Corno d'Africa
08.01.2015 - 13:42
Analisi
 
Somalia: la nomina del nuovo premier Sharmarke consolida il potere del presidente Mohamud
8 gen 2015 13:42 - (Agenzia Nova) - Con la nomina a primo ministro di Omar Abdirashid Ali Sharmarke, approvata quasi all’unanimità dal parlamento lo scorso 24 dicembre con 218 favorevoli su 224, si è risolta - almeno in apparenza - l’ennesima crisi politica in Somalia. Nonostante gli ingenti aiuti economici che riceve dalla comunità internazionale, Mogadiscio non riesce ancora ad uscire definitivamente dalla perenne crisi che lo attanaglia dal 1991, quando terminò la dittatura militare di Siad Barre. Sharmarke, 54 anni, aveva già ricoperto l’incarico di primo ministro dal 2009 al 2010 ed è il primo ad occupare per due volte la carica di premier in Somalia. Nell’agosto 2014 era stato nominato ambasciatore negli Stati Uniti e ora succede a Abdiweli Sheikh Ahmed, costretto alle dimissioni dopo il voto di sfiducia nei suoi confronti da parte del parlamento, seguito alla rottura con il presidente, Hassan Sheikh Mohamud.

Il primo mandato da premier di Sharmarke - dal 14 febbraio 2009 al 21 settembre 2010, sotto la presidenza di Sheikh Sharif Sheikh Ahmed - era stato breve e tormentato: in quel periodo infatti Sharmarke ebbe a che fare con numerosi attacchi da parte di pirati somali sulle coste del Corno d'Africa. Il suo primo incarico è però ricordato negativamente soprattutto per aver messo in discussione i confini marittimi del paese, ricco di risorse petrolifere, a favore del Kenya, dando vita a quel contenzioso che la Somalia sta ancora cercando di risolvere davanti alla Corte internazionale di giustizia dell'Aia. Il Kenya rivendica infatti un triangolo d’acqua che si estende per più di 100 mila chilometri quadrati e che anche Mogadiscio reclama. A seguito, poi, di disaccordi sull’adozione della bozza della costituzione - Sharif voleva un referendum generale sulla costituzione, mentre Sharmarke avrebbe preferito un voto parlamentare - Sharmarke ha rassegnato le dimissioni dal suo primo incarico.

Nel sottolineare come la scelta di puntare su Sharmarke sia avvenuta “sia di sua spontanea volontà sia su consiglio dei partner locali e internazionali”, il presidente Mohamud ha elogiato il neo premier per aver contribuito a rafforzare le relazioni diplomatiche tra Somalia e Stati Uniti durante il suo breve mandato da ambasciatore a Washington. Nel suo discorso di insediamento, Sharmarke si è impegnato, dal canto suo, a formare un governo con un'ampia base parlamentare e a lavorare per il raggiungimento degli obiettivi sanciti dal programma “Vision 2016”, che prevede l'adozione di una costituzione federale entro il 2015 e lo svolgimento di elezioni parlamentari e presidenziali entro il 2016. Sarà proprio la formazione del nuovo governo, attesa nelle prossime settimane, a fornire un quadro più chiaro sui reali margini di manovra che avrà Sharmarke e, soprattutto, a chiarire quale sarà l’influenza del presidente Mohamud, il vero uomo forte della Somalia, sul nuovo esecutivo.

Secondo gli avversari del presidente, infatti, Sharmarke è stato scelto da Mohamud come uomo di facciata e lascerà la poltrona di primo ministro non appena gli verrà chiesto, a differenza dei suoi predecessori Abdi Farah Shirdon e Ahmed. Risulta quindi di particolare interesse capire quale sarà il ruolo che verrà affidato a uomini di fiducia del presidente, in particolare a Farah Abdulqadir, l'ex ministro della Giustizia e braccio destro di Mohamud, che Ahmed aveva declassato a ministro per la Zootecnia e veterinaria. Se il nome di Abdulqadir comparirà nel nuovo esecutivo - insieme a quelli di Abdikarim Hussein Guled, ex ministro della Sicurezza allontanato da Ahmed dopo l’attentato degli al Shabab al palazzo presidenziale di Mogadiscio il 21 febbraio 2014, e di Abdullahi Mohamed Ali, già capo dell’intelligence cacciato da Ahmed per gli arresti arbitrari degli oppositori di Mohamud e dei giornalisti - allora i timori degli oppositori avranno avuto un fondamento. (Marco Malvestuto)