che è il più grande sostenitore del Consiglio di presidenza. In quella zona si trova Mellitah dove opera l’Eni e anche quello è il porto di partenza dei migranti e ora entrambe i siti sono controllati dalle forze vicine a Haftar, il quale può usare questo a suo vantaggio per cambiare la sua posizione seppur in parte”.

Secondo invece l’attivista politico di Bengasi, Mohsin Jabuda, “Haftar effettivamente cerca di migliorare la sua posizione in vista di un prossimo accordo, ma non è in grado di risolvere tutto militarmente. Sabrata rappresenta per lui un vantaggio puramente politico e la recente visita a Bengasi dell’inviato dell’Onu, Ghassan Salamé, va in questa direzione”. Gli osservatori locali ritengono che “Salamé abbia rappresentato il suo scontento per lo scontro a Sabrata ed abbia chiesto di cessare il fuoco. Per Haftar però l’Onu ha chiuso la partita quando ha posto come articolo della sua road map l’apertura di una conferenza nazionale a tutte le parti, anche quelle militari sue nemiche. La Comunità internazionale non vede a Haftar come l’uomo che possa controllare militarmente il paese. La sua mossa a Sabrata è iniziata prima che iniziasse il dibattito sull’articolo 8 dell’Accordo politico che riguarda la posizione dei militari nei colloqui di Tunisi ed è un modo per fare pressioni sugli alleati di Tripoli come Roma visto che ora un sito petrolifero importante per loro è sotto il suo controllo”.

Non tutti sono convinti che Haftar abbia davvero il controllo di parte della Tripolitania. L’opinione secondo cui la coalizione di milizie che ha vinto la battaglia di Sabrata sia controllata dal generale nasce da “un equivoco” dovuto a “convergenze di interessi” tra parti diverse. Lo ha detto ad “Agenzia Nova” Mattia Toaldo, analista sulla Libia dell'European Council on Foreign Relations (Ecfr), in merito agli scontri scoppiati il 17 settembre scorso a Sabrata tra la “Cabina di regia" contro lo Stato islamico e la Brigata 48 legata al capo clan locale Ahmed al Dabbashi. La prima ha annunciato la scorsa settimana di aver avuto la meglio sulla seconda al termine di due settimane di scontri; diversi media internazionali e italiani hanno riferito che la Cabina di regia sarebbe legata al generale della Cirenaica, che ora controllerebbe un importante snodo dell'immigrazione clandestina.

"Haftar ha interesse a dire che questa ‘Operation room’ sia composta da sua gente, mentre Dabbashi aveva interesse a dipingere i suoi avversari come uomini di Haftar per avere l’aiuto delle milizie della Tripolitania”, spiega Toaldo, sottolineando come la Cabina di regia abbia in realtà ringraziato il capo del Consiglio presidenziale libico, Fayez al Sarraj, senza mai affermare di far parte dell’Lna. Si tratta, secondo l’esperto, di una “coalizione di cui fanno parte militari, ma non di Haftar, oltre a salafiti e altre milizie locali”. Diverse milizie salafite appoggiano però anche il generale della Cirenaica nell’area di Bengasi. “I salafiti in Libia stanno sempre con il potere: sono alleati di Haftar a Bengasi, ma ci sono anche milizie fedeli a Sarraj a Tripoli”, afferma l’analista di Ecfr. Il confronto scoppiato a Sabrata, secondo Toaldo, nasce dal desiderio di sconfiggere il clan Dabbashi, divenuto troppo forte dopo il sostegno offerto dall’Italia “a chiunque controllasse i flussi della migrazione illegale”. Le nuove milizie che hanno preso il controllo di Sabrata, conclude Toaldo, “hanno visto nell’immigrazione una finestra di opportunità, come lo era prima la lotta contro lo Stato islamico”.
 
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