Corno d'Africa
15.01.2015 - 14:17
Analisi
 
Somalia: dal vertice Igad rinnovato sostegno al nuovo governo e al processo di transizione di Mogadiscio
15 gen 2015 14:17 - (Agenzia Nova) - Il vertice dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo (Igad) che si è tenuto sabato scorso, 10 gennaio, a Mogadiscio passerà alla storia non tanto per i contenuti e i temi discussi, quanto perché si è trattato del primo summit regionale tenuto in Somalia negli ultimi 20 anni, ovvero dalla caduta del regime dittatoriale di Siad Barre e dallo scoppio della guerra civile. A sottolineare questo fatto è stato il rappresentante speciale dell’Unione africana in Somalia, Amamn Sidikou, il quale ha definito l’evento “la chiara testimonianza di un cambiamento del panorama politico e della sicurezza in Somalia”. A Mogadiscio sabato scorso si sono ritrovati i ministri degli Esteri dei paesi Igad - Somalia, Eritrea, Etiopia, Kenya, Uganda, Sud Sudan, Sudan, Gibuti - i quali nel comunicato di chiusura hanno preso atto dei progressi del governo federale somalo di recente formazione, sia per quanto riguarda il controllo del territorio sia nei negoziati con il Puntland. Nel comunicato conclusivo della riunione è stata quindi sottolineata la necessità di continuare gli sforzi per recuperare i territori ancora controllati dagli al Shabaab.

Nel corso del vertice è si è discusso soprattutto di Somalia, delle prossime tappe politiche che dovrebbero portare a nuove elezioni e del nuovo governo appena formato questa settimana dal neo premier Omar Abdirashid Ali Sharmarke. Intervenendo alla riunione, il presidente della Repubblica federale somala, Hassan Sheikh Mohamud, ha sottolineato che la Somalia sta gettando le basi per la sua transizione politica attraverso la realizzazione del programma “Vision 2016”, che prevede l'adozione di una costituzione federale entro il 2015 e lo svolgimento di elezioni parlamentari e presidenziali entro il 2016. Il presidente ha inoltre preso atto “con soddisfazione” del ruolo svolto in Somalia dai membri dell'Igad “sia in tempo di pace che di stabilità” e del loro forte impegno nel sostenere il processo di “statebuilding” e di riconciliazione nazionale.

Il Consiglio, dal canto suo, ha ricevuto rassicurazioni da parte del governo federale somalo sull'attuazione del programma “Vision 2016” e sui processi di stabilizzazione e riconquista dei territori a scapito di al Shabaab, riaffermando il pieno sostegno al rispetto per la sovranità, l'integrità territoriale, l'indipendenza politica e l'unità della Somalia. Il Consiglio si è quindi “congratulato” con il nuovo governo somalo per aver risolto la recente crisi politica nel quadro del mandato delle istituzioni federali e ha accolto con favore l’adozione di un memorandum d'intesa tra il governo federale somalo e l’Amministrazione provvisoria dell’Oltregiuba, auspicando la creazione di un’Assemblea regionale ed esortando il nuovo governo a sviluppare rapidamente una tabella di marcia per concordare con gli stati e le amministrazioni federali transitorie le modalità e i termini per l'integrazione delle forze di polizia e la creazione di corpi di polizia regionali.

Quanto al nuovo esecutivo somalo, presentato all’inizio di questa settimana dal neo premier Sharmarke, nella squadra di governo figurano diversi esponenti vicini al presidente Mohamud, tra i quali Farah Sheikh Abdulkadir, già ministro della Giustizia con il precedente governo e in seguito declassato a ministro per la Zootecnia e veterinaria dall’ex premier Ahmed - decisione che aveva innescato uno scontro istituzionale e le conseguenti dimissioni dello stesso Ahmed. Abdulkadir è ora tornato a ricoprire il ruolo di ministro della Giustizia e la sua nomina non fa che confermare i timori degli oppositori del presidente Mohamud, il vero uomo forte della Somalia, secondo i quali Sharmarke è stato scelto da Mohamud come uomo di facciata e lascerà la poltrona di primo ministro non appena gli verrà chiesto, a differenza dei suoi predecessori Abdi Farah Shirdon e Ahmed. A ben vedere, tra i 25 nuovi ministri sono diversi i nomi considerati vicini al presidente: fra questi, oltre a Abdulkadir, figura Abdikarim Hussein Guled, ex ministro della Sicurezza nazionale, scelto per guidare il ministero dell’Interno. Il ministro degli Esteri, Abdirahman Duale Beyle, il ministro delle Finanze, Hussein Abdi Halane, e il ministro dei Lavori pubblici, Nadifo Mohamed Osman, sono stati invece confermati nel loro incarico.

Sharmarke, la cui nomina presidenziale era stata approvata quasi all’unanimità dal parlamento lo scorso 24 dicembre, è subentrato all’ex premier Ahmed, che era stato sfiduciato dal parlamento lo scorso 6 dicembre con 153 voti favorevoli e 80 contrari, al culmine di un conflitto, più o meno latente, con il presidente Mohamud iniziato nel mese di ottobre, dopo che Ahmed aveva annunciato il rimpasto di governo che aveva penalizzato Abdulqadir. Secondo i detrattori, tale rimpasto - e il conseguente rifiuto da parte di Ahmed di revocarlo - sarebbe stato solo il pretesto utilizzato da Mohamud per impedire ad uno dei clan a lui ostili rappresentati nelle istituzioni somale di esprimere il proprio rappresentante nelle istituzioni. La comunità internazionale, infatti, per la creazione delle attuali istituzioni della Repubblica federale somala ha adottato il meccanismo del cosiddetto “4.5”, cioè un rappresentante nelle istituzioni per ciascuno dei quattro grandi clan del paese, e mezzo per le minoranze.

Tuttavia, se il presidente della Repubblica federale, appartenente ad un clan, determina ogni sei mesi la caduta del primo ministro appartenente ad un altro clan che lui stesso ha scelto dopo accurato esame - Ahmed è infatti il decimo primo ministro somalo in dieci anni e il secondo del nuovo governo di Mogadiscio - è evidente che potrebbe trattarsi del deliberato disegno volto ad impedire ad uno dei quattro grandi clan di esprimere il proprio rappresentante nelle istituzioni. La composizione del nuovo governo, del resto, sembra esserne la conferma. (Marco Malvestuto)