Corno d'Africa
12.02.2015 - 13:29
ANALISI
 
Somalia: il governo di Sharmarke ottiene la fiducia, le sfide che attendono il nuovo esecutivo
12 feb 2015 13:29 - (Agenzia Nova) - Il parlamento federale di Mogadiscio ha votato questa settimana, con 191 voti a favore e 22 contrari, la fiducia al governo del primo ministro Omar Abdirashid Ali Sharmarke. La votazione si è svolta per alzata di mano dopo una breve presentazione del programma di governo pronunciata dallo stesso Sharmarke. Il nuovo governo - composto da 26 ministri, 14 ministri di stato e 26 viceministri - ha prestato giuramento martedì scorso davanti al capo della Corte suprema, Aidid Ilkahanaf. Sharmarke era stato incaricato di formare il nuovo esecutivo a fine dicembre dal presidente Hassan Sheikh Mohamoud, ma è stato costretto a riformulare la composizione della sua squadra per due volte a causa dell’opposizione di parte del parlamento, che era contraria alla presenza nel nuovo governo di personalità che avevano già ricoperto in passato incarichi ministeriali.

Nella squadra di governo figurano infatti diversi esponenti vicini al presidente Mohamud, tra i quali Farah Sheikh Abdulkadir, già ministro della Giustizia con il precedente governo e in seguito declassato a ministro per la Zootecnia e veterinaria dall’ex premier Ahmed - decisione che aveva innescato uno scontro istituzionale e le conseguenti dimissioni dello stesso Ahmed. Abdulkadir è ora tornato a ricoprire il ruolo di ministro della Giustizia e la sua nomina non fa che confermare i timori degli oppositori del presidente Mohamud, il vero uomo forte della Somalia, secondo i quali Sharmarke è stato scelto da Mohamud come uomo di facciata e lascerà la poltrona di primo ministro non appena gli verrà chiesto, a differenza dei suoi predecessori Abdi Farah Shirdon e Ahmed.

A ben vedere, tra i 26 nuovi ministri sono diversi i nomi considerati vicini al presidente: fra questi, oltre a Abdulkadir, figura Abdikarim Hussein Guled, ex ministro della Sicurezza nazionale, scelto per guidare il ministero dell’Interno. Il ministro degli Esteri, Abdirahman Duale Beyle, il ministro delle Finanze, Hussein Abdi Halane, e il ministro dei Lavori pubblici, Nadifo Mohamed Osman, sono stati invece confermati nel loro incarico. Sharmarke, la cui nomina presidenziale era stata approvata quasi all’unanimità dal parlamento lo scorso 24 dicembre, è subentrato all’ex premier Ahmed, che era stato sfiduciato dal parlamento lo scorso 6 dicembre con 153 voti favorevoli e 80 contrari, al culmine di un conflitto, più o meno latente, con il presidente Mohamud iniziato nel mese di ottobre, dopo che Ahmed aveva annunciato il rimpasto di governo che aveva penalizzato Abdulqadir.

La fiducia al nuovo governo è stata accolta con favore dalla Farnesina, che nell’esprimere “pieno apprezzamento per l’impegno espresso dal nuovo esecutivo al rispetto degli obiettivi e delle scadenze concordate con la comunità internazionale per l’attuazione delle necessarie riforme istituzionali” ha rinnovato al governo somalo “i sentimenti della propria amicizia, nonché la piena disponibilità a cooperare e a sostenerne gli sforzi in favore delle legittime aspirazioni del suo popolo”. La Farnesina, si legge in una nota, “auspica che il nuovo esecutivo somalo possa rilanciare con celerità e vigore il processo di riforme già avviato, in collaborazione con le altre istituzioni, in un quadro inclusivo e di stabilità politica”. Il contesto nel quale il nuovo governo si troverà ad operare, del resto, non è affatto dei più rosei: il paese è infatti ancora coinvolto in un conflitto fluido e frammentario che nei primi sei mesi dello scorso anno ha visto oltre 1.500 episodi di violenza, in aumento del sette per cento rispetto allo stesso periodo del 2013.

La Somalia è inoltre impegnata in un faticoso e contraddittorio processo di ridisegno istituzionale di tipo federale, in un dialogo fra Mogadiscio e le regioni in via di formazione, mentre continua in contemporanea la lotta della Missione dell’Unione africana nel paese (Amisom) contro il gruppo militante islamico di al Shabaab. Inoltre, la nuova crisi alimentare che sta colpendo il paese, mettendo a rischio la vita di almeno 850 mila persone, tra cui 200 mila bambini sotto i cinque anni di età. Si tratta di sfide che, se non affrontate, rischiano di compromettere seriamente gli sforzi che le autorità somale stanno compiendo per scrollarsi di dosso gli strascichi del conflitto che ha caratterizzato il paese negli ultimi due decenni.