Mezzaluna
17.04.2015 - 17:14
Analisi
 
Yemen: ex presidente Saleh chiede aiuto ai governi del Golfo per garantirsi una via d'uscita da Sana'a
17 apr 2015 17:14 - (Agenzia Nova) - L’ex presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh, ha chiesto un salvacondotto per poter lasciare in sicurezza lo Yemen, dove l'Arabia Saudita che sta conducendo un'operazione militare contro gli insorti sciiti Houthi, appoggiati da comandanti militari a lui stesso fedeli. Secondo quanto riferisce un funzionario locale all’emittente televisiva “al Arabiya”, Saleh, dimessosi nel 2011 su richiesta dei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg), ha inviato un suo uomo di fiducia a Riad per chiedere di poter lasciare in sicurezza il paese insieme alla sua famiglia.

Non si è fatta attendere la risposta dell’Arabia Saudita, che ha rifiutato all’ex presidente yemenita la concessione di un salvacondotto per lui e la sua famiglia. Un rappresentante del governo saudita avrebbe respinto la richiesta commentando: “Abbiamo già dato una possibilità a Saleh nel 2011 dando vita all’iniziativa del Golfo che gli ha garantito l’immunità in cambio delle dimissioni e del sostegno a una transizione di potere verso la democrazia. Questa volta non ha alcuno scampo”.

Preoccupato dall’andamento del conflitto sul terreno e dalla risposta categorica di Riad, Saleh avrebbe inviato diverse richieste nei giorni scorsi ai paesi arabi del Golfo sostenendo di essere disposto a collaborare. L’inviato mandato a Riad a trattare con i sauditi sarebbe l’ex ministro degli Esteri yemenita, Abu Bakr al Qurbi, dirigente storico del partito del Congresso libico. Al Qurbi, secondo l’inviato dell’emittente televisiva “al Jazeera”, Asim Ghamdi, avrebbe visitato anche le altre capitali arabe e del Golfo per convincerle a concedere un salvacondotto a Saleh.

In una di queste visite le autorità egiziane si sono rifiutate di ricevere l'ex ministro degli Esteri yemenita. Secondo quanto riferisce l'emittente televisiva "al Arabiya", dopo aver cercato una via d'uscita sicura per Saleh trattando con i sauditi, Qurbi si è rivolto agli egiziani e anche all'ambasciatore degli Stati Uniti al Cairo, il quale avrebbe ribadito il suo sostegno all'operazione militare saudita "Tempesta decisiva". Qurbi è stato anche negli Emirati Arabi Uniti, dove è stato ricevuto a titolo personale, per poi andare in Algeria e Russia.

L'inviato del deposto presidente yemenita sta proponendo in giro nelle capitali arabe una proposta di cessate il fuoco e di ripersa del dialogo politico in Yemen. Nella speranza di salvare Saleh e consentirgli di uscire dal paese indenne, Qurbi ha proposto una nuova iniziativa per risolvere la crisi in Yemen che prevede l’uscita delle milizie sciite da Sana’a e Aden, la consegna delle armi all’esercito e l’avvio del dialogo sponsorizzato dai paesi del Golfo. Inoltre Saleh ha proposto di nominare l’attuale governatore di Sana’a come premier mentre Khaled Bahah dovrebbe far parte di un consiglio di presidenza. E' stato inoltre avanzato il nome di Abdullah Dabaan come ministro della Difesa, sul quale potrebbe essere d'accordo anche il leader ribelle Abdelmalek al Houthi.

Inoltre Raji Abadi, portavoce del governo yemenita, sostiene che persone vicine a Saleh abbiano chiesto a Hadi di consentire all’ex presidente di fuggire con la sua famiglia dallo Yemen mentre si registrano importanti defezioni tra le fila dei militari pro-Saleh come lo sceicco Awd al Awlaqi, capo di una tribù importante di Shabwa. La speranza dell’ex presidente yemenita era che Qurbi, diplomatico di lungo corso al suo servizio, riuscisse laddove invece il figlio, militare riciclatosi solo di recente nella diplomazia come ambasciatore negli Emirati arabi uniti, aveva fallito solo poco più di un mese fa. Il maggiore Ahmed Ali Abdullah Saleh infatti, figlio primogenito del deposto presidente, si era già recato a Riad poco prima dell’inizio dell’operazione militare “Tempesta risolutiva”, per avanzare senza successo alcune richieste del padre e del gruppo di al Houthi ai sauditi.

Il figlio di Saleh si era incontrato, poco prima di essere rimosso dall’incarico di ambasciatore dal presidente Hadi, con il ministro della Difesa saudita, principe Mohammed Bin Salman, che aveva accettato di riceverlo nell’aeroporto di Riad per breve tempo. Saleh aveva avanzato una serie di condizioni per rompere la sua alleanza con gli sciiti. Un altro segnale del precipitare degli eventi e dell’avvicinarsi dell’operazione di terra saudita in Yemen, tanto temuta da Saleh, è la notizia della morte del maggiore generale Fahd bin Turki bin Abdulaziz Al Saud, un alto comandante dello stato maggiore delle forze armate saudite. L’ufficiale è rimasto ucciso durante una missione nel nord dello Yemen secondo quanto ha riferito un membro anonimo dello staff dell'ufficiale all'agenzia di stampa iraniana "Fars". Il maggiore generale saudita è stato ucciso, mentre era in missione nel villaggio di al Majda nel distretto di Quatabir, parte del governatorato saudita di Sadah, in Yemen; nell'attacco avrebbero perso la vita altri due ufficiali sauditi.

Eppure solo ieri il maggiore saudita Ahmed Asir, portavoce dell’operazione militare “Tempesta risolutiva” in corso in Yemen ha spiegato che “non ci sono ancora le condizioni per l’avvio di un’operazione militare di terra a Sana’a”. L’ufficiale, intervistato dall’emittente televisiva “al Jazeera”, ha aggiunto che “l’operazione militare in corso segue un piano ben preciso ed è diviso a tappe”. Al momento infatti “la priorità dei paesi del Golfo è quella di neutralizzare le difese aeree dei ribelli sciiti”.