Mezzaluna
30.01.2015 - 18:02
ANALISI
 
Tunisia: emissione di bond sui mercati internazionali, valutazioni contrastanti degli economisti
30 gen 2015 18:02 - (Agenzia Nova) - La Tunisia ha concluso con successo la vendita di titoli di Stato per un miliardo di dollari sui mercati internazionali. Come ha spiegato la Banca centrale tunisina (Bct), l'asta è stata gestita dalle due banche Usa JP Morgan e Citibank e dall’europea Natixis. Le offerte hanno raggiunto i 4 miliardi di dollari, con oltre 270 investitori interessati. Le opinioni degli economisti tunisini però sono contrastanti. Se infatti il governo enfatizza l'evento, sostenendo che si tratta di un successo, alcuni economisti ritengono che invece si tratti di un pericolo per la Tunisia che avrebbe emesso in realtà "titoli spazzatura".

“L’emissione è stata un successo in termini di qualità e di importanza degli investitori interessati e sarà un punto di partenza importante per i futuri finanziamenti dell’economia tunisina sui mercati internazionali”, si legge nel comunicato della Banca centrale tunisina. “L’interesse senza precedenti mostrato dagli investitori – continua il comunicato – arriva alla conclusione di una transizione politica, terminata con le elezioni presidenziali e parlamentari, giudicate libere e trasparenti da osservatori locali e internazionali e dalla società civile”.

Nonostante si tratti di una mossa frutto delle attività dell'esecutivo dimissionario di Mehdi Jomaa, secondo gli analisti tunisini rientra nella strategia concordata con il capo dello stato, Caid Essebsi, e con il premier designato Habib Essid, impegnato in queste settimane nella composizione della nuova squadra di governo. Il ministro dell'Economia e delle Finanze del governo dimissionario, Hakim Ben Hammouda, e il governatore della Banca Centrale di Tunisia Chedly Ayari, hanno tenuto una conferenza stampa ieri sera presso il ministero delle Finanze nella capitale tunisina sul tema dei titoli emessi all'inizio di questa settimana sul mercato internazionale.

"Con il rilascio di questo prestito abbiamo avuto una sorpresa piacevole - ha spiegato il governatore Ayari - quando abbiamo chiesto 500 milioni di dollari agli investitori abbiamo avuto offerte per 4,3 miliardi dollari, ovvero 8 volte quello che è stato chiesto. Abbiamo quindi avuto un credito di fiducia da 277 investitori stranieri tra i quali annoveriamo i dieci più grandi al mondo". Il governatore tunisino ha aggiunto che "si tratta di una reazione positiva che ha superato le ambizioni e le aspettative della Banca centrale, il che dimostra la fiducia riposta nella nuova Tunisia". Le previsioni erano quelle di emettere un bond a 10 anni ad un tasso del 6,35 per cento, ma la reazione positiva dei mercati ha fatto si che si potesse avere un tasso più basso pari al 5,75 per cento su 10 anni.

Questo vuol dire, ha concluso Ayari, che "il prossimo ministro delle Finanze ha già trovato 2 miliardi di dinari di risorse, che gli permetteranno di iniziare il suo mandato con facilità". Il governatore della Bct ha sottolineato che le risorse interne dello Stato coprono solo il 70 per cento del bilancio, c'era quindi "la necessità di trovare il restante 30 per cento di risorse, ovvero 7,5 miliardi di dinari. Il risparmio nazionale è solo del 13 per cento, il deficit commerciale sta aumentando, ci sono esigenze di spese correnti come quella degli stipendi. I dipendenti statali sono 800 mila e costano 800 milioni di dinari al mese". Ayari ha infine assicurato che "se il debito rimane entro limiti ragionevoli, il rapporto debito-Pil è attualmente al 52 per cento".

Il governatore ha poi spiegato che "se il popolo tunisino non vuole più utilizzare il mercato internazionale per finanziarsi, allora deve aumentare la produttività e ridurre i consumi: per limitare la pressione del debito deve aumentare la crescita". Il capo della Banca centrale tunisina ha poi attaccato gli scioperi indetti dai sindacati sottolineato che "se l’industria mineraria avesse lavorato ininterrottamente per tutto l'anno, avrebbe generato 2 miliardi di dollari di entrate, che rappresenta quasi un terzo del deficit di bilancio nazionale".

Da parte sua, il ministro Ben Hammouda ha spiegato che "il ricorso al mercato internazionale è una decisione che è stata presa nel mese di ottobre e le squadre incaricate di lavorare al progetto avevano solo due mesi di tempo per prepararlo". La presentazione del progetto guidato da Ben Hammouda è iniziata il 15 gennaio e si è conclusa tre giorni fa: Hammouda ha visitato diverse capitali della finanza come Londra, Los Angeles, New York, Boston, Monaco di Baviera e Parigi, dove ha incontrato almeno cento investitori, di cui solo tre non hanno chiesto le obbligazioni tunisine. Questa forte domanda a condizioni favorevoli, nonostante il basso rating sovrano, "dimostra la credibilità di cui gode la Tunisia come buon pagatore: si tratta di un riconoscimento del successo dell'esperienza tunisina e delle elezioni, un riconoscimento degli sforzi del governo per rilanciare l'economia", ha detto il ministro.

Secondo l'economista Moez Judi, invece, "l’asta della Tunisia post-rivoluzionaria sul mercato finanziario internazionale è stata un grande fiasco". Parlando oggi all'emittente "Nessma TV", Judi ha lamentato il fatto che "si può nascondere la verità al pubblico tunisino e presentare ufficialmente questo prestito obbligazionario della Tunisia sul mercato internazionale dei capitali in dollari come un successo". In realtà a suo avviso "Ayari ha scelto di parlare solo del bicchiere mezzo pieno. Parliamo invece della metà vuota del bicchiere, perché è molto importante e dovrebbe in larga misura determinare la composizione del prossimo governo e la selezione dei ministri".

Per l'esperto "è vero che la Tunisia ha scelto di vendere i suoi titoli autonomamente, senza assistenza, sul mercato finanziario internazionale e, a quanto pare, questa operazione dovrebbe portare al paese tra 500 milioni e un miliardo di dollari. Ma Ayari – ha affermato Judi - è venuto a dirci che questa è una buona notizia, perché, secondo lui, la Tunisia ha riacquistato la fiducia degli investitori, spiegando che sul mercato della finanza internazionale si presenta solo chi merita la fiducia dei creditori. Ayari ha omesso di menzionare che i creditori internazionali hanno imposto su di noi un tasso d'interesse di circa il 6 per cento. Chiamiamo le cose con il loro nome: si tratta di un tasso di interesse proprio dei titoli spazzatura".