Mezzaluna
14.01.2015 - 19:25
ANALISI
 
Terrorismo: al Qaeda nella Penisola arabica rivendica ruolo centrale nell'attacco di Parigi
14 gen 2015 19:25 - (Agenzia Nova) - La rivendicazione dell’attentato di Parigi resa pubblica in mattinata da al Qaeda nella Penisola arabica (Aqpa) inserisce nuovi tasselli nel mosaico della ricostruzione degli eventi che hanno portato alla strage, ma non scioglie tutti i dubbi che ancora restano sulla vicenda. A parlare, nel filmato, è Nasr bin Ali al Ansi, considerato un ideologo del gruppo e uno dei più stretti collaboratori del leader Nasir al Wuhayshi. Ansi afferma che al Qaeda ha scelto di colpire il suo "obiettivo numero uno", "pianificando" e "finanziando" l'operazione per "vendicare il Profeta". E sostiene, inoltre, che l’attacco è stato condotto seguendo le istruzioni dell'emiro di al Qaeda, Ayman al Zawahiri.

Sebbene in precedenza Aqpa avesse già rivendicato l’assalto alla rivista satirica “Charlie Hebdo” (lo aveva fatto con un primo comunicato diffuso venerdì sera) e durante l’attacco uno dei fratelli Kouachi avesse dichiarato ad alta voce la propria appartenenza al gruppo, la rivendicazione odierna mette in luce degli elementi di novità. In primis, perché reclama il ruolo centrale avuto dall’organizzazione nel coordinamento delle fasi che hanno preceduto l’operazione. In secondo luogo, perché sottolinea come a capo del processo decisionale qaedista resti “il Messaggero di Allah”, Zawahiri.

Il secondo elemento non sorprende gli osservatori che negli ultimi anni hanno seguito le dinamiche di sviluppo del ramo yemenita di al Qaeda. Wuhayshi ha condotto il gruppo attraverso un percorso opposto a quello intrapreso dallo Stato islamico di Abu Bakr al Baghdadi in Iraq e in Siria. Pur condividendo con quest’ultimo la tendenza a radicare territorialmente il proprio gruppo, il leader yemenita ha mantenuto forti i contatti con la leadership centrale di base in Pakistan e rispettato la struttura gerarchica dell’organizzazione. Tutto questo, unito alla necessità della leadership di dare sempre più potere ai rami locali, ha permesso a Wuhayshi di diventare il numero due di al Qaeda a livello globale.

E, in parallelo, di aumentare il livello di minaccia nei confronti dell’Occidente. Una minaccia che nel caso di al Qaeda resta assai più concreta di quanto non si possa dire per lo Stato islamico, che finora ha utilizzato la retorica anti-occidentale più per fini propagandistici. “Inspire”, la rivista di al Qaeda nella Penisola arabica voluta dal famoso predicatore con cittadinanza statunitense Anwar al Awlaki (ucciso da un drone degli Stati Uniti nel settembre del 2011), ha pubblicato nel marzo del 2013 una lista di “obiettivi” tra cui figurava il direttore di “Charlie Hebdo”, il vignettista Stephane Charbonnier. Ancora, lo scorso dicembre, il gruppo ha promesso attacchi contro aerei di linea statunitensi e figure di spicco della finanza occidentale.

I contatti tra almeno uno dei fratelli Kouachi e il ramo di al Qaeda nello Yemen sono già stati accertati dall’intelligence francese e portati alla luce dalla stampa internazionale. Il maggiore Said potrebbe essere stato reclutato proprio da Awlaki nel 2011, ed è proprio questa l’ipotesi sulla quale starebbero lavorando le intelligence. Da allora, entrambi i fratelli avrebbero compiuto numerosi viaggi in Yemen, durante i quali sarebbero stati formati dagli uomini di Wuhayshi. Tale processo è stato certamente favorito dall’espansione delle attività di Aqap in seguito alla caduta dell’ultratrentennale regime di Ali Abdullah Saleh, nel 2012.

Il vuoto di potere creatosi a Sana’a ha infatti consentito ai qaedisti di conquistare territori nelle zone centrali e meridionali dello Yemen, fino ad arrivare a minacciare Aden prima della riorganizzazione delle forze armate volute dal successore di Saleh, Abd Rabbo Mansour Hadi. La controffensiva delle forze di Sana’a, a partire dall’estate del 2012, ha ridotto notevolmente la porzione di territorio sotto il controllo di Aqap ma non ne ha fermato le attività, rese possibile soprattutto grazie alla connivenza dei leader tribali locali.

Con l’attacco di Parigi, al Qaeda nella Penisola arabica mostra di aver compiuto un vasto salto di qualità nella propria capacità operativa. Ma sul totale controllo delle operazioni da parte dell’organizzazione restano dei dubbi. Legati, principalmente, alla presenza nel commando di un uomo, Amedi Coulibaly, che ha espressamente rivendicato la propria appartenenza allo Stato islamico, formazione che a quanto risulta resta assolutamente invisa alla leadership di al Qaeda.

Al momento, l’ipotesi più probabile resta che la dirigenza di Aqap (e con essa, chiaramente, quella di al Qaeda centrale) non sapesse della partecipazione di un Coulibaly nel gruppo di fuoco che ha condotto l’assalto alla redazione di “Charlie Hebdo”. Piuttosto, il francese potrebbe essere stato reclutato dai due fratelli Kouachi sulla base del comune obiettivo di attaccare il cuore della Francia, anteponendo il pragmatismo legato alle necessità operative alle divergenze ideologiche tra le due principali anime del jihadismo globale. Sembrerebbe avvalorare questa ipotesi il fatto che Coulibaly si sarebbe finanziato e armato autonomamente e che, al momento, non ci siano segni di un intervento “dirigenziale” dello Stato islamico nelle vicende di Parigi. (Gmr)