Corno d'Africa
26.02.2015 - 13:28
Analisi
 
Somalia: viceministro Pistelli, “girandola dei governi” non aiuta processo di stabilizzazione di Mogadiscio
26 feb 2015 13:28 - (Agenzia Nova) - La Somalia è impegnata in un “faticoso e contraddittorio processo di ridisegno istituzionale di tipo federale, in un dialogo fra Mogadiscio e le regioni in via di formazione”, per questo “non ho per niente apprezzato la girandola dei governi” che ha accompagnato la vita istituzionale del paese negli ultimi tempi. Così il viceministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, Lapo Pistelli, ha commentato - in un’intervista ad “Agenzia Nova” - la nascita del nuovo governo del primo ministro Omar Abdirashid Ali Sharmarke, che il 9 febbraio scorso ha ottenuto la fiducia del parlamento somalo con 191 voti a favore e 22 contrari. Un tale clima istituzionale, peraltro, si è verificato “mentre continua in contemporanea la lotta di Amisom contro Shabaab”, ha detto Pistelli.

“Per queste ragioni - ha osservato il viceministro - io non ho per niente apprezzato la girandola dei governi, lo scontro mai terminato fra presidente e primi ministri, i governi fatti e disfatti con cadenza stagionale: uno spreco di risorse politiche, una lotta intestina fra personalità e clan mentre la comunità internazionale tribolava a tenere assieme il paese”, ha detto Pistelli. Sharmarke, subentrato all’ex premier Ahmed - costretto alle dimissioni nel dicembre scorso, al culmine di un conflitto istituzionale con il presidente Hassan Sheikh Mohamoud - è considerato dai suoi detrattori come “uomo di facciata”, pronto a lasciare l’incarico non appena gli verrà chiesto, come accaduto con i suoi predecessori, e la nomina, nel nuovo esecutivo, di diversi ministri considerati vicini al presidente sembra confermare questa tesi.

“Spero che gli amici somali comprendano che molte sono le crisi aperte che distolgono risorse e attenzione, in Africa e altrove, che il ‘momentum’ somalo non duri all’infinito e che dunque quel sostegno internazionale vada guadagnato con comportamenti responsabili”, ha commentato il viceministro. La ricostruzione e la stabilizzazione della Somalia, d’altro canto, costituiscono una delle priorità della politica estera e della cooperazione italiana nel Corno d’Africa, regione di particolare interesse strategico per il nostro paese. “Il Corno d’Africa è una realtà prioritaria per la nostra cooperazione e per la politica estera italiana, per ragioni storiche e geopolitiche. Proprio da quella regione proveniva una gran parte dei migranti e dei profughi salvati dall’operazione Mare Nostrum. Proprio quella regione - ha spiegato Pistelli - è la placca di ingresso in Africa dei paesi arabi del Golfo, nelle forme buone della cooperazione e in quelle negative della radicalizzazione islamista. Nel Corno, il conflitto in Sud Sudan e la ricostruzione della Somalia sono state le priorità dell’ultimo biennio”, ha aggiunto.

La Somalia sta cercando lentamente di uscire da oltre due decenni di conflitto e, in tale contesto, il 2014 può essere considerato un anno di svolta nelle relazioni con l’Italia, dal momento che è stata ripristinata, dopo 23 anni, una rappresentanza diplomatica a Mogadiscio. “Non abbiamo ancora riaperto fisicamente un’ambasciata, ma solo picchettato un terreno nel compound aeroportuale. Abbiamo però accreditato un ambasciatore che segue Mogadiscio da lì, in condizioni tutt’altro che agevoli”, ha precisato Pistelli. Proprio in Somalia l’Italia sostiene, anche finanziariamente, l’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad) e co-presiede l’Igad Partners Forum (Ipf), l’organizzazione che associa ai paesi membri dell’Igad i principali partners internazionali. “Siamo da sempre partner dell’Igad poiché crediamo che i meccanismi di integrazione regionale e sub-regionale aiutino i paesi a dialogare fra loro e a risolvere i problemi. È il ruolo che in Africa occidentale ha svolto Ecowas, abbassando le tensioni inter-statuali, anche se esistono ancora conflitti intra-statuali”, ha affermato.

“Per quanto riguarda invece il Corno, basti pensare ai conflitti interni in Sudan, Sud Sudan, Somalia ed Eritrea, conflitti bilaterali fra Sudan e Sud Sudan, fra Eritrea e Gibuti, fra Etiopia ed Eritrea e una campagna regionale contro il terrorismo di al Shabaab. Non manca il lavoro”, ha aggiunto Pistelli. “Perciò è positivo che Nazioni Unite, Unione europea ed Unione africana, oltre ai singoli paesi europei bilateralmente, possano appoggiarsi a un meccanismo di dialogo regionale che aiuti a comporre i conflitti o, quantomeno, a non farli degenerare”, ha concluso il viceministro, che ha visitato la regione all’inizio del mese di luglio.

L’importanza strategica del Corno D’Africa è riconosciuta a livello internazionale ormai da molti anni, dal momento che la sua posizione geografica ricopre un’importanza strategica primaria sia per lo sviluppo economico africano che per i flussi commerciali euro-asiatici, di fatto ha il controllo delle rotte marittime che regolano i traffici di merci tra Europa, Africa, Asia e, parzialmente, Medio Oriente. La regione è strategica per l’Italia anche per quanto riguarda la questione dei flussi migratori, dal momento che il Corno rappresenta l’approdo finale di una delle direttrici principali in cui si snoda il flusso globale delle migrazione sud-nord: quella che dall’Africa orientale, risalendo il Sudan e la Libia, porta al Mediterraneo centrale e ha il suo principale punto di approdo a Lampedusa.

Quanto alla Somalia, la politica estera italiana nel paese è caratterizzata dall’intenzione costante di ricondurre le proprie azioni e posizioni al quadro multilaterale, come dimostra la partecipazione italiana alle operazioni anti-pirateria nell’Oceano Indiano e al ruolo di primo piano svolto nella mediazione a Mogadiscio, dove il nostro paese partecipa con 17 addestratori all’European Union Training Mission (Eutm) Somalia, missione di addestramento per le truppe dell’Esercito nazionale somalo impegnate, al fianco della Missione dell’Unione africana in Somalia (Amisom), nella guerra contro le milizie islamiche di al Shabaab, che all’inizio di questa settimana sono tornate a colpire attaccando il Central Hotel di Mogadiscio, provocando la morte di almeno 25 persone.