Corno d'Africa
02.04.2015 - 18:13
ANALISI
 
Corno d’Africa: numero di richieste d’asilo provenienti dai paesi della regione in aumento nel 2014
2 apr 2015 18:13 - (Agenzia Nova) - Nel 2014 il numero di richiedenti asilo provenienti dai paesi del Corno d’Africa – Eritrea, Somalia, Sudan ed Etiopia – è stato pari a 81.259, in aumento del 47 per cento rispetto al 2013, quando il numero di richieste fu pari a 55.213. Secondo quanto emerge dal rapporto annuale Asylum Trends 2014, pubblicato la scorsa settimana dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), tra i paesi dell’Africa orientale che compaiono nel rapporto – che prende in esame le domande presentate nel 2014 in un campione di 44 paesi industrializzati – l’Eritrea è quello che figura al primo posto (e al quinto posto in assoluto dopo Siria, Iraq, Afghanistan e Serbia-Kosovo) con 48.402 richieste, in aumento del 117 per cento rispetto ai 22.291 presentate nel 2013.

Fra i primi dieci paesi rientra anche la Somalia, le cui domande d’asilo nel 2014 (19.857) risultano tuttavia in diminuzione rispetto al 2013 (quando le domande furono 23.869). Per quanto riguarda il Sudan, le richieste sono aumentate del 70 per cento, passando dalle 4.560 del 2013 alle 7.738 del 2014, mentre le domande d’asilo presentate da cittadini etiopi sono aumentate del 17 per cento, passando dalle 4.493 del 2013 alle 5.262 del 2014. Quanto all’Italia, il nostro paese ha fatto registrare un incremento significativo del 144 per cento delle domande d’asilo, passate dalle 26.620 del 2013 alle 65 mila del 2014 (dati del ministero dell’Interno). L’Italia risulta parzialmente in controtendenza rispetto al dato generale riguardante i richiedenti asilo provenienti dall’Africa orientale: sono diminuite del 71 per cento, infatti, le richieste d’asilo provenienti dalla Somalia (812 nel 2014 rispetto alle 2.774 del 2013) e del 77 per cento quelle provenienti dall’Eritrea (480 nel 2014 rispetto alle 2.109 del 2013).

I due paesi del Corno d’Africa figurano rispettivamente al dodicesimo e al diciassettesimo posto in questa graduatoria che vede sempre al primo posto la Nigeria (con 10.138 richieste d’asilo), seguita dal Mali (con 9.771 domande), dal Gambia (8.556), dal Pakistan (7.191) e dal Senegal (4.678). Fatta eccezione per il caso italiano, il dato globale sembrerebbe confermare un trend in costante aumento negli ultimi anni, anche in concomitanza con l'intensificarsi dei flussi migratori, e che può essere letto come unica risposta politica lasciata a chi non ha alternative a porre resistenza a politiche di oppressione. È il caso, in particolare, dell'Eritrea, la cui politica economica si basa su misure di contenimento degli aiuti, di rigido filtro sugli investimenti stranieri, di autosufficienza nei processi di trasformazione economica e sull'attribuzione di un ruolo centrale dello stato quale principale attore economico.

Diverso ma speculare è il caso dell’Etiopia, la cui gestione del bene comune è invece inquadrata all'interno di un piano di crescita ambizioso, il “National Growth Transformation Plan”, che mira a creare condizioni di autosufficienza sul piano alimentare e che presta una forte attenzione al tema della sostenibilità ambientale, finendo per penalizzare il settore privato. Inoltre l’avvicinarsi delle elezioni parlamentari, in programma il prossimo 24 maggio, e le frequenti accuse di abusi e minacce perpetrate per mano di funzionari della sicurezza non contribuiscono certo a creare un clima di stabilità. Una menzione a parte la merita la Somalia, che il mese scorso ha cambiato nuovamente governo e che da anni è impegnata in un faticoso e contraddittorio processo di ridisegno istituzionale di tipo federale, in un dialogo fra Mogadiscio e le regioni in via di formazione, mentre continua in contemporanea la lotta della Missione dell’Unione africana nel paese (Amisom) contro il gruppo militante islamico di al Shabaab.

La diminuzione del numero di richieste d’asilo potrebbe indicare un segnale positivo in tale processo, anche se la Somalia resta divisa in regioni caratterizzate da condizioni politiche e sociali molto diverse tra loro, e l'assenza di un attore politico centrale fa sì che la definizione di bene comune sia affidata alla società civile, alle tante forme di associazionismo e alle organizzazioni caritatevoli locali. Di qui il fenomeno delle migrazioni, che sempre più si configura come un fattore di instabilità per l’intera regione del Corno d’Africa.