Corno d'Africa
22.01.2015 - 19:44
ANALISI
 
Etiopia: la corsa al voto di Addis Abeba tra crescita economica e accuse di repressione
22 gen 2015 19:44 - (Agenzia Nova) - La recente visita in Etiopia del ministro degli Esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni, ha riportato in primo piano la particolare attenzione e il legame speciale che l’Italia conserva con questo paese per il quale c'è anche un concreto interesse economico. Da anni interlocutore di primo piano sia nelle questioni di sicurezza del Corno d’Africa sia nelle questioni relative al traffico di essere umani, dal 2006 al 2008 l’Etiopia - definita dal ministro Gentiloni un “attore cruciale” per la stabilizzazione della Somalia - è intervenuta militarmente nel paese, sostenendo il governo di transizione contro le forze islamiste e accreditandosi, di fatto, come il principale mediatore della crisi somala e come l’attore fondamentale per la stabilità nella regione del Corno d’Africa.

Alle garanzie offerte sul piano internazionale, tuttavia, non corrispondono altrettante certezze per quanto riguarda la politica interna del paese. A pochi mesi dal cruciale appuntamento delle elezioni legislative, in programma il prossimo 24 maggio e considerate un test su un'apertura democratica del regime di Addis Abeba, questa settimana l’organizzazione Human Rights Watch (Hrw) ha denunciato in un rapporto una repressione sistematica del governo etiope nei confronti di media indipendenti. L'anno scorso, denuncia il rapporto "Il giornalismo non è un crimine: violazioni della libertà dei media in Etiopia", sei pubblicazioni di editori privati sono state chiuse, dopo vessazioni da parte del governo; almeno 22 giornalisti, blogger, editori sono stati perseguiti penalmente e più di 30 giornalisti sono fuggiti dal paese per paura di essere arrestati, sotto il peso di leggi repressive.

Il rapporto, che si basa sulle interviste a più di 70 giornalisti ancora in attività e ad alcuni in esilio, contiene dettagli su come il governo etiope abbia ridotto il giornalismo indipendente dal 2010 ad oggi: sono stati scoperti abusi da parte del governo nei confronti di giornalisti, 19 dei quali sono stati arrestati per aver esercitato il loro diritto alla libera espressione. Altri 60 hanno invece scelto l'esilio, fin dal 2010. Decine di altri cronisti di Addis Abeba e delle regioni rurali - si legge nel rapporto - hanno sofferto abusi sistematici per mano di funzionari della sicurezza, senza che questo si venisse a sapere, mentre le minacce nei confronti di giornalisti avvengono quasi sempre nello stesso modo: chi pubblica un articolo critico riceve chiamate telefonate intimidatorie, messaggi, o visite di funzionari della sicurezza, o quadri del partito. Anche i social media sono fortemente limitati e molti blog o siti web gestiti da etiopi della diaspora sono stati bloccati. Secondo Hrw, l'aumento della repressione dei media influenzerà il panorama dei media per le prossime elezioni.

Proprio le elezioni di maggio - le prime dopo la morte nel 2012 del premier Meles Zenawi, al potere per 21 anni - vengono considerato dalla comunità internazionale come un test probante della volontà di apertura democratica dell'Etiopia, paese dominato dal Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope (Eprdf) che alle elezioni del 2010 aveva raccolto il 99,6 per cento delle preferenze. Alla morte del primo ministro Zenawi, nel 2012, gli è succeduto Hailemariam Desalegn, sempre del partito egemonico in Etiopia, che pure si è impegnato per una gestione più pluralistica, come dimostra il rimpasto ministeriale che ha rafforzato il profilo collegiale dell’attuale dirigenza, creando tre posizioni di vice primo ministro che hanno consentito ad ognuna delle quattro formazioni politiche che compongono la coalizione di maggioranza di esprimere una figura di vertice.

Tuttavia il rapporto di Hrw, che si aggiunge alle numerose denunce sollevate negli anni da diverse organizzazioni non governative (Ong), evidenzia il concreto rischio che il voto del 24 maggio possa alimentare nuovamente le tensioni tra il partito di governo e le opposizioni, e non sono da escludere attacchi analoghi a quelli rivendicati tra il 2007 e il 2012 da parte dei separatisti dell’Ogaden National Liberation Front, attivi nella regione di confine con la Somalia, abitata da una popolazione di etnia somala e religione musulmana e tornata all'Etiopia 60 anni fa. Tali contrasti potrebbero riaccendersi, soprattutto perché recenti scoperte hanno confermato la presenza di risorse minerarie e idrocarburi nella regione.

