Mezzaluna
02.04.2015 - 15:03
Analisi
 
Iraq: dura sconfitta dello Stato islamico a Tikrit, a Baghdad ci si interroga già sulle prossime operazioni
2 apr 2015 15:03 - (Agenzia Nova) - È durata poco meno di un mese la vasta offensiva irachena contro i jihadisti dello Stato islamico a Tikrit. La città natale di Saddam Hussein è tornata sotto il controllo di Baghdad ieri, fatte salve alcune “sacche di resistenza” che, come ha precisato in mattinata il ministro dell’Interno Mohammed al Ghabban, permangono nel quartiere settentrionale di Qadissiyah. Per le autorità di Baghdad, che hanno già annunciato la vittoria attraverso il premier Haider al Abadi, si tratta di poco più che un dettaglio. Tanto che sia Abadi che Ghabban hanno visitato oggi Tikrit per la prima volta dall’assunzione dell’incarico: la città era stata presa dallo Stato islamico nel giugno scorso e solo a settembre è stato varato il nuovo esecutivo.

Dal punto di vista militare, si tratta della più importante operazione condotta dall’Iraq negli ultimi anni. Ma non è possibile fare a meno di osservare come l’esercito di Baghdad, che meno di un anno prima si scioglieva in maniera imbarazzante di fronte all’avanzata dei jihadisti, non avrebbe potuto riprendere il controllo di Tikrit senza l’aiuto di due attori chiave quali la Mobilitazione popolare e la coalizione internazionale contro lo Stato islamico. La prima è l’alleanza di milizie sciite formatasi lo scorso anno in seguito a un invito della massima autorità sciita dell’Iraq, l’ayatollah Ali al Sistani.

Secondo alcune stime, metà dei circa 30 mila uomini che Baghdad ha inviato a Tikrit fanno riferimento ai gruppi sciiti: su tutti l’Organizzazione Badr, le Brigate Hezbollah, Asaib Ahl al Haq, le Brigate della pace, le Brigate Imam Ali, le Brigate Sayyid al Shuhada. Formazioni che, senza alcuna esclusione, gravitano notoriamente attorno alla sfera d’influenza dell’Iran. Quest’ultimo, non a caso, ha inviato a Tikrit una squadra di “consiglieri militari” guidata dal generale Qassem Soleimani, capo della Forza Qods delle Guardie della rivoluzione islamica. Di fatto, il “ministro degli Esteri occulto” di Teheran, che in Iraq ha già partecipato ad alcune delle più importanti operazioni condotte nell’ultimo anno contro lo Stato islamico.

La coalizione internazionale è stata invece coinvolta nell’azione a Tikrit solo negli ultimi giorni, quando era ormai diventata evidente la necessità di un sostegno aereo all’offensiva. Dopo la rapida avanzata di inizio febbraio, infatti, le forze di Baghdad erano state bloccate alle porte della città vecchia e del complesso presidenziale da una linea di resistenza dello Stato islamico rafforzata da squadre di attentatori suicide, cecchini e mine anti-uomo. L’offensiva è entrata così in una relativamente lunga fase di stallo, sbloccata infine dall’intervento dei raid aerei, capaci di eliminare 50 combattenti jihadisti nella sola prima giornata di operazioni.

L’annuncio della partecipazione dei caccia alleati all’offensiva su Tikrit ha spinto alcune delle formazioni sciite (in particolare le Brigate della Pace del noto predicatore Moqtada al Sadr e Asaib Ahl al Haq di Qais al Khazali) ad annunciare il ritiro dalla città. Tuttavia, non risulta che le milizie abbiano alla fine abbandonato effettivamente il fronte. A costringere lo Stato islamico a quella che sembra essere “un ritiro tattico” è stata dunque l’azione congiunta dell’esercito, delle forze di sicurezza, delle milizie sciite, di alcune formazioni tribali sunnite e del sostegno aereo della coalizione.

Vinte le ultime sacche di resistenza dello Stato islamico, si tratterà di capire se sarà possibile riproporre in altre aree del paese lo stesso dispositivo militare utilizzato con successo a Tikrit. A partire da Anbar, il governatorato occidentale dell’Iraq quasi totalmente sotto il controllo dei jihadisti. L’amministrazione locale sta moltiplicando al governo centrale le richieste per un intervento il più rapidamente possibile. In questo caso, però, la partecipazione di una così ampia alleanza sciita sarebbe più problematica e le locali tribù sunnite filo-governative potrebbero chiedere la leadership dell’offensiva.

Poi c’è Mosul, terza città del paese, la cui liberazione potrebbe rappresentare un vero momento di svolta nelle operazioni contro lo Stato islamico in Iraq. In questo caso vi sono pochi dubbi sul fatto che un ruolo di assoluta centralità venga assunto dalle forze curde Peshmerga. Nel contempo, si discute dell’eventuale partecipazioni di altri attori internazionali come la Turchia, che di recente, dopo mesi di esitazioni, sembra essersi decisa a offrire il proprio appoggio all’Iraq nella lotta contro lo Stato islamico. Il gruppo jihadista, dal canto suo, ha subito a Tikrit una sconfitta pesante soprattutto dal punto di vista mediatico.

Gli sviluppi degli ultimi giorni danno infatti l’impressione che, al di là della situazione ad Anbar, il “califfato” sia sostanzialmente sulla difensiva. Difficile che lo Stato islamico sia in grado di organizzare una controffensiva o di aprire nuovi fronti di guerra nell’immediato. Più probabile, invece, che il gruppo possa rispondere nei prossimi tempi con attentati o azioni di guerriglia in grado di ricevere forte attenzione da parte dei media. In ogni caso, la dirigenza dello Stato islamico è quasi completamente di provenienza irachena e difficilmente il gruppo subirà altre sconfitte simili a quella di Tikrit senza reagire con la violenza per la quale è diventato noto.