Corno d'Africa
12.03.2015 - 14:26
Analisi
 
Kenya: con il progetto Lapsset Nairobi punta a diventare l’hub commerciale ed energetico della regione
12 mar 2015 14:26 - (Agenzia Nova) - Il governo di Nairobi ha annunciato di recente l’intenzione di pubblicare entro i prossimi mesi un bando rivolto agli investitori internazionali interessati alla costruzione dell’oleodotto per trasportare il petrolio greggio lungo il progetto infrastrutturale del porto di Lamu verso il Sud Sudan e l’Etiopia, il cosiddetto progetto Lapsset (Lamu Port Southern Sudan-Ethiopia Transport). La decisione, annunciata dal direttore generale dell’Autorità keniana responsabile dello sviluppo del corridoio di Lamu, Silvester Kasuku, conferma la ferma intenzione da parte di Nairobi di realizzare l’ambizioso progetto di commercio regionale che, una volta ultimato, dovrebbe aprire una nuova direttrice dei trasporti che favorisca la crescita dei traffici commerciali, stimoli l’economia delle regioni più interne, migliori l’integrazione economica e infrastrutturale con i paesi confinanti e alleggerisca la dipendenza dal porto di Mombasa.

Una volta ultimato, il corridoio dovrebbe collegare la città di Lamu, situata sulla costa nordorientale del Kenya, alla città ugandese di Hoima, per poi diramarsi verso il Sud Sudan e l’Etiopia, passando attraverso la regione del Turkana. I lavori per la costruzione dell’oleodotto dovrebbero cominciare entro la fine di quest’anno. La nuova rete di infrastrutture è parte del più ampio progetto “Kenya Vision 2030”, il programma a lungo termine lanciato dal governo di Nairobi per lo sviluppo del paese. Il corridoio prevede la costruzione di una nuova struttura portuale a Lamu, una linea ferroviaria a scartamento normale di 1.500 chilometri che collegherà questa città a Nakodok, un oleodotto e una raffineria, due aeroporti e tre centri per resort turistici nelle città keniane di Isiolo, della stessa Lamu e sulle rive desertiche del remoto Lago Trkana.

Con un investimento dal costo stimato di 29 miliardi di dollari, l’ambizioso progetto punta a servire, entro i prossimi due decenni, il Sud Sudan, l’Etiopia, la Repubblica centrafricana, il Congo-Brazzaville e il Ciad, rispondendo ad una domanda di trasporto stimata in oltre 30 milioni di tonnellate di merci all’anno. Quest'opera gigantesca sta sollevando non poche preoccupazioni sia per i suoi impatti sui mezzi di sussistenza delle popolazioni interessate dal passaggio di strade e oleodotti sia per quanto riguarda l'impatto politico o, meglio, geopolitico e i problemi che da esso ne derivano, non solo nei paesi attraversati dall’oleodotto ma anche nei paesi vicini, come la Somalia che confina proprio con l'isola di Lamu. In questo contesto, sono numerose le criticità in grado di insidiare lo sviluppo delle attività di esplorazione e di estrazione. Oltre ad interessare direttamente le prospezioni in corso nel Puntland e a rendere rischiosa la realizzazione del Lapsset, il caos somalo minaccia infatti l’intera regione a causa del proliferare della pirateria e del gruppo militante jihadista al Shabaab, che tra il luglio e l’agosto scorso ha portato una serie di attentati proprio nella contea di Lamu, provocando la morte di 90 persone.

Soprattutto per questo motivo le autorità keniane hanno annunciato il mese scorso la costruzione di un muro che ufficialmente servirà a “respingere i clandestini che tentano di entrare dalla Somalia”, ma che nelle intenzioni di Nairobi avrà invece lo scopo di difendere i lavori per la realizzazione del terminal petrolifero. La costruzione del muro lungo questa porzione di frontiera sembra, dunque, legata più che altro alla necessità di mettere in sicurezza i terreni che il governo sta acquistando. Il muro di Lamu, secondo quanto riferiscono i media keniani, potrebbe in seguito essere esteso anche ad altre zone lungo i 682 chilometri della frontiera che divide il Kenya dalla Somalia, sempre al fine di arginare l’infiltrazione di militanti al Shabaab. Tuttavia le implicazioni geopolitiche che la realizzazione del progetto Lapsset avrebbe sulla regione non si limitano al confine somalo: la realizzazione dell’oleodotto consentirebbe infatti al Sud Sudan di emanciparsi dalla necessità di esportare il greggio estratto nel proprio territorio attraverso l’attuale sbocco sul Mar Rosso, controllato da Khartoum.

Di conseguenza i rapporti tra i due Sudan potrebbero ulteriormente degenerare mano a mano che la prospettiva di perdere ogni controllo sulle esportazioni di petrolio del Sud Sudan da parte di Khartoum si dovesse fare più concreta. In questo caso, a giocare un ruolo fondamentale sarà presumibilmente la Cina, che attualmente importa circa il 60 per cent del greggio estratto in Sud Sudan. Al momento non è chiaro quale sia la posizione dei cinesi in merito alla possibilità di contribuire al finanziamento del Lapsset, ma appare improbabile che Pechino si lasci sfuggire una così ghiotta occasione per aumentare ulteriormente la sua presenza nella regione, considerando anche i vantaggi geografici di cui gode il porto di Lamu, direttamente affacciato sull’Oceano Indiano. A tal proposito, non è un caso che la China Civil Engineering Construction Corporation abbia già iniziato a realizzare lo studio di fattibilità per la realizzazione dell’infrastruttura ferroviaria.

La realizzazione del progetto Lapsset potrebbe infine produrre effetti rilevanti anche sugli equilibri interni alla Comunità dell’Africa orientale (Eac), composta attualmente da Kenya, Tanzania, Uganda, Ruanda e Burundi, ma che potrebbe allargarsi anche a Sud Sudan ed Etiopia proprio in conseguenza della creazione del nuovo imponente corridoio infrastrutturale. Grazie al valore strategico che il porto di Lamu assumerebbe per l’intera regione, inoltre, Nairobi mira a recitare il ruolo di paese egemone all’interno dell’Eac e, secondo diversi analisti, lo stesso recente intervento delle truppe keniane in Somalia andrebbe interpretato come la necessità di garantire la sostenibilità del Lapsset sotto il profilo della sicurezza.