Nonostante ciò, più di 12 milioni di persone - su un bacino elettorale stimato in oltre 33 milioni di aventi diritto - si sono iscritti alle liste elettorali in Etiopia in vista delle elezioni legislative di maggio, una cifra che, come ha fatto sapere la Commissione elettorale etiope, ha "superato ogni aspettativa" e che testimonia la volontà del popolo etiope di partecipare alla vita politica del paese. L’Etiopia, del resto, rappresenta da sempre il vero motore economico della regione, con una crescita media che negli ultimi dieci anni si è aggirata tra il 7 e il 10, favorita dall'apertura agli investitori internazionali, dal basso costo del lavoro, dalle dimensioni ragguardevoli del mercato (quasi 90 milioni di persone) e dalla disponibilità di fonti energetiche. Il governo di Addis Abeba, inoltre, è fortemente sostenuto finanziariamente dai governi occidentali, Stati Uniti e Israele in prima linea, e di recente anche dalla Cina, che sta puntando ad un ruolo egemonico nell’Africa orientale.

Per quanto riguarda le relazioni con l’Italia, dagli anni ‘80 l’Etiopia ha beneficiato di donazioni per circa 800 milioni di euro, mentre l'interscambio si è intensificato negli ultimi anni: secondo i dati forniti dall’Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane (Ice), nel 2014 esso si è attestato a 250,2 milioni di euro, in aumento del 5,4 per cento rispetto al 2013 (quando era stato pari a 237,2 milioni di euro). In tale contesto si inseriscono i tre accordi di cooperazione, del valore complessivo di 16,1 milioni di euro, firmati la scorsa settimana dal ministro Gentiloni e dal ministro delle Finanze e dello Sviluppo economico etiope, Sufian Ahmed. Gli accordi prevedono interventi nei settori della sicurezza alimentare, del sostegno socio-economico alle donne e dello sviluppo dei sistemi sanitari.

A conferma delle crescenti relazioni economiche tra Italia ed Etiopia, nel mese di dicembre è stato ufficialmente aperto ad Addis Abeba, all’interno del compound dell’ambasciata italiana, il nuovo ufficio Ice nel paese, la cui direzione è stata affidata ad Alessia Bianchi, in precedenza responsabile dell’Ice di New Delhi. L’ufficio ha il compito di agevolare, sviluppare e promuovere i rapporti economici e commerciali italiani con la realtà economica etiope, con particolare attenzione alle esigenze delle piccole e medie imprese, nonché per la commercializzazione dei beni e servizi italiani in questo paese. Compito dell’ufficio Ice sarà anche quello di favorire le relazioni commerciali bilaterali, fornendo agli imprenditori informazioni aggiornate sul mercato locale. Sempre a dicembre è stato siglato ad Addis Abeba un accordo quadro di cooperazione bilaterale denominato “Framework Agreement” che disciplina tutte le attività di cooperazione finanziate dall’Italia, gli accordi sussidiari stipulati per la loro realizzazione e lo status degli enti, istituzioni e organizzazioni coinvolte.

A livello mondiale, l’Etiopia continua ad essere uno dei maggiori beneficiari dell’aiuto pubblico allo sviluppo: i partner di sviluppo sono più di 30 e operano in oltre 13 settori. Attualmente i cinque principali donatori nel paese sono Stati Uniti, Banca mondiale, Regno Unito, Commissione europea e Banca africana di sviluppo. L’assistenza allo sviluppo in Etiopia è composta per l’81 per cento da donazioni e per il 19 per cento da prestiti agevolati e si basa su importanti programmi multi-donatori e multi-settoriali. Inoltre, dagli anni ‘80, l’Etiopia è uno dei paesi prioritari nella strategia della Cooperazione italiana allo sviluppo e ha beneficiato di donazioni per circa 800 milioni di euro da parte del governo italiano, divenendo destinatario di una quota rilevante del sostegno italiano, garantito principalmente attraverso i canali bilaterale e multi-bilaterale, in seconda istanza multilaterale a promozione di Organizzazioni non governative (Ong).

Tuttavia, se in passato l’intervento italiano spaziava in numerose e diverse aree, negli ultimi anni si è concentrato su un numero limitato di settori, quali: sanità, educazione, sviluppo rurale e settore privato. La scelta di operare in tali settori è frutto di accordi con le autorità etiopiche sulla base dell’esperienza maturata nell’arco di più di trent’anni di relazioni e del tipo di qualità di assistenza tecnica che l’Italia è in grado di offrire. Il 30 maggio 2013, in occasione della visita del viceministro Pistelli, è stato inoltre firmato il Programma paese 2013-2015, con il quale sono stati previsti interventi per un ammontare complessivo di 98,9 milioni di euro nel triennio, di cui 65 milioni di euro a credito e circa 34 milioni di euro a dono. (Marco Malvestuto)