Corno d'Africa
19.02.2015 - 13:41
ANALISI
 
Gibuti: la proroga della missione Eu Navfor rilancia il ruolo dell’Ue nel contrasto alla pirateria somala
19 feb 2015 13:41 - (Agenzia Nova) - La recente decisione da parte dell’Unione europea di prorogare di altri due anni la missione Eu Navfor, denominata “Atalanta”, testimonia il rinnovato impegno da parte dell’Ue nel rilanciare la sua strategia di contrasto e repressione degli atti di pirateria marittima lungo le coste della Somalia. La missione, lanciata nel dicembre 2008 in attuazione delle risoluzioni Onu 1814, 1816, 1838 e 1846 adottate dal Consiglio di sicurezza, è stata prorogata fino al 12 dicembre 2016 ed è stata dotata di una serie di compiti aggiuntivi al suo mandato originario, tra cui un più forte sostegno all’attività del rappresentante speciale dell'Unione europea per il Corno d'Africa e il supporto logistico alla missione Eucap Nestor, il cui scopo è quello di potenziare le capacità marittime di cinque paesi rivieraschi dell’Oceano Indiano occidentale: Gibuti, Kenya, Somalia, Seychelles e Tanzania.

La missione Eu Navfor, oltre all’Italia, vede la partecipazione di altri 16 paesi dell’Unione europea. Al culmine della sua attività, nel gennaio 2011, erano ben 736 le persone e 32 le navi prese in ostaggio dai pirati somali: nel dicembre 2014 il numero di ostaggi è sceso a 30 mentre nessuna nave risulta al momento sequestrata dai pirati somali. Operando in un'area che copre il Mar Rosso meridionale, il Golfo di Aden e gran parte dell'Oceano Indiano, la missione opera anche lungo il territorio costiero somalo, monitorando una superficie equivalente a 3,7 milioni di chilometri quadrati, circa 1,5 volte la dimensione del continente europeo. Eu Navfor opera sotto il mandato del Consiglio dell'Unione europea, conformemente alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al diritto internazionale. La missione Eu Navfor opera nell’ambito del cosiddetto Quadro strategico europeo per il Corno d'Africa, che definisce cinque priorità per l'azione dell'Unione europea nella regione: costruire strutture politiche solide e responsabili; contribuire alla risoluzione e alla prevenzione dei conflitti; attenuare le minacce alla sicurezza provenienti dalla regione; promuovere la crescita economica dei paesi dell’area; sostenere la cooperazione economica regionale.

Per coordinare questi sforzi l’Ue ha nominato il primo gennaio 2012 un rappresentante speciale per il Corno d'Africa, incaricato in particolare di monitorare l’evoluzione della situazione in Somalia e sul fenomeno della pirateria, che affonda le sue radici nell’instabilità interna della Somalia. La strategia dell’Ue per il Corno d’Africa, pur attribuendo priorità alla Somalia e al Sudan, definisce l’orizzonte dell’azione dell’Ue anche nel medio-lungo periodo. La strategia intende coniugare interventi per la gestione e risoluzione dei conflitti, la lotta alle minacce alla sicurezza regionale - in primis il terrorismo - fino a misure per sostenere politicamente le istituzioni locali e favorire la crescita economica, all’insegna del cosiddetto nesso tra sicurezza e sviluppo cui da qualche anno l’Unione apertamente si ispira nella sua azione esterna. La strategia europea dell’Ue per il Corno d’Africa affonda a sua volta le sue radici nella Horn of Africa Initiative (Hoai), lanciata nel 2007 congiuntamente dalla Commissione europea e dai governi dei sette paesi aderenti all’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad) – Gibuti, Eritrea, Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan e Uganda – per promuovere un partenariato politico per la pace, la sicurezza e lo sviluppo nel Corno d'Africa.

Sempre nell’ambito dell’operazione Eu Navfor, si è conclusa lo scorso 7 febbraio la missione avviata ad agosto dalla Task Force Air Italiana (Tfa) in Gibuti, missione che ha impiegato un contingente dell’Aeronautica in operazioni di pattugliamento e monitoraggio. La missione ha visto la partecipazione di droni Predator italiani che dal 4 settembre 2014 al 5 febbraio 2015 hanno effettuato 28 missioni per un totale di oltre 300 ore di volo, pattugliando il corridoio internazionale di transito raccomandato (Irtc) nel Golfo di Aden, lo Stretto di Bab el Mandeb - che congiunge il Mar Rosso, il Golfo di Aden e quindi l'Oceano Indiano - e la costa settentrionale della Somalia. Oltre a fornire informazioni in tempo reale su eventuali attacchi da parte dei pirati, la missione del contingente dell’Aeronautica italiana è stata utilizzata anche per monitorare la sicurezza delle navi del Programma alimentare mondiale (Pam) in transito nell'Oceano Indiano per fornire cibo e altri beni di prima necessità per le popolazioni bisognose in Africa orientale.

La missione ha contribuito ad arginare in maniera significativa il fenomeno della pirateria al largo delle coste della Somalia: nel 2014 sono stati infatti segnalati soltanto due attacchi alle navi mercantili in transito nell’area a più alto alto rischio dell'Oceano Indiano: uno il 17 gennaio a sud di Salalah, a largo della costa meridionale dell’Oman, e uno al largo delle coste somale nel mese di febbraio. La conclusione della missione dell’Aeronautica italiana, in ogni caso, non coincide con un disimpegno del nostro paese nell’area: nell’ottobre 2013 è stata infatti inaugurata nel paese la prima base militare italiana anti-pirateria che può ospitare fino a 300 militari. Negli ultimi anni Gibuti ha visto inoltre aumentare il suo peso strategico, prima per le operazioni statunitensi contro al Qaeda in Yemen e Somalia, poi per l'intensificarsi della minaccia portata al traffico mercantile dai pirati somali. Oggi a Gibuti sono presenti circa 10 mila militari stranieri per lo più francesi e statunitensi ma anche spagnoli e giapponesi e di altre nazioni impegnate con le flotte internazionali anti-pirateria.

Gibuti, membro attivo dell’Igad, di cui ospita il segretariato, è elemento di stabilità nel Corno d’Africa, collaborando attivamente nella lotta contro il terrorismo e rappresentando uno dei principali partner nel contrasto alla pirateria, soprattutto come base d’appoggio logistico. Il paese ospita infatti dal 2009 una base della missione Eu Navfor, nonché il quartier generale della missione Eucap Nestor. Gibuti è inoltre impegnato da anni nella ricerca di una soluzione al problema somalo, avendo facilitato le intese intra-somale del 2008 che hanno condotto all’attuale fase post-transitoria, e contribuisce con proprie truppe alla missione Amisom.