Mezzaluna
07.01.2015 - 17:41
Analisi
 
Tunisia: Ajbouni (Corrente democratica), vittoria Essebsi grazie ad apparato vecchio regime Ben Ali
7 gen 2015 17:41 - (Agenzia Nova) - Il nuovo presidente tunisino Beji Caid Essebsi ha vinto le ultime elezioni grazie al sostegno ottenuto dall'apparato del regime di Zine el Abdine Ben Ali. Lo ha detto in un'intervista a "Nova" Hishem Ajbouni, dirigente della Corrente democratica, formazione politica che conta su tre deputati nel nuovo parlamento di Tunisi e che non sosterrà il governo che sarà guidato dal premier incaricato Habib Essid. Il nome di quest'ultimo, ha spiegato infatti Ajbouni, è stato proposto da Nidaa Tounes, prima forza politica del paese, senza alcuna consultazione con le forze dell'opposizione.

In occasione delle presidenziali, ha aggiunto il politico tunisino, abbiamo deciso di sostenere il presidente uscente Moncef Marzouki e non Essebsi perché non ne condividiamo la politica, così come non condividiamo quella del futuro governo. Ajbouni, quarantatreenne commercialista, tra i fondatori del partito di stampo socialdemocratico, ha fatto anche parte dello staff della campagna elettorale per Marzouki. Non è fiducioso sul futuro politico del suo paese. Secondo l'esponente della Corrente democratica, Essebsi “ha iniziato la sua carriera di capo di stato a 89 anni, quando in Italia il presidente Giorgio Napolitano ha deciso autonomamente di interromperla”.

Ajbouni ritiene quindi che allo stato la rivoluzione dei gelsomini, iniziata nel 2011, non sia ancora terminata. “Come un giovane che ha vissuto la dittatura sotto Bourguiba e Ben Ali, è mio dovere di cittadino tunisino essere attivo nella scena politica e associativa per aiutare a costruire una Tunisia libera e democratica. Dopo il 14 gennaio del 2011, il risultato più importante della rivoluzione è stato il raggiungimento di una libertà che dobbiamo preservare a tutti i costi. E' vero che ora registriamo la delusione di molti tunisini, ma si deve capire che il cammino verso la democrazia è lungo e difficile, dopo 50 anni di dittatura. Noi non possiamo cambiare tutto nel giro di pochi anni: ci vuole tempo, pazienza e duro lavoro”.

Pur essendo critico nei confronti dell’attuale partito al potere, Nidaa Tounes, accusato di legami col passato regime, la Corrente democratica non ha sostenuto nemmeno il movimento islamista di Ennahda e la Troika di governo che ha guidato il paese dopo la rivoluzione. “Non eravamo contro l'idea della Troika, ma contro la sua politica – ha aggiunto il politico tunisino - quando abbiamo visto che veniva guidata da un partito egemone, cioè Ennahda, abbiamo chiesto al partito di cui facevamo parte allora, il Congresso per la Repubblica (Cpr) di uscire dall’esecutivo. Essendo andati in minoranza nel nostro partito abbiamo deciso di uscirne e fondarne un nuovo movimento”.

A guidare la Corrente democratica è il segretario Mohamed Abbou, ex giornalista noto per essere stato arrestato per un articolo pubblicato sotto il regime di Ben Ali. "Siamo contro l'opposizione distruttiva. Quando alcuni partiti avevano chiesto di sciogliere l'Assemblea costituente nazionale in seguito agli assassinii di Mohamed Brahmi e di Chokri Belaid, siamo stati contrari e abbiamo fortemente contestato tutti gli appelli irresponsabili. La Tunisia ha avviato un processo di transizione democratica a seguito delle prime elezioni libere nella storia del paese, vale a dire quelle del 23 ottobre 2011. L’Assemblea costituente era l'unica istituzione eletta dal popolo. Dopo i due omicidi anche Essebsi avevano chiesto la fine dell’Assemblea, cosa che avrebbe fatto precipitare il paese nel vuoto istituzionale e nel caos. Fortunatamente le forze democratiche, tra cui la Corrente democratica, e il presidente della Repubblica, Moncef Marzouki, avevano protetto il processo di transizione democratica opponendosi a quegli appelli”.

"Per noi Marzouki è una figura emblematica dell'opposizione al regime dittatoriale corrotto di Ben Ali, mentre Essebsi, oltre alla sua età avanzata e al suo fisico malandato, ha fatto parte dei due precedenti regimi dittatoriali: quelli di Bourguiba e Ben Ali. Ha ricoperto la stessa carica di ministro degli Interni all'epoca della repressione del movimento della Sinistra tunisina e ha confessato all'emittente televisiva 'al Jazeera', di aver partecipato a dei brogli elettorali". Avendo inoltre il partito di Essebsi, Nidaa Tounes, già vinto le elezioni parlamentari "era più opportuno e auspicabile per rendere democratico il processo di transizione che alla presidenza rimanesse Marzouki, che ha difeso a lungo la libertà, i diritti umani e la democrazia, creando un equilibrio di poteri tra il capo di Stato e quello dell'esecutivo a garanzia del rispetto della Costituzione".

Il politico tunisino ritiene quindi ancora presente il pericolo di un ritorno della dittatura nel paese. "Si tratta di un rischio reale - ha concluso - con Essebsi e il suo partito al potere in Tunisia. Le persone che hanno votato Essebsi o Nidaa Tounes non sono tutti dell'ex partito di regime, ma sono per lo più persone che sono contro la Troika ed Ennahda. Si è già cominciato a violare l'articolo 89 della nuova Costituzione, in cui si afferma che il Presidente uscente, Marzouki in questo caso, avrebbe dovuto incaricare una personalità del partito che ha vinto le elezioni parlamentari di formare il governo. Si sono attese invece le presidenziali. Essebsi ha rassegnato le dimissioni da leader del partito dopo il suo insediamento e non prima, come prevede la Costituzione. Ha anche minacciato di non rispettare il processo di giustizia transizionale che è stato sostenuto dalla Costituzione. Molti segnali che mi spaventano per il futuro del processo di transizione democratica in Tunisia".