Mezzaluna
18.03.2015 - 17:25
ANALISI
 
Libia: con la guerra civile tra governi di Tripoli e Tobruk sfumano progetti d'investimento per milioni di euro
18 mar 2015 17:25 - (Agenzia Nova) - La guerra civile in corso in Libia tra i due governi rivali e contro i jihadisti dello Stato islamico ha provocato il caos nel settore economico del paese, facendo sfumare numerosi progetti e una serie di investimenti che avrebbero dovuto invece risollevare l’economia nazionale. Secondo un’analisi del sito informativo libico “Ean Libya”, nel 2015 dovevano essere lanciati numerosi progetti imprenditoriali che invece sono rimasti fermi. Il direttore del dipartimento pianificazione presso il ministero della Pianificazione di Tripoli, Ahmed Abu Araj, ha spiegato che “si sono fermati importanti progetti che dovevano iniziare quest’anno in particolare nel settore del cemento dove si parlava di una nuova produzione in Libia di 10 milioni di tonnellate l’anno e 5 nuove fabbriche”.

Sono saltati infatti una serie di accordi firmati in passato con investitori stranieri intenzionati ad aprire cementifici nel paese arabo. In particolare è saltato il progetto per l’apertura di una fabbrica di cemento a Misurata, dove si parlava di una capacità produttiva di un milione di tonnellate l’anno. Una seconda fabbrica di questo tipo doveva essere costruita quest’anno a Tobruk con una capacità produttiva di 1,5 milioni l’anno. Le autorità libiche in passato avevano previsto che il paese sarebbe arrivato a produrre 20 milioni di tonnellate di cemento l’anno alla fine del 2015, in modo da poterlo esportare e coprire allo steso tempo le esigenze interne. Al momento si trovano in Libia 8 fabbriche di cemento che messe insieme sono in grado di produrre 7,5 milioni di tonnellate l’anno.

Sono saltati anche gli investimenti e i progetti del settore siderurgico. Il funzionario libico ha spiegato che lo stabilimento siderurgico di Wadi al Shati aspettava solo l’avvio degli investimenti, ma tutto è fermo a causa della mancanza di sicurezza nel paese. Secondo Abu Araj, “ci sono vaste riserve di ferro nel paese per una capacità produttiva di 5 miliardi di tonnellate e la fabbrica di Wadi al Shati aspetta solo gli investimenti giusti per aprire”. Da parte delle autorità libiche non è stato posto alcun ostacolo agli investitori che volevano puntare su questo e altri settori, ma tutto si è fermato con l’inizio degli scontri armati tra le milizie.

Questa situazione ha provocato un calo della produzione nel settore del ferro anche da parte delle aziende nazionali libiche di proprietà statale che dall’inizio del 2015 hanno visto la propria produzione diminuire del 33 per cento. Questo perché anche nelle fabbriche ancora aperte si lavora con difficoltà, mancando in continuazione il gas e il petrolio provenienti dalla compagnia di produzione di Sirte o da altri giacimenti di petrolio che hanno fermato la produzione. La compagnia siderurgica libica nazionale è arrivata a produrre 1,7 milioni di tonnellate di ferro, tra cui quello utilizzato per la costruzione di armi. L’azienda ha registrato profitti per 600 milioni di dollari l’anno in passato, ma nel 2014 non ha guadagnato nulla sempre a causa del deteriorarsi della situazione politica e di sicurezza del paese. Eppure l’azienda siderurgica libica è la più grande del paese. La sua sede, che si trova vicino alla città di Misurata, 210 chilometri a est di Tripoli, è grande 1.200 ettari.

Un altro settore che si è completamente fermato in Libia è quello dell’estrazione dell'oro. Il ministero dell’Industria libico ha proposto lo scorso anno una serie di attività di investimento nell’ambito delle operazioni di estrazioni dell’oro in diverse zone del paese come sul monte al Awinat e nelle aree circostanti. Ma al momento non si è presentato nessuno disposto a investire in questo progetto a causa della mancanza di sicurezza nel paese. La zona in questione si trova vicino al confine con Egitto e Sudan e le attività di ricerca hanno evidenziato la presenza di importanti giacimenti di oro, la maggior parte dei quali, circa il 60 per cento, si trovano all’interno del territorio libico.

Per il Consiglio mondiale dell’oro, la Libia è al quarto posto tra i paesi arabi e al 31esimo posto a livello mondiale come produttore di oro. Si calcola che ci siano risorse per 6.116 tonnellate di oro ancora da trovare. Il primo paese arabo come riserve auree è l’Arabia Saudita con 9.322 tonnellate seguito dal Libano con 8.286 e l’Algeria con 6.173 tonnellate. Gli esperti del settore rilevano però che l’investimento nell’oro ha delle caratteristiche diverse da quelli negli altri settori e necessità di grosse liquidità a differenza di altri tipi di investimenti.

Il totale degli investimenti che la Libia ha perso a causa di questa guerra civile in corso nel paese è di 300 milioni di dollari. Secondo il direttore dell’Ente per gli investimenti e la privatizzazione, Khaled al Kilani, “la Libia sta vivendo una situazione economica disastrosa a causa di una continua contrazione della produzione di greggio iniziata due anni fa. Il tutto è provocato dal deterioramento della situazione della sicurezza e dall’acuirsi delle violenze e delle divisioni politiche. In particolare tutto è precipitato con lo scontro armato iniziato lo scorso luglio tra le forze di Tripoli e quelle di Tobruk.

Il dato più preoccupante per il futuro del paese resta quello della produzione di petrolio, scesa quest’anno a 400 mila barili di petrolio. Prima della rivoluzione contro il regime di Muhammar Gheddafi nel 2011 la produzione di greggio del paese era di 1,5 milioni di barili al giorno. Il petrolio è la fonte principale per le entrate statali della Libia e rappresenta il 95 per cento degli introiti complessivi nazionali. La Banca centrale libica ha inoltre reso noto in un rapporto che le spese statali della Libia sono arrivate a 36,5 miliardi di dollari, eppure le entrate sono solo di 15 miliardi di dollari, con un deficit di 18 miliardi di dollari.