Corno d'Africa
19.03.2015 - 14:29
Analisi
 
Etiopia: l’impatto della crisi dei rifugiati sud sudanesi sulla politica interna di Addis Abeba
19 mar 2015 14:29 - (Agenzia Nova) - L’Etiopia è il paese che ha maggiormente risentito del conflitto scoppiato in Sud Sudan a metà dicembre 2013, avendo finora accolto più di 261 mila rifugiati, di cui più di 197 mila arrivati dallo scoppio del conflitto. In particolare la regione di Gambella, in Etiopia occidentale, è quella maggiormente interessata dall’afflusso di rifugiati sud sudanesi. La regione ospita attualmente 20 campi profughi, l’ultimo dei quali è stato aperto la scorsa settimana a Jewi, a circa 18 chilometri dalla capitale regionale Gambella. Il campo che ospita il maggior numero di rifugiati è quello di Pugnido, dove al momento vivono più di 55 mila persone, seguito da quello di Tierkidi, che ospita 49.324 rifugiati, da quello di Leitchuor con 48.428, da quello di Kule con 46.517 e da quello di Wanthowa Woreda con 10 mila.

Proprio questa settimana l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha avviato il trasferimento di più di 50 mila rifugiati sud sudanesi dalle zone a rischio di inondazioni, in vista della stagione delle piogge che dovrebbe iniziare a fine aprile. I rifugiati sono stati trasferiti dai campi profughi di Leitchuor e Nip Nip. Lo scorso anno, ad agosto, entrambi i campi erano stati duramente colpiti dalle alluvioni provocate da piogge stagionali insolitamente intense, che avevano causato la rottura degli argini del fiume Baro. Secondo le ultime stime dell’Unhcr, aggiornate al 17 marzo, la regione di Gambella ha finora accolto più di 261 mila rifugiati, di cui più di 197 mila arrivati dallo scoppio del conflitto, a metà dicembre del 2013. La regione ospita attualmente 20 campi profughi, l’ultimo dei quali è stato aperto la scorsa settimana a Jewi, a circa 18 chilometri dalla capitale regionale Gambella.

Il campo che ospita il maggior numero di rifugiati è quello di Pugnido, dove al momento vivono più di 55 mila persone, seguito da quello di Tierkidi, che ospita 49.324 rifugiati, da quello di Leitchuor con 48.428, da quello di Kule con 46.517 e da quello di Wanthowa Woreda con 10 mila. L'Etiopia è il paese africano che ospita il maggior numero di rifugiati - più di 670 mila - provenienti soprattutto dalla Somalia, seguita da Sud Sudan, Sudan e Eritrea, e nei mesi scorsi ha superato il Kenya per numero di rifugiati e richiedenti asilo ospitati nei campi profughi. Anche questo triste primato ha contribuito in maniera non secondaria a spingere le autorità di Addis Abeba a giocare un ruolo di primo piano nei negoziati, finora fallimentari, tra le due parti in conflitto in Sud Sudan. Addis Abeba si è infatti fatta carico di ospitare i negoziati tra le due parti di un conflitto che interessa assai da vicino le sorti del Corno d’Africa nel suo complesso, a dimostrazione di come il governo etiope consideri la stabilità del Sud Sudan una priorità strategica in termini di sicurezza regionale e di accesso alle risorse naturali, a partire dallo sfruttamento delle acque del fiume Nilo.

Il governo etiope di Hailemariam Desalegn, che il prossimo 24 maggio sarà chiamato al cruciale banco di prova delle elezioni parlamentari, ha infatti interessi rilevanti nella partita geopolitica regionale: il Sud Sudan può essere un alleato importante sia per quanto riguarda l’annosa questione della ripartizione delle acque del Nilo, sia dal punto di vista della sicurezza. In tale contesto, anche il governo del Sudan rappresenta per l’Etiopia un partner economico di primo piano nello scambio tra l’energia elettrica etiope e il petrolio sudanese. Il ruolo centrale giocato dall’Etiopia in Sud Sudan, del resto, era stato messo in luce già in occasione dell’indipendenza di Giuba da Khartoum, avvenuta il 9 luglio 2011. In quel frangente Addis Abeba si era posta come mediatore della crisi confinaria legata alla provincia di Abyei, ricca di riserve petrolifere e dunque preziosa sia per il governo di Khartoum che per quello di Giuba.

Alla luce di tutto ciò, risulta evidente come una stabilizzazione della situazione in Sud Sudan gioverebbe all’Etiopia sia dal punto di vista geopolitico ed energetico sia da quello della sicurezza, con significative ricadute in campo economico, dal momento che il crescente afflusso di rifugiati provenienti dalle aree orientali del Sud Sudan rischia di mettere in crisi il tessuto socio-economico del paese o, quanto meno, frenare la crescita esponenziale dell’economia etiope che tuttavia nel 2014 è stata pari all’8,2 per cento e che nel 2015 è prevista attestarsi all’8,5 per cento. Numeri che sembrano confermare il positivo trend emerso negli ultimi anni e consentire all’Etiopia di porsi come la vera e propria locomotiva della rinascita economica africana.