Mezzaluna
13.02.2015 - 19:36
Analisi
 
Siria: l'avanzata di Hezbollah verso il Golan preoccupa Israele
13 feb 2015 19:36 - (Agenzia Nova) - Negli ultimi giorni, le milizie sciite libanesi di Hezbollah hanno lanciato una vasta offensiva nel sud della Siria assieme alle forze del regime di Bashar al Assad. In poco più di 48 ore, diversi villaggi della provincia di Daraa sono caduti sotto l’avanzata dell’esercito di Damasco e del Partito di Dio senza che le formazioni ribelli dell’area, per lo più legate ai qaedisti del Fronte al Nusra, riuscissero a opporre un’efficace resistenza. Solo ieri sono stati riconquistati i villaggi di Talat al Arusa, Dayr al Adas e Deir Maqer, e l’amministrazione della vicina città di al Harah avrebbe chiesto alle milizie ribelli di abbandonare le proprie posizioni per evitare gli scontri con le forze siro-libanesi.

L’avanzata è proseguita e ha continuato a mettere in luce le difficoltà di al Nusra e dell’Esercito siriano libero (Esl) nell’area. La stessa fragilità i qaedisti la stanno mostrando in altre zone del paese, come per esempio nella regione montuosa del Qalamoun, al confine con il Libano, dove i jihadisti dello Stato islamico stanno prendendo il sopravvento su al Nusra. Secondo i media siriani e libanesi, all’offensiva nel sud del paese stanno ora partecipando migliaia di soldati del regime, ma sarebbe Hezbollah a guidare le operazioni.

A tali sviluppi sta guardando con particolare preoccupazione Israele, che probabilmente sperava in una maggiore capacità di resistenza da parte dei ribelli. Tel Aviv avrebbe infatti sicuramente preferito la presenza dei qaedisti lungo il confine siriano rispetto a quella, ben più minacciosa, di Hezbollah. Il governo di Benjamin Netanyahu lo ha dimostrato in più circostanze negli ultimi mesi, evitando di attaccare le posizioni del Fronte al Nusra ma non perdendo l’occasione di colpire operativi del Partito di Dio in Siria. A questo proposito, uno degli ultimi raid israeliani potrebbe aver messo in moto (o accelerato) i più recenti sviluppi.

Lo scorso 18 gennaio, un attacco aereo condotto da Israele ha provocato l’uccisione di sei operativi di Hezbollah - tra cui il figlio dell’ex comandante militare del Partito di Dio Imad Mughniyeh, Jihad – e dell’ufficiale iraniano Mohammed Allahdadi. La morte di quest’ultimo è particolarmente significativa: si tratterebbe, infatti, del generale incaricato da Qassem Suleimani (capo della Forza Qods, braccio all’estero dei Pasdaran) di coordinare le operazioni coperte di Teheran in Siria e in Libano e di mantenere i contatti con Hezbollah.

Al raid israeliano Hezbollah sembrava aver risposto poche settimane fa con un attacco missilistico nell’area delle Fattorie dello Shebaa, contesa tra Israele e Libano, e la relativa uccisione di due soldati delle Forze di difesa israeliane (Idf). Invece, la vera reazione del Partito di Dio (e dell’Iran) potrebbe stare proprio nell’offensiva sferrata negli ultimi giorni nel sud della Siria. Non è un caso, infatti, se pochi giorni avrebbe fatto la propria comparsa nell’area lo stesso generale Suleimani, ritratto in fotografie pubblicate su Twitter da miliziani filo-Assad.

Le immagini non sono verificate, ma la presenza di Suleimani (in questi mesi impegnato per lo più nel coordinamento delle milizie sciite irachene in lotta contro lo Stato islamico) nel pericoloso teatro siriano sarebbe tanto rara quanto significativa. Oggi, da Teheran, lo stesso generale iraniano ha parlato della crescita dell’influenza di Teheran nell’area mediorientale, un fatto che, secondo Suleimani, sarebbe stato “ammesso anche dai sionisti”.

Si tratta di segnali che Tel Aviv ha sicuramente colto. Tanto che secondo il sito web del quotidiano “Maariv”, il rappresentante di Israele alle Nazioni Unite, Ron Prosor, avrebbe chiesto il ritorno nel sud della Siria della missione Undof (Forza di disimpegno degli osservatori delle Nazioni Unite). Degli ultimi sviluppi, nel frattempo, ha parlato il premier Netanyahu nel corso di un incontro con il capo delle forze armate Benny Gantz, in chiusura di mandato. “L’esercito ha tante sfide di fronte a sé. Una di queste sta prendendo forma proprio dinnanzi ai nostri occhi: migliaia di combattenti di Hezbollah sono in Siria e stanno avanzando verso sud, proprio di fronte alla nostra frontiera, sotto la guida iraniana”, ha osservato il primo ministro.

Tuttavia, per Israele la capacità delle forze di Assad e di Hezbollah a porre sotto il proprio controllo il Golan siriano non va data per scontato. Secondo fonti della difesa israeliana citate dal quotidiano “Haaretz”, l’esercito siriano avrebbe al momento difficoltà di natura motivazionale e problemi a raccogliere risorse, munizionamenti e a reclutare nuove unità. Inoltre, “sebbene Hezbollah abbia accumulato notevoli esperienze di combattimento durante gli anni in Siria, anche il movimento libanese ha perso centinaia di suoi uomini e questo può inficiare le sue capacità sul terreno”.

Una fonte vicina al regime di Assad, inoltre, ha detto allo stesso “Haaretz” che l’obiettivo della vasta offensiva nel sud della Siria è “mettere in sicurezza la capitale Damasco da ovest e da sud”. Infatti, “gli attacchi da questi fronti si erano intensificati, soprattutto a causa del sostegno fornito da Israele ai gruppi ribelli”. Nelle ultime settimane, le formazioni dell’opposizione avevano attaccato più volte la capitale con razzi e missili, cercando di approfittare del fatto che lo Stato islamico, la cui presenza nel sud della Siria è comunque limitato, è sulla difensiva a causa dei raid aerei della coalizione internazionale.